sabato 9 novembre 2019

JOGOO'S PRIDE

Senza nessuna spocchia Geoffrey Alan Hudson, purtroppo scomparso quattro anni fa, avrebbe potuto vantarsi di aver portato l’SC Villa ad un passo dal titolo di Campione d’Africa,  meritandosi un posto d’onore nella storia e nella leggenda del calcio ugandese.
Arrivato sulla panchina dei Jogoo nel 1988, sfrutta la lunga esperienza da calciatore e allenatore nella natia Gran Bretagna per forgiare una squadra in grado di continuare ad imporsi in patria, ma,contemporaneamente, di strabiliare l’intero continente in Champions League tre anni dopo.

L’eccezionalità   dell’evento   non   ricade   meramente   nella   finale   della   stessa,   persa   piuttosto malamente contro il Club Africain, ma nell’incredibile prestazione offerta nei quarti di finale, quando, contro pronostico e con una sconfitta all’andata, la squadra del distretto di Wakiso elimina addirittura l’Al Ahly.

martedì 22 ottobre 2019

L'IMPRESA DI ALEXANDER FABIAN

Nel linguaggio calcistico tante volte forse si esagera parlando di imprese ed eroi, ponendo troppa enfasi su determinate prestazioni sportive o prove individuali.
Va però precisato come agli albori del calcio agonismo ed epicità di coniugano al meglio, attraverso gesta sul campo e fuori di autentico ardore e sprezzo della propria incolumità fisica e del pericolo.
Un episodio calzante in tal senso è avvenuto il 6 giugno del 1925 sul campo dell'Hakoah Vienna, squadra che da lì a poco avrebbe festeggiato il suo primo ed unico titolo nazionale.
L'impresa nell'impresa è compiuta dal talentuoso portiere Alexander Fabian, per una volta protagonista lontano dalla propria porta.




A due giornate dal termine del campionato la squadra espressione della "forza" (Hakoah) ebraica si trova ad ospitare il Wiener Sport-Club in una gara necessariamente da vincere.

sabato 12 ottobre 2019

PRIMA DI IBRA C'ERA TROLLGUBBEN

Consultando le statistiche della nazionale svedese ci accorgiamo come Zlatan Ibrahimovic detenga il primato per reti segnate, 62, a conferma della tesi che lo vuole essere il miglior giocatori di tutti i tempi del paese scandinavo.
Senza entrare in diatribe o contese su chi invece possa essere il più forte Blågult della storia, vale la pena vedere chi si trova al secondo posto; d'acchito ci accorgiamo che a quota 49 troviamo un attaccante in attività negli anni'20 e 30, talmente forte da raggiungere tale quantitativo in appena 43 presenze, con la strepitosa media di 1,14 gol a partita.
Il fenomeno in questione si chiama Sven Rydell, calciatore famosissimo in patria, ma poco conosciuto al di fuori della stessa, per il fatto di aver giocato solamente con club svedesi e di non aver mai giocato un grande torneo per nazionali.



Restando nell'ambito quantitativo vanno evidenziate anche le 146 reti segnate in 168 partite di Allsvenskan, la massima competizione calcistica svedese, da lui vinta due volte nel 1925 e nel 1928 con la maglia dell'Örgryte.

mercoledì 2 ottobre 2019

CHI SI RICORDA DEL BAYER UERDINGEN?

Forse in pochi si ricordano come il colosso farmaceutico Bayer si stato legato calcisticamente legato ad un'altra città oltre a Leverkusen: dal 1953 la "fabbrica dell'aspirina" ha impresso il suo marchio sulla maglia della squadra di Krefeld, a seguito della fusione tra le locali Fc Uerdingen 05 e Werkssportgruppe Bayer AG Uerdingen.
L'apice di tale connubio, terminato nel 1995, avviene nel 1985, quando la squadra di Karl-Heinz Feldkamp conquista la coppa nazionale battendo nel più classico scontro tra "Davide e Golia" il forte Bayern Monaco.


Ad essere onesti la squadra di Krefeld nell'anno in questione è davvero una matricola terribile, in grado di concludere la Bundesliga al sesto posto subito a ridosso della zona valida per la qualificazione alla coppe europee.

giovedì 26 settembre 2019

PATAGONIA 1942 : LA LEGGENDA DEL MUNDIAL DIMENTICATO


Quella del “mundial” dimenticato, il mondiale di calcio che si presume sia stato giocato nel 1942 (mai riconosciuto dalla FIFA), è una vicenda che per come c’è concesso conoscerla, si colloca su un’ipotetica linea di demarcazione tra la storia e la leggenda.
La storia vuole che in quell’anno il mondiale non fu giocato, causa seconda guerra mondiale che dilaniava i paesi europei, quasi come se non esistesse un domani; la leggenda narra invece l’opposto, che quell’anno il mondiale si giocò.
In modo atipico e non convenzionale ma fu giocato nella Patagonia Argentina, lontano dagli orrori della guerra e organizzato da un conte di origini balcaniche emigrato, che risponde al nome di Vladimir Otz.



Si narra che il suddetto aristocratico fosse un personaggio piuttosto stravagante e molto ricco capace di comprare un palazzo antico nella vecchia Europa per poi smontarlo e ricostruirlo nella Patagonia argentina. Nel 1941 Otz si era messo in testa di organizzare in Patagonia il quarto mondiale di calcio e così scrisse più lettere a Julies Rimet l'ideatore dei campionati del mondo; quest'ultimo inizialmente fu d'accordo, ma poi fece inspiegabilmente marcia indietro.

sabato 21 settembre 2019

ALFREDO BODOIRA E L'INIZIO DELL'EPOPEA DEL GRANDE TORINO

Nel pazzo ed imprevedibile universo calcistico può essere realistico attribuire ad un ex juventino il merito di aver dato il via alle vittorie del Grande Torino?
Sicuramente d'acchito ogni tifoso granata inorridirebbe di fronte a tale affermazione, essendo la rivalità cittadina sotto la Mole molto sentita per non dire aspra nei meandri del tifo più caloroso.
Tuttavia, se analizziamo con attenzione i fatti ci accorgiamo che l'11 aprile del 1943 è una prodezza di uno juventino a garantire il successo sul campo della Lazio, permettendo ad i granata di fare un pazzo importante verso la vittoria dello Scudetto, il secondo della storia ed il primo della leggendaria squadra granata.
Se pensate che il protagonista in questione sia l'attaccante Gugliemo Gabetto siete in errore, anche se i gol dell'ex juventino sono indispensabile nel successo in questione: a permettere agli uomini di espugnare per 3-2 lo Stadio Nazionale del PNF è il portiere Alfredo Bodoira, arrivato dai "cugini" bianconeri l'anno prima.



Dopo essere passato in svantaggio per un gol di Italo Romagnoli, la compagine piemontese ribalta il risultato con i gol di Gabetto, Ezio Loik e Valentino Mazzola, dimostrando ancora una volta la propria forza e lo straordinario potenziale offensivo.

sabato 14 settembre 2019

IL SATELLITE POPLUHAR

Quanti calciatori possono fregiarsi dell'onore di vedere il suo nome attribuito ad un asteroide? In una cerchia oggettivamente ristretta rientra Ján Popluhár, straordinario libero cecoslovacco talmente grande nel ruolo da meritarsi l'associazione del suo nome al corpo celeste principale 267585.
Questo astronomica nomea si associa a gesta di altissimo valore in campo, dove il difensore nativo a Bernolákovo ha fatto scuola sia in patria sia a livello internazionale, in una lunghissima e prestigiosa carriera.



In termini di stile e di efficacia siamo senza dubbio di fronte ad un caposaldo del ruolo, uno sweeper, per dirla in termini anglosassoni, in grado davvero di usare "sciabola e fioretto" a seconda dei casi.
Al momento opportuno non disdegna il tackle o l'energia entrata, senza però eccedere in fisicità o cattiveria, come dimostra il fatto di non essere mai stato espulso ed aver ricevuto  un unico cartellino giallo in una carriera ultraventennale.
Spontaneamente Popluhár si mette in mostra anche in fase di costruzione, con una fierezza negli sganciamenti offensivi da precedere cronologicamente i grandi nomi che hanno reso il ruolo di libero molto più di un ultimo battitore.
Sin dai primi anni nello Slovan Bratislava, dove esordisce a ventenne nel 1955, si erge a difensore implacabile nelle chiusure quanto imperioso nell'uscire dalla difesa a testa alta, mettendo in mostra un tecnica ed un tempismo di altissimo livello.
Un mix di fisico (182 centimetri di altezza) e di classe che lo rendono il prototipo di quel calciatore che negli anni'70 diventerà la regola nel nuovo football di stampo europeo.
L'allenatore Leopold Šťastný, noto per il vezzo di dare un soprannome ad ogni suo giocatore, gli conferisce il nomignolo di Bimbo, per via della sua faccia da bravo ragazzo e per una naturale tendenza a non far male all'avversario. Tale caratteristica non va letta come eccessiva timidezza o scarsa indole, ma come la massima esemplificazione di una lealtà davvero d'altri tempi.
Con i Belasi scrive pagine indelebili nella storia della società slovacca, vincendo un campionato e tre coppe nazionali, giocandovi 262 e trovando la rete 21 volte, bottino di tutto rispetto se consideriamo che la tendenza del tempo preveda che il libero molto difficilmente superasse la linea di centrocampo.
Prestazioni eccezionali e la capacità di gestire ogni situazione in campo con la sicurezza di un veterano, lo rendono il baluardo difensivo perfetto per la nazionale cecoslovacca, indubbiamente una delle più forti in Europa nel periodo.



Con la stessa prende parte e vince la sesta ed ultima edizione della Coppa Internazionale, mettendosi in mostra come uno dei liberi migliori del continente e meritandosi la convocazione per il Mondiale del 1958.

mercoledì 11 settembre 2019

LA FURIA DI CASIRAGHI SI ABBATTE SULL'AUSTRIA VIENNA

IL 24 ottobre 1990 la Juventus gioca sul campo dell'Austria Vienna a distanza di 32 anni dall'ultima volta, coincidente con una delle sconfitte più pesanti e clamoroso della storia bianconera.
In quell'occasione Madama, con John Charles, Omar Sivori e Giampiero Boniperti in campo, veniva battuta con un cocente 7-0 nei sedicesimi di Coppa dei Campioni, determinato in buona misura dalla quaterna realizzata da Josef Hamerl.
Dopo più di tre decadi è la formazione allenata da Luigi Maifredi a contendere la qualificazione ai quarti di finale di Coppa delle Coppe alla formazione austriaca, in quella che nella mente di tanti tifosi è una agognata rivincita.
Non è dato sapersi come il tecnico bresciano abbia preparato la partita, ma nel corso della stessa è la furia agonistica di Pierluigi Casiraghi a balzare all'onore delle cronache.


Nei primi minuti di gioco il centravanti brianzolo si infortuna alla spalla, rendendo necessario l'intervento sul campo dei sanitari bianconeri, i quali sembrano in prima istanza avallare la sua sostituzione.

sabato 31 agosto 2019

ROMMEL FERNANDEZ, LA TRISTE STORIA DEL PANZER PANAMENSE

La partecipazione di Panama al Mondiale del 2018 ha nuovamente accesso i riflettori sul movimento calcistico del paese centroamericano, nonostante le tre sconfitte rimediate dagli uomini del colombiano Hernán Darío Gomez.
I più vicini al calcio dell'universo CONCACAF ricorderanno vari elementi che hanno nobilitato la maglia della Marea Roja, partendo dal Cascarita Luis Ernesto Tapia, passando per Víctor René Mendieta Ocampo. fino ad arrivare ai gemelli Jorge e Julio Cesar Dely Valdés, con quest'ultimo ottimo protagonista anche in Italia con la maglia del Cagliari.
In mezzo a questi nomi non stona affatto quello di Rommel Fernández, corpulento attaccante nativo di El Chorrillo, prematuramente scomparso in un incidente automobilistico.


Il particolare nome di battesimo deriva dalla grande ammirazione che il padre aveva nei confronti del famigerato feldrmaresciallo tedesco, noto per le sue tattiche militari in Africa durante la seconda guerra mondiale.

mercoledì 28 agosto 2019

LUTZ PFANNESTIEL IL PORTIERE CHE HA GIOCATO IN TUTTO IL MONDO.


Ogni calciatore ha la sua storia. C’è chi da bambino sogna di giocare per la propria squadra del cuore, chi sogna di vincere coppe e trofei, giocare negli stadi più prestigiosi del mondo e magari vestire la maglia della Nazionale. Per quei pochi che arrivano a realizzare questi sogni molti altri finiscono per essere piccole comparse nel grande racconto del calcio, magari giocando nelle divisioni minori e riuscendo comunque a fare del football il proprio lavoro ma con un pizzico di malinconia di quello che poteva essere e invece non è stato.
A volte è sfortuna, a volte mancanza di talento o di carattere, spesso una combinazione di tutte queste cose. C’è chi potrebbe deprimersi.
Ma questa è la storia di un calciatore che, pur dotato di un certo talento, ha deciso di vivere la sua vita calcistica in modo completamente diverso, inseguendo più la conoscenza che il denaro e la fama, più la crescita personale che quella sportiva.
Finendo per avere una carriera unica ed inimitabile, una carriera da “Guinnes dei Primati” quasi impossibile da ripetere.
Finendo per diventare non il portiere di una squadra, o di un certo numero di squadre, o di una Nazionale, ma “il Portiere del Mondo”, un nomade inarrestabile affamato di calcio e voglia di conoscere le diverse realtà – calcistiche e non – del pianeta.
Questa è la storia di Lutz Pfannenstiel. 



Colui che diventerà “il Portiere del Mondo” nasce nel maggio del 1973 a Zwiesel, in Baviera. Si avvicina al calcio appena tredicenne, entrando nella squadra locale dove rimane per 3 anni mostrando un certo talento, quindi passa al FC Vilshofen, una squadra un gradino superiore, dove a 17 anni si fa notare al punto da finire nella Nazionale Under-17 tedesca, con la quale gioca 5 gare.

martedì 6 agosto 2019

IL "RIGORE" DI SILAS

Nell'estate del 1990 il Cesena cerca la quarta salvezza consecutiva affidandosi nuovamente a Marcello Lippi come guida tecnica, puntando su di un nuovo tandem offensivo formato dal brasiliano Amarildo e dal giovane e rampante Massimo Ciocci.
I due sono chiamati a sostituire il Condor Massimo Agostini, massimo cannoniere dei bianconeri negli ultimi anni, meritatamente trasferitosi al Milan campione d'Europa in carica di Arrigo Sacchi.
Negli ultimi giorni di calcio mercato la dirigenza romagnola si accorge che manca qualcosa in termini di fantasia, rendendosi conto che è necessario trovare in fretta il classico giocatore da ultimo passaggio, in possesso altresì di doti tecniche individuali che possano fare la differenza nella atavica lotta per non retrocedere.
Con uno sforzo economica considerevole il presidente Edmeo Lugaresi acquista il talento brasiliano Paulo Silas, fresco dell'esperienza in Portogallo con lo Sporting CP ed al momento tesserato con la compagnie uruguaiana del Central Español.




Il trequartista è effettivamente in possesso di tutti i crismi del talento brasiliano, avendo grande tecnica, dribbling rapido e, soprattutto, un piede destro fatato con il quale trova la porta con facilità e con conclusioni molte volte sbalorditive.

mercoledì 17 luglio 2019

POLISH DEVIL

Alcuni giocatori dimostrano di essere speciali sin dall'esordio, quando anche ad un occhio non propriamente esperto sembra evidente di trovarsi di fronte ad un vero fenomeno.
L'aver assistito al debutto di uno di questi fenomeno è motivo di orgoglio, una di quelle cose da raccontare ai nipotini e della quale vantarsi con gli amici in un ambito più conviviale.
In tal senso dalle parti di Poznań è impossibile dimenticare la prima partita di Teodor Aniola, preludio di una carriera durata 16 anni tutti spesi con la maglia Kolejorz.


La disinvoltura e la spontaneità con la quale gioca è figlia della sua crescita quale calciatore autodidatta: il classe 1925 non ha la possibilità di giocare in una vera squadra giovanile, essendo il periodo che intercorre tra le due guerra non propriamente facile per il contesto polacco. Ad aiutarlo ad affinare la sua dimestichezza con il pallone trova il fratello Jana di tre anni più giovani, anche lui avviato alla carriera di calciatore.

mercoledì 10 luglio 2019

DAL DIVINO ALL'OSO RUBIO

Nel 1922 uno dei più grandi portieri di sempre, El Divino Ricardo Zamora, abbandona il Barcellona per fare ritorno all'Espanyol, lasciando senza guardiano la porta della squadra campione di Spagna in carica.
Sembra a quel punto difficile trovare un sostituto all'altezza di quello che è ancora oggi una leggenda, ma, complice un'amichevole contro l'MTK Budapest, la dirigenza Blaugrana si imbatte in Franz Platko, impavido numero uno ungherese subito investito del ruolo di successore di Zamora.



In merito al suo nome va immediatamente specificato come lo possa trovare leggermente diverso, più precisamente nelle accezioni Ferenc e Francisco, a causa delle  normative anagrafiche magiare e dei dettami del franchismo volti a rendere spagnoli i nomi ne hanno cambiato i caratteri.

giovedì 4 luglio 2019

MASS SARR E LA PRIMA VOLTA DELLE LONE STARS


Pensi alla Liberia ed il nome che ti viene in mente è George Weah, fuoriclasse assoluto in campo e dal 22 gennaio del 2018 presidente della nazione,  a conferma di come il suo alone di popolarità e la positività dei messaggi proposti pre e post calcio siano stati positivi e costruttivi.
Durante il suo periodo al Milan la carismatica figura del campione di Monrovia ha indotto la dirigenza rossonera a tesserare Kolubah Roberts, detto Zizi, in grado di costruirsi una discreta carriera nella serie minori e in altri tornei in Europa.
In Liberia però sono in molti a ricordarsi di Mass Sarr Junior, al quale è legato la prima storica vittoria delle Lone Stars in Coppa d’Africa, avvenuta nel 1996 anno della loro prima storica partecipazione.


Dopo essersi qualificata al termine di un girone durissimo girone comprendente tra le altre Tunisia, Senegal e Togo, la rappresentativa guidata da Wilfred Lardner vola in Sud Africa per la ventesima edizione della manifestazione, guadagnandosi l’attenzione di tutti.

sabato 29 giugno 2019

LA RIVINCITA DI PACIONE

A tutti i tifosi juventini di una certa età il nome di Marco Pacione evoca il poco piacevole ricordo della partita Juventus-Barcellona del 1986, quarto di finale di Coppa Campioni terminato 1-1 culminato con l'eliminazione della squadra di Giovanni Trapattoni.
Il ventiduenne attaccante, chiamato a sostituire il titolare Aldo Serena, incappa infatti in una sciagurata serata, segnata da errori anche grossolani sotto porta, guadagnandosi improperi e contestazioni da parte del pubblico del Comunale di Torino.
A seguito di tale negativa prestazione la dirigenza bianconera decide di privarsi delle prestazioni del giovane attaccante di Chieti, nonostante l'investimento fatto per prelevarlo dall'Atalanta e le speranze nutrite inizialmente nei confronti di uno delle punte emergenti del panorama italiano.

Il marchio di responsabile, ma più idealmente di poco difeso capro espiatorio, non lo abbandona neanche nelle successive esperienze, a cominciare da quella con la maglia gialloblu del Verona, sua destinazione dopo il calciomercato estivo del 1986.

lunedì 24 giugno 2019

LA PRIMA VOLTA PER LE FIAMME MALAWIANE

In un paese poverissimo come il Malawi il calcio rappresenta una via per evadere dalla penuria latente, talmente elevata da rendere la speranza di vita media bassissima (soli in anni recenti la stessa ha superato i 60 anni).
Morfologia del territorio, mancanza di sbocco marittimo, scarsità di infrastrutture, tensioni politiche , malattie "della povertà" ed il retaggio del dominio inglese sono alla base di una situazione socio-economia che rende il paese dell'Africa orientale uno dei più poveri (se non il più povero) dell'intero continente.
Il colono inglese ha però portato e lasciato diffondere il gioco del calcio, fondamentale nel quale la popolazione indigena sembra essere ben portata, indipendentemente dalla scarsità di risorse e strutture atte alla pratica.
Nel 1984 la nazionale allenata dallo scozzese Danny McLennan, ottiene la prima storica qualificazione alla fase finale della Coppa d'Africa, confermando sul campo come il livello del calcio dalle parti di Lilongwe sia tutto tranne che modesto.

                                          (Fonte: malawifootballlegends.blogspot.com)


La vittoria contro Zimbabwe e Madagascar proietta Le Fiamme in Costa d'Avorio sede designata della quattordicesima edizione, più precisamente a Bouaké, città dove si gioca il girone B, composto anche da Ghana, Algeria e Nigeria.

sabato 22 giugno 2019

JAIR E LA PENNALATA DEL MARACANA'

Nel 1982 il Peñarol di Hugo Bagnulo si impone nella Copa Libertadores battendo in un'equilibrata finale la matricola cilena del Cobreloa,  grazie ad un gol del bomber Fernando Morena nel finale della partita di ritorno giocata per l'occasione all'Estadio Nacional di Santiago.
La cavalcata fino all'atto conclusivo vede i Carboneros eliminare via via squadre di alto livello, partendo dal primo girone dove vengono eliminati San Paolo, Gremio e Defensor Sporting, fino ad arrivare al raggruppamento di semifinale dove gli uruguagi prevalgono su River Plate e Flamengo.
Proprio nella gara di ritorno contro i Rubro-Negro al Maracanã è un brasiliano a regalare una magia su calcio di punizione, ma a differenza di quanto si possa pensare Jair Gonçalves gioca nel Peñarol, unico straniero insieme a dieci uruguaiani.


Capace di giostrare in varie posizioni in campo è nel ruolo di trequartista che sembra trovare la giusta collocazione, dove riesce anche a dar sfogo alla propria creatività e armare con profitto il suo piede destro.

giovedì 20 giugno 2019

ARIA DI RIVOLTA

Essere ribelli o avere comportamenti poco convenzionali al di fuori del terreno di gioco spesso si accompagna ad una carriera colma di rammarichi e di mal riposte aspettative: ai nostri giorni tali calciatori vengono chiamati in vari modi, uno dei quali, forse il più duro e diretto è Bad Boy. I benpensanti accostano tale tendenza ai grandi guadagni ed alla vita dissoluta, quali massime preoccupazioni per giovani talentuosi dallo spirito libero e dal portafoglio a fisarmonica.
Il credere però che siano i soldi a forgiare il carattere di una persona è però vero fino in parte: anche quando i calciatori non guadagnavano tanto e, soprattutto, vivevano in un'epoca poco incline alle "teste matte", le indoli particolari e le personalità anticonvenzionali era ben presenti.
Nel periodo fascista, dove bigottismo e coercitive mode sono la prassi, un giovane milanese osa sfidare convenzioni ed etichette, ponendosi come spirito libero, incurante delle critiche e poco preoccupato di avere futuri rimpianti.
La storia di Enrico Rivolta è in effetti quella di una raffinato calciatore, poco avvezzo agli ordini e fedele solo ai propri vezzi.



Con una personalità così spiccata e con le idee ben precise su cosa fare e non fare, il suo ruolo iniziale non può che essere l'attaccante, di quelli però forti tecnicamente e cinici davanti alla porta.

mercoledì 12 giugno 2019

L'ALTRO SCHIAFFINO

Tra la fine degli anni'20 e l'inizio degli anni'30 le piazze di Montevideo vedono due calciatori in erba, divisi da due anni di età, fare meraviglie con il pallone, destinati a divenire di lì a poco calciatori professionisti.
Le differenze tra i due non risiedono solamente nell'anno di nascita (1923 e 1925), ma anche nel ruolo prediletto (attaccante e centrocampista), nonché, sfortunatamente per il più grande, anche nella fortuna ottenuta nel proseguimento della carriera.
Il più piccolo dei due è Juan Alberto Schiaffino, per tutti Pepe, un concentrato di classe, visione di gioco e doti tecniche che lo rendono ancora oggi uno dei più grandi giocatori del calcio uruguagio e mondiale.
Il maggiore invece è Raúl Schiaffino, per amici e famigliari Toto, attaccante dal grande fiuto del gol e baciato dalla stessa classe che sembra essere presente nei geni della famiglia. Purtroppo per lui la sua esperienza da calciatore durerà davvero pochissimo....


Voci più o meno fondate riportano come alcuni dirigenti del Nacional, colpiti dal suo talento ammirato negli improvvisati campi urbani, gli propongono un provino, terminato con esito positivo. Il piccolo Raúl, a quanto si dice, avrebbe deciso dopo pochi allenamenti di non continuare a vestire la maglia dei Tricolores, non apprezzando l'ambiente ed il clima in seno alla squadra.

domenica 9 giugno 2019

IL MAGIARO CHE MANDO' IN VISIBILIO LECCE PER UN GIORNO

Nel 1988 il Lecce ritorna in serie A dopo la prima esperienza del 1985, decidendo di puntare nuovamente sul collaudato tandem argentino formato da Pedro Pasculli e Juan Antonio Barbas, rivolgendosi invece al mercato dell'est Europa per il terzo straniero, novità regolamentare della stagione 1988/1989.
La scelta cade sul ventunenne ungherese István Vincze, seconda punta mancina messosi in mostra con gol e grandi giocate nella squadra della sua città, l'FC Tatabánya.


Velocissimo con il pallone tra i piedi e dotato di un piede sinistro potente ed incisivo, il giocatore magiaro ha impressionato notevolmente la dirigenza salentina, anche in virtù delle 37 reti in 91 partite nel campionato e la precoce convocazione nella nazionale maggiore (1986).

martedì 4 giugno 2019

SALUD CERVECERO!

Gli esperti di birra conoscono la città argentina di Quilmes per la locale cerveza, vanto della città dal 1888, quando fu fondata da immigranti tedeschi.
Gli appassionati di calcio hanno invece parziale conoscenza della locale squadra calcistica, il Quilmes Atlético Club, talmente connesso al contesto della cerveza da essere chiamata El Cervecero (letteralmente Il Birraiolo).
Appare evidente come la cittadina periferica di Buenos Aires sia calcisticamente sottoposta al dominio delle grandi della capitale, trovando alterne fortune in una storia iniziata ufficialmente nel 1887 (una anno prima del birrificio), per mano degli onnipresenti inglesi.
Proprio quest'ultimi compongono l'ossatura della squadra che si impone nel campionato di Primera Division nel 1912, per giunta provenienti quasi tutti dal leggendario Alumni Athletic Club.
La più recente ed ultima gioia per i tifosi della squadra biancoblu è però del 1978, quando l gli uomini allenati da José Yudica si aggiudicano il Metropoliano.


Il fatto che la squadra sia composta da soli calciatori argentini rende il successo più sentito da tutto l'ambiente, al netto di chi attribuisca allo stesso scarso significato in virtù del Mondiale che ha inframmezzato il torno stesso, inficiando sulla forma e sull'impegno dei vari nazionali.

venerdì 24 maggio 2019

KODRO EREDE DI ROMARIO?

Al termine della stagione 1994/1995 il grande Johan Cruijff, alla guida del Barcellona, si trova a dover ricostruire il reparto offensivo dei Blaugrana, con il presupposto di rinverdire i fasti degli anni precedenti, dopo un'annata avara di soddisfazioni
Oltre a Hristo Stoičkov passato al Parma, la sostituzione più difficile alla quale provvedere è quella del Baixinho Romario, convinto da una temporanea saudade a trasferirsi al Flamengo, lasciando libero il ruolo di punta centrale.
Staff tecnico e dirigenza decidono di puntare sul mercato interno, venendo attirati dalle prestazioni del bosniaco Mehmed "Meho" Kodro, attaccante della Real Sociedad vice Pichichi dell'ultima Liga.


Prima di capire se la scelta sia stata felice o meno vale la pena ricordare come il centravanti di Mostar sia approdato nella Liga, soprattutto alla luce del terribile periodo che la zona balcanica si trova tristemente ad attraversare.

domenica 19 maggio 2019

LA MITROPA DI REGUZZONI

A modesto parere di scrive, con l'avvallo di buona parte della letteratura sportiva passata e contemporanea, il nome di Carlo Reguzzoni è sicuramente indicabile come uno dei più sottovalutati della storia calcistica italiana.
Troppo volte si basa la sua valutazione sull'unica partita da lui giocata in nazionale e si perdendo tempo ad imbastire paragoni più o meno calzanti con Gino Colaussi o Raimundo "Mumo" Orsi, storicamente preferiti da Vittorio Pozzo.
Quello che ci dimentica con troppa felicità è il suo primario ruolo nel Bologna che "tremare il mondo fa", con il quale ha segnato 143 reti in serie A e vinto quattro volte il relativo campionato; pur essendo a tutti gli effetti un ala la sua capacità di trovare la rete lo rende un vero pericolo per le difese avversarie, mostrandosi davvero inspirato nell'affrontare compagini straniere.
Nelle due Mitropa Cup vinta dal Bologna nel 1932 e nel 1934 c'è senza ombra di dubbio il suo contributo, soprattutto nella seconda, dove risulta decisivo con ben 10 gol segnati.


Dall'alto della sua tecnica sbalorditiva e della sua intelligenza tattica, Rigoletto, così chiamato per il suo incedere curvo, risulta davvero immarcabile nel 1934, confermando in tal modo il suo feeling con la principale competizione europea del periodo (saranno in totale 18 le sue reti in 23 partite internazionali).

mercoledì 15 maggio 2019

LE VITTORIE DEL TOTO

Nel nostro paese un personaggio come Juan Carlos "Toto" Lorenzo è forse ricordato più per le sua eccentricità e per la sua scaramanzia rispetto alle sue qualità di allenatore.
Grande motivatore e sagace tattico, al tecnico argentino non vengono sempre riconosciuti i meriti della vittoria della Coppa Italia del 1964 con la Roma e la scoperta nell'Internapoli di Giuseppe Wilson e Giorgio Chinaglia, future colonne della Lazio scudettata di Tommaso Maestrelli.
Negli anni'80 la sua pittoresca personalità ha fatto da modello alla figura di Juan Carlo Fulgenzio, improbabile allenatore nel film "Mezzo destro, mezzo sinistro", confermando come l'attenzione italica sia sempre fossilizzata su futili dettagli.
In Argentina, invece, il tecnico di Buenos Aires ha reso ad esempio grandissimo il Boca Juniors, portandolo alla vittoria di due Copa Libertadores ed una Coppa Intercontinentale negli anni'70.




L'edizione del massimo torneo sudamericano del 1977 vede gli Xeneizes imporsi in finale sul Cruzeiro, grazie alla vittoria nello spareggio di Montevideo, dopo che la doppia finale si era conclusa con una vittoria a testa (doppio 1-0 con gol di Veglio per gli argentini e di Nelinho per i brasiliani).

martedì 7 maggio 2019

EL GATO ANDRADA, TRA PARATE E TORMENTI

Negli anni'60 il pubblico del Gigante de Arroyto di Rosario ha l'opportunità di applaudire i balzi di un piccolo portiere sempre vestito di nero, apparentemente poco adatto al ruolo, ma, in realtà, altamente efficace nel respingere anche il tiro più difficile.
Nativo proprio della più grande città della provincia di Santa Fe, Edgardo Norberto Andrada viene ben presto soprannominato El Gato, in virtù di quei riflessi e di quella capacità di volare da un palo all'altro che lo rende accumunabile ad un felino.
Diventato Canalla quasi per caso, dopo essere stato scartato dal San Lorenzo de Almagro, esordisce in prima squadra a 21 come riserva di Juan Carlos Bertoldi, detto El Colorado, mettendoci davvero poco a diventare un idolo.
La sua vita non è fatta solo di parate, ma è contraddistinta di tanti episodi che la rendono avvincente e tormentata, con una coda finale amara e per certi versi tremenda, quasi degna della trama di un film.

L'opinione comune nei primi anni della sua carriera è quella di avere a che fare con un grande talento, istintivo nell'interpretazione del ruolo e coraggioso nell'avventarsi su qualsiasi tipo di pallone.

sabato 27 aprile 2019

LO ZICO DEL GHANA

Il biennio 1982/1983 rappresenta per il calcio ghanese un lasso di tempo colmo di soddisfazioni e vittorie, come dimostrano i successi della nazionale in Coppa d'Africa e la vittoria  dell'Asante Kotoko nell'African Cup of Champions Clubs .
Protagonista assoluto del periodo è indiscutibilmente Samuel Opoku Nti, attaccante decisivo per i suddetti successi, talmente bravo da essere chiamato Zico.


Prendere come riferimento il Galinho è sempre ardito ed irrispettoso, ma va detto che dalle parti di Kumasi, poche volte si sono imbattuti in un talento come il suo; doti fisiche, tecnica ed efficacia nel tiro ne fanno un profilo ideale per le squadre giovanile dell'Asante Kotoko, squadra principale della sua città natale.

mercoledì 24 aprile 2019

LA PUNIZIONE DI PIPPO

Molto difficile in tempi moderni trovare un attaccante che dia concretezza al concetto di fiuto del gol più di Filippo Inzaghi: tempismo, capacità di farsi trovare al posto giusto al momento giusto ed istinto innato hanno fatto di Pippo un eccelso goleador, nonché un autentico incubo per le difese avversarie.
Negli anni l'attaccante classe 1973 ha attratto anche diversi detrattori, tutto concordi nel considerarlo poco dotato tecnicamente e limitato nei fondamentali; uno su tutti, Jorge Valdano, lo ha anche schernito affermando che Inzaghi non sarebbe in grado di saltare "neanche una sedia".
Quest'ultimo ha più volte opposto i suoi straordinari numeri realizzativi a certe negative insinuazioni, facendo altresì leva sui tanti giudizi positivi che compagni, avversari ed allenatori gli hanno più volte dedicato.
Senza entrare nel merito di diatribe o mere discussioni da bar, può essere utile ricordare come tra i 316 gol ufficiali segnati dal centravanti piacentino ce n'è uno realizzato direttamente su calcio di punizione.


Tale prodezza viene realizzata nella stagione 1996/1997, quando un giovane Inzaghi si afferma nel grande calcio con la maglia dell'Atalanta, risultando il capocannoniere con 24 reti al termine del campionato.
Alla decima giornata la squadra affidata ad Emiliano Mondonico è di scena a Bologna, dopo un prima parte di stagione mediocre, nella quale è comunque sbocciata la vena realizzativa di Inzaghi, ispirato dal talento e dalle magie di Gianluigi Lentini e Domenico Morfeo.
La sfida contro la compagnie felsinea si mette subito male nel primo tempo, quando un autorete di Daniele Fortunato apre marcature, seguita nella seconda frazione dalle reti di Igor Kolyvanov e Pier Paolo Bresciani.
Al 73° minuto l'Atalanta si guadagna un calcio di punizione qualche metro fuori dall'area di rigore, leggermente sposata sulla sinistra, in quella che a tutti gli effetti è una conclusione ideale per un destro.
Un po' a sorpresa sulla palla di presenta Inzaghi il quale, dopo una lunga e particolare rincorsa, lascia partite un tiro potente e leggermente arcuato che supera la barriera e si insacca sotto la traversa .


Inutile risulta il volo del portiere bolognese Francesco Antonioli, abile a toccare il pallone, ma non a riuscire a mandarlo sopra il montante a causa della forza impressa dal numero 9 atalantino.
La partita si conclude con la vittoria della squadra di Renzo Ulivieri per 3-1 ed il gol di Inzaghi si rileverà utile solamente in termini statistici, nel contesto di una stagione magica per il giovane attaccante, che gli varrà la chiamata in nazionale ed il trasferimento alla Juventus in estate.
Nel proseguimento della carriera Pippo non si cimenterà più in tale dote balistica, avendo in squadra alcuni tra i miglior specialisti a livello mondiale sui calci piazzati: con uno di essi, Andrea Pirlo, affinerà un particolare movimento che lo vede deviare la sua conclusione sbucando fulmineamente a lato della barriera. A tal proposito chiedere ad Inter e soprattutto al Liverpool, punito da tale schema nella finale di Champions League 2006/2007.
E' invece il Bologna la "vittima" del suo unico e storico gol su punizione diretta, non sicuramente un tipico gol "alla Inzaghi" nella sua più pura accezione.


Giovanni Fasani


mercoledì 17 aprile 2019

LA FUGA DI LAJOS KU

Ci sono paesi che in determinati momenti storici hanno conosciuto regimi o orientamenti politici fortemente limitativi della libertà personale: l'oppressione può essere talmente forte da creare un forte clima di sospetto, dove tutte le persone possono essere incolpate di tramare contro la coercitiva guida governativa anche senza fondamento.
A maggior ragione le persone più in vista rischiano di venire coinvolti in veri e propri scandali, qualora il loro nome venga solamente avvicinato a qualsiasi tipo di fenomeno sovversivo: basta, in concreto, fare qualche sgarro alla persona sbagliata o commettere qualche leggerezza per essere accusati e magari subito incarcerati, senza che la notorietà o l'influenza di altri possa intromettersi.
A seguito dell'invasione sovietica del 1956 l'Ungheria rientra in fretta e tragicamente nel Patto di Varsavia, finendo per essere assoggettata all'influenza politica dell'URSS, intensamente influente sulla vita di tutta la popolazione magiara.
Sono note le "fughe" di gran parte dell'Aranycsapat proprio negli anni'50, con i giocatori che trovano rifugio in altri stati anche in maniera rocambolesca,pur di allontanarsi dalla pericolosa situazione.
Negli anni fino al 1989, anno dell'uscita dal Patto di Varsavia, il clima politico sociale è meno cruento ma ugualmente teso, con il contesto calcistico che vive un momento interlocutorio, con la relativa nazionale che fallisce per due volte la qualificazione al Mondiale, salvo gli exploit della partecipazione all'Europeo del 1972 e l'argento olimpico ottenuto nel medesimo anno.
In quel periodo uno dei grandi protagonisti è senza dubbio Lajos Kű valido attaccante, costretto, nel 1977, ad una precipitosa fuga dalla natia Ungheria per motivi molto lontani dal calcio.


Il calcio è sin da piccolo la sua grande passione, visto come unico svago da un'epoca di grandi privazioni come gli anni'50 nel contesto magiaro; a rendere ancora più complicata la sua esistenza arriva la morte del padre quando ha solo tre anni, costringendo la madre a trascurarlo per guadagnare quanto necessita per lui e per il fratello maggiore.

sabato 13 aprile 2019

ANDREAS KUPFER, PRIMA E DOPO LA GUERRA

L'indimenticabile Gianni Brera aveva un soggettivo quanto sensibile gusto nella valutazione dei giocatori, tenendo sotto la sua ideale alla protettrice un numero limitato degli stessi, i quali meglio rappresentavano i suoi principi teorici e pratici dell'arte pedatoria.
In pochi forse sanno che uno dei suoi giocatori preferiti era il teutonico Andreas Kupfer, uno dei centrocampisti più forti a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, nonché unico giocatore ad aver giocato l'ultima partita della Germania nazista e la prima della nuova nazionale in tempi di pace.



Perfettamente impiegabile come mediano esterno, indifferentemente a destra o a sinistra del centrocampista centrale,  abbina gradi doti difensive abbinate a notevoli doti tecniche in fase di costruzione della manovra, grazie all'estrema sensibilità con la quale gioca la palla. Le cronache dell'epoca asseriscono che Kupfer "accarezza la palla con dolcezza e la stessa estasiata le ubbidisce".

martedì 9 aprile 2019

NON SONO IL NUOVO DESCHAMPS

Il legame della Juventus con la Francia a partire dagli anni'80 è straordinariamente felice e redditizio, a partire dall'acquisto di Michel Platini fino ad arrivare a Didier Deschamps e Zinedine Zidane  campioni del mondo con la Francia nel 1998.
In virtù dell'ottimo rendimento che i due hanno offerto in maglia bianconera, Madama ha sempre un occhio di riguardo per il campionato transalpino, cercando di bruciare sul tempo altre squadre per accaparrarsi i migliori talenti di un calcio in grande evoluzione.
Nell'estate del Mondiale giocato appunto in Francia, il Metz arriva sorprendentemente secondo alle spalle del Lens, solamente per la miglior differenza reti che premia i Les Sang et Or. A trascinare la matricola della Mosella ci pensano sì i gol di Bruno Rodgriguez, ma anche un centrocampo di alto livello, nel quale tra Danny Boffin, Frederic Meyrieu e Robert Pires si destreggia Jocelyn Blanchard, ventiseienne completo e duttile sul quale Luciano Moggi scommette per la nuova Juventus 1998/1999.



L'etichetta di "nuovo Deschamps" ed i sei miliardi spesi per il suo acquisto alimentano le aspettativa sul suo conto, considerando che insieme a Zoran Mirkovic risulta essere l'unico acquisto di una campagna trasferimenti in sordina per la compagnie bianconera.

venerdì 5 aprile 2019

PANENKA, IL RAPID VIENNA ED UNA COPPA SFUMATA

Il nome di Antonín Panenka viene immediatamente associato ad un parola, cucchiaio, in virtù del modo nel quale ha realizzato il rigore decisivo nella finale dell'Europeo del 1976.
Il forte centrocampista nativo di Praga è anche un uomo simbolo del Bohemians Praga, squadra con la quale ha giocato dal 1967 al 1981 e della quale è attualmente presidente, dopo il cambio di denominazione in Bohemians 1905.
"Toni", come viene amichevolmente chiamato, ha anche nobilitato la maglia del Rapid Vienna, con il quale ha giocato dal 1981 al 1985, regalando gol e grandi giocate e contribuendo alla vittoria di due campionati e tra coppe nazionali.


La sua esperienza con i Grün-Weißen è anche legata alla magnifica cavalcata nella Coppa della Coppe 194/1985, culminata con l'approdo in finale, poi persa contro il forte Everton di Howard Kendall.



Indipendentemente dallo sfortunato epilogo, la squadra a disposizione del tecnico Otto Barić è ancora oggi ricordata da molti a Vienna, probabilmente in quanto la più forte mai ammirata dal pubblico del Gerhard-Hanappi-Stadion.
Siamo in effetti di fronte ad un undici composta dal meglio del calcio austriaco del periodo e da giocatori stranieri in grado di fare la differenza anche a livello internazionale.



Tra i pali il titolare è l'esperto Herbert Feurer, dal 1976 a difesa dei pali del Rapid Vienna, dall'alto della grande sicurezza con il quale comanda la difesa e con la quale rende semplice ogni intervento.
Tuttavia un giovane Michael Konsel si sta rapidamente mettendo in mostra: considerato in assoluto uno dei migliori portieri mai prodotti dalla scuola austriaca, lo ricordiamo nella parte finale della carriera in Italia con le maglie di Roma e Venezia. Soprannominato la Pantera per la straordinaria agilità, è un punto di forza assoluto della squadra di Barić. Notevole per l'epoca in questione la sua tendenza a giocare "alto", in quella funzione di portiere-libero che diventerà da lì a poco un must per le difese a zona.
Come terzino destro troviamo un altro giovane e futuribile elemento, Leopold "Leo" Lainer, davvero ottimale nel combinare ottime doti difensive ano spiccato senso per il gol, concretizzato più volte in perentori quanto vincenti colpi di testa ed in ficcanti incursioni.
Suo alter ego sulla corsia di sinistra è Kurt Garger, esterno navigato e solido che conferisce fisicità e discreto dinamismo prevalentemente a copertura della zona di riferimento.
Al centro della difesa spicca la figura di Heribert Weber, trentenne dotato di grande senso tattico e di elevata esperienza internazionale, maturata anche in nazionale della quale fa parte dal 1976.





E' proprio la grande abilità nella lettura delle situazione a fare del difensore di Pöls il leader del pacchetto arretrato, dominando lo stesso grazie alla grande tenacia ed alla classe del quale dispone. Non disdegna neanche gli sganciamenti offensivi (notevole la sua media realizzativa), segnalandosi a livello continentale come uno dei difensori più completi.
Accanto a lui solitamente troviamo Karl Brauneder, elemento giovane e versatile da poco arrivato dal Wiener Sport Club, impiegabile anche come centrocampista in virtù della buona visione di gioco e dell'apprezzabile senso della posizione.
In alternativa il suo posto nel cuore della difesa può essere preso da Reinhard Kienast, jolly tattico a dir poco duttile, in grado di dare il suo contributo da centrale difensivo, da mediano ed addirittura da attaccante, anche grazie alla sua abilità nel gioco aereo favorita dai quasi 190 centimetri di altezza. Barić lo imposta prevalentemente come pilastro nella zona nevralgica del campo, nel quale Kienast giganteggia fisicamente, fungendo da solida diga.
Davanti a lui nell'ipotetico schema proposto troviamo una coppia di centrocampisti, tra i quali il citato Panenka, chiamato con la sua fantasia a nobilitare il gioco della squadra austriaca, nel quale trova anche con buona continuità la via della rete, anche grazie alla celebre abilità nella trasformazione dei calcio piazzati.
Completa il citato duo Petar Bručić ex giocatore della Dinamo che dispone di grande rapidità e facilità di inserimento tali da renderlo il classico elemento in grado di poter spaccare una partita. A dispetto del fisico minuto è un centrocampista  tutto campo, tignoso ed in possesso di quella tecnica comune a tutti giocatori di origine slava.
Non vanno dimenticati tra i centrocampisti a disposizione lo jugoslavo Peter Hrstic e Gerald Willfurth, considerabili molto più di riserve e costantemente proposti nell'undici titolari anche in virtù di una grande versatilità d'impiego.
Nel tridente indicato troviamo due giocatori a supporto della punta centrale, il primo dei quali è Zlatko "Cico" Kranjčar, talento croato giunto all'apice della carriera.




Gran realizzatore e componente con Snjezan "Snješko" Cerin e Stjepan Deverić del trio che nel 1982 ha riportato la Dinamo Zagabria a vincere la Prva Liga dopo 34 anni, rappresenta il fiore all'occhiello della campagna acquisti del Rapid dell'estate 1984. Con la nuova maglia ci mette davvero poco a diventare un idolo dei tifosi, grazie al gran numero di gol segnati (21 ufficiali nella prima stagione) ed un gran repertorio di gran giocate.
Il livello di eccellenza tecnica è confermato da Peter Pacult,altro nuovo acquisto prelevato dal Wiener SC ed anch'egli attaccante completo e tecnico, perfetto per il progetto di Barić .
Punta centrale di riferimento è il grande Hans Krankl per il quale davvero non sembrano necessarie presentazioni.



Per lui potrebbero infatti bastare le 392 reti segnate in 518 partite di campionato a sancirne universalmente il valore, al quale andrebbero sommate le 34 realizzazioni in nazionale, che ne fanno ad oggi il secondo miglior realizzatore dopo Tony Polster.
Attaccante conosciuto anche per la sua militanza nel Barcellona dal 1979 al 1981, è un'autentica sentenza nell'area di rigore, dove può trovare il gol in ogni modo. Dotato di un piede sinistro sensibile e potente, è il classico attaccante che anche a partire dei sedici metri può in qualsiasi momento trovare la via della rete.
L'avventura in Coppa delle Coppe inizia nei sedicesimi contro il Besiktas, regolato all'andata da un perentorio 4-1, con Panenka mattatore con un tripletta ottenuto con la specialità della casa, i calci da fermo: due rigori perfetti (il portiere resta fermo quasi aspettandosi il famoso cucchiaio) ed una magnifica punizione, quasi irreale per la traiettoria creata.





Nel ritorno in Turchia gli uomini di Barić resistono all'onda d'urto dell'İnönü Stadium pareggiando per 1-1, grazie ad il gol in apertura di Kranjčar. Il doppio risultato permette all'undici austriaco di accedere agli ottavi dove ad attenderlo c'è il Celtic.
La gara di andata viene giocata al Weststadion di Vienna e vede ancora il Rapid imporsi per 3-1, dopo una prima frazione terminata a reti bianche.
Apre le marcature Pacult con una bella azione personale e dopo il momentaneo pareggio di Brian McClair arrivano le reti di Lainer con un bel colpo di testa e di Krankl a tre minuti dalla fine.
Al ritorno i Grün-Weißen perderebbero al Celtic Park per 3-0, ma ottengono la ripetizione della partita in campo neutro, dopo che Rudi" Weinhofer viene colpito da una bottiglietta scagliata da un tifoso di casa. Non senza polemiche la partita di rigioca più di un mese dopo all'Old Trafford di Manchester, dove un gol ancora di Pacult apre le porte dei quarti di finale.
L'avversario è la Dinamo Dresda, la quale tra le mura amiche si impone con un autoritario 3-0, che sembra precludere ogni speranza di passaggio del turno al Rapid Vienna.
Ogni negativa previsione viene letteralmente smentita dal ritorno dove la rappresentativa della DDR viene spazzata via con un roboante 5-0, aperto da un gol del solito Pacult al 4° minuto, lesto a riprendere un rigore di Panenka calciato sul palo.
Al 17° è un colpo di testa di Lainer a determinare il raddoppio, 20 minuti prima che  ancora lo scatenato Pacult riequilibri l'esito della qualificazione al termine di una tambureggiante azione.
Nel secondo tempo, nel contesto di una partita più equilibrata di quello che dica il risultato, saranno un rigore calciato ancora da Panenka e un rasoterra da fuori area di Krankl a completare il trionfo del Rapid.




In semifinale ad attendere la compagine viennese c'è la Dinamo Mosca, formazione favorita da sorteggi tutto sommato abbordabili, ma tra le cui file figurano validi elementi quali Mikhail Chesnokov, il bomber Valery Gazzaev, Aleksandr Khapsalis, ed il giovane Vasili Karatayev.
Nell'andata giocata a Vienna proprio un rigore di quest'ultimo a portare in vantaggio la formazione moscovita, prima che nel secondo tempo Krankl e compagni ribaltino completamente il risultato in soli 4 minuti dopo che Panenka aveva calciato sul palo un rigore: al 68° è un esterno destro del sempre propositivo Lainer a pareggiare il conto, al 70° è Krankl a realizzare con una botta centrale un altro rigore decretato dal signor Christov ed infine al 72° è Hristic a trovare la porta tra una selva di gambe con una conclusione da fuori area.




Il ritorno a Mosca è subito facilitato da un gran gol di Panenka dopo quattro minuti, ottenuto con un gran sinistro di prima intenzione che va a terminare sotto la traversa.




Uno dei rari gol del difensore Boris Pozdnyakov è utile solo per le statistiche e per pareggiare l'esito dell'incontro, che proietta l'undici di Barić alla prestigiosa finale di Rotterdam da giocarsi contro il forte Everton.
Come già anticipato i Tofees si rivelano avversario più forte ed in momento di grazia, dominando la partita imponendosi per 3-1, con il gol di Krankl all'85° minuto che illude solo per un minuto il Rapid, prima che Kevin Sheedy metta fine definitivamente alle ostilità.
Superata la comprensibile delusione, resta la soddisfazione per una gran cavalcata, condita da prestazione casalinghe superbe, impreziosite dal tocco sapiente di Antonín Panenka, capocannoniere del torneo con 5 reti.
Oltre al celebre cucchiaio nella sua carriera c'è veramente molto di più....


Giovanni Fasani