sabato 29 giugno 2019

LA RIVINCITA DI PACIONE

A tutti i tifosi juventini di una certa età il nome di Marco Pacione evoca il poco piacevole ricordo della partita Juventus-Barcellona del 1986, quarto di finale di Coppa Campioni terminato 1-1 culminato con l'eliminazione della squadra di Giovanni Trapattoni.
Il ventiduenne attaccante, chiamato a sostituire il titolare Aldo Serena, incappa infatti in una sciagurata serata, segnata da errori anche grossolani sotto porta, guadagnandosi improperi e contestazioni da parte del pubblico del Comunale di Torino.
A seguito di tale negativa prestazione la dirigenza bianconera decide di privarsi delle prestazioni del giovane attaccante di Chieti, nonostante l'investimento fatto per prelevarlo dall'Atalanta e le speranze nutrite inizialmente nei confronti di uno delle punte emergenti del panorama italiano.

Il marchio di responsabile, ma più idealmente di poco difeso capro espiatorio, non lo abbandona neanche nelle successive esperienze, a cominciare da quella con la maglia gialloblu del Verona, sua destinazione dopo il calciomercato estivo del 1986.

lunedì 24 giugno 2019

LA PRIMA VOLTA PER LE FIAMME MALAWIANE

In un paese poverissimo come il Malawi il calcio rappresenta una via per evadere dalla penuria latente, talmente elevata da rendere la speranza di vita media bassissima (soli in anni recenti la stessa ha superato i 60 anni).
Morfologia del territorio, mancanza di sbocco marittimo, scarsità di infrastrutture, tensioni politiche , malattie "della povertà" ed il retaggio del dominio inglese sono alla base di una situazione socio-economia che rende il paese dell'Africa orientale uno dei più poveri (se non il più povero) dell'intero continente.
Il colono inglese ha però portato e lasciato diffondere il gioco del calcio, fondamentale nel quale la popolazione indigena sembra essere ben portata, indipendentemente dalla scarsità di risorse e strutture atte alla pratica.
Nel 1984 la nazionale allenata dallo scozzese Danny McLennan, ottiene la prima storica qualificazione alla fase finale della Coppa d'Africa, confermando sul campo come il livello del calcio dalle parti di Lilongwe sia tutto tranne che modesto.

                                          (Fonte: malawifootballlegends.blogspot.com)


La vittoria contro Zimbabwe e Madagascar proietta Le Fiamme in Costa d'Avorio sede designata della quattordicesima edizione, più precisamente a Bouaké, città dove si gioca il girone B, composto anche da Ghana, Algeria e Nigeria.

sabato 22 giugno 2019

JAIR E LA PENNALATA DEL MARACANA'

Nel 1982 il Peñarol di Hugo Bagnulo si impone nella Copa Libertadores battendo in un'equilibrata finale la matricola cilena del Cobreloa,  grazie ad un gol del bomber Fernando Morena nel finale della partita di ritorno giocata per l'occasione all'Estadio Nacional di Santiago.
La cavalcata fino all'atto conclusivo vede i Carboneros eliminare via via squadre di alto livello, partendo dal primo girone dove vengono eliminati San Paolo, Gremio e Defensor Sporting, fino ad arrivare al raggruppamento di semifinale dove gli uruguagi prevalgono su River Plate e Flamengo.
Proprio nella gara di ritorno contro i Rubro-Negro al Maracanã è un brasiliano a regalare una magia su calcio di punizione, ma a differenza di quanto si possa pensare Jair Gonçalves gioca nel Peñarol, unico straniero insieme a dieci uruguaiani.


Capace di giostrare in varie posizioni in campo è nel ruolo di trequartista che sembra trovare la giusta collocazione, dove riesce anche a dar sfogo alla propria creatività e armare con profitto il suo piede destro.

giovedì 20 giugno 2019

ARIA DI RIVOLTA

Essere ribelli o avere comportamenti poco convenzionali al di fuori del terreno di gioco spesso si accompagna ad una carriera colma di rammarichi e di mal riposte aspettative: ai nostri giorni tali calciatori vengono chiamati in vari modi, uno dei quali, forse il più duro e diretto è Bad Boy. I benpensanti accostano tale tendenza ai grandi guadagni ed alla vita dissoluta, quali massime preoccupazioni per giovani talentuosi dallo spirito libero e dal portafoglio a fisarmonica.
Il credere però che siano i soldi a forgiare il carattere di una persona è però vero fino in parte: anche quando i calciatori non guadagnavano tanto e, soprattutto, vivevano in un'epoca poco incline alle "teste matte", le indoli particolari e le personalità anticonvenzionali era ben presenti.
Nel periodo fascista, dove bigottismo e coercitive mode sono la prassi, un giovane milanese osa sfidare convenzioni ed etichette, ponendosi come spirito libero, incurante delle critiche e poco preoccupato di avere futuri rimpianti.
La storia di Enrico Rivolta è in effetti quella di una raffinato calciatore, poco avvezzo agli ordini e fedele solo ai propri vezzi.



Con una personalità così spiccata e con le idee ben precise su cosa fare e non fare, il suo ruolo iniziale non può che essere l'attaccante, di quelli però forti tecnicamente e cinici davanti alla porta.

mercoledì 12 giugno 2019

L'ALTRO SCHIAFFINO

Tra la fine degli anni'20 e l'inizio degli anni'30 le piazze di Montevideo vedono due calciatori in erba, divisi da due anni di età, fare meraviglie con il pallone, destinati a divenire di lì a poco calciatori professionisti.
Le differenze tra i due non risiedono solamente nell'anno di nascita (1923 e 1925), ma anche nel ruolo prediletto (attaccante e centrocampista), nonché, sfortunatamente per il più grande, anche nella fortuna ottenuta nel proseguimento della carriera.
Il più piccolo dei due è Juan Alberto Schiaffino, per tutti Pepe, un concentrato di classe, visione di gioco e doti tecniche che lo rendono ancora oggi uno dei più grandi giocatori del calcio uruguagio e mondiale.
Il maggiore invece è Raúl Schiaffino, per amici e famigliari Toto, attaccante dal grande fiuto del gol e baciato dalla stessa classe che sembra essere presente nei geni della famiglia. Purtroppo per lui la sua esperienza da calciatore durerà davvero pochissimo....


Voci più o meno fondate riportano come alcuni dirigenti del Nacional, colpiti dal suo talento ammirato negli improvvisati campi urbani, gli propongono un provino, terminato con esito positivo. Il piccolo Raúl, a quanto si dice, avrebbe deciso dopo pochi allenamenti di non continuare a vestire la maglia dei Tricolores, non apprezzando l'ambiente ed il clima in seno alla squadra.

domenica 9 giugno 2019

IL MAGIARO CHE MANDO' IN VISIBILIO LECCE PER UN GIORNO

Nel 1988 il Lecce ritorna in serie A dopo la prima esperienza del 1985, decidendo di puntare nuovamente sul collaudato tandem argentino formato da Pedro Pasculli e Juan Antonio Barbas, rivolgendosi invece al mercato dell'est Europa per il terzo straniero, novità regolamentare della stagione 1988/1989.
La scelta cade sul ventunenne ungherese István Vincze, seconda punta mancina messosi in mostra con gol e grandi giocate nella squadra della sua città, l'FC Tatabánya.


Velocissimo con il pallone tra i piedi e dotato di un piede sinistro potente ed incisivo, il giocatore magiaro ha impressionato notevolmente la dirigenza salentina, anche in virtù delle 37 reti in 91 partite nel campionato e la precoce convocazione nella nazionale maggiore (1986).

martedì 4 giugno 2019

SALUD CERVECERO!

Gli esperti di birra conoscono la città argentina di Quilmes per la locale cerveza, vanto della città dal 1888, quando fu fondata da immigranti tedeschi.
Gli appassionati di calcio hanno invece parziale conoscenza della locale squadra calcistica, il Quilmes Atlético Club, talmente connesso al contesto della cerveza da essere chiamata El Cervecero (letteralmente Il Birraiolo).
Appare evidente come la cittadina periferica di Buenos Aires sia calcisticamente sottoposta al dominio delle grandi della capitale, trovando alterne fortune in una storia iniziata ufficialmente nel 1887 (una anno prima del birrificio), per mano degli onnipresenti inglesi.
Proprio quest'ultimi compongono l'ossatura della squadra che si impone nel campionato di Primera Division nel 1912, per giunta provenienti quasi tutti dal leggendario Alumni Athletic Club.
La più recente ed ultima gioia per i tifosi della squadra biancoblu è però del 1978, quando l gli uomini allenati da José Yudica si aggiudicano il Metropoliano.


Il fatto che la squadra sia composta da soli calciatori argentini rende il successo più sentito da tutto l'ambiente, al netto di chi attribuisca allo stesso scarso significato in virtù del Mondiale che ha inframmezzato il torno stesso, inficiando sulla forma e sull'impegno dei vari nazionali.