sabato 5 agosto 2017

LA LEGGENDA COMINCIÒ COSÌ: IL PRIMO GOL IN CAMPIONATO DI ROBERTO BAGGIO.

È il 3 Giugno 1984 e allo Stadio "Menti" di Vicenza 10000 tifosi biancorossi hanno assiepato le tribune nella speranza di poter festeggiare la promozione dei loro beniamini in Serie B. Eh già perchè in quella afosa domenica di tarda primavera il Vicenza era in lotta con Parma e Bologna per la promozione nella serie cadetta. La classifica prima di quell'ultima giornata di campionato recitava: Bologna e Parma 46 punti, Vicenza 45.
I veneti sulla carta hanno il compito più difficile ospitando in casa il Brescia fermo a 39 punti che se anche senza ormai più velleità era una squadra costruita per vincere il campionato. Il Bologna, dal canto suo riceveva al "Dall'Ara" il dimesso e già retrocesso Trento mentre il Parma scendeva in quel di Sanremo contro i locali ormai matematicamente salvo e senza piu nulla da chiedere al campionato.
Sospinto dai tifosi il Vicenza parte subito attaccando a testa bassa e dopo pochi minuti Rondon servito da Manzin porta in vantaggio i veneti.
ll Brescia non sembra in grado di reagire ed al 20° capitola ancora a causa di un'autorete di Salvioni propiziata da Grop. La partita è virtualmente finita. Rondon si prende ancora il lusso di fallire un calcio di rigore.
I 10000 sugli spalti aspettano notizie da Bologna e Sanremo; notizie che purtroppo non sono buone. Il Bologna vince e controlla agevolmente il vantaggio mentre il Parma conduce agevolmente per 2-0. Il gelo cala sul Menti.
Al 63° Mister Giorgi richiama in panchina Grop ed inserisce un diciasetenne di belle speranze tal ROBERTO BAGGIO da Caldogno E LA LEGGENDA EBBE INIZIO.


All'83° minuto il direttore di gara assegna un'altro rigore ai biancorossi. Rondon, uno dei rigoristi della squadra, è stato appena sostituito, mentre l'altro rigorista dei vicentini è Livio Manzin che però si fa da parte consegnando il pallone al giovane Roberto Baggio che senza difficoltà batte il portiere bresciano Aliboni per il 3-0 definitivo.


I tifosi biancorossi quella Domenica non festeggiarono la promozione in serie B ma senza saperlo assistettero alla nascita di uno dei più grandi giocatori di sempre: ROBERTO BAGGIO.



Danilo Crepaldi

domenica 30 luglio 2017

L'ANGUILLA DI KARLOVAC

Con la riapertura delle frontiere avvenuta nel 1980 la serie A è presto divenuta il palcoscenico per i migliori giocatori stranieri, desiderosi di essere protagonisti nel più ricco e prestigioso campionato d'Europa.
Nel corso degli anni autentici campioni sono approdati in Italia, per giocare in alcuni casi in squadre teoricamente di seconda fascia, ma al tempo stesso appetibili dal punto di vista tecnico ed economico.
Ai nostri giorni pare quasi impossibile rendersi conto di come certi fuoriclasse possano aver giocato nel nostro paese per guadagnare la salvezze o che addirittura certi di loro siano addirittura retrocessi con la squadra di appartenenza.
L'elenco in tal senso sarebbe lunghissimo e non basterebbe un libro per contenere le singole storie di tali calciatori e deli contesti nei quali sono approdati.
Al tal proposito una delle squadre più attive è l'Ascoli di Costantino Rozzi, protagonista sul mercato per l'ingaggio di giocatori quali tra gli altri Aleksandar Trifunović, Patricio Hernández, Walter Junior Casagrande fino ad arrivare a Hugo Maradona, fratello del grande Diego.
Nell'estate del 1988 il vulcanico presidente rivolge le sue attenzioni alla Prva Liga jugoslava acquistando dalla Dinamo Zagabria il libero Mustafa Arslanović e dalla Stella Rossa la mezzapunta Borislav Cvetković, capocannoniere della Coppa Campioni 1986/1987.


Del giocatore in questione è in verità difficile determinarne il ruolo, essendosi disimpegnato al meglio anche come ala, come trequartista ed anche come punta pura.

domenica 23 luglio 2017

EUSEBIO CASTIGLIANO

Quando si parla del Grande Torino risulta difficile estrapolare un singolo giocatore, essendo la rosa granata composta da autentici campioni, tutti a loro modo straordinari personaggi.
Se è vero che capitano Valentino Mazzola ne rappresenta la figura più carismatica e mediaticamente conosciuta, non vanno trascurato le singole storie di coloro che non possono essere semplicemente chiamati "gregari".
Nei nostri precedenti articoli abbiamo parlato di leggende quali Giuseppe Grezar, Ezio Loik e Virgilio Maroso, mettendone in luce la strabiliante valenza tecnico/tattica e le apprezzabili qualità umane.
Questa volta vogliamo occuparci di quello che per ruolo e carattere rappresenta il vero motore del centrocampo del Torino, vale a dire il grande Eusebio Castigliano.
 


Sin dagli esordi nella natia Vercelli dimostra di sapere interpretare la mansione di mediano in modo diverso rispetto alla classica interpretazione italiana; nella storica Pro Vercelli, pur garantendo grande quantità, dimostra doti offensive innate, particolarmente esemplificate da un tiro potentissimo, che lo rende molto temibile nelle conclusione dalla media/lunga distanza.

lunedì 17 luglio 2017

MOLTO PIU' DI UNA RISERVA

Un vecchio adagio afferma che la decisione di fare il portiere derivi da una vera e propria vocazione, talmente forte da rendere incurante il futuro atleta della propria integrità fisica e di ogni tipo di critica.
E’ quindi risaputo che ogni numero uno che si rispetti disponga di grande personalità per gestire la responsabilità e la pressione che tale ruolo comporta.
Tale fondamentale qualità non deve mancare neanche ai secondi portieri, vale a dire a quei giocatori che accettano di essere la riserva del titolare, consapevoli di potersi mettere in mostra solamente quando quest’ultimo non è disponibile o in competizioni ritenute secondarie.
A tal proposito il nome di Giulio Nuciari rappresenta una vera e propria icona della categoria, dall’alto delle 333 panchine collezionate come dodicesimo (record assoluto).
 
 
Tale primato non va visto come una mancanza di ambizione dello stesso, ma come la conferma che siamo di fronte ad un personaggio per certi versi unico del calcio italiano.

domenica 9 luglio 2017

ADOLF URBAN

Nel corso del secolo precedente i due conflitti mondiali hanno distrutto e nei casi migliori solo pesantemente alterato la vita di milioni di persone.
Il futuro di molti è stato rovinato e minato per sempre, laddove i meno fortunati hanno invece trovato la morte nei modi più crudeli e cruenti.
Ovviamente nel lungo e tragico elenco delle vittime vi sono anche calciatori, costretti ad interrompere la carriera e partire per il fronte con il desiderio di tornare sani e salvi e poi invece periti per la propria patria.
Tra i molteplici casi in tal senso va ricordato il grande Adolf Urban, eccelso attaccante tedesco dello Schalke 04, tristemente perito nel 1943 in Russia in un maldestro quanto tragico tentativo di invasione deciso dal governo tedesco.


 
Nato proprio a Gelsenkirchen nel 1914 da una famiglia emigrata dalla Prussia orientale, il giovane Adolf mostra subito grande interesse per il calcio e doti tecnico/atletiche che gli valgono l'ingresso nello giovanili dello Schalke 04.

giovedì 6 luglio 2017

IL SECONDO FOGGIA DI ZEMAN

L'avvento del Foggia zemaniano nella massima serie italiana rappresenta ancora oggi una delle massime espressioni di calcio offensivo ed integralista nella sua più concreta accezione.
Il tecnico boemo inculca nel sui giocatori le sue idee di calcio, ottenendo dapprima la promozione in serie A e successivamente un nono posto nel suddetto campionato, incantando pubblico e critica per il gioco spettacolare offerto.
Nell'estate del 1992 sono molteplici le offerte che arrivano per i giocatori rossoneri, con il presidente Casillo ben intenzionato a trarre dalle cessioni il massimo possibile.
Viene da se che la rosa del Foggia viene a dir poco rivoluzionata, con cessione anche eccellenti come ad esempio quelle di Igor Shalimov, Francesco "Ciccio" Baiano" e Giuseppe Signori, utili complessivamente ad incassare circa 57 miliardi di lire.
A sorpresa Casillio d'intesa con il direttore generale Giuseppe Pavone e lo stesso Zeman, allestiscono una nuova squadra formata prevalentemente da giocatori provenienti dalla serie C, rinunciando di fatto a quasi tutto il gruppo di giocatori precedente, mettendo addirittura fuori rosa chi non accetta la cessione.
Con una spesa risibile (si dice 128 miliardi di lire) la società foggiana mette a disposizione dello staff tecnico un gruppo di illustri sconosciuti ai più, generando a livello contabile una cospicua plusvalenza.
Pubblico ed addetti ai lavori insorgono polemici contro quella che sembra un mera operazione per lucrare sui valori della squadra, ma verranno prontamente smentiti dalla intuizioni di Zeman che con una rosa di esordienti compie davvero un autentico capolavoro.



Grazie appunto all'applicazione tattica ed alla classica preparazione atletica il Foggia sorprende tutti, tornando ben presto ad incantare dopo le comprensibili difficoltà incontrate.

venerdì 30 giugno 2017

LA ROSA DEL PARON

L'Argentina è da sempre uno dei punti di riferimento del calcio nostrano, diventando in molte occasioni "terra di conquista" in termini di giocatori da ingaggiare.
Sono quasi cent'anni che i nostri dirigenti guardano al calcio albiceleste in certa di talenti o presunti tali, sfruttando anche la forte presenza di immigrati italiani nella società argentina.
Nel corso degli anni sono arrivati grandi campioni, giocatori normali e qualche proverbiale bidone, il più delle volte presi sulla fiducia, fino a la figura degli osservatori ed il fenomeno dello scouting non sono diventati un'utile prassi.
Senza possibilità di vedere sul campo un giocatore era necessario fidarsi delle recensione provenienti da oltreoceano, il più delle volte esagerate per non dire false.
Viene da se che talvolta di vero non c'era neanche il ruolo stesso del calciatore: capitava infatti che modesti difensori venissero spacciati come prolifici attaccanti o superbi centrocampisti, con il solo scopo di ingolosire l'ignaro acquirente.
In questo clima di incertezza e di mal riposta fiducia nel 1954 la Sampdoria acquista dal Rosario Central un presunto formidabile attaccante, rivelatosi però tutt'altro che prolifico.
Ignara di avere a disposizione un raffinato centrocampista, la società blucerchiata si libera dopo due stagioni del giocatore, mandandolo al Padova.
Ed è proprio qua che Humberto Rosa incontra un allenatore che gli cambierà la carriera, Nereo Rocco.


Per meglio chiarire il concetto occorre ritornare nella Rosario degli anni '50 dove un giovanissimo Rosa, detto Coco, si mette in mostra con la maglia delle Canallas, mettendo sin da subito in mostra doti tecniche di alto livello.

mercoledì 28 giugno 2017

DAL KICK AND RUN AL TIKI TAKA

Estratto dal libro "Dal Kick and Run al Tiki Taka" di Danilo Crepaldi





La storia della maledizione di GUTTMAN é una di quelle storie che rendono incredibilmente bello il gioco del calcio e che per questo anche se poco ha a che fare con la tattica vale pena di essere messa nera su bianco. Al posto del tecnico ungherese venne assunto il cileno FERNANDO RIERA che ereditò da GUTTMAN la possibilità di giocarsi un'altra finale di coppa intercontinentale.
Di fronte alle aquile di Lisbona il fortissimo SANTOS di PELÈ (altra squadra che si schierava con il 4-2-4) che vincendo entrambe le partite fece sua la coppa. Nella stagione successiva i rossi di Lisbona conquistarono la terza finale di coppa dei campioni consecutiva. A Wembley fu il MILAN di NEREO ROCCO a contendergliela. Nel primo tempo i "benfiquisti" passarono in vantaggio grazie ad una perla di EUSEBIO, la maledizione sembrava non far paura, ma nella ripresa una doppietta di ALTAFINI favorita dall'infortunio di COLUNA regalarono la coppa ai rossoneri.
Passò un'anno e lo squadrone portoghese si ripresentò, regolarmente, in finale di coppa campioni. Si giocò a Milano contro l'INTER di HELENIO HERRERA. L'anatema di BELA GUTTMAN si presentò puntuale sotto forma di temporale. Un diluvio che limitò le giocate di EUSEBIO e compagni. Nonostante fosse, molto probabilmente più forte dell'INTER, il BENFICA, dovette arrendersi ad un diagonale di JAIR favorito da un erroraccio del portiere COSTA PEREIRA.
Arriviamo al 1967-68 quando il BENFICA scese nuovamente in campo a Wembley per disputare la sua quinta finale di Coppa Campioni contro il MANCHESTER UNITED di GEORGE BEST. E, anche questa volta, niente da fare i "Red Devils" s'imposero per 4-1 dopo i tempi supplementari. A questo punto tifosi e dirigenti iniziarono a preoccuparsi e chiesero perdono al loro ex tecnico arrivando ad offrirgli anche dei soldi. La risposta di BELA fu, tuttavia, perentoria: "L'incantesimo non può essere spezzato"
Nel 1981 il tecnico magiaro morì e qualcuno ipotizzò che l'incantesimo, forse, se ne era andato con lui. Nella stagione successiva, il BENFICA, arrivò in finale di Coppa UEFA con l'ANDERLECHT. Nella finale di andata, disputata in quel di Bruxelles, fu la squadra belga ad imporsi con il minimo scarto (1-0) lasciando aperti i giochi per il ritorno. I tifosi portoghesi prima della partita portarono delle offerte sulla tomba del loro ex allenatore ma lo spirito di BELA GUTTMAN si materializzò nel destro di LOZANO che dopo due minuti pareggiò il vantaggio "benfiquista" di SHAU in uno stadio La Luz vestito a festa. A nulla valse l'assedio finale a cui il BENFICA sottopose la difesa belga. La maledizione aveva colpito ancora!.
Nel 1988 le aquile di Lisbona giunsero, di nuovo, all'atto finale della massima competizione europea trovandosi davanti gli olandesi del PSV EINDHOVEN. I tifosi pensarono bene di rivolgersi ad uno sciamano; il quale assolti i suoi riti dichiarò che la maledizione era stata spezzata per buona pace di tutti.
La partita fu brutta e noiosa e si concluse con uno scialbo 0-0. Si andò ai rigori dove fu decisivo l'errore di VELOSO che si fece parare il suo penalty dal portiere VAN BREUKLEN. Lo sciamano, dal canto suo, non fu pagato, e fu etichettato come un ciarlatano.
Anni dopo VAN BREUKLEN dichiarò che in occasione del rigore decisivo avesse avvertito una presenza che gli indicò dove avrebbe tirato VELOSO...che fosse il fantasma di BELA GUTTMAN?. Due anni dopo fu il tecnico svedese ERIKSSON a condurre il BENFICA in finale di coppa campioni ad attenderlo, sul rettangolo di gioco del Prater di Vienna, il MILAN di ARRIGO SACCHI (di cui parleremo più avanti) e qui lo spirito di BELA GUTTMAN s'incarnò in FRANKIJE RIJKAARD che, a metá secondo tempo, superò il portiere SILVINO regalando il trofeo ai rossoneri.
A nulla valse la statua inalazata allo stadio La Luz in onore del tecnico ed alcune sedute spiritiche compiute dai tifosi per cercare di mettersi in contatto con lo spirito del defunto tecnico. Passarono poi circa vent'anni e nel 2013 fu il difensore IVANOVIC del CHELSEA a far rivivere lo spirito dell'allenatore ungherese regalando l'Europa League ai "blues" di Londra.
Un anno dopo furono i guantoni del portiere portoghese del SIVIGLIA, BETO a beffare ai calci di rigore i "benfiquisti" in occasione, ancora una volta, della finale di Europa League.
La maledizione, o anatema che dir si voglia, dovrebbe concludersi nel 2062 ma il calcio, si sa, é pieno di sorprese. Ma torniamo alla tattica tema principale di questo libro. Mentre il 4-2-4 spopolava in Portogallo; in Brasile, futura patria del "futebol bailado", alcuni...






Danilo Crepaldi

mercoledì 21 giugno 2017

PRESENTAZIONE SORTEGGI EUROPA LEAGUE E CHAMPIONS LEAGUE 2017/2018

È incominciata ufficialmente, con i sorteggi dei preliminari di EUROPA LEAGUE e CHAMPIONS LEAGUE, la stagione calcistica 2017/18.
Molti i club ai nastri di partenza e se per la maggior parte si tratta di piccole squadre i grandi nomi non mancano ed anche le sfide a grande effetto. Al preliminare di EUROPA LEAGUE troviamo società blasonate quali: DINAMO BUCAREST, RANGERS GLASGOW, STELLA ROSSA BELGRADO ma anche VOJVODINA (uno degli ultimi campioni della Jugoslavia unita), DINAMO MINSK, gli ungheresi del VIDEOTON autori di una grande cavalcata europea in Coppa UEFA nela stagione 1985/86 in cui si arresero solamente in finale di fronte al Real Madrid, FK SARAJEVO, SLOVAN BRATISLAVA e LECH POZNAN. Fra le sfide più interessanti spicca sicuramente quella fra il BEITAR GERUSALEMME ed il VASAS BUDAPEST...squadre con un grande seguito nei due rispettivi paesi ed il ritorno in Europa a sei anni di distanza del RANGERS GLASGOW contro i lussemburghesi del PROGRES.
Nel secondo turno entreranno in scena anche i turchi del GALATASARAY già accoppiati agli svedesi dell' OSTERSUND, l' HAJDUK SPALATO che se la vedrà con la vincente di LEVSKI SOFIA-SUTIJESKA altra sfida interessante del primo turno che mette di fronte bulgari e montenegrini.
Direttamente al secondo turno BRONDBY e UTRECHT. Anche in CHAMPIONS LEAGUE troviamo già al primo turno preliminare alcune ex grandi d' Europa tra cui: L' ex squadra di Ferenc Puskas la HONVED BUDAPEST, il PARTIZAN BELGRADO, il MALMO, Il CELTIC GLASGOW ed il ROSENBORG.
Da non sottovalutare anche i polacchi del LEGIA VARSAVIA, il COPENAGHEN, l' APOEL NICOSIA ed il SALISBURGO.
Fra le sfide spicca sicuramente PARTIZAN BELGRADO- BUDUCNOST ovvero le squadre rappresentanti degli ultimi due "pezzi" della Jugoslavia unita in una partita che, a livello europeo, fino al 2009 non era possibile in quanto le due società militavano nello stesso campionato. Un " derby" che potrebbe riaccendere vecchie e mai del tutto cicatrizzate ferite figlie della guerra e di una convivenza a tratti forzata.
Da non perdere anche HAPOEL BEER SHEVA- HONVED con la squadra ungherese chiamata al confronti con i giustizieri dell' INTER nell' ultima EUROPA LEAGUE.
Da seguire anche ZRIJNSKI- MARIBOR altro derby dell' ex Jugoslavia che mette di fronte bosniaci e sloveni in un match che promette scintille.
Ma la partita davvero da non perdere è quella, a patto che i nordirlandesi del LINFIELD eliminino i modesti sanmarinesi del LA FIORITA guidati da DAMIANO TOMMASI, fra il CELTIC e lo stesso LINFIELD. Questo perchè i Nordirlandesi sono praticamente il RANGERS dell' Irlanda del Nord di cui condividono idee politiche e religiose infatti anche loro sono protestanti e cercano di non accogliere fra le loro file giocatori cattolici. I tifosi gemellati con quelli di Ibrox Park sono l' emanazione del nazionalismo nordirlandese mentre i tifosi del Celtic rappresentano i cattolici e l' EIRE più che uno Scozia- Irlanda del Nord il match rappresenta un EIRE- IRLANDA DEL NORD...l' ennesimo scontro fra protestanti e cattolici insomma un "Old Firm" in miniatura ma non per questo meno a rischio d' incidenti.
Fra l' altro la gara d' andata, FIORITA permettendo, si dovrebbe giocare a Belfast il 12 Luglio, non, di certo, un ottima idea visto che è l' anniversarioil 12 luglio della battaglia del Boyne e delle marce orangiste. Servirà a nulla magari, ma fossi la UEFA un pensiero allo spostamento della data lo farei. Una partita insomma che va oltre al calcio...



Danilo Crepaldi

domenica 18 giugno 2017

BOMBER D'ISRAELE

Seppur seguito con spasmodico entusiasmo nei confini nazionali, il calcio israeliano ha storicamente incontrato difficoltà a trovare una degna collocazione nel panorama calcistico internazionale.
A livello di nazionale la rappresentativa Biancoblu ha toccato il suo apice nel 1970, quando ha raggiunto per la prima ed ultima volta la fase finale di un Mondiale, così come raccontato in un nostro articolo.
Il nostro blog ha anche parlato del grande Eli Ohana, giocatore dalla tecnica squisita, protagonista anche in Europa, soprattutto con la maglia del KV Mechelen (o Malines nella dizione francese).
Probabilmente risulterà ai più sconosciuto colui che detiene il record di gol segnati nel campionato, vale a dire Alon Mizrahi.



Tale primato lo ottiene giocano per 17 anni nelle principali squadre della Ligat ha'Al, cambiando a tal proposito ben 9 club nel suddetto periodo.

mercoledì 14 giugno 2017

PER QUEL BAMBINO A CUI E' STATA RUBATA L'INFANZIA. LA VITA E LA SPERANZA


Seguendo le notizie, riguardanti bambini che vengono mandati a morire in guerre assurde e a lavorare per il continuo benestare di ricchi signori, notizie che arrivano violente, secche e che a noi paiono quasi normali e vengono inascoltate dalle nostre orecchie distratte da valori fatti di luccichio effimero e di parole vuote, vacue ed insensate; io voglio dire BASTA. Dico VERGOGNA, VERGOGNA e mille volte VERGOGNA! e VERGOGNA anche per me che scrivo impotente soggiogato dal mio apparente status di uomo libero che affronta la vita con un falso senso di serenitá. Vergogna per te che leggi queste parole patetiche, disperate e vacue. Vacue perché rimbalzeranno dagli occhi alla mente e, senza sfiorarne, la coscienza, si perderanno nell'oceano infinito dei pensieri incompiuti.

domenica 11 giugno 2017

IL COLOSSO DIARRA

L'evoluzione progressiva del calcio ha comportato un implemento delle caratteristiche dei singoli giocatori, ai quali viene chiesto di essere multitasking, ossia di saper fare più cose in modo ottimale, senza trascurare l'iniziale impostazione del ruolo
Ad esempio ad un centrocampista difensivo vengono richieste prestanza fisica, fiato inesauribile, acume tattico, discrete doti tecniche e come surplus anche un buon feeling con il gol.
Espressa in tale modo sembra che il profilo sia quello di un ipotetico superuomo, assolutamente in grado di eccellere sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.
Tuttavia ci sono esempi recenti e non di mediani in grado di rispecchiare in pieno tali prerogative, finendo per essere considerati dei veri e propri campioni.
Agli inizi degli anni 2000 un prestante centrocampista maliano incanta tutta Europa per l'efficacia e la capacità di essere nel posto giusto al momento giusto.
A livello assoluto Mahamadou Diarra è stato, almeno per chi scrive, uno dei migliori interpreti di quello che definiamo grossolanamente centrocampista di quantità, diventando un perno fondamentale per le migliori squadre del continente europeo


La natìa Bamako è il primo palcoscenico del giovane Mahamadou che impressiona da subito per il grande fisico e per la sagacia tattica con la quale gestisce ogni fase di gioco.

giovedì 8 giugno 2017

PAT JENNINGS È UN SOGNO CHIAMATO IRLANDA.


Ci sono storie noiose, banali, strumentalizzate che parlano di piccoli giocatori che vogliono apparire grandi; poi ci sono storie di grandi giocatori che nella loro modestia appaiono piccoli anche se in verità sono dei colossi: è questo il caso di Pat Jennings leggendario portiere dell' Irlanda del Nord.
Pat giocava un calcio diverso dal nostro, un calcio che noi non seguiremmo mai, un calcio dove non si poteva mandare la palla direttamente fuori dal campo, e tanto meno trattenerla o farla rimbalzare due volte o fare quattro passi di corsa senza affidarsi all'aiuto di un compagno insomma dopo quattro passi la palla dovevi per forza passarla.
Quel calcio era conosciuto in tutta l' Irlanda con il nome di "calcio gaelico". Ed era il calcio gaelico, quello che tutti i giovani d' Irlanda amavano e seguivano quasi come una religione ed il giovane Pat Jennnings irlandese d' Irlanda non faceva eccezione. Il calcio degli inglesi non gli piaceva perchè per lui, ragazzo di Belfast, era il calcio dei padroni degli invasori venuti un giorno dal mare per conquistare la sua gente. Questo prima che andasse a difendere i pali delle porte del "White Hart Lane" casa del Tottenham e di "Highbury" tempio pagano e dimora dell’Arsenal e soprattutto quelli della porta dell’Irlanda del nord.


Non ha mai rinnegato il calcio gaelico e quando qualcuno gli diceva che era uno sport violento rispondeva: "Io non credo. Dipende dagli occhi con cui lo guardate. Se vi mettete a giudicare il calcio gaelico con lo sguardo che posate sul calcio, vi parrà forse una piccola barbarie. Ma se lo osservate come quando andate al rugby, quel rugby di cui tanto bene parlate, allora il mio calcio gaelico è un soffio, un vento leggero, un minuetto"

domenica 4 giugno 2017

DAL CIAD ALLA CONQUISTA DELLA FRANCIA

La parte nordorientale dell'Africa, tristemente segnata dal conflitto denominato "Guerra del Darfur' è in assoluto una delle più povere del pianeta, dove sopravvivere rappresenta già un enorme successo.
Desertificazione, carestie e scarsità di risorse rendono la vita nei suddetti paesi a dir poco difficile, lasciando ben poco spazio allo sport, nonostante il calcio rappresenti lo sport più popolare.
Se da un lato un paese come il Sudan ha comunque raggiunto traguardi importanti a livello di nazionale (storica la conquista della Coppa d'Africa 1970), dall'altro la stessa cosa non si può dire degli storici nemici del Ciad.
In una nazione dove la speranza di vita è bassissima e dove il reddito pro-capite è esiguo come si può pensare al gioco del calcio?
Mancando strutture ed organizzazione diventa impossibile coltivare i talenti e permettere alle giovani generazioni, già provate da condizioni socio/sanitarie pessime, di praticare e riuscire nello sport più famoso del mondo.
Tuttavia tra mille difficoltà qualcuno è riuscito a imporsi ad alti livelli, diventando calciatore professionista in Francia, paese colono del Ciad fino al 1960.
Nel nostro libro abbiamo parlato di Japhet N'Doram, brillante attaccante del Nantes, ma vale la pena parlare anche di un altro importante talento nativo di N'Djamena, Nabatingue Toko.


Fortissimo fisicamente e molto alto (187 cm), il giovane attaccante ciadiano sembra in grado di controllare e proteggere qualsiasi pallone, dimostrandosi adatto a fungere da totem di riferimento offensivo, ma anche a partire da più lontano sfruttando doti atletiche di altissimo livello.

mercoledì 31 maggio 2017

ROY LASSITER


Era la metà dell' ultimo decennio del '900, il Genoa, come succedeva da un po’ d' anni a quella parte, aveva fallito i suoi obbiettivi stagionali che parlavano di ritorno in Serie A. Genova  era avvolta da una cappa di caldo insopportabile e tutti correvano, appena potevano, a refrigerarsi nelle acque del mar Ligure che non saranno state blu come quelle dei Caraibi ma che da sempre riuscivano a regalare allegria e fresco a turisti ed indigeni.
Non tutti, però, erano sulle spiagge; gli ultras del Genoa erano a Pegli incuranti del calore che il sole buttava loro addosso appiccicandogli sciarpe e maglie rossoblu alla pelle. Erano arrabbiati non tanto per la mancata promozione quanto per la vendita agli odiati cugini blucerchiati dell' "aereoplanino" Vincenzo Montella idolo del tifo del Grifone. Vittime della protesta il presidente Spinelli e la sua dirigenza, rei di aver ancora una volta illuso e tradito il popolo genoano il cui pensiero andava ancora ai tempi gloriosi di Aguilera e Skuhravy, che, nonostante fossero ancora recenti, apparivano lontani anni luce proprio come i nove scudetti di cui il Genoa si fregiava.
Spinelli aveva pochi soldi e poche idee per calmare i tifosi e l' esperimento che aveva portato Alexi Lalas a Padova, due anni prima, aveva garantito un buon giocatore più soldi e pubblicità per il club veneto...Decise quindi di buttarsi anche lui sull' esotico mercato statunitense ingaggiando un bomber a stelle e strisce: Roy Lassiter. Roy era un giocatore di colore che in quel momento nelle file del Tampa Bay stava segnando grappoli di gol. Negli States era considerato il futuro dell' ancora acerbo calcio statunitense; colui che avrebbe dato gloria alla nazionale di Washington D.C.
Gloria sempre cercata e mai ottenuta.



Lassiter era nato a Washington e da bambino si trasferì nel North Carolina, dove si avvicinò allo sport: giocò inizialmente, da buon americano a Basket e a Baseball, sognando dapprima l' NBA e poi la Major League ma il buon Dio aveva altri piani per lui.

domenica 28 maggio 2017

IL COMMIATO DELLA DDR

Con la formale caduta del muro di Berlino del 9 novembre 1989 cessa di fatto la divisone della Germania in due differenti nazioni, con ovvie ripercussioni anche sul versante sportivo, recepite con qualche mese di ritardo.
Calcisticamente parlando si aprono le porte per la creazione di un'unica rappresentativa nazionale, costruita principalmente sul forte blocco occidentale.
Alla luce di tale immane cambiamento, la rappresentativa orientale cessa ufficialmente di esistere il 12 settembre del 1990 con un prestigioso atto finale.


L'occasione è una partita con il Belgio a Bruxelles, inizialmente valida per le qualificazioni all'Europeo 1992 e successivamente "declassata" a partita amichevole, proprio per l'imminente scomparsa della rappresentativa della DDR.

giovedì 25 maggio 2017

EL REY DE COPAS RADDOPPIA

Domenica 9 dicembre 1990 il Milan di Arrigo Sacchi conquista la sua seconda Coppa Intercontinentale consecutiva infliggendo un pesante 3-0 ai malcapitati avversari.
"Non c'è stata partita" è l'opinione comune, con la stampa italiana che incensa, giustamente, la squadra rossonera e denigra quella sudamericana vista esclusivamente come una compagine di corridori avvezzi anche al rude contatto fisico.
Quello che in pochi sanno è che la squadra in questione, il Club Olimpia (chiamato anche Olimpia Asuncion) è una delle migliori squadre del Sudamerica, soprattutto per il modo con il quale ha conquistato la Copa Libertadores la stagione precedente.



La compagine paraguaiana ottiene infatti il suo secondo successo nella manifestazione contro pronostico, condotta in panchina dal grande tecnico uruguaiano Luis Alberto Cubilla, già alla guida del Rey de Copas anche nel primo successo del 1979.

domenica 21 maggio 2017

BARESI CAPOCANNONIERE....

Il nome di Franco Baresi è sinonimo di eccellenza qualora ci si riferisca al ruolo di libero o più in generale quando si vuole citare un immenso campione.
L’immensità che diventa regola come era solito chiamarlo Carlo Pelegatti è stato davvero un difensore leggendario ancora oggi preso ad esempio per la pulizia degli interventi, la sagacia tattica ed il carisma.
Nell'arco di una lunghissima carriera gli sono state attribuite le più lusinghiere qualità, ma difficilmente qualcuno lo può ricordare per i gol fatti, così come sembra apparentemente non appartenergli un titolo di capocannoniere.
Pochi ricordano però che nell'edizione della Coppa Italia 1989/1990 il libero di Travagliato è risultato il miglior realizzatore con 4 gol, grazie alle sua precisione dal dischetto, fondamentale che lo ha reso invece sfortunato protagonista al Mondiale del 1994.


Baresi è sempre stato un buon rigorista, dall'alto di una storica freddezza che lo ha sempre accompagnato in ogni giocata; durante la sua militanza nel Milan solamente la presenza di provetti tiratori, su tutti Van Basten, non gli ha permesso di essere nominato tiratore principale.

giovedì 18 maggio 2017

ANTONIO RATTIN

La scena di Antonio Rattin che ci mette 11 minuti ad uscire dal campo durante la sfida tra Inghilterra ed Argentina nel Mondiale 1966 è saldamente ancorata nelle memoria di tutti gli sportivi.
Ancora oggi non ci si spiega come un arbitro tedesco possa aver espulso un giocatore argentino per ingiurie, quando i due non avevano una lingua in comune.
Pare che il grande El Rata avesse uno sguardo minaccioso e che il signor Kreitlein non fosse poi dispiaciuto di espellere un argentino in detta partita, visto il gioco rude praticato dell'Albiceleste al cospetto dei padroni di casa.
Dietrologie e polemiche a parte il numero dieci argentino resta nell'immaginario collettivo per quella serafica uscita dal rettangolo di gioco, nonché per la successiva scelta polemica di sedersi proprio sul tappeto rosso riservato alla famiglia reale.



Un episodio pittoresco ed opinabile che rischia di gettare nebbia su quello che è stata una vera e propria icona del calcio argentino, in special modo del Boca Juniors al quale Rattin ha dedicato tutta la carriera.


Classico Volante di grande fisicità, fa della concretezza la suo dote migliore, ergendosi sin da giovanissimo come insuperabile diga di centrocampo, mettendo altresì in mostra una spiccata personalità.

sabato 13 maggio 2017

GIOVANNI DE PRA', A DIFESA DI UNA FEDE

In un mondo del calcio ormai schiacciato da interessi economici e non solo la locuzione "altri tempi" viene utilizzata in relazione ad aspetti del lato nobile di quello che è (era?) lo sport più bello del mondo.
Fedeltà alla maglia, rispetto dei tifosi ed attaccamento ad un contesto sportivo sembrano concetti ormai obsoleti, facilmente accantonabili di fronte a lauti guadagni ed a promesse di celebrità.
Togliendo le ormai rarissime "mosche bianche" occorre andare indietro nel tempo per scovare personaggi disposti a cucirsi idealmente una maglia sulla pelle, fino a considerarla parte essenziale della propria vita.
Negli anni '20 il Genoa ha l'onore di schierare in porta quello che per ogni tifoso rossoblù è un'autentica leggenda, tale da essere ricordato ad oltre cent'anni dalla sua nascita.
Giovanni De Prà è in tal senso un esempio concreto di come si possa sposare per tutta la vita una causa sportiva, per giunta essendo uno dei più grandi portieri della storica del calcio italiano.



Talento purissimo e precoce, muove i primi passi calcistici nella natìa Genova, mettendo in mostra doti innate nello Spes Football Club, compagine fondata nel 1913 e militante nelle categorie secondarie del panorama calcistico italiano pre-girone unico.

sabato 29 aprile 2017

CI PENSA BORGONOVO!

Abbiamo ancora tutti negli occhi la grande lezione di umanità ed attaccamento alla vita che Stefano Borgonovo ci ha offerto durante la sua terribile malattia.
A ricordarci la portata morale dell'uomo resta la fondazione da lui creata per raccogliere fondi contro la terribile SLA, malattia che l'ha condotto alla morte nel 2013.
Durante la sua carriera l'attaccante nativo di Giussano è stato ovunque apprezzato, sia come professionista modello, sia come prolifico attaccante.
Nel 1986 il centravanti lombardo viene acquistato dal Milan che lo lascia maturare nel Como, sua squadra di appartenenza, dove si mette in luce per talento e qualità atletiche.
Nel 1988 va in prestito alla Fiorentina, dove fa letteralmente sfracelli in coppia con un altro eccelso talento del tempo, Roberto Baggio.
Grazie agli assist del Divin Codino arriva a segnare 14 gol in campionato, guadagnandosi la chiamata alla base dal club rossonero, intento in quegli anni a formare un vero e proprio squadrone, dando concretezza al concetto di panchina lunga.


Sulla base di tale principio non è facile trovar spazio soprattutto in attacco, dove l'ingombrante presenza del fenomenale Van Basten riduce di molto gli spazi disponibili per gli altri attaccanti.

martedì 25 aprile 2017

IL PRIMO SCUDETTO DEL FUFFO

Tra gli allenatori maggiormente innovativi del calcio italiano un posto di riguardo lo merita il grande Fulvio Bernardini, nemico per antonomasia di quel catenaccio che da sempre contraddistingue lo stile di gioco all'italiana.
Fedele sostenitore del modulo WM, il celebre Fuffo ha plasmato più di una squadra secondo i propri dettami, ottenendo anche inaspettati quanto storici successi.
Leggendario è lo scudetto conquistato nella stagione 1955/1956 sulla panchina della Fiorentina, ottenuto contro pronostico e marchiato fortemente dalle sue intuizioni tattiche e dalla sua fine psicologia.



Arrivato sulla panchina viola nel 1953 l'allenatore romano inizia il suo paziente lavoro di costruzione della squadra secondo i propri dettami tecnico/tattici, arrivando nell'estate del 1955 alla quadratura del cerchio.

lunedì 17 aprile 2017

LA SFORTUNA DI ROB DE WIT

Ci sono calciatori in grado di eseguire qualsiasi giocata con la più grande naturalezza possibile, come se un ipotetico dio del calcio abbia messo una mano sulla loro spalla per conferirgli speciali abilità.
Quando guardiamo le giocate di questi campioni restiamo sbalorditi dalla semplicità con la quale si muovono, dalla grazia con la quale giocano il pallone e dalla perizia con la quale lo calciano.
In questi casi si parla di "classe innata" e, aihmè, caratterizza un numero molto limitato di soggetti, davvero fortunati nell'aver quel "qualcosa in più" che i normali calciatori non potranno avere neanche dopo anni di allenamenti.
Se poi tale talento viene coltivato in un ambiente calcistico florido ed all'avanguardia, il risultato non può che essere quello di ottenere giocatori di livello assoluto, cioè quelli che rendono il gioco del calcio una vera e propria arte.
Il contesto olandese è in tale senso perfetto, essendo la scuola Orange attenta al minimo dettaglio e formativa al massimo dal punto di vista dei fondamentali tecnici.
E' proprio nei Paesi Bassi che una giovane ala sinistra muove i primi passi nel mondo del calcio, mettendo in mostra doti da potenziale campione.
Ma purtroppo il destino non è stato dalla parte di Rob de Wit


Sin dagli esordi nell'Utrecht si distingue per la sua classe cristallina, tanto che i dirigenti della squadra rosso-bianca si rendono immediatamente conto di essere di fronte ad un giocatore che nasce davvero una volta in un secolo.

sabato 8 aprile 2017

SEVERINO VARELA, LA BOINA FANTASMA

Abituati a come siamo ad ogni tipo di look stravagante, come potremmo reagire alla vista di un giocatore con il basco?
Ai nostri giorni sembra davvero fuori luogo un giocatore con un qualsiasi berretto, a meno di comprovate ragioni di sicurezza, come nei casi di Petr Cech e Christian Chivu.
Se invece ci riferiamo al magnifico contesto del calcio anni '30/40 non è così insolito fare la conoscenza di personaggi talmente vezzosi ed eleganti da portare un berretto anche nelle fasi più concitate di gioco.
Tale espediente diventa un particolare atto a contraddistinguere un determinato giocatore anche dopo molti anni, magari guardando qualche vecchia foto ingiallita.
A Montevideo, i tifosi del River Plate e quelli del Peñarol, diventano avvezzi nell'ammirare le gesta di un formidabile attaccante, solito scendere in campo con un basco, in spagnolo Boina.
Il particolare caratterizza il giocatore per tutta la carriera, ma ancora di più a renderlo immortale contribuiscono le tante reti e le squisite qualità tecniche.
Passato allo storia come Boina Fantasma, Severino Varela è più concretamente uno degli attaccanti più forti del panorama sudamericano della sua epoca.


Perfettamente a suo agio nella capitale uruguagia, dove lavora e gioca, il piccolo attaccante mette in mostra subito eccezionali doti di realizzatore.

venerdì 31 marzo 2017

MA COSA FACEVA DA GIOVANE BRIAN CLOUGH?

Brian Clough è sicuramente uno dei più grandi personaggi della storia del calcio, mai avvezzo al politicamente corretto e senza peli sulla lingua.
Le sue impronosticabili vittorie ottenute sulle panchine di Derby County e Nottingham Forrest ne hanno giustamente alimentato il mito, già di per se sostentato da uno stile e da una parlantina a dir poco oltre le righe.
Del Clough allenatore si è detto e scritto ormai tutto, tanto che sia che siate pro o contro (Leeds?) non ne potete negare l'importanza da lui avuta per la sviluppo del calcio inglese.
La frase "If God had wanted us to play football in the clouds, he'd have put grass up there" rappresenta un punto di rottura enorme rispetto ai dettami del calcio anglosassone, rendendo il suo pensiero tattico immortale allo stesso modo dei suoi successi.
Ma prima di diventare un autentico mito nel ruolo di manager, a cosa si dedicava il sempre irrequieto Coughy?
La sua specialità erano i gol, perché Brian Howard Clough per alcuni anni è stato uno dei centravanti più prolifici e temuti d'Inghilterra, fino a che il destino all'apparenza meschino non gli ha aperto la strada di allenatore.


Sostenuto dal forte carattere e da uno spirito impavido, sin dalla giovane età si mette in mostra come il tipico centravanti di scuola inglese, impreziosendo il tutto con un fiuto del gol portentoso.

martedì 28 marzo 2017

HAJDUK'S TWINS

La particolarità delle coppie di fratelli nel calcio trasmette un senso di insolito e fascino che rende i suddetti atleti ricordati nel tempo anche oltre i propri meriti sportivi.
A maggior ragione questo succede con i gemelli, fenomeno ovviamente meno diffuso, ma non per questo insolito per la lunga storia del calcio
Sovente alla particolarità si aggiunge però la qualità dei suddetti giocatori, in alcuni casi veri e propri campioni.
In un nostro precedente articolo abbiamo parlato dei gemelli van de Kerkhof, eccelsi centrocampisti olandese, protagonisti di una eccellente e vincente carriera, vissuta per buona parte in simbiosi.
Anche la Jugoslavia può vantarsi di avere dato i natali ad un'altra celebre coppia di gemelli, anch'essa di altissimo livello e perfettamente coesa nelle scelte.
Stiamo parlando di Zlatko Vujovic e Zoran Vujovic, autentiche leggende del calcio balcanico, paradossalmente divisi solo dal ruolo in campo, essendo il primo un prolifico attaccante ed il secondo un efficace difensore.




Qualità che mettono da subito in mostra delle giovanile dell'Hajudk Spalato, diventando ben presto due elementi fondamentali di quella che viene definita la Zlatna Generacja (generazione d'oro).

giovedì 23 marzo 2017

LA BANDIERA GIORGOS KOUDAS

Ai giorni nostri è opinione comune che le bandiere nel calcio ne esistano più, considerando quali mosche bianche i pochi giocatori che ancora si indentificano in un solo club.
La prospettiva di lauti ingaggi, la nascita di nuovi contesti calcistici e la profonda spirale che separa dal economicamente le grandi e piccole squadre sono le cause più conclamate della fine di tale fenomeno.
Anni fa invece stare per tutta la carriera in un solo club era un onore ed una cosa assolutamente normale, cosicché oggi possiamo ricordare e celebrare più di un calciatore sotto quest'ottica.
Poco conosciuto in Italia risulta sicuramente Giorgos Koudas, per tutta la carriera con la maglia del PAOK Salonicco, ma davvero ad un passo dall'esordire con i rivali dell'Olympiakos nel 1966.



La sua crescita calcistica avviene proprio nel settore giovanile della Dikefalos tou vorra dove sin da subito mette in mostra un talento sopraffino ed una grandissima personalità.

lunedì 13 marzo 2017

WHEN THE SKY WAS BLUE

Nessuna competizione come la FA Cup è in grado in trasmettere lo stesso grado di emozioni e di riconciliare talvolta con i veri valori del football.
La storia della più antica competizione per club è colma di memorabili imprese, laddove anche i più improbabili Underdog si sono concessi una o più giornate di autentica gloria.
In effetti il contesto della Coppa d'Inghilterra è teatro da sempre dei cosiddetti Giant Killing,  vale dire il caso in cui una squadra di serie inferiore elimina una delle Grandi del calcio inglese.
In casi leggermente più rari la squadra sfavorita è riuscita addirittura a vincere la competizione, generando sorpresa ed ammirazione in tutta l'isola britannica.
Uno dei casi più noti in tal senso è l'affermazione del Coventry di John Sillett nel torneo del 1987, battendo in finale il Tottenham.




Un percorso netto quello degli Sky Blues, fatto di qualità e di grande intensità, come dimostra l'accesa semifinale contro il Leeds vinta con un sofferto 3-2.

giovedì 2 marzo 2017

CAN BARTU, IL CESTISTA CALCIATORE

In un ipotetico film di matrice hollywoodiana il protagonista, nazionale di basket, scopre quasi per caso di essere altrettanto bravo a giocare a calcio, arrivando alla clamorosa decisione di diventare calciatore professionista ed una stella assoluta della nuova disciplina.
La cosa sorprendente è che quanto appena raccontato non è la trama di un lungometraggio, ma l'inizio della carriera calcistica di Can Bartu, cestista/calciatore turco, protagonista davvero di un'esistenza da "cinema".
 
 
Nativo della capitale Istanbul, si dedica proprio al basket nella sezione del Fenerbahçe diventando ben presto uno dei migliori giocatori della nazione, arrivando per giunta a giocare nella selezione nazionale.

lunedì 20 febbraio 2017

UN TOCCO DI MASCARENHAS

Il calcio portoghese ha storicamente attinto dalle sue ex colonie africane naturalizzando o semplicemente acquisendo i servigi di alcuni dei più grandi campioni del calcio lusitano.
La mente va inevitabilmente al leggendario Eusebio, fuoriclasse nato in Mozambico e diventato la Pantera Nera per tutto il Portogallo.
In un nostro precedente articolo abbiamo raccontato il grande Mario Coluna, sublime centrocampista del Benfica e della nazionale brasiliana, anch'egli nato a Maputo, capitale dello stato mozambicano.
Anche l'Angola in quanto ex colonia ha più volte fornito atleti alla "casa madre", alcuni dei quali hanno scritto pagine importanti una volta sbarcati nel vecchio continente.
Uno su tutti è sicuramente il funambolico Domingos António da Silva, meglio conosciuto dalla parti di Lisbona, specialmente nel versante Sporting, con il soprannome di Mascarenhas.

Le analogie con lo storico attaccante del Benfica non si limitano solo al continente di origine, ma sfociano anche nelle caratteristiche tecnico/atletiche messe in mostra sul terreno di gioco.

domenica 12 febbraio 2017

WAMOS CACIQUE!!!!

Il calcio cileno ha sempre rappresentato uno dei palcoscenici più accattivanti del panorama sudamericano, nonostante la difficoltà ad ottenere vittorie internazionali.
La storica nazionale Roja ha prodotto alcuni tra i più grandi campioni del panorama sudamericano e non solo, inseribili in una lunga lista fortunatamente ancora in aggiornamento.
Se la nazionale ha dovuto attendere il 2015 ed il 2016 per ottenere un'agognata quanto meritata doppia affermazione in Copa America, le squadre di club hanno dovuto attendere ben 31 anni per ottenere il primo storico successo in Copa Libertadores.
Dopo una serie di finali sfortunate, nel 1991 il Colo Colo porta in Cile per la prima volta l'agognato trofeo, mandando in estasi i tifosi a Santiago.


Artefice primo di tale storico successo è il tecnico jugoslavo Mirko Jozić, allenatore vincente nonché personaggio talmente particolare che meriterebbe un articolo personale.

sabato 4 febbraio 2017

EL CONDORITO

Nella storia del Newell's Old Boys trovano spazio alcuni dei più grandi personaggi della storia del calcio argentino, essendo i Leprosos una delle squadre più particolari ed affascinanti del panorama sudamericano.
Tra i tanti che hanno contributo a rendere la maglia rossonera famosa in tutto il mondo vi è sicuramente l'attaccante Víctor Rogelio Ramos, meglio conosciuto dalle parti di Rosario con il soprannome di El Condorito.
 
 

Tale particolare nomignolo gli deriva dall'eccezionale fiuto per il gol, che lo rende un vero e proprio rapace dell'area di rigore: i 16 metri avversari sono in effetti il suo habitat naturale, all'interno del quale sembra possedere il classico dono di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto per la giocata realizzativa.

sabato 28 gennaio 2017

ARON WINTER

Una dei capisaldi del settore giovanile dell'Ajax è quello di formare giocatori completi in ogni fondamentale, con particolare attenzione alla tecnica di base, ritenuta il vero requisito indispensabile  per ogni giocatore.
Durante il cammino di crescita il giovane calciatore affina l'aspetto tecnico e completa la maturazione fisico/atletica, diventando pronto ed utile per la prima squadra
Oltre agli olandesi "autoctoni" il club di Amsterdam ha attinto da quei ragazzi provenienti da quel inesauribile serbatoio di talento che è il Suriname, forgiando autentici ed indimenticabili campioni.
Uno di questi risponde al nome di Aron Winter, eccezionale mezzala tra le migliori della sua epoca, vera e propria reincarnazione tecnica di quello che vent'anni prima veniva chiamato calcio totale.
 
 
In effetti il centrocampista nativo di Paramaribo in campo riesce a fare più o meno tutto, amalgamando al meglio le doti fisiche fornitegli da madre natura con una squisita tecnica di base.

sabato 21 gennaio 2017

ROBA DA PAZ!!!

Da quando il calcio si è pienamente espanso in ogni parte del mondo si è potuto notare le varie differenze tra le varie scuole continentali.
Per esempio un sempre attuale adagio segnala come tra Europa e Sudamerica vi sia una notevole differenza di ritmo, che rende alcuni giocatori adatti a giocare in entrambi i contesti ed altri no.
La prova concreta della sua veridicità lo abbiamo analizzando la carriera di tanti giocatori sudamericani, veri e propri fuoriclasse in patria, ma semplici comparse o peggio nel vecchio continente.
Senza scomodare nomi altisonanti o molto conosciuti, vale la pena ricordare un giocatore uruguaiano, passato anche dall'Italia senza fortuna, ma autentico idolo in ben tre nazioni dall'altra parte dell'oceano.
In tal senso Ruben Paz a mandato letteralmente in visibilio milioni di tifosi grazie ad un piede sinistro fatato ed a un'intelligenza calcistica straordinaria.
 
 
Dopo i primi calci tirati nel Peñarol Artigas, squadra della sua città natale, passa appena diciottenne ad una altro Peñarol, quello glorioso e vincente di Montevideo.