martedì 12 dicembre 2017

IVKOVIC IL DIFENSORE CHE PRESE A CALCI IL NAZISMO

Milutin Ivković non è il primo nome che viene in mente né quando si parla di calcio né quando si parla di eroi di guerra, eppure fu entrambe le cose: un calciatore come pochi se ne sono visti e un uomo coraggioso e degno di ammirazione, la cui leggenda vivrà per sempre.
 
 
Tutti i quasi conoscono l'ex portiere della Croazia e della Jugoslavia Tomislav Ivkovic colui che riuscì ad ipnotizzare, per ben due volte, Diego Armando Maradona parandogli altrettanti tiri dal dischetto; in pochi conoscono, invece, la storia di un altro Ivkovic, Milutin jugoslavo anche lui ma di nazionalità serba.

domenica 10 dicembre 2017

LUDO COECK

A partire dagli anni '70 il calcio belga comincia a dimostrare sul campo la bontà di un movimento che solamente negli anni '30 aveva iniziato a dare segni di sé.
La sua crescita esponenziale è ovviamente connessa all'esplosione di una generazione di calciatori ancora oggi ricordata con piacere, tanto da fungere da naturale metro di paragone per la forte rappresentativa dei giorni nostri.
Non solo la selezione belga si riaffaccia a grandi livelli nei grandi tornei, ma anche un club come l'Anderlecht arriva a vincere per due volte la Coppa delle Coppe nella parte finale di tale periodo.
Tra i tanti campioni che guidano tale ripresa balza all'occhio un centrocampista completo e potente, vero trascinatore dei Paars-wit e della nazionale belga, in assoluto uno dei migliori prospetti europei a cavallo tra gli anni '70 ed '80.
Il suo nome è Ludo Coeck e purtroppo per lui il suo talento è stato pari all'incredibile sfortuna che ne ha minato la carriera, fino al tragico epilogo.


La carriera di Ludovic (questo il suo nome completo) prende il via nella natia Berchem, dove con la squadra locale si mette da subito in mostra nel ruolo di centravanti.

domenica 3 dicembre 2017

PIETRO SERANTONI, UNA VITA DA MEDIANO

In tutte le imprese recenti della nazionale italiana appare fondamentale la figura di un mediano di sostanza, deputato a garantire un solido contributo in fase di interdizione e di sostegno ai compagni.
Nel 1982 l'ottimo Gabriele Oriali si erge a grande protagonista sorreggere Bruno Conti e Giancarlo Antognoni ed un modulo che vede la presenza di due punte fisse.
Nel 2006 un generosissimo Gennaro Gattuso corre quasi per due per lasciare libero da compiti di contenimento il compagno Andrea Pirlo e per consentire la presenza di due attaccanti di ruolo e, nel caso, un trequartista (Del Piero o Totti).
Andando più a fondo nelle storia calcistica azzurra non possiamo non notare come il centrocampista di quantità sia una vera e propria peculiarità del nostro calcio, fondamentale anche per successi ormai datati.
A tal proposito vale la pena ricordare come Vittorio Ponzo nel 1938 costruisca una vincente nazionale sia sul talento di Giuseppe Meazza e Silvio Piola, sia sulla presenza di presunti "gregari", chiamati a giocare in funzione delle necessità della squadre e dei suoi assi.
In tale contesto appare di spicco la figura di Pietro Serantoni, eccelso mediano di fatica, che nel torneo disputato in Francia scrive un vero e proprio trattato agonistico di tale sottovalutato ruolo.


Molto particolare è il fatto che inizi la carriera nella natia Venezia nel ruolo di interno, salvo poi nel tempo arretrare la propria posizione per meglio usufruire delle sue potenzialità.

mercoledì 29 novembre 2017

TU QUOQUE ROBERTO, FILI MI!

Il classico "gol dell'ex" è il massimo smacco che una tifoseria possa subire, in particolar modo quando a segnarlo è una bandiera del club o, quantomeno, un idolo assoluto della stessa.
La storia del calcio è colma di calciatori che, insensibili ad ogni precedente appartenenza, decidono di dare un doppio dolore agli ex tifosi, pugnalandoli emotivamente con la beffa di un gol.
Ai nostri giorni si è sviluppata la tendenza a non esultare, cercando così di esprimere una certo rispetto per la vecchia maglia, quasi a comunicare di non provare gioia nella realizzazione, ma di aver segnato solo per obblighi professionali.
I pro e i contro di tale atteggiamento sono stati più volti discussi, considerando che precedentemente non vi era tale "rispettosa" tendenza ed il gol veniva festeggiato come tutti gli altri.
Un esempio lampante è rappresentato da un pesantissimo gol dell'ex, realizzato da Roberto Pruzzo il 30 giugno 1989 contro la SUA Roma, determinante addirittura per risolvere uno spareggio.

Nell'estate dell'anno si era materializzato infatti l'addio dell' O Rei di Crocefieschi alla maglia giallorossa, attraverso il suo passaggio alla Fiorentina.

domenica 26 novembre 2017

"MISS" MAURO RAMOS

Uno dei luoghi comuni sul calcio brasiliano riguarda la forte tendenza a considerare esclusivamente la fase offensiva a discapito di quella difensiva, portando a pensare che nella nazione dell'Ordem e Progresso non possano nascere difensori validi.
Recentemente tale adagio è stato concretamente smentito dall'apparire nell'orizzonte calcistico di valenti centrali difensivi di origine brasiliana, alcuni dei quali considerati tra i migliori interpreti del ruolo.
Precedentemente al calcio del 2000 le squadre brasiliane e la leggendaria Seleçao sembravano davvero scendere in campo con il solo scopo di segnare una rete in più dell'avversario, puntando quindi fortemente sulla eccelsa tecnica di base e sul continuo possesso palla, quale prevalente forma di opposizione agli avversari.
Ad un'analisi più attenta non possono sfuggire le figure di grandi difensori che nel corso del tempo hanno rappresentato una piacevole eccezione a tale offensiva impostazione.
Precursore della futura generazione di forti difensori brasiliani è sicuramente Mauro Ramos, centrale talmente elegante ed efficace da rappresentare ancora oggi un parametro di riferimento.


Il suo nome potrebbe benissimo ben figurare vicino ai mitici Caudillos del calcio sudamericano, dei quali fanno parte campioni quali Josè Nasazzi, Elias Figueroa e Daniel Passarella.

domenica 19 novembre 2017

CAMILLO JERUSALEM

Un personaggio come Hugo Meisl non può che essere indicato come uno degli allenatori più importanti del XIX secolo, principalmente per quanto lui fatto alla guida della nazionale austriaca.
E' proprio grazie alla sua conduzione tecnica che nasce il Wunderteam ("squadra delle meraviglie") all'inizio degli anni'30, capace di dominare a livello continentale di rappresentare un modello da emulare per le altre rappresentative.
La sua improvvisa morte nel 1937 priva la rappresentativa del suo storico allenatore, in momento nel quale le vicende politiche stanno fortemente minando l'esistenza stessa dell'Austria quale nazione.
Meisl non può così assistere all'annessione della sua nazione alla Germania nazista (Anschluss), che comporta, oltre che le evidenti conseguenze di carattere sociale, anche l'imposizione per i giocatori austriaci di andare a rinforzare la nazionale tedesca.
C'è chi si rifiuta decisamente di giocare per i dominatori tedeschi, come Matthias Sindelar, probabilmente il più forte giocatore austriaco di tutti i tempi, il quale non fa mistero della sua avversione al nazismo arrivando a disertare anche la convocazione per il Mondiale del 1938.
Il famigerato Carta Velina morirà in circostanze mai chiarite nel 1939, pagando probabilmente tale diniego ed un atteggiamento ostile nei confronti del nazismo e delle più o meno velate intimidazioni volte ad inserirlo nella nazionale tedesca.
Accanto alla sua simbolica figura vi è un altro calciatore che decide di voltare le spalle al Reich, creando meno trambusto mediatico, ma, al tempo stesso, rappresentando dal punto di vista tecnico una grave perdita per la nazionale.
Parliamo di Camillo Jerusalem squisita mezzala sinistra in grado davvero di poter fare la differenza in un quel magnifico calcio degli anni'30.


La usa predisposizione per il gioco del calcio gli permette di entrare a far parte della rosa dell'Austria Vienna nel 1930 a soli 16 anni, dopo che aver dimostrato classe e tecnica a livello amatoriale.

domenica 12 novembre 2017

RUGGERO GRAVA, IL NUOVO GABETTO

Nell'estate del 1948 il presidente del Torino Ferruccio Novo inizia una meticolosa opera di rinnovamento della squadra, andando a tesserare nuovi potenziali campioni da inserire gradualmente nell'undici titolare.
L'operazione è il frutto di una dettagliata ricerca volta a reperire quei talenti degni di poter sostituire i componenti di quello che ancora oggi è ricordato come il Grande Torino.
Il raggio d'azione non è limitato alla sola Italia, ma spazia anche per tutta Europa, essendo la squadra piemontese conosciuta in tutto il continente, dove la sua nomea di Invincibile rappresenta un sogno per ogni calciatore.
Badando poco alle spese e molto più al valore e alla futuribilità dei giocatori, arrivano a disposizione quattro elementi di sicuro valore, inizialmente proponibili come riserve dei fortissimi titolari.
Da Casale arriva a rinforzare il reparto difensivo il terzino sinistro Piero Operto, mentre il reparto di centrocampo viene ampliato dall'acquisto di Rubens Fadini, ventiduenne proveniente dalla Gallaratese.
Per quanto concerne l'attacco le scelte della società vertono tre giocatori provenienti da campionati esteri, a conferma del carattere internazionale della ricerca effettuata.
Dalla Cecoslovacchia e precisamente dallo Slovan Bratislava viene prelevata la mezzala Július Schubert, mentre dalla Francia arrivano due centravanti, il transalpino Émile Bongiorni e l'italiano Revelli Ruggero Grava, nato in Francia da genitori italiani emigrati dal Friuli in cerca di fortuna.



Su di lui si indirizzano particolarmente le speranze dell'allenatore inglese Leslie Lievesley, che in vede in lui quelle specifiche qualità che potrebbero farne il sostituto del grande Guglielmo Gabetto.