sabato 9 novembre 2019

JOGOO'S PRIDE

Senza nessuna spocchia Geoffrey Alan Hudson, purtroppo scomparso quattro anni fa, avrebbe potuto vantarsi di aver portato l’SC Villa ad un passo dal titolo di Campione d’Africa,  meritandosi un posto d’onore nella storia e nella leggenda del calcio ugandese.
Arrivato sulla panchina dei Jogoo nel 1988, sfrutta la lunga esperienza da calciatore e allenatore nella natia Gran Bretagna per forgiare una squadra in grado di continuare ad imporsi in patria, ma,contemporaneamente, di strabiliare l’intero continente in Champions League tre anni dopo.

L’eccezionalità   dell’evento   non   ricade   meramente   nella   finale   della   stessa,   persa   piuttosto malamente contro il Club Africain, ma nell’incredibile prestazione offerta nei quarti di finale, quando, contro pronostico e con una sconfitta all’andata, la squadra del distretto di Wakiso elimina addirittura l’Al Ahly.

martedì 22 ottobre 2019

L'IMPRESA DI ALEXANDER FABIAN

Nel linguaggio calcistico tante volte forse si esagera parlando di imprese ed eroi, ponendo troppa enfasi su determinate prestazioni sportive o prove individuali.
Va però precisato come agli albori del calcio agonismo ed epicità di coniugano al meglio, attraverso gesta sul campo e fuori di autentico ardore e sprezzo della propria incolumità fisica e del pericolo.
Un episodio calzante in tal senso è avvenuto il 6 giugno del 1925 sul campo dell'Hakoah Vienna, squadra che da lì a poco avrebbe festeggiato il suo primo ed unico titolo nazionale.
L'impresa nell'impresa è compiuta dal talentuoso portiere Alexander Fabian, per una volta protagonista lontano dalla propria porta.




A due giornate dal termine del campionato la squadra espressione della "forza" (Hakoah) ebraica si trova ad ospitare il Wiener Sport-Club in una gara necessariamente da vincere.

sabato 12 ottobre 2019

PRIMA DI IBRA C'ERA TROLLGUBBEN

Consultando le statistiche della nazionale svedese ci accorgiamo come Zlatan Ibrahimovic detenga il primato per reti segnate, 62, a conferma della tesi che lo vuole essere il miglior giocatori di tutti i tempi del paese scandinavo.
Senza entrare in diatribe o contese su chi invece possa essere il più forte Blågult della storia, vale la pena vedere chi si trova al secondo posto; d'acchito ci accorgiamo che a quota 49 troviamo un attaccante in attività negli anni'20 e 30, talmente forte da raggiungere tale quantitativo in appena 43 presenze, con la strepitosa media di 1,14 gol a partita.
Il fenomeno in questione si chiama Sven Rydell, calciatore famosissimo in patria, ma poco conosciuto al di fuori della stessa, per il fatto di aver giocato solamente con club svedesi e di non aver mai giocato un grande torneo per nazionali.



Restando nell'ambito quantitativo vanno evidenziate anche le 146 reti segnate in 168 partite di Allsvenskan, la massima competizione calcistica svedese, da lui vinta due volte nel 1925 e nel 1928 con la maglia dell'Örgryte.

mercoledì 2 ottobre 2019

CHI SI RICORDA DEL BAYER UERDINGEN?

Forse in pochi si ricordano come il colosso farmaceutico Bayer si stato legato calcisticamente legato ad un'altra città oltre a Leverkusen: dal 1953 la "fabbrica dell'aspirina" ha impresso il suo marchio sulla maglia della squadra di Krefeld, a seguito della fusione tra le locali Fc Uerdingen 05 e Werkssportgruppe Bayer AG Uerdingen.
L'apice di tale connubio, terminato nel 1995, avviene nel 1985, quando la squadra di Karl-Heinz Feldkamp conquista la coppa nazionale battendo nel più classico scontro tra "Davide e Golia" il forte Bayern Monaco.


Ad essere onesti la squadra di Krefeld nell'anno in questione è davvero una matricola terribile, in grado di concludere la Bundesliga al sesto posto subito a ridosso della zona valida per la qualificazione alla coppe europee.

giovedì 26 settembre 2019

PATAGONIA 1942 : LA LEGGENDA DEL MUNDIAL DIMENTICATO


Quella del “mundial” dimenticato, il mondiale di calcio che si presume sia stato giocato nel 1942 (mai riconosciuto dalla FIFA), è una vicenda che per come c’è concesso conoscerla, si colloca su un’ipotetica linea di demarcazione tra la storia e la leggenda.
La storia vuole che in quell’anno il mondiale non fu giocato, causa seconda guerra mondiale che dilaniava i paesi europei, quasi come se non esistesse un domani; la leggenda narra invece l’opposto, che quell’anno il mondiale si giocò.
In modo atipico e non convenzionale ma fu giocato nella Patagonia Argentina, lontano dagli orrori della guerra e organizzato da un conte di origini balcaniche emigrato, che risponde al nome di Vladimir Otz.



Si narra che il suddetto aristocratico fosse un personaggio piuttosto stravagante e molto ricco capace di comprare un palazzo antico nella vecchia Europa per poi smontarlo e ricostruirlo nella Patagonia argentina. Nel 1941 Otz si era messo in testa di organizzare in Patagonia il quarto mondiale di calcio e così scrisse più lettere a Julies Rimet l'ideatore dei campionati del mondo; quest'ultimo inizialmente fu d'accordo, ma poi fece inspiegabilmente marcia indietro.

sabato 21 settembre 2019

ALFREDO BODOIRA E L'INIZIO DELL'EPOPEA DEL GRANDE TORINO

Nel pazzo ed imprevedibile universo calcistico può essere realistico attribuire ad un ex juventino il merito di aver dato il via alle vittorie del Grande Torino?
Sicuramente d'acchito ogni tifoso granata inorridirebbe di fronte a tale affermazione, essendo la rivalità cittadina sotto la Mole molto sentita per non dire aspra nei meandri del tifo più caloroso.
Tuttavia, se analizziamo con attenzione i fatti ci accorgiamo che l'11 aprile del 1943 è una prodezza di uno juventino a garantire il successo sul campo della Lazio, permettendo ad i granata di fare un pazzo importante verso la vittoria dello Scudetto, il secondo della storia ed il primo della leggendaria squadra granata.
Se pensate che il protagonista in questione sia l'attaccante Gugliemo Gabetto siete in errore, anche se i gol dell'ex juventino sono indispensabile nel successo in questione: a permettere agli uomini di espugnare per 3-2 lo Stadio Nazionale del PNF è il portiere Alfredo Bodoira, arrivato dai "cugini" bianconeri l'anno prima.



Dopo essere passato in svantaggio per un gol di Italo Romagnoli, la compagine piemontese ribalta il risultato con i gol di Gabetto, Ezio Loik e Valentino Mazzola, dimostrando ancora una volta la propria forza e lo straordinario potenziale offensivo.

sabato 14 settembre 2019

IL SATELLITE POPLUHAR

Quanti calciatori possono fregiarsi dell'onore di vedere il suo nome attribuito ad un asteroide? In una cerchia oggettivamente ristretta rientra Ján Popluhár, straordinario libero cecoslovacco talmente grande nel ruolo da meritarsi l'associazione del suo nome al corpo celeste principale 267585.
Questo astronomica nomea si associa a gesta di altissimo valore in campo, dove il difensore nativo a Bernolákovo ha fatto scuola sia in patria sia a livello internazionale, in una lunghissima e prestigiosa carriera.



In termini di stile e di efficacia siamo senza dubbio di fronte ad un caposaldo del ruolo, uno sweeper, per dirla in termini anglosassoni, in grado davvero di usare "sciabola e fioretto" a seconda dei casi.
Al momento opportuno non disdegna il tackle o l'energia entrata, senza però eccedere in fisicità o cattiveria, come dimostra il fatto di non essere mai stato espulso ed aver ricevuto  un unico cartellino giallo in una carriera ultraventennale.
Spontaneamente Popluhár si mette in mostra anche in fase di costruzione, con una fierezza negli sganciamenti offensivi da precedere cronologicamente i grandi nomi che hanno reso il ruolo di libero molto più di un ultimo battitore.
Sin dai primi anni nello Slovan Bratislava, dove esordisce a ventenne nel 1955, si erge a difensore implacabile nelle chiusure quanto imperioso nell'uscire dalla difesa a testa alta, mettendo in mostra un tecnica ed un tempismo di altissimo livello.
Un mix di fisico (182 centimetri di altezza) e di classe che lo rendono il prototipo di quel calciatore che negli anni'70 diventerà la regola nel nuovo football di stampo europeo.
L'allenatore Leopold Šťastný, noto per il vezzo di dare un soprannome ad ogni suo giocatore, gli conferisce il nomignolo di Bimbo, per via della sua faccia da bravo ragazzo e per una naturale tendenza a non far male all'avversario. Tale caratteristica non va letta come eccessiva timidezza o scarsa indole, ma come la massima esemplificazione di una lealtà davvero d'altri tempi.
Con i Belasi scrive pagine indelebili nella storia della società slovacca, vincendo un campionato e tre coppe nazionali, giocandovi 262 e trovando la rete 21 volte, bottino di tutto rispetto se consideriamo che la tendenza del tempo preveda che il libero molto difficilmente superasse la linea di centrocampo.
Prestazioni eccezionali e la capacità di gestire ogni situazione in campo con la sicurezza di un veterano, lo rendono il baluardo difensivo perfetto per la nazionale cecoslovacca, indubbiamente una delle più forti in Europa nel periodo.



Con la stessa prende parte e vince la sesta ed ultima edizione della Coppa Internazionale, mettendosi in mostra come uno dei liberi migliori del continente e meritandosi la convocazione per il Mondiale del 1958.