domenica 20 maggio 2018

NESSUNA PIETA'

Nell'estate del 1961 la dirigenza del Lanerossi Vicenza decide mettere in atto una vera rivoluzione nel proprio reparto offensivo, probabilmente per migliorare le 35 reti realizzate nella stagione appena terminata.
Il presidente Pietro Maltauro avvalla il ritorno di Sergio Campana del Bologna e punta su una serie di talenti italiani in cerca di conferme o di rivincite, come Giovanni Vastola, Giuliano Fortunato e Giordano Colausig.
Fedele, inoltre, al trend di completare la rosa con giocatori stranieri acquista dal Milan l'Argentino Santiago Vernazza e porta in Veneto lo jugoslavo Bora Kostic e l'olandese Piet Kruiver.
Grande attenzione è ovviamente destinata a questi ultimi, in relazione soprattutto a quanto di buono da loro fatto in patria, rispettivamente con le maglie di Stella Rossa e PSV e con le rispettiva nazionali.
Sfortunatamente per la compagine biancorossa i due saranno invece due delusioni: mentre Kostic riesce a scendere in campo solo 7 volte a causa di una frattura al piede, Kruiver sembra aver dimenticato in Olanda la sua vena realizzativa.


A 23 anni il centravanti olandese arriva nel campionato italiano forte di quattro positive stagioni ad Eindhoven, dove si è messo in mostra per buone capacità tecniche e per un ottimo fiuto del gol, arrivando a segnare nel solo campionato ben 36 reti.

giovedì 17 maggio 2018

IL FLAMURTARI, SOKOL KUSTHA E L'EUROPA

Nella metà degli anni'80 la squadra albanese del Flamurtari si fa conoscere al di fuori dei confini nazionali grazie a due indimenticabili doppi confronti contro il grande Barcellona.
Nella Coppa Uefa 1986/1987 al primo turno la squadra di Valona impatta per 0-0 al Camp Nou e nella gara di ritorno culla per 23 minuti la possibilità di passare il turno, grazie al gol di Vasil Ruci.
A salvare la squadra Blaugrana da una clamorosa eliminazione ci pensa Esteban Vigo ad un minuto dalla fine, gettando nello sconforto più totale il pubblico del Flamurtari Stadium, già pronto ad una festa di dimensioni epocali.
L'anno successivo i rossoneri si ripresentano al via della medesima competizione, trascinati dalle grandi giocate di Sokol Kushta, decisivo nel primo turno contro il Partizan Belgrado e grande protagonista nella sfida degli ottavi contro la "Chimera" Barcellona.


L'esordio del Flamurtari nella coppa Uefa 1987/1988 avviene in casa davanti a 19000 spettatori, letteralmente portati al settimo dalla cielo dalla vittoria per 2-0, decisa dall'autorete di Aleksandar Đorđević e dal gol di Roland Iljadhi a pochi minuti dalla fine.

domenica 13 maggio 2018

RIDOLINI LO DICE A QUALCUN ALTRO!

Ancora oggi in Italia la parola "Corea" evoca brutti ricordi, con la mente che va a quella nefasta serata di Middlesbrough del 19 luglio 1966, quando la tronfia Italia di Edmondo Fabbri veniva clamorosamente affondata dalla rete di Pak Doo-Ik.
Lo shock nella penisola non è mai stato del tutto superato, tant'è che tante sono le inesattezze, le polemiche e le leggende più o meno strampalate che ancora alleggiano intorno a quell'indimenticabile partita.
Nella fretta di trovare un colpevole e di dimenticare in fretta l'onta, stampa e tifosi hanno dato nel tempo la colpa al povero Fabbri, a Giacomo Bulgarelli infortunato, a Marino Perani impreciso sotto porta ed alla supponenza della squadra intera accolta dal lancio di pomodori una volta rientrata in Italia.
A tale aspetto è legata anche la scarna e storica relazione che Ferruccio Valcareggi ha fatto una volta visionata la squadra asiatica prima del match:"Sembrano Ridolini".
Inconsapevolmente il grande tecnico triestino si rendeva protagonista di una clamorosa topica, poco affine alla grande conoscenza di calcio da lui dimostrata in tutta la carriera.
La prestazione della Corea del Nord nel Mondiale inglese è stata invece straordinaria e sorprendente, per intensità, per velocità, per corsa infinita, per conoscenza tattiche ed anche per inaspettate doti tecniche.
La rocambolesca sconfitta ai quarti contro il Portogallo di Eusebio ha di fatto dimostrato come anche in Asia si potesse fare calcio di alto livello, mettendo in mostra una preparazione atletica figlia di metodi altamente efficaci.
Una figura che è sempre rimasta nell'ombra è quella del giovane portiere Lee Chang-Myung, protagonista assoluto della rassegna, in barba a chi gli preannunciava caterve di palloni da raccogliere nella propria rete.


A dire il vero l'esordio sembra conferma tale previsione, in quanto la nazionale allenata da Myung Rye-Hyun subisce un dura sconfitta per 3-0 contro l'URSS, in un incontro che mette a dura prova il diciannovenne portierino coreano.

giovedì 10 maggio 2018

A MURALHA

Fino alla fine degli anni'90 si è sempre diffidato del valore dei portieri brasiliani, esasperandone a tal punto la pochezza da ritenere che la grande Seleçao abbia sempre giocato "senza il portiere".
Tale superficiale analisi verte sul fatto che la scuola calcistica brasiliana abbia una marcata matrice offensiva, tralasciando in tal senso la formazione di validi difensori e di conseguenza di solidi estremi difensori.
Con molto probabilità siamo di fronte ad un luogo comune, nato a seguito del Maracanazo del 1950, addebitato da stampa e pubblico a Moacir Barbosa, grande portiere caduto però in disgrazia calcistica proprio a seguito del gol decisivo di Alcides Ghiggia.
Si è inoltre spesso ironizzato sulle deficienze di portieri quali Felix o Valdir Peres, ritenuti più o meno con ragione quali comprimari in squadre composte da indimenticabili campioni.
Solo con l'avvento di Claudio Taffarel appunto negli anni'90 si è assistito ad un cambio di ottica in tal senso, successivamente confermato dalla positiva generazione di ottimi portieri che il calcio verdeoro ha poi prodotto, grazie a profili quali Dida, Julio Cesar per poi arrivare ai contemporanei Allison o Ederson.
Ricordo a tal proposito lo stupore di un grande conoscitore di calcio come Josè Altafini, che si disse sorpreso di come dal Brasile potessero anche nascere portieri di livello mondiale.
Dopo tale rapido excursus occorre considerare le possibili eccezioni a quella che è obiettivamente una visione parziale e soggettiva legata ai risultati più evidenti e penalizzata fortemente dalla mancanza di validi riferimenti visivi.
In tale contesto non si può non considerare la figura di Oberdan Cattani, portiere talmente forte da essere soprannominato A Muralha (la Muraglia), ma al tempo stesso sottovalutato per non aver mai giocato un Mondiale, oltretutto per colpe non sue.


Siamo a tutti gli effetti di fronte ad una leggenda del Palmeiras, avendo vestito la casacca del Verdão dal 1940 al 1954, periodo nel quale si è contraddistinto per grandi parate e per la spiccata personalità.

sabato 5 maggio 2018

L'HASSE NELLE MANICA

Nei magnifici ann'80 le squadre italiane hanno avuto la possibilità di rinforzare le proprie rose attingendo dal mercato estero, vedendo progressivamente aumentato il numero degli stranieri tesserabili.
Nel 1988 tale limite è stato alzato a 3, dando adito maggiormente alla ricerca di potenziali campioni, il più delle volte scommesse volte ad attirare curiosità nelle piazze di riferimento.
L'andare a pescare fuori confine diventa ancora di più un espediente sia per galvanizzare le folle ed ottenere maggiore consenso, sia come alibi nel caso di fallimento tecnico.
Proprio in quel periodo il Cesena si trova nella necessità di completare il parco attaccanti dopo la cessione di Ruggiero Rizzitelli alla Roma, dovendo affiancare un valida seconda punta al rientrante Massimo "Condor" Agostini.
Dopo aver vagliato varie soluzioni il presidente Edmeo Lugaresi ed il direttore sportivo Pier Luigi Cera trovano il profilo giusto nel campionato svizzero, precisamente nello Young Boys.
I gialloneri vengono da una stagione in chiaroscuro, ma hanno messo in mostra una mezzapunta svedese tecnica e rapida, idonea al profilo ricercato dalla società romagnola.
Hans "Hasse" Holmqvist, viene così ingaggiato per formare una prolifica coppia con il già citato Agostini, facendo leva sulla buona tecnica e sul potente piede sinistro.


Sgomberiamo subito il campo da ogni fraintendimento: l'attaccante svedese rientra nella lista degli stranieri maggiormente deludenti del nostro campionato, non riuscendo ad entrare in sintonia con il nuovo ambiente e con il nuovo contesto calcistico.

martedì 1 maggio 2018

LA MANINA SANTA

A distanza di 64 anni dalla sua ultima partita giocata, Silvio Piola è ancora oggi una leggenda assoluta ed assolutamente attuale, tante volte ancora chiamata in causa come più o meno consono metro di paragone.
A mantenere vivo il suo ricordo vi sono sicuramente le 274 reti realizzate in serie A, ancora oggi primato assoluto di realizzazioni, al quale fanno aggiunte altri 16 gol segnati nella Divisione Nazionale post bellica 1945/1946.


Chi ha avuto l'onore di vederlo dal vivo ne parla come di un giocatore unico, un attaccante moderno in un'epoca nella quale non venivano richiesti particolari compiti tattici o una viva partecipazione alla manovra.

sabato 28 aprile 2018

LA GRANDE IMPRESA DELL'URFC CALAIS

Il Calais era una squadra come tante formata da ragazzi che giocavano a calcio per hobby, mentre nella vita di tutti i giorni svolgevano altri mestieri. Alcuni erani operai, impiegati, panettieri, carpentieri, ecc.
 
 
I loro allenamenti si svolgevano la sera unico momento in cui tutti i giocatori erano liberi dagli impegni lavorativi.