sabato 15 dicembre 2018

NON SOLO MOACIR BARBOSA....


" La sentenza più pesante in Brasile è trent’anni, ma la mia prigionia ne è durata cinquanta"  (Moacir Barbosa)

"Me la dai sui piedi, triangolo alle spalle di Bigode,a questo punto Augusto non può uscire sempre, deve zonare, vediamo gliinserimenti. Oppure, se devo fare uno contro uno con lui, me lo mangio" (Alcides Ghiggia).

Le due dichiarazione soprariportate, inerenti al celebre Maracanazo, riassumono in buona sostanza chi è stato etichettato come responsabile di quella che è stata una vera e propria tragedia sociale per il Brasile.
Non senza un'evidente componente di razzismo, la colpa del fallimento è stata data ai giocatori di colore della rosa brasiliana, con il portiere Moacir Bardosa messo alla gogna come l'uomo che "ha fatto perdere il Brasile".
Allo stesso modo, ma con meno eco mediatico, anche il terzino sinistro João Ferreira "Bigode" è stato meschinamente tacciato quale colpevole nell'azione di gol di Ghiggia, indipendentemente dal valore assoluto del difensore del Flamengo e dalla qualità dell'azione uruguagia.


Analogamente all'estremo difensore del Vasco Da Gama anni di ottime prestazioni e la stima di tutto l'ambiente calcistico sembrano finire in un perpetuo dimenticatoio, mettendo la parola fine alla sua carriera in nazionale e gettando nell'oblio quella nella squadra di club.

domenica 2 dicembre 2018

GOL OLIMPICO AL MONDIALE

Uno dei gol più spettacolari è indubbiamente quello segnato direttamente da corner, passato alla storia come il Gol Olimpico dopo che, nel 1924, l'argentino Cesáreo Onzari lo realizzò contro l'Uruguay, fresco vincitore del torneo Olimpico.
Per realizzare una simile prodezza occorre essere in possesso di un piede estremamente sensibile, laddove l'imprevedibilità del gesto e della relativa traiettoria debbono almeno in parte trovare la lasciva collaborazione del portiere avversario.
In Italia Massimo Palanca è ancora oggi ricordato per la sua abilità nel segnare ben 13 gol direttamente da corner, grazie ad un piede sinistro piccolo e fatato che avrebbe probabilmente meritato ben altra carriera.
In anni più recenti un altro sinistro magico, quello del Chino Alvaro Recoba, ha più volte beffato gli estremi difensori avversari dalla bandierina, inserendo il nome del lunatico uruguaiano accanto a quelli di altri possessori di piedi ugualmente sensibili (SebastianVeron, Roberto Baggio e David Beckham tra gli altri). protagonisti almeno una volta dal gol da corner.
Viene da chiedersi se un simile gesto, particolare ed insolito, possa essere stato proposto anche in un campionato del mondo, contesto massimo per vedere il proprio nome tramandato ai posteri con un'aurea di leggenda.
La risposta la quesito è sì, anche se al momento solamente una volta abbiamo avuto un Gol Olimpico al Mondiale: a segnarlo è stato nel 1962 il colombiano Marcos Coll, centrocampista sconosciuto ai più, ma che da quel momento è diventato per tutti El Olimpico.



La partita è in questione è URSS-Colombia, valevole per la seconda giornata del Gruppo 1 terminata con un pirotecnico 4-4, con la compagine sovietica fino al 68° minuto in vantaggio per 4-1. 

giovedì 29 novembre 2018

O REI DAS VIRADAS

All'indomani dell'avvento calcistico di Pelè sul pianeta calcio l'importanza dei numeri realizzativi e della collegata media gol è esponenzialmente cresciuta, dando il via anche a complicati calcoli retroattivi sulla carriera di calciatori precedenti.
I famosi 1281 gol in 1363 partita di O Rei valgono ancora oggi come irraggiungibile apice e metro di paragone quando si voglia giudicare un prolifico attaccante; in un nostro precedente articolo, ad esempio, abbiamo visto come i numeri di Arthur Friedenreich siano stati oggetto di grossolane e poco provate quantificazioni, al fine di celebrarne l'innato talento.
Di esempi in tale contesto ce ne sarebbero molti, il più dei quali inseriti in improbabili classifiche e ricordati solo per un mero dato numerico o percentuale.
Limitando la ricerca a parametri quantistici non è difficile imbattersi in tale Uriel Fernandes, detto Teleco, attaccante in grado di segnare 256 reti in 249 partite, all'invidiabile media di 1,02 gol a partita.
Attenzione però, perché per chi ha cuore le sorti del Corinthians O Rei das Viradas, o se preferite O Homen Gol vale davvero molto di più di ogni eclatante numero.


Appena giunto al Time do Povo nel 1934 mette subito in chiaro che tipo di realizzatore sia, arrivando a superare le attese prodotte a seguite delle sue prestazioni con il Britânia, squadra di Curitiba nel quale ha mossi i primi passi calcistici.

domenica 25 novembre 2018

LA MENTE DEL CALCIO GINNICO

Tra la fine degli anni'60 e la prima metà degli anni'70 l'Europa calcistica entra in contatto con una nuova semisconosciuta realtà, vale a dire lo Spartak Trnava.
La squadra slovacca vive un'epoca di inaspettato quanto irripetibile splendore, grazie in particolar modo alla mente dell'allenatore Anton Malatinský, fautore di una nuova teorica calcistica oggi rinominata calcio ginnico.
Maniaco della preparazione fisica e fedele alle teorie di Viktor Maslov, il tecnico nativo proprio di Trnava introduce i concetti di spazio e di necessità di ottenere superiorità numerica in fase offensiva, inculcando nella mente dei suoi giocatori movimenti continui volti ad attaccare il pertugio vuoto.
Peculiarità assoluto del suo sistema tattico sono la difesa sempre in linea ed il sistematico e inesauribile pressing messo in atto da centrocampo e attacco, volto a non lasciar letteralmente ragionare la squadra avversaria.
In un contesto nel quale tutti sanno cosa fare e dove corsa e resistenza sono fondamentali, c'è comunque spazio per l'inventiva e la giocata personale, come testimonia la presenza nel centrocampo rossonero di Ladislav Kuna, trequartista dalla classe infinita.


Approfittando dei consigli di Malatinský, implementati nel corso degli anni da successivi allenatori quali Ján Hucko e Valér Švec, il centrocampista nativo di Hlohovec mette il suo talento al servizio del collettivo, risultando decisivo per la conquista di 5 titoli cecoslovacchi e durante le strepitose prestazioni della squadra a livello europeo.

martedì 20 novembre 2018

L'ARMENIA LA SQUADRA DELL'ORGOGLIO FERITO

Era sabato a Erevan. I turchi arrivarono a torso nudo con la mezzaluna bianca, la bandiera nemica, ed erano migliaia. Non entravano in Armenia da decenni, eppure quella sera lo fecero senza visto e senza biglietto per lo stadio. Ingresso gratis, erano ospiti, ospiti per davvero. Altrimenti non la puoi chiamare la partita della pace.
Coi tifosi da Istanbul viaggiò il presidente della repubblica, Abdullah Gül. Si andò a sedere in tribuna accanto a Sarksyan: loro che tenevano le frontiere e le ambasciate chiuse, che non s’ erano parlati mai, vicini per una partita di calcio.
Armenia-Turchia, qualificazioni per i mondiali del 2010, la prima volta in cui i due Paesi si guardarono negli occhi, un secolo dopo le uccisioni di massa. Un milione e mezzo di morti armeni sotto l’impero ottomano fra 1915 e 1917, l’annientamento di un’etnia, Ankara che ne ammette 300mila e nega il resto, nega il genocidio, anzi quella parola nei documenti non vuole scriverla e non vuole nemmeno sentirla pronunciare.
Però quel sabato si parlano, si stringono la mano, alla fine si scambiano pure le maglie. Succede allo stadio Hrazdan, dove il calcio è una cosa più grande di un pallone che gira.


Il calcio d’Armenia è dazebao, stato d’animo, voce del popolo. Prima che un ponte di pace verso i turchi, fu la scintilla per ribellarsi ai sovietici.

sabato 17 novembre 2018

DALLA DIFESA AL BOLERO

Ipotizziamo per un momento di giocare alle Paroloìe Crociate e di imbatterci nelle seguenti due definizioni:
1) calciatore uruguaiano votato come miglior difensore del Mondiale del 1970 dalla stampa
2) famoso cantante di bolero e ritmi sudamericano con una passato di calciatore professionista.

Andando contro il regolamento del noto passatempo enigmistico, la risposta ai due interrogativi risulta essere la stessa: Atilio Genaro Ancheta Weigel.


Tornando al mero aspetto calcistico stiamo parlando di un eccelso difensore cresciuto nel Nacional di Montevideo, talmente duttile da potersi disimpegnare sia come centrale sia come difensore esterno destro.

sabato 10 novembre 2018

THE LITTLE MAGICIAN

Dal punto di vista calcistico Trinidad & Tobago non rappresenta certa un eccellenza nel particolare universo centroamericano, potendo vantare solo una certa supremazia a livello caraibico, come testimoniano le 8 affermazioni nella Coppa dei Caraibi (record assoluto).
Ciò non vuol dire che nell'ex colonia inglese non siano sbocciati fior di talenti, tra i quali il più mediatico e conosciuto in Europa è sicuramente Dwight Yorke, protagonista soprattutto con il Manchester United di Sir Alex Ferguson.
Un'altra figura imprescindibile per il calcio trinidadiano è sicuramente Russell Latapy, un concentrato di tecnica, dribbling e faccia tosta messosi in mostra anche in Europa nel campionato portoghese e scozzese.



Il fantasista classe 1968 nasce a Laventille, una delle zone a più alto tasso di criminalità dell'isola di Tobago, dove non è difficile lasciarsi traviare verso attività illecite, così come finire vittima di regolamenti di conti come tristemente accade di frequente in tale parte dello stato caraibico.