domenica 21 maggio 2017

BARESI CAPOCANNONIERE....

Il nome di Franco Baresi è sinonimo di eccellenza qualora ci si riferisca al ruolo di libero o più in generale quando si vuole citare un immenso campione.
L’immensità che diventa regola come era solito chiamarlo Carlo Pelegatti è stato davvero un difensore leggendario ancora oggi preso ad esempio per la pulizia degli interventi, la sagacia tattica ed il carisma.
Nell'arco di una lunghissima carriera gli sono state attribuite le più lusinghiere qualità, ma difficilmente qualcuno lo può ricordare per i gol fatti, così come sembra apparentemente non appartenergli un titolo di capocannoniere.
Pochi ricordano però che nell'edizione della Coppa Italia 1989/1990 il libero di Travagliato è risultato il miglior realizzatore con 4 gol, grazie alle sua precisione dal dischetto, fondamentale che lo ha reso invece sfortunato protagonista al Mondiale del 1994.


Baresi è sempre stato un buon rigorista, dall'alto di una storica freddezza che lo ha sempre accompagnato in ogni giocata; durante la sua militanza nel Milan solamente la presenza di provetti tiratori, su tutti Van Basten, non gli ha permesso di essere nominato tiratore principale.

giovedì 18 maggio 2017

ANTONIO RATTIN

La scena di Antonio Rattin che ci mette 11 minuti ad uscire dal campo durante la sfida tra Inghilterra ed Argentina nel Mondiale 1966 è saldamente ancorata nelle memoria di tutti gli sportivi.
Ancora oggi non ci si spiega come un arbitro tedesco possa aver espulso un giocatore argentino per ingiurie, quando i due non avevano una lingua in comune.
Pare che il grande El Rata avesse uno sguardo minaccioso e che il signor Kreitlein non fosse poi dispiaciuto di espellere un argentino in detta partita, visto il gioco rude praticato dell'Albiceleste al cospetto dei padroni di casa.
Dietrologie e polemiche a parte il numero dieci argentino resta nell'immaginario collettivo per quella serafica uscita dal rettangolo di gioco, nonché per la successiva scelta polemica di sedersi proprio sul tappeto rosso riservato alla famiglia reale.



Un episodio pittoresco ed opinabile che rischia di gettare nebbia su quello che è stata una vera e propria icona del calcio argentino, in special modo del Boca Juniors al quale Rattin ha dedicato tutta la carriera.


Classico Volante di grande fisicità, fa della concretezza la suo dote migliore, ergendosi sin da giovanissimo come insuperabile diga di centrocampo, mettendo altresì in mostra una spiccata personalità.

sabato 13 maggio 2017

GIOVANNI DE PRA', A DIFESA DI UNA FEDE

In un mondo del calcio ormai schiacciato da interessi economici e non solo la locuzione "altri tempi" viene utilizzata in relazione ad aspetti del lato nobile di quello che è (era?) lo sport più bello del mondo.
Fedeltà alla maglia, rispetto dei tifosi ed attaccamento ad un contesto sportivo sembrano concetti ormai obsoleti, facilmente accantonabili di fronte a lauti guadagni ed a promesse di celebrità.
Togliendo le ormai rarissime "mosche bianche" occorre andare indietro nel tempo per scovare personaggi disposti a cucirsi idealmente una maglia sulla pelle, fino a considerarla parte essenziale della propria vita.
Negli anni '20 il Genoa ha l'onore di schierare in porta quello che per ogni tifoso rossoblù è un'autentica leggenda, tale da essere ricordato ad oltre cent'anni dalla sua nascita.
Giovanni De Prà è in tal senso un esempio concreto di come si possa sposare per tutta la vita una causa sportiva, per giunta essendo uno dei più grandi portieri della storica del calcio italiano.



Talento purissimo e precoce, muove i primi passi calcistici nella natìa Genova, mettendo in mostra doti innate nello Spes Football Club, compagine fondata nel 1913 e militante nelle categorie secondarie del panorama calcistico italiano pre-girone unico.

sabato 29 aprile 2017

CI PENSA BORGONOVO!

Abbiamo ancora tutti negli occhi la grande lezione di umanità ed attaccamento alla vita che Stefano Borgonovo ci ha offerto durante la sua terribile malattia.
A ricordarci la portata morale dell'uomo resta la fondazione da lui creata per raccogliere fondi contro la terribile SLA, malattia che l'ha condotto alla morte nel 2013.
Durante la sua carriera l'attaccante nativo di Giussano è stato ovunque apprezzato, sia come professionista modello, sia come prolifico attaccante.
Nel 1986 il centravanti lombardo viene acquistato dal Milan che lo lascia maturare nel Como, sua squadra di appartenenza, dove si mette in luce per talento e qualità atletiche.
Nel 1988 va in prestito alla Fiorentina, dove fa letteralmente sfracelli in coppia con un altro eccelso talento del tempo, Roberto Baggio.
Grazie agli assist del Divin Codino arriva a segnare 14 gol in campionato, guadagnandosi la chiamata alla base dal club rossonero, intento in quegli anni a formare un vero e proprio squadrone, dando concretezza al concetto di panchina lunga.


Sulla base di tale principio non è facile trovar spazio soprattutto in attacco, dove l'ingombrante presenza del fenomenale Van Basten riduce di molto gli spazi disponibili per gli altri attaccanti.

martedì 25 aprile 2017

IL PRIMO SCUDETTO DEL FUFFO

Tra gli allenatori maggiormente innovativi del calcio italiano un posto di riguardo lo merita il grande Fulvio Bernardini, nemico per antonomasia di quel catenaccio che da sempre contraddistingue lo stile di gioco all'italiana.
Fedele sostenitore del modulo WM, il celebre Fuffo ha plasmato più di una squadra secondo i propri dettami, ottenendo anche inaspettati quanto storici successi.
Leggendario è lo scudetto conquistato nella stagione 1955/1956 sulla panchina della Fiorentina, ottenuto contro pronostico e marchiato fortemente dalle sue intuizioni tattiche e dalla sua fine psicologia.



Arrivato sulla panchina viola nel 1953 l'allenatore romano inizia il suo paziente lavoro di costruzione della squadra secondo i propri dettami tecnico/tattici, arrivando nell'estate del 1955 alla quadratura del cerchio.

lunedì 17 aprile 2017

LA SFORTUNA DI ROB DE WIT

Ci sono calciatori in grado di eseguire qualsiasi giocata con la più grande naturalezza possibile, come se un ipotetico dio del calcio abbia messo una mano sulla loro spalla per conferirgli speciali abilità.
Quando guardiamo le giocate di questi campioni restiamo sbalorditi dalla semplicità con la quale si muovono, dalla grazia con la quale giocano il pallone e dalla perizia con la quale lo calciano.
In questi casi si parla di "classe innata" e, aihmè, caratterizza un numero molto limitato di soggetti, davvero fortunati nell'aver quel "qualcosa in più" che i normali calciatori non potranno avere neanche dopo anni di allenamenti.
Se poi tale talento viene coltivato in un ambiente calcistico florido ed all'avanguardia, il risultato non può che essere quello di ottenere giocatori di livello assoluto, cioè quelli che rendono il gioco del calcio una vera e propria arte.
Il contesto olandese è in tale senso perfetto, essendo la scuola Orange attenta al minimo dettaglio e formativa al massimo dal punto di vista dei fondamentali tecnici.
E' proprio nei Paesi Bassi che una giovane ala sinistra muove i primi passi nel mondo del calcio, mettendo in mostra doti da potenziale campione.
Ma purtroppo il destino non è stato dalla parte di Rob de Wit


Sin dagli esordi nell'Utrecht si distingue per la sua classe cristallina, tanto che i dirigenti della squadra rosso-bianca si rendono immediatamente conto di essere di fronte ad un giocatore che nasce davvero una volta in un secolo.

sabato 8 aprile 2017

SEVERINO VARELA, LA BOINA FANTASMA

Abituati a come siamo ad ogni tipo di look stravagante, come potremmo reagire alla vista di un giocatore con il basco?
Ai nostri giorni sembra davvero fuori luogo un giocatore con un qualsiasi berretto, a meno di comprovate ragioni di sicurezza, come nei casi di Petr Cech e Christian Chivu.
Se invece ci riferiamo al magnifico contesto del calcio anni '30/40 non è così insolito fare la conoscenza di personaggi talmente vezzosi ed eleganti da portare un berretto anche nelle fasi più concitate di gioco.
Tale espediente diventa un particolare atto a contraddistinguere un determinato giocatore anche dopo molti anni, magari guardando qualche vecchia foto ingiallita.
A Montevideo, i tifosi del River Plate e quelli del Peñarol, diventano avvezzi nell'ammirare le gesta di un formidabile attaccante, solito scendere in campo con un basco, in spagnolo Boina.
Il particolare caratterizza il giocatore per tutta la carriera, ma ancora di più a renderlo immortale contribuiscono le tante reti e le squisite qualità tecniche.
Passato allo storia come Boina Fantasma, Severino Varela è più concretamente uno degli attaccanti più forti del panorama sudamericano della sua epoca.


Perfettamente a suo agio nella capitale uruguagia, dove lavora e gioca, il piccolo attaccante mette in mostra subito eccezionali doti di realizzatore.