martedì 9 aprile 2019

NON SONO IL NUOVO DESCHAMPS

Il legame della Juventus con la Francia a partire dagli anni'80 è straordinariamente felice e redditizio, a partire dall'acquisto di Michel Platini fino ad arrivare a Didier Deschamps e Zinedine Zidane  campioni del mondo con la Francia nel 1998.
In virtù dell'ottimo rendimento che i due hanno offerto in maglia bianconera, Madama ha sempre un occhio di riguardo per il campionato transalpino, cercando di bruciare sul tempo altre squadre per accaparrarsi i migliori talenti di un calcio in grande evoluzione.
Nell'estate del Mondiale giocato appunto in Francia, il Metz arriva sorprendentemente secondo alle spalle del Lens, solamente per la miglior differenza reti che premia i Les Sang et Or. A trascinare la matricola della Mosella ci pensano sì i gol di Bruno Rodgriguez, ma anche un centrocampo di alto livello, nel quale tra Danny Boffin, Frederic Meyrieu e Robert Pires si destreggia Jocelyn Blanchard, ventiseienne completo e duttile sul quale Luciano Moggi scommette per la nuova Juventus 1998/1999.



L'etichetta di "nuovo Deschamps" ed i sei miliardi spesi per il suo acquisto alimentano le aspettativa sul suo conto, considerando che insieme a Zoran Mirkovic risulta essere l'unico acquisto di una campagna trasferimenti in sordina per la compagnie bianconera.
L'idea della dirigenza è quella di offrire un'alternativa in più al tecnico Marcello Lippi, in concorrenza proprio con Deschamps e altri elementi quali Alessio Tacchinardi, Antonio Conte e Edgard Davdis.
In Italia non è minimamente conosciuto dal momento che non ha mai giocato in nazionale e che l'interesse italico per la Ligue 1 è scarso, così come è assente la copertura televisiva del torneo; tuttavia un entusiasta Blanchard si presenta al meglio durante la prima conferenza stampa, dicendo:"Qui si lotta sempre per vincere. Farò parte di un gruppo fantastico e voglio dimostrarmi all’altezza. Vestire la maglia bianconera è, per me, motivo di grande orgoglio
Nel Metz si è messo in mostra come un mediano di fosforo e dai buoni fondamentali tecnici, uniti ad una buona conclusione dalla distanza e da un discreto rapporto con il gol. L'allenatore viareggino ne avvalla l'ingaggio contando molto sulla sua versatilità, prevedendo di schierarlo con più mansioni sul campo, temendo, a ragione, un rilassamento fisico di parte della rosa dopo il provante mondiale. Viene da se che sono in molti a prevederne un massiccio impiego al posto del riferimento Deschamps.



Le prima indicazioni sono molto positive, soprattutto per la sua ottima prestazione in un'amichevole contro il Newcastle, nella quale segna anche uno straordinario gol.
Purtroppo per lui una volta iniziati tornei ufficiali emerge una certa inadeguatezza, aggravata da una lentezza di fondo che lo fa ben presto arretrare di molto nella gerarchie: nessuno ne contesta la sagacia tattica, ma la ventilata duttilità viene meno a seguito di un limitato dinamismo e da difficoltà di inserimento. Marcello Lippi capisce ben presto che il profilo ventilatogli alla vigilia non trova conferma in campo e progressivamente gli concede sempre meno fiducia e minuti.
La squadra, incappata in una stagione negativa, si stacca presto in campionato con l'aggiunta del grave infortunio di Alessandro Del Piero a complicare il tutto ed a rendere l'ambiente pessimo e denso di polemiche.
Il cambio di allenatore, con Carlo Ancelotti subentrato in corsa al dimissionario Lippi non aiuta Blanchard, completamente fuori dal progetto tecnico che l'allenatore di Reggiolo cerca di implementare, arrivando a giocarsi la semifinale di Champions League contro il Manchester United: per il centrocampista francese ci sono solo 12 presenze in campionato, che salgono complessivamente a 22 considerando le altre competizioni,delle quali solamente una da titolare, la sconfitta in Supercoppa Italiana con la Lazio di inizio stagione.
Deschamps rimane fermamente al suo posto, nonostante una stagione in sordina e i pesanti screzi avuti con Lippi (si parla addirittura di una rissa), rendendo inevitabile la cessione del suo presunto "delfino", ritenuto da staff tecnico e dall'ambiente inadeguato.
Davvero improponibile il paragone fatto ad inizio stagione tra i due, con la critica che accusa apertamente Luciano Moggi di aver preso un clamoroso abbaglio, visti anche i baldanzosi proclami della vigilia.
Il centrocampista di Béthune sarebbe disposto a restare per giocarsi le sue carte e riproporsi ad alti livelli, ma nelle grandi società difficilmente si ha una seconda chance, tant'è che nell'estate del 1999 si formalizza il suo trasferimento al Lens.
Con i rosso-oro gioca tre apprezzabili stagioni, in un livello più basso ed a ritmi che meglio si adattano ad il suo stile di gioco ed alle sue conoscenze tattiche.
Nel 2003, a 32 anni, abbandona nuovamente la Francia per tentare l'avventura in un altro campionato, quello austriaco, per diventare il perno del centrocampo dell'Austria Vienna.








Ruolo che gli riesce al meglio, giocando un ruolo fondamentale nel titolo nazionale e nella tre Coppe d'Austria vinteidurante la sua permanenza con i Veilchen. 
Paradossalmente ancora oggi è visibile sul web uno dei suoi gol, segnato al Salisburgo e non proprio memorabile in termini di bellezza ed irresistibilità: il 26 marzo 2006 beffa con un sinistro non irresistibile un rivedibile Alex Manninger.




Viene universalmente apprezzato dall'ambiente viennese ed all'interno dello spogliatoio, tanto da diventare capitano della squadra e meritarsi attestati di stima ed un commovente addio tributatogli durante l'ultima partita con l'Austria Vienna prima del suo passaggio all'Austria Kärnte nel 2009.


Nel 2011 mette termine alla sua carriera agonistica, iniziando quella di direttore sportivo, finendo in quel lungo elenco di "bidoni" nel quale rientrano tanti stranieri passati senza fortuna in Italia.
Il fatto di arrivare in quello che era il miglior campionato del mondo con l'etichetta di Nuovo Deschamps non ha certo aiutato l'inserimento del centrocampista francese, ancora oggi indentificato come una delle poche cantonate prese da Luciano Moggi in ambito di valutazione dei giocatori.
Alla fine ben in pochi possono essere paragonati a Deschamps per valore assoluto, quindi il ricordo di Blanchard dovrebbe essere quello di un onesto centrocampista in possesso di discrete qualità.
Ma tante volte il mondo dei media e le attese dei tifosi possono essere deleterie.






Giovanni Fasani












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