martedì 25 febbraio 2014

DAVOR SUKER

Nel linguaggio comune la parola "bomber" ha assunto nel tempo il significato di "centravanti altamente prolifico", celebrando le veritiere o presunte doti realizzative del suddetto cannoniere. Inevitabilmente si è più volte abusato del termine in questione, dedicandolo anche a personaggi che non si sono mai contraddistinti per i tanti gol o ad altri che tali abilità le hanno dimostrate in contesti di basso livello.
A tale proposito viene da chiedersi che termine andrebbe coniato, allora, per un centravanti capace di segnare 247 gol in carriera, il tutto dividendosi tra i principali campionati europei e la nazionale del suo paese.
Tale vero e proprio "bomber" ha il nome di Davor Suker.


Il fenomenale centrattacco croato, ha giocato dal 1986 al 2003, facendo le fortune di grandi club europei e scrivendo le più belle pagine della pur breve storia della nazionale croata.
Mancino, forte fisicamente, ottimo in acrobazia, Suker si dimostra letale tanto nell'area di rigore quanto nei 16 metri, dimostrando di essere in possesso di un tiro micidiale e di doti tecniche da seconda punta.
A tutto ciò unisce una grande intelligenza tattica, che lo porta a muoversi sempre in funzione dei compagni, aprendo spazi invitanti e fornendo, all'occorrenza, assist di pregevole fattura.
Negli anni'90 rappresenta il prototipo del centravanti moderno, rivelandosi un vero incubo per le difese avversarie. In epoca di grandissimi attaccanti, la sua classe lo rende meritevole di essere accostato ai suddetti fuoriclasse.
La sua avventura inizia nell'Osijek, formazione della sua città natale.


In tale contesto cresce e comincia a segnare grappoli di gol già dalle formazioni giovanili, tanto da essere incluso nella prima squadra già dal 1984, a soli 16 anni.
Nella squadra della sua città resta fino al 1989, mettendo subito in evidenza il suo grande feeling con il gol, realizzando 40 reti in neanche 100 partite.  Nella stagione 1988/1989 si laurea capocannoniere del campionato con 18 gol, dato davvero notevole, soprattutto se rapportato alla sua giovane età.
Tali numeri ,uniti alle straordinarie doti dimostrate, attirano l'interesse della Dinamo Zagabria che riesce a tesserarlo nel 1989.


Nella formazione della capitale milita per due stagioni, continuando a segnare con incredibile regolarità, impreziosendo il suo già notevole bagaglio tecnico.
In tale periodo trascina i compagni con ben 34 reti in 60 partite, non riuscendo a vincere nessun trofeo rilevante.
Durante questa positiva esperienza, si guadagna anche l'esordio con la maglia della Jugoslavia contro le Isole Far Oer, impreziosendola con un gol nel 7-0 finale.
Il basso livello del campionato e le nascenti tensioni socio-politiche convincono Suker a cambiare ancora casacca, decidendo di provare un altro campionato europeo, confrontandosi con un contesto nuovo e sicuramente più impegnativo. Numerose sono le squadre che tentano di tesserare un tale talento, ma alla fine la spunta il Siviglia.

Le stagioni nella squadra andalusa si rivelano importantissime e permettono al giocatore Croato di fare quel salto di qualità necessario per imporsi nell'Olimpo del calcio.
Il primo campionato in Spagna si rivela un po' difficoltoso, pagando l'adattamento con un nuovo sistema di gioco e la non certezza di partire titolare. Segna 6 reti in 33 partite, cifre molto distanti dal suo abituale standard.
L'anno successivo l'ambizioso Siviglia piazza un gran colpo di mercato, tesserando uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, Diego Armando Maradona. L'ambiziosa  squadra si presenta al via con grande credito da parte dei critici e Suker si gioca  una chance importante, potendo scendere in campo con maggiore continuità, anche a seguito della cessione di Ivan Zamorano al Real Madrid. Come allenatore viene scelto Carlos Bilardo, ex allenatore della nazionale Argentina, campione del mondo nel 1986 e grandissimo amico del "pibe de oro".
Nonostante tutte queste aspettative l'esito del campionato non è così entusiasmante: la squadra termina al 7° posto con un Maradona ormai a fine carriera, gravato anche da vari problemi personali che lo rendono solo raramente capace di infiammare il pubblico del Ramon Sanchez Pizjuan.
Per Suker è invece una stagione discreta, tanto da realizzare 13 reti, mettendosi in luce come uno degli attaccanti più interessanti del campionato.


Nel frattempo inizia l'avventura della neonata nazionale croata, che vede nel prolifico attaccante une delle stelle principali, in una selezione giovane, ma estremamente talentuosa. 
La sua esplosione definitiva arriva nella stagione 1993/1994 dove riesce a realizzare ben 24 reti in campionato, contribuendo al sesto posto finale. 
Sempre nel 1994 si fa conoscere anche dall'Italia, rifilandogli 2 reti in una partita valida per le qualificazioni agli Europei.


Nonostante la positiva annata non ha l'opportunità di lasciare la squadra e continuare la naturale evoluzione in un club di livello superiore. Resta a Siviglia altri due anni, continuando a segnare con buona regolarità, non riuscendo a raggiungere prestigiosi traguardi, se non sudate qualificazioni per la Coppa Uefa.
Nel 1996 la nazionale croata ha la possibilità di partecipare agli Europei in Inghilterra, vetrina di prestigio per la forte nazionale balcanica.
Il cammino della squadra è più che buono; superato il girone deve arrendersi solo ai futuri campioni della Germania in un equilibratissimo quarto di finale.
Suker segna una doppietta contro la Danimarca e realizza il momentaneo pareggio contro la squadra tedesca, prima del definitivo 1-2 di Sammer.


L'eco delle sue prestazioni arriva a tutte e le grandi squadre europee, che decidono di bersagliare il Siviglia di offerte per garantirsi il talento del fortissimo attaccante croato.
L'opinione comune è che si tratti di uno dei centravanti più forti in circolazione, in grado di cambiare gli equilibri di una squadra.
Nel frattempo la squadra andalusa, a seguito di vari problemi economici, viene retrocesso nella seconda divisione spagnola, spianando quindi la strada alla cessione del giocatore.
La possibilità di arrivare finalmente in una "grande" si concretizza con il suo passaggio al blasonatissimo Real Madrid.


Nella squadra della capitale, Suker riesce finalmente a vincere trofei importanti, contribuendo, come sempre, con decine di gol.
Nella stagione 1996/1997 la squadra madrilena è allenata da Fabio Capello che riesce a portarla alla vittoria della Liga dopo un avvincente duello con Il Barcellona di Ronaldo. Nel confronto con il "fenomeno", il centravanti croato non sfigura, segnando 24 gol ed affermandosi come il principale terminale offensivo della squadra, formando con il serbo Mijatović la copia d'attacco più forte in Europa.


L'affermazione continentale è la dimensione che manca per imporsi definitivamente e tale lacuna viene colmata la stagione successiva, sia con il club che con la nazionale.
Il Real Madrid, sotto la guida di  Jupp Heynckes, si aggiudica la Champions League in finale contro la Juventus. Suker contribuisce con due doppiette, ad Olympiakos e Porto.
Non riesce a bissare il successo nel campionato, dove la squadra chiude con un non positivo quarto posto.
Terminata la stagione, inizia il Mondiale, dove la Croazia partecipa per la prima volta.
Nella suddetta rassegna, la squadra ottiene il massimo risultato della sua brevissima storia, raggiungendo il terzo posto finale.
Il forte centravanti croato trascina la squadra già dal girone iniziale, segnando contro la Giamaica e realizzando la decisiva rete nel match/spareggio contro il Giappone.
Negli ottavi un suo calcio di rigore regala la vittoria per 1-0 contro la Romania, aprendo le porte ai successivi quarti contro la Germania. In tale contesto la Croazia umilia i tedeschi con un secco 3-0 ed il "bomber" timbra il cartellino realizzando l'ultima marcatura.
La semifinale viene giocata contro i padroni di casa della Francia; Suker si dimostra ancora giocatore decisivo, realizzando il gol che porta in vantaggio la sua squadra. La partita è però rocambolesca ed i transalpini ribaltano il risultato con una doppietta di Thuram.

 
La delusione è colmata dal successo nella " finalina" per 2-1 contro l'Olanda, impreziosita dalla sesta perla dell'attaccante croato che gli vale il titolo di capocannoniere del Mondiale.


Tale affermazione consente di iscrivere il suo nome vicino a quelli dei più forti e celebrati attaccanti di tutti i tempi. A tal proposito solo Zinedine Zidane lo batte nella corsa al Pallone d'Oro 1998, piazzamento che risulta di grandissimo prestigio.
Al termine del mondiale vive un'ultima esperienza a Madrid, non molto positiva; la "sbornia" post mondiale si fa sentire, sia in termini realizzativi (4 gol in campionato), sia in termini di risultati, nonostante la vittoria della Coppa Intercontinentale.
Dope aver vinto tutto, decide di cambiare squadra e campionato, accettando la proposta dell'Arsenal.
In Inghilterra non riesce ad imporsi come vorrebbe, vivendo tale nuova realtà da comprimario. Segna 8 reti in 22 partite, vince lo Charity Shield e gioca uno spezzone nella finale di Coppa Uefa persa dai Gunners contro il Galatasaray. In merito a questo incontro c'è un particolare curioso: da sempre rigorista impeccabile, viene inserito da Wenger al 115° minuto proprio per calciare uno dei rigori della serie finale. Si incarica di battere il primo e lo manda sul palo, dando il via alla sconfitta della squadra inglese.


Al termine della stagione passa al West Ham, ma ormai lo spunto e la forma fisica non sono più quelli di una volta. Con gli Hammers gioca solo 12 partite, prima di trasferirsi in Germania nel Monaco 1860. Anche in Germania la sua classe si vede in pochi e sporadici casi, segnando 5 gol in 25 partite.
Nel 2003 decide di ritirarsi, lasciando un vuoto pesante da colmare per chiunque nelle squadre dove ha giocato.
Probabilmente stiamo parlando di uno degli attaccanti più forti degli ultimi anni, che ha saputo trascinare le squadre, non solo in termini realizzativi.
Nelle immagini proposte si vedono tutte le caratteristiche di Suker, identificabili in estrema sintesi nella parola "bomber".

Giovanni Fasani 


Fonti: storiedicalcio, elfutbloglin, taringa, rememberingfootbal, dalje, goal

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