martedì 18 febbraio 2014

CHI SI RICORDA DELL'UNIONE SOVIETICA?

Se si volesse azzardare un elenco delle principali nazionali degli anni'80, sarebbe doveroso dedicare tempo a quella squadra che in modo grossolano veniva chiamata "Russia", ma che in realtà comprendeva tutti gli stati dell'Unione Sovietica.
In quel tempo poco si sapeva dei campionati dell'Europa orientale,internet era ancora lontano e la situazione politica non consentiva di avere un quadro chiaro del livello del calcio sovietico e dei giocatori principali.
Tuttavia, affrontare tale temibile rappresentativa, dalle maglie rosse o bianche con la scritta CCCP (Сою́з Сове́тских Социалисти́ческих Респу́блик- Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) faceva davvero tremare le gambe, sia per quel senso di poco conosciuto, sia per la forza effettiva di tale compagine.
Con riferimento al suddetto periodo storico, l'analisi considererà il periodo 1986-1990, arco temporale che parte dai Mondiali di Messico 1986, per passare agli Europei di Germania 1988 per finire con i Mondiali di Italia 1990.
L'URSS fu grande protagonista di quelle manifestazioni presentandosi al mondo come una squadra futuribile, con un'idea di gioco e schemi innovativi, che lasciarono senza parole osservatori ed avversari.
Partiamo dall'allenatore, tale Valerij Lobanovs'kyj, un eroe in patria, torna ad allenare la nazionale per la terza volta, dividendosi con il ruolo di allenatore della Dinamo Kiev.
Proprio i risultati con il club porta la federazione sovietica ad attribuirgli il delicato compito di rilanciare il livello del locale, anche alla luce del successo ottenuto nella Coppa delle Coppe 1985/1986.
Il tecnico di origine ucraina porta nella nazionale i dettami che tanto gli hanno dato nella Dinamo: movimenti precisi, possesso palla sistematico, difesa arcigna, laterali che salgono di continuo, centrocampo dai così detti "piedi buoni" ed un centravanti moderno dal gol facile e dai movimenti sempre e comunque finalizzati alla manovra di squadra.
Per usare una metafora, la squadra sovietica sembra recitare un copione a velocità folle o per usare un linguaggio informatico sembra essere programmata alla perfezione, trovando una contromossa ad ogni possibile ostacolo in campo.
Ma il calcio di Lobanovs'kyj si basa, principalmente, su una serie di principi: il collettivo è la cosa più importante, ogni giocatore sa quello che deve fare ed ogni movimento ed ogni azione vengono provate fino a che non sono memorizzati perfettamente nella mente di ogni giocatore. Non sono ammesse iniziative personali e l'IO di ogni calciatore è subordinato al NOI dell'URSS.


I detrattori di tale credo, imputano un'impostazione militare dell'allenamento, tanto che si pensa che i giocatori ricevano ordini e non consigli e che non ci sia uno spogliatoio ed un conseguente rapporto umano allenatore/giocatore.
Inoltre tale enfasi sui meccanismi tecnico-tattici sembra soffocare il talento di alcuni giocatori, che, ad un occhio critico, sembrano schiavi di dette impostazioni, sforzandosi di fare una giocata preparata piuttosto che un dribbling in più o un tiro dalla distanza.
Appare però evidente come l'URSS in questione proponga un calcio nuovo, dalle giocate sistematiche effettuate a velocità elevata, basate su di una tecnica di base di primo ordine e da una preparazione fisica curata nei minimi dettagli.
L'analisi in questione considererà maggiormente l'Europeo del 1988, ma è bene partire dalla prima competizione dei quattro anni.


Nel mondiale del 1986 la squadra si presenta con un canonico 4-4-2. La “corazzata sovietica”, volutamente molto giovane, ha tra le file il Pallone d'Oro 1975, Oleh Blochin, formidabile attaccante della Dinamo Kiev. Il giocatore, al tempo trentaquattrenne, non fa parte della squadra titolare e non lascerà il segno nella competizione.
Se si vuole cercare una "stella" la si può trovare in Ihor Bjelanov, attaccante sempre della Dinamo Kiev, un mix di tecnica e di senso del gol. Proprio lui vince il pallone d'oro 1986, per il Mondiale disputato, in un sistema che non permetteva ancora di premiare giocatori non europei.


L'esordio nella competizione è strabiliante e l'Ungheria viene battuta per 6-0. Il match è la sintesi del calcio voluto da Lobanovs'kyj ed il mondo inizia a guardare con ammirazione ed un pizzico di timore alla realtà sovietica.


Nella seconda partita, l'URSS affronta la fortissima Francia di Platini. Il match termina 1-1 e la squadra si dimostra all'altezza dei campioni d'Europa in carica, andando in vantaggio e giocando la partita a ritmi altissimi, anche per togliere respiro al fuoriclasse francese.


I due ottimi risultati la portano a giocare senza pressioni l'ultimo impegno del girone contro il Canada, vinto per 2-0 con il primo gol segnato da Blochin.
Negli ottavi di finale l'avversario da affrontare è il Belgio di Guy Thys. L'impegno non sembra così ostico, per il fatto che la squadra avversaria si è qualificata solo come miglior terza.
Il campo dice un'altra cosa e L'URSS perde per 3-4 dopo i supplementari, in un match dove la qualificazione passa da una compagine all'altra con appassionante alternanza. La squadra sovietica è trascinata da un fenomenale Bjelanov, che realizza tutti e tre i gol, ma paga una difesa stranamente svagata e in forte difficoltà nei movimenti difensivi.


L'avventura al Mondiale si conclude presto, nonostante le ottime prestazioni nel girone, ma appare anche utile come rodaggio per affrontare al meglio le successive competizioni.
La prima in ordine temporale è l'Europeo del 1988, dove, probabilmente, il calcio sovietico raggiunge l'apice del tempo, in termini di proposta di gioco e di maturità dei giocatori selezionati.
Sappiamo ormai come è andata; l'URSS viene battuta in finale dalla forte Olanda di Rinus Michels.
Interessante può risultare un'analisi dei protagonisti di quell'URSS, analizzandone le caratteristiche e valutandone l'importanza nel contesto della squadra.
Probabilmente rappresentano gli undici titolari più cari a Lobanovs'kyj, o, per dirla alla sua maniera, quelli che più hanno capito e messo in campo la sua innovativa proposta di squadra.


La squadra si presenta con il consueto 4-4-2, interpretato in maniera dinamica a fortemente adattabile all'avversario ed alla situazione di punteggio.
Tale schema può essere riassunto nel rappresentazione qui sotto:


In porta gioca  Rinat Dasaev, portiere dello Spartak Mosca, a tutti gli effetti un monumento, tanto da essere il portiere titolare fino ai Mondiali del 1990.
Il classico "portierone", sempre sicuro, un leader nel comandare la difesa ed in possesso di riflessi notevoli tra i pali. Nominato negli anni anche come miglior portiere del Mondo.
La difesa si presenta a 4, con una zona pulita o precisa, che sa adattarsi al sistema di gioco avversario, tanto da prevedere che uno dei centrali si stacchi all'occorrenza, impostandosi come libero.
Come terzino destro gioca Volodymyr Bessonov, laterale velocissimo ed infaticabile. A tutti gli effetti il prototipo dell'esterno basso dei giorni nostri, con un destro potente ed un buon feeling con il gol.
La coppia Vagiz  Khidjatullin e Oleh Kuznetsov forma il reparto centrale della difesa, ben coadiuvandosi nei meccanismi difensivi voluti da Lobanovs'kyj. Entrambi hanno positive esperienze all'estero, dimostrandosi difensori efficaci.
Sulla sinistra si disimpegna Vasili Rats, centrocampista esterno di impostazione, grande corsa e tiro micidiale dalla distanza. Il tecnico lo impone esterno basso, sfruttandone la duttilità e la rapidità di corsa, che gli permette di fungere da vera e propria ala per tutta la competizione.
Il centrocampo è grande qualità, con giocatori tecnici ed in grado, all'occorrenza, di supportare il reparto avanzato.
In mezzo si presenta con due mediani classici, Oleksij Mikhaijlichenko e Sergej Aleinikov, ottimi dal punto di vista tattico e sempre in grado di dare equilibrio al centrocampo, sia in fase di gestione del gioco, sia come sapiente filtro in fase di non possesso palla.
Mikhaijlichenko, definito da Lobanovs'kyj il "giocatore perfetto", è un centrocampista completissimo, dal grande fisico e dai mezzi tecnici notevoli.
Rappresenta il mediano ideale per il gioco sovietico, grazie alla sua sapienza nei movimenti in campo.


In seguitio gli viene data anche la chance di giocare nel campionato italiano, nella Sampdoria, per una stagione. In Italia il talentuoso centrocampista non riesce a fare la differenza, nonostante la discreta stagione e la vittoria finale dello storico scudetto della formazione blucerchiata datato 1990/1991.
Aleinikov è un giocatore dal ritmo compassato, ma dalla grande sapienza tattica, unita ad una capacità notevole negli inserimenti e nel supporto alla frenetica manovra dell'URSS.
Anche lui vanta un'esperienza in Italia, militando per una stagione nella Juventus. La scarsa velocità del giocatore bielorusso mal si addice al campionato italiano ed Aleinikov vive una stagione da comprimario, vincendo, comunque, la Coppa Italia e la Coppa Uefa nel 1990.
A garantire gol e fantasia ci pensa in prima battuta Hennadij Litovchenko, giocatore velocissimo e tecnico, ideale nel creare più di un problema alle difese avversarie. 
L'imprevedibilità dei suoi movimenti risulta di difficile lettura, inserita in una possesso palla velocissimo e precisissimo. Oltre a dette caratteristiche, dimostra in tutta la carriera una certa confidenza con il gol, sia in madrepatria che in altri campionati, principalmente nell'Olympiakos. A completare il pacchetto di centrocampo, con il compito di trovare giocate di livello, è chiamato Oleksandr Zavarov.


Si tratta in prima istanza di un giocatore di grande talento e dai colpi di classe di grande livello. Negli schemi ferrei della squadra sovietica si muove a suo piacimento, dimostrandosi giocatore di gran livello. In realtà, a causa anche di una scarsa personalità, non riesce ad essere il giocatore dalla giocata "facile" o quello che può "risolvere la partita".
Tale limite sarà ben visibile nella Juve, dove Zavarov gioca per due stagioni, risultando il primo sovietico in Italia. Strappato al credo calcistico di Lobanovs'kyj e gravato dal peso della maglia numero 10, non riesce mai ad imporsi, restando una mezza delusione e mostrando la sua indiscutibile tecnica solo in rari sprazzi. Partecipa alla doppia vittoria della Juventus nella Coppa Italia e nella Coppa Uefa 1988/1989.
Il reparto offensivo vede il "Pallone d'oro" Belanov supportare uno degli attaccanti più celebrati del periodo, Oleg Protasov.


Vera e propria macchina da gol in patria, si dimostra centravanti completo e dalla grande potenza. Negli anni '80 rappresenta uno dei centravanti più prolifici in circolazione, segnando con grande regolarità anche nell'Olympiakos.
Nell'URSS i suoi movimenti sembrano sincronizzati con quelli dei centrocampisti, che possono contare su di una boa sempre presente, ma anche abile negli spostamenti a favorire i veloci inserimenti.
Gli undici giocatori elencati rappresentano, probabilmente, la formazione ideale per Lobanovs'kyj ed anche quella che più ha messo in mostra il calcio futuristico dell'URSS.
Nell'Europeo in questione riescono a battere l'Olanda e l'Inghilterra nel girone e domineranno l'Italia nella semifinale.


Devono inchinarsi in finale allo smisurato talento dell'Olanda, trascinata da uno strepitoso Marco Van Basten, autore di uno dei gol più belli della storia del calcio.


Nel 1990 l'URSS è chiamata a confermare la sua nomea di squadra da battere e se possibile a migliorare i risultati ed il piazzamento del 1986.
A livello di rosa pochi i cambiamenti significativi: si punta forte sul formidabile blocco del precedente europeo, che nei due anni passati ha arricchito il bagaglio tecnico tattico, arrivando ad una piena maturità calcistica.
Se si considerano i nomi, è bene citare due futuri italiani: Igor Dobrovol'skij ed Igor Shalimov. Il primo, fantasista dalla scarsa continuità, vive una non positiva stagione nel Genoa. Il secondo fa il suo esordio nel noto Foggia di Zeman imponendosi come centrocampista tecnico e versatile dal gol facile. Approda poi all'Inter con discreto successo, vincendo anche la Coppa Uefa 1993-1994.
I mondiali in terra italica si rivelano però una delusione; la squadra è arrivata alla fine del ciclo ed il bel gioco sistematico di Lobanovs'kyj perde efficacia, essendo stato studiato ed interpretato dagli avversari.
Inserita in un girone con Romania, Argentina e Camerun perde le prime due partite per 2-0, rendendo inutile la terza gara contro gli africani.
Nel primo match perde in modo meritato dalla rivelazione Romania, con doppietta di Marius Lacatus. Nel successivo incontro si arrende ai campioni in carica, in una partita dai molti episodi dubbi, compreso un evidente fallo di mano di Maradona nella propria area non sanzionato dall'arbitro.


L'URSS spumeggiante e tonica si vede solo nell'ultimo impegno contro il già qualificato Camerun, con un 4-0 che profuma tanto di epitaffio della squadra sovietica.
Forse anche a causa delle sirene occidentali e dalla possibilità di uscire dal contesto sovietico, i giocatori non sembrano più parte dell'iniziale progetto, non garantendo la cieca applicazione dei dettami voluti dal tecnico.
L'imminente disgregazione dell'impero sovietico rende questo l'ultimo grande torneo al quale si è assistito alle prestazione della squadra con la maglia CCCP, compagine che ha davvero cambiato il calcio o, quantomeno, il concetto di squadra.

Giovanni Fasani



Fonti: storie di calcio, oldschoolpanini, myfottballfacts, solofutbol,soccemond

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