venerdì 27 maggio 2016

MAI SOTTOVALUTARE CUBA














Cuba è una magnifica isola caraibica dove l'interesse per lo sport si focalizza principalmente su discipline quali baseball e volley, dimostrando per il calcio solo un interesse sommario.

A riprova di tale fenomeno vi sono i risultati della nazionale, arrivata a discreti risultati solo in anni recenti, come dimostrano i quarti di finale ottenuti in 3 edizioni della Gold Cup (2003, 2013 e 2015).
In precedenza i Leones de Caribes erano poco più che una comparsa nel palcoscenico internazionale, non riuscendo a qualificarsi per le più importanti competizioni.
Con una eccezione: nel 1938 Cuba partecipa alla fase finale del Mondiale, con risultati lusinghieri.
La rappresentativa arriva in Francia quasi per caso, a causa della rinuncia di tutte le partecipanti sudamericane e centroamericane, in polemica con la FIFA per non aver assegnato ad una di esse l'organizzazione del suddetto torneo.
Brasile e Cuba sono quindi le uniche squadre ad attraversare l'oceano per partecipare ad un torneo che vede le squadre europee favorite insieme ai "giocolieri" brasiliani.
Ovviamente sulla squadra caraibica pende invece la nomea di squadra materasso, essendo quasi del tutto sconosciuta agli occhi degli osservatori europei.
I detrattori dovranno presto richiedersi, dato che agli ottavi di finale (primo turno del Mondiale), la squadra allenata José Tapia elimina la più quotata Romania.
Per farlo ci vorranno due partite dal momento che il primo incontro termina 3-3 dopo i supplementari, rendendo necessaria la ripetizione della partita e non essendo ancora prevista la lotteria dei rigori in caso di parità.
Grande protagonista dell'impresa è l'attaccante Héctor Socorro, autore di una doppietta nella prima gara e decisivo nella ripetizione con la rete del pareggio, prima che il compagno Tomás Fernández segni la rete del definitivo 2-1.
Nei quarti la Svezia si rivela un ostacolo insormontabile e l'umiliante 8-0 finale punisce oltre i propri demeriti la formazione cubana, per altro penalizzata dall'aver giocato tre volte in una settimana.
Arrivata al Mondiale quasi per caso, quest'ultima ha dimostrato in pieno la validità di un movimento calcistico che non si è però confermato negli anni seguenti.


Giovanni Fasani

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