sabato 5 maggio 2018

L'HASSE NELLE MANICA

Nei magnifici ann'80 le squadre italiane hanno avuto la possibilità di rinforzare le proprie rose attingendo dal mercato estero, vedendo progressivamente aumentato il numero degli stranieri tesserabili.
Nel 1988 tale limite è stato alzato a 3, dando adito maggiormente alla ricerca di potenziali campioni, il più delle volte scommesse volte ad attirare curiosità nelle piazze di riferimento.
L'andare a pescare fuori confine diventa ancora di più un espediente sia per galvanizzare le folle ed ottenere maggiore consenso, sia come alibi nel caso di fallimento tecnico.
Proprio in quel periodo il Cesena si trova nella necessità di completare il parco attaccanti dopo la cessione di Ruggiero Rizzitelli alla Roma, dovendo affiancare un valida seconda punta al rientrante Massimo "Condor" Agostini.
Dopo aver vagliato varie soluzioni il presidente Edmeo Lugaresi ed il direttore sportivo Pier Luigi Cera trovano il profilo giusto nel campionato svizzero, precisamente nello Young Boys.
I gialloneri vengono da una stagione in chiaroscuro, ma hanno messo in mostra una mezzapunta svedese tecnica e rapida, idonea al profilo ricercato dalla società romagnola.
Hans "Hasse" Holmqvist, viene così ingaggiato per formare una prolifica coppia con il già citato Agostini, facendo leva sulla buona tecnica e sul potente piede sinistro.


Sgomberiamo subito il campo da ogni fraintendimento: l'attaccante svedese rientra nella lista degli stranieri maggiormente deludenti del nostro campionato, non riuscendo ad entrare in sintonia con il nuovo ambiente e con il nuovo contesto calcistico.

Chi si aspettava il classico marcantonio scandinavo viene deluso, dal momento che arrivando a stento ai 175 centimetri si configura con ben altre caratteristiche; inoltre con un cognome poco affine alla lingua italiana si presenta foneticamente ostile ai suoi nuovi tifosi.
Le prime uscite in maglia bianconera sono altresì anonime, complice un equivoca posizione in campo, che lo vede stazionare ben lontano dall'area di rigore, quasi in una posizione di centrocampista esterno.
Il dubbio tra attaccante, ala o centrocampista attanaglia anche l'allenatore Alberto Bigon, tormentato dal fatto che i buoni numeri realizzativi delle sue precedenti esperienze non trovino conferme in quella attuale; le 40 reti segnate in patria (con Djurgården e Hammarby IF), le 19 messe a segno in due stagioni in Germania (Fortuna Düsseldorf) e le 10 in quella disputata con lo Young Boys sembrano un vero e proprio miraggio.
Se a questo si aggiungono le inevitabili difficoltà di ambientamento il quadro è quello di un acquisto errato, tant'è che il termine "bidone" inizia a circolare nelle tribune dello stadio Manuzzi.
Holmqvist trova la rete in un match di Coppia Italia vinto per 4-1 contro il Modena, ma sembra un caso sporadico, per giunta avvenuto contro una formazione militante in serie C1.
L'allenatore Bigon lo schiera per necessità virtù, in parte per mancanza di alternative ed in parte per il fatto che la squadra fa fatica a trovare il gol, Agostini a parte.
Un rapporto che stenta a decollare ha però un sussulto il 9 gennaio del 1989, quando in Romagna si presenta il Milan di Arrigo Sacchi, campione d'Italia in carica e prossimo vincitore della Coppa dei Campioni.
In una partita che vede il portiere cesenate Sebastiano Rossi protagonista, l'unico gol dell'incontro viene segnato proprio dall'attaccante svedese.


 
A dire il vero buona parte del gol è merito di Agostini, il quale con un raffinato esterno destro libera Holmqvist a tu per tu con il portiere Giovanni Galli; ma la veemenza con la quale lo svedese calcia di sinistro in porta sa tanto di voglia di rivalsa, come per mettere a tacere le malelingue così critiche nei suoi confronti.
L'entusiasmo scaturito dall'inaspettata vittoria si esaurisce ben presto, con il Cesena che si salverà con due punti di vantaggio sulla quartultima, senza però giovarsi di altre marcature di Holmqvist.
Nella stagione successiva sulla panchina romagnola si siede Marcello Lippi, il quale decide di dare nuova fiducia all'ex giocatore della Young Boys, rinforzando comunque l'attacco con Vladislav Djukić.
La fiducia non viene premiata dal momento che nelle 18 partite disputate il contributo dello svedese è davvero misero, finendo per deteriorare definitivamente il rapporto con tecnico e tifoseria.
Il rientro in patria all'Örebro SK è la soluzione migliore per spendere gli ultimi 3 anni di carriera agonistica, prima di intraprendere la carriera di commentatore sportivo.
Nella circostanza di un'esperienza negativa, quel guizzo contro il Milan gli vale ancora oggi la riconoscenza del pubblico cesenate, portato ad esaltare quell'unico positivo ricordo in luogo di tanti altri di segno decisamente opposto.
Hasse non ha fatto certo la storia del nostro calcio, ma difficilmente poteva scegliere partita migliore dove segnare il suo unico storico gol.





Giovanni Fasani

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