sabato 7 dicembre 2019

TITUS OZON, IL GENIO PERSEGUITATO

Quanto volte nel mondo del calcio abbiamo assistito a giocatori tanto geniali quanto sregolati, oppure ad eccelsi talenti oppressi da regimi biechi in grado di tarparne le ali del meritato successo?
L'elenco in entrambi i casi è purtroppo lungo, ma nel caso di Titus Ozon le due casistiche si fondono in un unico esempio, magico in campo quanto tormentato al di fuori.

Dal punto di vista calcistico sono due le cose che meritano di essere evidenziate: Nas, così chiamato per la lunghezza del suo naso, è un talento cristallino dotato di tecnica e gusto per la giocata, rivelandosi soprattutto un fanatico del dribbling, da lui provato con insistenza ed impressionante efficacia. Chi pensa sia solo un effimero giocoliere è in evidente errore, essendo il campione di Bucarest un eccellente realizzatore, tanto da segnare 161 gol in campionato alla notevole media di 0,58 reti a partita. I titoli di capocannoniere vinti nel 1952 e 1953 la dicono lunga sulla sua incisività nei pressi della porta.

sabato 30 novembre 2019

L'ALTRA PARATA DEL SECOLO

A poco meno di tre anni dall'incredibile intervento di Gordon Banks sul colpo di testa Pelè al Mondiale del 1970, un altro portiere britannico compie un prodigio, a dir la verità doppio, tale da insidiarne il titolo di "parata del secolo".
Protagonista di un gesto atletico assolutamente sbalorditivo è Jim Montgomery, portiere del Sunderland il quale scegli il contesto più affascinante, Wembley e la competizione più sentita, la finale di FA, per guadagnarsi un posto nella storia del calcio inglese e non solo.




La squadra allenata da Bob Stoke è opposta al Leeds di Don Revie, poco simpaticamente etichettato come Dirty all'epoca, essendo tacciato di usare ogni mezzo lecito e non per ottenere la vittoria, finendo per essere disprezzato dai più.

sabato 16 novembre 2019

IL LAMPO DI HAGI NELLA NEBBIA

Il talento puro di Gheorghe "Giga " Hagi gli più volte permesso di realizzare giocate da urlo, molte della quali effettuate con il suo magico piede sinistro, che gli è valso il ripetitivo e grossolano nomignolo di Maradona dei Carpazi.
In patria il fantasista di Săcele è chiamato invece Regele (Il Re), investitura che la dice lunga sull'importanza e sull'impatto che ha avuto sul calcio rumeno e non solo.
Pur prendendo le distanze dal qualsiasi accostamento con l'inimitabile Dies argentino, è pur vero che certi colpi geniali di Hagi con il piede mancino rientrano in pieno nella categoria propria dei fuoriclasse; il numero 10 della nazionale rumena accarezza letteralmente il pallone e con tocchi morbidi riesce ad imprimere traiettorie a scendere che sembrano realmente telecomandate.
Tra le tante vale la pena ricordarne una regalata con la maglia del Barcellona, realizzata all' Estadio Balaidos di Vigo, probabilmente ricordata da pochi per l'incredibile nebbia presente sul campo del Celta l'11 dicembre 1994.


La squadra allenata da Johan Cruijff sta vivendo una stagione di alti bassi, con il leggendario tecnico olandese impegnato a trovare la quadratura in un reparto offensivo che vede lo stesso Hagi, appena acquistato dal Brescia, impiegato accanto ad un altro talento cristallino dell'Europa dell'Est, il bulgaro Hristo Stoičkov, fresco Pallone d'Oro.

sabato 9 novembre 2019

JOGOO'S PRIDE

Senza nessuna spocchia Geoffrey Alan Hudson, purtroppo scomparso quattro anni fa, avrebbe potuto vantarsi di aver portato l’SC Villa ad un passo dal titolo di Campione d’Africa,  meritandosi un posto d’onore nella storia e nella leggenda del calcio ugandese.
Arrivato sulla panchina dei Jogoo nel 1988, sfrutta la lunga esperienza da calciatore e allenatore nella natia Gran Bretagna per forgiare una squadra in grado di continuare ad imporsi in patria, ma,contemporaneamente, di strabiliare l’intero continente in Champions League tre anni dopo.

L’eccezionalità   dell’evento   non   ricade   meramente   nella   finale   della   stessa,   persa   piuttosto malamente contro il Club Africain, ma nell’incredibile prestazione offerta nei quarti di finale, quando, contro pronostico e con una sconfitta all’andata, la squadra del distretto di Wakiso elimina addirittura l’Al Ahly.

martedì 22 ottobre 2019

L'IMPRESA DI ALEXANDER FABIAN

Nel linguaggio calcistico tante volte forse si esagera parlando di imprese ed eroi, ponendo troppa enfasi su determinate prestazioni sportive o prove individuali.
Va però precisato come agli albori del calcio agonismo ed epicità di coniugano al meglio, attraverso gesta sul campo e fuori di autentico ardore e sprezzo della propria incolumità fisica e del pericolo.
Un episodio calzante in tal senso è avvenuto il 6 giugno del 1925 sul campo dell'Hakoah Vienna, squadra che da lì a poco avrebbe festeggiato il suo primo ed unico titolo nazionale.
L'impresa nell'impresa è compiuta dal talentuoso portiere Alexander Fabian, per una volta protagonista lontano dalla propria porta.




A due giornate dal termine del campionato la squadra espressione della "forza" (Hakoah) ebraica si trova ad ospitare il Wiener Sport-Club in una gara necessariamente da vincere.

sabato 12 ottobre 2019

PRIMA DI IBRA C'ERA TROLLGUBBEN

Consultando le statistiche della nazionale svedese ci accorgiamo come Zlatan Ibrahimovic detenga il primato per reti segnate, 62, a conferma della tesi che lo vuole essere il miglior giocatori di tutti i tempi del paese scandinavo.
Senza entrare in diatribe o contese su chi invece possa essere il più forte Blågult della storia, vale la pena vedere chi si trova al secondo posto; d'acchito ci accorgiamo che a quota 49 troviamo un attaccante in attività negli anni'20 e 30, talmente forte da raggiungere tale quantitativo in appena 43 presenze, con la strepitosa media di 1,14 gol a partita.
Il fenomeno in questione si chiama Sven Rydell, calciatore famosissimo in patria, ma poco conosciuto al di fuori della stessa, per il fatto di aver giocato solamente con club svedesi e di non aver mai giocato un grande torneo per nazionali.



Restando nell'ambito quantitativo vanno evidenziate anche le 146 reti segnate in 168 partite di Allsvenskan, la massima competizione calcistica svedese, da lui vinta due volte nel 1925 e nel 1928 con la maglia dell'Örgryte.

mercoledì 2 ottobre 2019

CHI SI RICORDA DEL BAYER UERDINGEN?

Forse in pochi si ricordano come il colosso farmaceutico Bayer si stato legato calcisticamente legato ad un'altra città oltre a Leverkusen: dal 1953 la "fabbrica dell'aspirina" ha impresso il suo marchio sulla maglia della squadra di Krefeld, a seguito della fusione tra le locali Fc Uerdingen 05 e Werkssportgruppe Bayer AG Uerdingen.
L'apice di tale connubio, terminato nel 1995, avviene nel 1985, quando la squadra di Karl-Heinz Feldkamp conquista la coppa nazionale battendo nel più classico scontro tra "Davide e Golia" il forte Bayern Monaco.


Ad essere onesti la squadra di Krefeld nell'anno in questione è davvero una matricola terribile, in grado di concludere la Bundesliga al sesto posto subito a ridosso della zona valida per la qualificazione alla coppe europee.