martedì 4 novembre 2014

ALLY McCOIST

Un’antica espressione sancisce come “nessuno sia profeta in patria”, intendendo specificare le palesi difficoltà a rendersi protagonisti in un ambiente congeniale o a noi vicino.
In ambito sportivo tale frase può essere interpretata come l’impossibilità per un atleta di rendere al meglio in competizioni nella propria nazione.
Nel mondo calcistico un simile adagio vale fino ad un certo punto: in questo senso sono numerosi i casi di giocatori che decidendo di giocare esclusivamente in patria, hanno scritto pagine importanti dei suddetti campionati.
Alternativamente, alcuni hanno provato a cimentarsi in ambiti diversi e magari più competitivi, decidendo poi di tornare nei propri confini nazionali.
Così come descritta sembra quasi un volersi accontentare di una situazione più comoda, magari sacrificando il proprio talento ad un livello più basso, senza subire la pressione di competizioni più complesse o più in vista.
In realtà la storia del nostro amato sport ci presenta alcuni personaggi che hanno sviluppato un forte legame con un maglia, tanto da spenderci buona parte della carriera e da rifiutare offerte più vantaggioso o prestigiose.
Segnando 355 reti 15 stagioni con la maglia dei Rangers Glasgow, Ally McCoist può essere ritenuto uno dei miglior attaccanti degli anni’80 e ’90, diventando un vero mito in terra scozzese.


Nato nel 1962 a Bellshit, sviluppa la sua carriera da professionista nel St. Johnstone, dove esordisce a soli 17 anni, mettendosi in mostra grazie alle ottime dote realizzative: dal 1979 al 1981 segna 22 reti in 57 apparizioni di campionato, guadagnandosi le attenzioni di svariate squadre, tra le quali sembra molto forte quella dei Rangers.
Nonostante tale offerta, il richiamo del campionato inglese è irresistibile, tanto che McCoist accetta l’offerta del Sunderland nel 1981, facendo il suo esordio in First Division a 19 anni.
L'esperienza con i "The Black Cats" non è molto positiva, tanto che il suo contributo realizzativo si limita a soli 8 gol nelle 56 presenze racimolate, nell'arco di due stagioni piuttosto anonime per tutta la squadra.
Indubbiamente la compagine del nord dell'Inghilterra mal appoggia i movimenti offensivi del giocane attaccante, il quale a sua volta appare ancora inesperto e a disagio con le prestanti ed attente difese della First Divison.
Arriva quindi inevitabile la sua cessione e questa volta i Rangers non si fanno scappare l'occasione di guadagnarsi le sue prestazioni, ingaggiandolo nel 1983.
Abbiamo già anticipato come nella sua nazione McCoist ritrovi ed implementi la sua vena realizzativa, ma occorre anche precisare quanti trofei riesca a conquistare con la maglia dei "The Gers".
A tal proposito spiccano senza dubbio i 10 campionati vinti, 9 dei quali consecutivi dal 1988 al 1997, anni nei quali il formidabile centravanti mette in mostra tutte le sue qualità.
McCoist è un attaccante completissimo, che si muove con incredibile maestria nell'area di rigore, dove eccelle per il grande tempismo nell'impattare il pallone, sia di testa che in acrobazia.
Il suo fiuto per il gol gli permette di sfruttare al meglio i suoi 178 centimetri, per beffare nel gioco aereo anche i più corpulenti difensori, oppure di reggere il confronto fisico con gli stessi. 
I suoi movimenti sono talvolta imprevedibili, tanto da battere sul tempo il proprio marcatore, dando l'impressione di sapere in anticipo dove possa cadere il pallone o dove lo stesso possa finire dopo una respinta.
Davanti alla porta è glaciale, diventando una vera e propria sentenza in fase di conclusione; negli anni affina proprio la sua dote balistica, diventando molto efficace anche con tiri dalla media/lunga distanza.


Inutile rammentare come le sue realizzazioni siano decisive per tali affermazioni, assolutamente connesse anche ai tre titoli di capocannoniere conquistati. In particolare si aggiudica tale classifica nel 1991/1992 e nel 1993, segnando in entrambe le stagioni 34 reti. Tale notevole bottino gli garantirebbe la vittoria della prestigiosa Scarpa d'Oro Europea, ma purtroppo per lui in quegli anni l'UEFA decide di non assegnare il trofeo.
Considerando il solo campionato segna con la squadra di Glasgow 251 gol in 318 partite, diventando il maggior marcatore della lunga storia del club scozzese.
La sua già ricca bacheca si arricchisce nel tempo con ben 12 coppe nazionali, suddivise in 3 Coppe di Scozia e 9 Coppe di Lega.
Anche qui la sempre decisiva punta mette il suo marchio, decidendo in più di un occasione l'atto finale; in tal senso spiccano le doppiette nelle finale di Coppa di Lega 1987/1988 e 1996/1997.
Considerando il contesto internazionale, i numeri si riducono leggermente, tenuto conto del non altissimo livello dei Rangers in Europa e quello della nazionale scozzese nelle grandi competizioni.
A livello di Coppa dei Campioni riesce a tenere una media realizzativa apprezzabile (11 reti in 31 apparizioni), non riuscendo quasi mai a proseguire il torneo fino agli ultimi turni, eccezion fatta per la Champions League del 1992/1993, dove i Rangers arrivano secondi nel girone finale, sfiorando la finale. Per McCoist c'è la soddisfazione di 2 reti nel doppio incontro contro il Leeds, nei turni preliminari.
Il rapporto con la nazionale non risulta pienamente soddisfacente, nonostante vi giochi per ben 61 volte con 19 reti realizzate.
Storicamente il calcio scozzese è noto per aver prodotto grandissimi giocatori, ma anche per i deludenti risultati ottenuti della propria rappresentativa: tale deficitario trend si conferma anche durante le militanza di McCoist in tale contesto.
Con la "Tartan Army" partecipa al deludente Mondiale del 1990, dove la Scozia viene eliminata al primo turno, perdendo con il Brasile e clamorosamente contro la Costa Rica.
Due anni più tardi McCoist ha l'occasione di partecipare al suo primo Europeo, ma anche in questa occasione non riesce a lasciare il segno, dovendo lasciare la competizione dopo il girone iniziale.
Nel 1996 la squadra da Brown partecipa ai Campionati Europei in Inghilterra, ma il 34enne attaccante dei Rangers non parte inizialmente nella formazione titolare. Gioca dal primo minuto solo l'ultima partita del girone contro la Svizzera, segnando il gol che vale la vittoria per 1-0.


La Scozia termina il girone con 4 punti alla pari dell'Olanda, che però ottiene il passaggio ai quarti di finale grazie al maggior numero di gol segnati.
Per il numero 9 resta la soddisfazione del primo ed unico gol in una grande competizione tra rappresentative nazionali.
Il 1998 rappresenta per lui un anno di grandi cambiamenti: oltre a dire addio alla nazionale, mette anche fine al suo strepitoso legame con i Rangers, passando al Kilmarnock.
Con la squadra dell'Ayrshire gioca per tre stagioni, collezionando 59 presenze impreziosite da 12 reti. Il suo stato di forma va progressivamente peggiorando, ma per i "Knock" rappresenta un valore aggiunto di inestimabile valore, anche a partita in corso.
Nel 2001 termina l'attività agonistica, lasciando un ricordo indelebile in tutti i tifosi scozzesi, soprattutto nei fedelissimi del'Ibrox Stadium, che per centinaia di volte hanno esultato ad una sua prodezza.
A riprova del suo legame con tale ambiente, dal 2011 è il manager del Rangers, con l'intento di essere, nuovamente, un vero "profeta in patria".


Giovanni Fasani

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