martedì 11 novembre 2014

ASSO DI... KOPA

Quasi tutti i grandi campioni sono unanimemente celebrati in ogni angolo del mondo, ed alcuni di essi vengono considerati tali sin dai primi anni di attività. 
Tuttavia ve ne sono altri che sono rivalutati solo a carriera finita, quando risulta possibile fare un bilancio della stessa e quando, magari, vengono superati certi luoghi comuni che per anni li hanno messi sotto cattiva luce.
Talvolta tali giocatori vengono bistrattati o mal considerati durante il loro periodo agonistico, per ragioni che spesso vanno oltre il contesto sportivo, confluendo nel contesto politico e sociale.
Gli appassionati di calcio sanno trasmettere grande passione e sono a tutti gli effetti il vero motore di questo sport, ma, alcune volte, possono essere miopi censori di alcuni giocatori; la maggior parte delle volte retaggi e convinzioni molto lontane dello sport, condizionano i giudizi e possono creare involontari capri espiatori.
Un classico esempio di questa non piacevole tendenza è Raymond Kopa, autentico fuoriclasse degli anni 50  e 60, il quale ha sempre dovuto lottare per veder riconosciuto il suo formidabile talento.


La vita per lui e per la sua famiglia non è facile, essendo i suoi genitari emigrati dalla Polonia con la possibilità di lavorare nelle miniere transalpine. A tal proposito il suo cognome originario sarebbe Kopaszewski, divenuto poi Kopa una volta stabilitosi nella sua nuova nazione.
Il giovane Raymond inizia a lavorare in miniera a 14 anni , dove a causa di un incidente perde anche un dito di una mano. Nonostante la non facile esistenza  si dedica anche al calcio, nel quale eccelle sin da subito, tanto da mettersi in mostra ai vari osservatori che da sempre setacciano la zona alla ricerca di nuovi talenti.
Dopo vari provini viene finalmente tesserato dall'Angers, il quale gli da la possibilità di fare il calciatore a tempo pieno e di affinare le doti che appaiono immediatamente quelle di un fenomeno. 
Nella valle della Loira resta solo due anni, perché nel frattempo gli osservatori dello Stade Reims restano folgorati dal suo fulgido talento.
Nel 1951 si trasferisce quindi nelle provincia della Champagne, dove la dirigenza dei “biancorossi” sta costruendo una squadra capace di imporsi anche in Europa, soprattutto dopo la vittoria del primo storico campionato avvenuta nella stagione 1948/1949.
Kopa si dimostra un giocatore dalle qualità tecniche eccelse, che ama partire da destra per accentarsi, mettendo in mostra una velocità formidabile, abbinata ad un dribbling secco ed efficace. 
Alto solamente 169 centimetri, risulta imprendibile nell’uno contro uno, sfruttando le indubbie doti naturali ed un livello tecnico in continuo miglioramento.
Con la palla al piede riesce sempre a fare la cosa giusta, scegliendo con estrema perizia se lanciarsi in azioni personali o fornire precisi assist ai compagni di squadra.
A tal proposito sorprende per come riesce a mettere il suo purissimo talento a disposizione del collettivo, tanto da diventare un vero specialista nello scovare invitanti pertugi per i compagni di attacco.



Nello Stade Reims trova il tecnico Albert Batteaux, che gli permette di rendere al meglio, lasciandolo libero di esprimere la sua “arte calcistica” in una compagine di grande livello: la squadra può contare sul grande sostegno dato da centrocampisti come Hidalgo e Glowacki, così come su attaccanti come Meano e Templin, perfetti terminali di una compagine che funziona a meraviglia.
Ovviamente non tardano ad arrivare i successi, come il campionato 1952/1953 e, soprattutto la Coppa Latina del 1953. In questa ultima competizione Kopa si dimostra decisivo, segnando una doppietta nella finale vinta per 3-0 contro il Milan.
Nel 1954 la sua fama internazionale può essere ampliata dal Campionato del Mondo da disputarsi in Svizzera, ma tale prestigiosa vetrina, importante per tanti campioni, ha per lui un effetto negativo.
La Francia viene eliminata al primo turno e molte critiche piovono sulla preparazione fisica dei giocatori, apparsi fuori forma e svogliati durante le partite del girone iniziale, nonostante l’ultima vittoria con il Messico. Le critiche maggiori vanno ai giocatori di diversa origine, come Glowacki ed appunto Kopa, che vengono invitati a "tornare in miniera", accanendosi fortemente contro la loro origine polacca. Kopa in particolare viene pesantemente attaccato dalla stampa e dai tifosi, che lo reputano il primo colpevole della fallimentare spedizione in terra elvetica, creando un forte distacco tra le due parti. Nonostante il polverone mediatico, il forte centrocampista contribuisce alla vittoria del campionato 1954/1955 ed al raggiungimento della finale di Coppa Latina, persa per 2-0 contro il Real Madrid
La grande occasione di riscatto per la squadra transalpina arriva nella stagione 1955/1956, dove viene introdotta la Coppa Campioni, massima espressione tecnica del calcio europeo.
Lo Stade Reims si rende protagonista di una grande competizione, tanto da approdare con merito alla finale di Parigi. Ad attenderlo ancora il Real Madrid, che si conferma una costante nella carriera di Kopa. Le due squadre danno vita ad un’emozionante gara, che gli spagnoli si aggiudicano per 4-3, portandosi a casa la prima edizione del torneo.
Anche in questo caso la stampa polemizza su di un già esistente accordo tra il giocatore e i “Los Blancos”, criticando la tempistica e l’atteggiamento in campo del giocatore.
Come anticipato, la squadra madrilena è sempre nel destino del calciatore, tanto che alla fine della suddetta stagione accetta la faraonica offerta del presidente Santiago Bernabeu e si trasferisce in Spagna, confermando le voci presenti alla vigilia della finale.


Iniziano anche a circolare le cifre inerenti a tale nuovo contratto, che scatenano inevitabili polemiche volte ad etichettare il centrocampista come “mercenario”.
Al di là della cospicua componente economica, il progetto tecnico è di altissimo livello, specie nel reparto offensivo, dove accanto al suddetto giocatore trovano spazio Mateos, Rial, Gento ed Alfredo Di Stefano.
Analizzando la sua esperienza madridista non si può che restare impressionati dal numero di vittorie: in quattro stagioni vince per due volte la Liga (1956/1957 e 1957/1958), una Coppa Latina (1957) e per ben tre volte consecutive la Coppa dei Campioni (1956/1957, 1957/1958 e 1958/1959).
L'ultima vittoria nella rassegna continentale ha un sapore speciale, perché viene ottenuta proprio a spese dello Stade Reims di Just Fontaine, formidabile cannoniere transalpino.
Considerando quindi i numeri, sembra che la scelta di accettare le pesetas madrilene sia stata azzeccata, ma in realtà Kopa non si sente appagato tecnicamente.
Nello schieramento offensivo non ha la consueta libertà di svariare, essendo relegato sulla fascia destra, senza possibilità di spostarsi al centro, dove Di Stefano ha il dovere ed il piacere di fare ciò che vuole. Relegato al classico "compitino", si adatta comunque con grande dedizione, sebbene in alcune circostanze il suo talento appaia come ingabbiato.
Nonostante questi limiti tattici gioca, nel 1958 la sua miglior stagione in assoluto, in concomitanza con i Mondiali giocati in Svezia.
La nazionale è guidata dal suo "mentore" Batteaux, che confida nella voglia di riscatto di Kopa, desideroso di mettere fine alle critiche nate dopo il precedente Mondiale e di dimostrare ai connazionali di essere un vero fuoriclasse, senza più differenze di origine.
In realtà già nel 1955 si guadagna credito dalla stampa trascinando la Francia ad una storica vittoria in terra iberica, segnando un gran gol e favorendo il raddopio per il definitivo 2-1. In tale situazione, grazie alla superba prestazione, la stampa internazionale lo chiama "il Napoleone del calcio".
Tuttavia la sua volontà è quella di riscattarsi nel contesto mondiale, tanto da presentarsi al meglio già dell'esordio contro il Praguay
In tale torneo si mette al servizio proprio di Fontaine, incantando il pubblico svedese e gli addetti ai lavori con assist precisissimi e serpentine inarrestabili, nobilitando il tutto anche con due marcature.
La Francia termina la rassegna al terzo posto, battuta dal Brasile in semifinale, mentre Fontaine si aggiudica la classifica marcatori, segnando addirittura 13 reti, ancora oggi record assoluto del Mondiale.
Buona parte di queste realizzazioni sono facilitate dalle "magie" di Kopa, che nello stesso anno viene premiato da France Football con il Pallone d'Oro.
Nel 1959, appagato dai trionfi e desideroso di poter essere una vera stella anche in un club, decide di ritornare allo Stade Reims, forse anche alle luce delle polemiche legate al suo precedente addio.  La sua seconda esperienza a Reims è alternata da luci e ombre: il forte centrocampista è vittima di alcuni infortuni alle caviglie che ne limitano la proverbiale velocità, permettendogli solo saltuariamente di fare in pieno la differenza. Nonostante tutto partecipa al meglio alla conquista di due titoli nazionali e di una Supercoppa di Francia. L'impressione di trovarsi di fronte ad un Kopa in fase calante viene cancellata dalle sue prestazioni durante il primo Europeo per nazioni del 1960, dove ritorna a far ammattire come ai bei tempi le difese avversarie, permettendo alla squadra di arrivare alla fase finale. Purtroppo non prende parte a questa seconda competizione per i già noti problemi fisici, privando di fatto la squadra delle sue decisive e spettacolari giocate. Nel 1962 la Francia non si qualifica per i Mondiali in Cile, mettendo di fatto fine all'esperienza di Kopa con i "galletti", per i quali segna 18 reti in 45 partite e dispensa un numero infinito di passaggi vincenti. Durante laa sua seconda esperienza nello Stade Reims cambia sensibilmente anche il suo modo di giocare, sopperendo alla calante atleticità con un notevole senso tattico,che lo porta anche ad arretrare la sua posizione.
Con i bianco rossi subisce anche l'onta delle retrocessione in seconda divisione, ma si dimostra in questo caso fedele ai propri colori, decidendo di giocare in una categoria davvero lontana rispetto al suo smisurato talento.
Chiude la carriera nel 1967, quando gli acciacchi ed i quasi 36 anni lo convincono ad appendere le scarpe al chiodo.


Raymond Kopa è uno dei grandi artisti della storia del calcio, perché ha interpretato il suo ruolo come ha voluto, giocando come il talento gli ha sempre suggerito e dimostrandosi comunque generoso e disponibile al gioco di squadra.
Le sue straordinarie doti tecniche non lo fanno mai apparire fine a se stesso, permettendogli di essere sempre concreto, considerata anche il numero di reti da lui segnato in carriera (ben 117 solo a livello di campionato nazionale).
Difficile invece dire quanti attaccanti dovrebbero ringraziarlo per avergli fornito palloni semplicemente da spingere in porta.
Alla faccia dei detrattori....


Giovanni Fasani

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