venerdì 21 marzo 2014

IL TRIONFO DELL'IMPOSSIBILE

Il calcio è solito regalare spesso delle emozioni forti, questo lo sappiamo tutti, basta essere tifosi di una squadra ed il gioco è fatto. Ci sono però, anche delle situazioni in cui ci si emoziona per altre squadre, non necessariamente quelle del cuore.
Più di una volta sono incappato in quest'ultima situazione, soprattutto quando ad una manifestazione, di qualsiasi latitudine o longitudine, partecipa una squadra cosiddetta outsider, quella che con ogni probabilità farà di sicuro le partite del girone, salvo poi tornare a casa, quando va bene, con un paio di punti al massimo.
La Coppa d'Asia 2007 non fa eccezione. A tale manifestazione partecipano i soliti nomi: Giappone, Corea del Sud, Iran, Arabia Saudita, Australia, Cina; tutte più o meno favorite per la vittoria finale. A fare da comprimarie ci sono le 4 squadre organizzatrici (Malesia, Thailandia, Vietnam ed Indonesia) ognuna delle quali ospita un girone ed altre 6 squadre che agiscono da possibili mine vaganti: Oman, Iraq, Emirati Arabi, Qatar, Bahrain ed Uzbekistan.


Oltre alle citate squadre favorite, il torneo è pregno di numerosi giocatori blasonati e famosi: tra i tanti possiamo citare il giapponese Nakamura, gli australiani Viduka, Kewell e Cahill, gli iraniani Nekounam, Mahdavikia e Rezaei (quest'ultimo in forza al Livorno), il cinese Sun Jihai.
Ognuno di questi giocatori contribuirà alla causa della propria nazionale, ma come vedremo, nessuno di essi riuscirà ad arrivare all'atto finale.
Le 16 squadre sono divise in 4 gironi con gare di sola andata. Ogni girone ha la sua favorita più un paio di potenziali sorprese ed una quarta squadra a fare da comparsa. Nel Gruppo A dovrebbe farla da padrone l'Australia che però arriva 2° alle spalle dell'Iraq, dopo che la qualificazione è stata ottenuta all'ultimo turno con un secco 4-0 ai padroni di casa della Thailandia.
Mark Viduka
Nel Gruppo B invece è il Giappone a fare più punti, trascinata dal già citato Nakamura e dai gol di Naohiro Takahara, in forza ai tedeschi dell'Eintracht Francoforte. I forti giapponesi chiuderanno con 7 punti frutto delle vittorie contro Emirati Arabi e Vietnam dopo aver pareggiato 1-1 il match inaugurale contro il Qatar.
Abbastanza a sorpresa arriva 2° il Vietnam padrone di casa, a testimonianza che di emozioni questo torneo ne regala davvero tante.
Al Qatar non sono sufficienti i 3 gol (uno per ogni match) di Sebastian Soria, attaccante uruguayano naturalizzato qatariota che tra il 2005 ed il 2012 è stato capace di mettere a segno 83 gol in 121 partite con la maglia del Qatar SC.

Sebastian Soria

Al pari del Gruppo A, anche il Gruppo C resta in bilico fino all'ultima giornata. La Malesia padrona di casa chiude il girone con 0 punti, 1 gol fatto e 12 subiti, mentre è l'Iran ad aggiudicarsi il 1° posto, frutto di 2 vittorie ed 1 pareggio, magistralmente guidato da Javad Nekounam, autentico centrocampista dai piedi buoni, visto in Europa nelle file dell'Osasuna.
A giocarsi la qualificazione è la Cina a cui basta un pareggio e l'Uzbekistan che per forza di cose deve vincere. Per i media e gli addetti ai lavori non c'è partita, per i sognatori la speranza è sempre accesa. Hanno ragione i secondi visto che la nazionale guidata da Rauf Inileev strapazza i malcapitati cinesi grazie a 3 gol messi a segno nei 20 minuti finali.

Javad Nekounam
Infine il Gruppo D vede il successo dell'Arabia Saudita trascinata dai gol di Yasser Al-Qahtani, attaccante molto mobile capace di 4 gol nel torneo (capocannoniere in coabitazione con il giapponese Takahara e l'iracheno Younis) e 44 gol complessivi in 100 presenze con la maglia dei Falchi sauditi.
Senza grosse prestazioni la seconda forza del girone è la Corea del Sud, forte di una vittoria sull'Indonesia arrivata alla 3° partita; la compagine indonesiana si è presenta alla manifestazione con 23 giocatori che militano tutti in patria e di cui la metà non ha più di 10 presenze con la maglia della nazionale, il che la dice lunga sulla risicata qualificazione dei coreani.


Nei quarti di finale troviamo quindi 3 sorprese: Iraq, Vietnam ed Uzbekistan. Almeno una di queste 3 nazioni andrà in semifinale, visto che nella prima partita saranno di fronte Iraq e Vietnam allo stadio Rajamangala di Bangkok. La partita si sblocca subito, dopo 2 minuti sarà Younis Mahmoud ad aprire le danze, chiuse al 65° sempre dall'attaccante classe 83, che nei 5 anni passati nelle file dell'Al Gharafa (sua squadra durante la manifestazione), ha messo a segno 71 gol in 88 partite, una media straordinaria condita da diversi premi personali (e non solo), tra cui giocatore arabo dell'anno e MVP della Coppa d'asia 2007. Nello stesso anno Younis entra anche nella lista del Pallone d'Oro, terminando al 29° posto. Per il forte attaccante nato a Kirkuk dev'essere come vincerlo quel premio.


A differenza dell'Iraq, l'Uzbekistan abbandona la manifestazione nei quarti di finale subendo un 2-1 dalla nazionale saudita senza però sfigurare. A 8 minuti dalla fine Pavel Solomin accorcia le distanze preparando l'assalto finale, ma il muro saudita resiste e porta in cascina la preziosa semifinale.
I due quarti di finale restanti (quelli sicuramente più sfiziosi) vengono entrambi decisi ai calci di rigore. Il Giappone ha la meglio sull'Australia dopo l'1-1 dei 120 minuti e la Corea del Sud supera l'Iran dopo un noioso 0-0.

In semifinale rimane solo la sorpresa Iraq a contendere il titolo alle più blasonate nazionali sopracitate. I leoni di Mesopotamia si trovano di fronte la fortunata Corea.
Altro noioso 0-0 ed altra serie di calci di rigore. Questa volta però, la fortuna dei coreani verrà meno. Dopo 6 rigori realizzati è Yeom Ki-Hun a sbagliare spianando la strada della finale alla nazionale in maglia verde. La gioia per le strade irachene è incontenibile a tal punto che 50 persone perderanno la vita a seguito di alcuni attentati.
La seconda semifinale è la gara più spettacolare del torneo: l'Arabia Saudita la spunta al termine di una lotta senza esclusione di colpi contro il Giappone; ad aprire le danze è il solito Al-Qahtani che realizza al 35° minuto, esattamente 2 minuti prima il pareggio di Nakazawa, autentica bandiera del Yokohama Marinos. Nella ripresa una doppietta di Malek Mouath fa esplodere di gioia anche la nazionale guidata da Helio dos Anjos, tecnico con un passato da calciatore nelle serie minori brasiliane.


Si arriva quindi all'atto finale, l'Iraq sembra aver dato già molto e ha nelle gambe i 120 minuti della semifinale, mentre l'Arabia Saudita è forte dell'esperienza e della maggior freschezza nonostante la battaglia a suon di spettacolo contro il Giappone.
Ma l'abbiamo detto all'inizio, le emozioni ogni tanto diventano tali anche quando in campo non c'è la squadra del cuore. Sarà l'Iraq, forte di un gol del suo eroe nazionale Younis al 72°, a portare a casa l'ambito trofeo; gli iracheni non credono ai loro occhi, men che meno i sauditi che forse sono entrati in campo sottovalutando l'avversario.


In Iraq si scatena il finimondo, se chiediamo a qualsiasi cittadino se la nazionale aveva qualche chance di vittoria, ragionevolmente nessuno risponderà che la percentuale sia superiore al 5%. Il governo iracheno, però, vieta qualsiasi festeggiamento memore di ciò che accadde 4 giorni prima; ma fu un'emozione talmente grande, forse irripetibile nell'immediato che la gente si riversò in strada con macchine, motorini, furgoni e qualsiasi cosa per fare baccano tutta la notte. Alcune persone si sono addirittura gettate nel Tigri nonostante i severissimi divieti. Gente fuori di sé, persone che sparano in aria, persone commosse e chi più ne ha più ne metta; il primo ministro Nuri al Maliki commenterà così "E' una lezione sul trionfo dell'impossibile e su come agguantare la vittoria".
La vittoria la ottiene l'Iraq magistralmente guidato dal tecnico brasiliano Jorvan Vieira, una vita passata da tecnico in Medio Oriente ed attuale allenatore della nazionale del Kuwait.
A noi rimarrà una grande emozione, l'emozione di un popolo che per una notte ha vissuto da vera protagonista.

Matteo Maggio


Fonti: japanisanisland, topnews, wikipedia, weltfusball, iraqsport, ven1

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