domenica 2 dicembre 2018

GOL OLIMPICO AL MONDIALE

Uno dei gol più spettacolari è indubbiamente quello segnato direttamente da corner, passato alla storia come il Gol Olimpico dopo che, nel 1924, l'argentino Cesáreo Onzari lo realizzò contro l'Uruguay, fresco vincitore del torneo Olimpico.
Per realizzare una simile prodezza occorre essere in possesso di un piede estremamente sensibile, laddove l'imprevedibilità del gesto e della relativa traiettoria debbono almeno in parte trovare la lasciva collaborazione del portiere avversario.
In Italia Massimo Palanca è ancora oggi ricordato per la sua abilità nel segnare ben 13 gol direttamente da corner, grazie ad un piede sinistro piccolo e fatato che avrebbe probabilmente meritato ben altra carriera.
In anni più recenti un altro sinistro magico, quello del Chino Alvaro Recoba, ha più volte beffato gli estremi difensori avversari dalla bandierina, inserendo il nome del lunatico uruguaiano accanto a quelli di altri possessori di piedi ugualmente sensibili (SebastianVeron, Roberto Baggio e David Beckham tra gli altri). protagonisti almeno una volta dal gol da corner.
Viene da chiedersi se un simile gesto, particolare ed insolito, possa essere stato proposto anche in un campionato del mondo, contesto massimo per vedere il proprio nome tramandato ai posteri con un'aurea di leggenda.
La risposta la quesito è sì, anche se al momento solamente una volta abbiamo avuto un Gol Olimpico al Mondiale: a segnarlo è stato nel 1962 il colombiano Marcos Coll, centrocampista sconosciuto ai più, ma che da quel momento è diventato per tutti El Olimpico.



La partita è in questione è URSS-Colombia, valevole per la seconda giornata del Gruppo 1 terminata con un pirotecnico 4-4, con la compagine sovietica fino al 68° minuto in vantaggio per 4-1. 
La rimonta dei Cafeteros inizia proprio con la prodezza di Coll, il quale con una beffarda traiettoria sorprende il grande portiere sovietico Lev Jasin,, furibondo con il compagno posto sul palo a suo dire mal posizionato e troppo passivo nella situazione.




La complicità della difesa dell'URSS è evidente, ma il gol premia il coraggio di Coll il quale, volutamente, ricerca una particolare soluzione volta a sfruttare un fraintendimento tra difensore ed estremo difensore: il fatto che la stessa venga proposta al cospetto di quello che è ritenuto una leggenda tra i pali non può che avvalorarne il coraggio e la precisione.
A conferma del fatto che il gol fosse cercato vi è il fatto che la palla compie il primo rimbalzo nei pressi della linea di porta, con un traiettoria che, evidentemente, non può essere giocabile da nessuno compagno.
Lo stesso Coll, più volte intervistato a riguardo, ha sempre confermato la volontà della giocata, pensata anche in virtù del gap fisico che i colombiani patiscono in confronto con i corpulenti sovietici.
Dal canto suo Lev Jasin si è sempre detto tormentato per tale gol subito, anche ad anni di distanza della partita, considerando il Gol Olimpico subito come una piccola quanto indelebile macchia in una straordinaria carriera.
Fa invece da contraltare la parabola calcistica di Marcos Poll, valente quanto tecnico centrocampista in Colombia principalmente con Deportes Tolima e América de Cali, salito all'onore delle cronache per la giocata compiuta quel pomeriggio del 3 giugno 1962 ad Arica.



Nel contesto nazionale il bravo centrocampista nativo di Barranquilla, figlio di Emelina Tesillo y Elías Coll Tara, primo arbitro colombiano a diventare internazionale, è conosciuto per la precisione del proprio piede destro e per la buona confidenza con il gol (75 gol in campionato in 17 stagioni).
Le cronache dell'epoca lo descrivono come uno dei migliori elementi colombiani del periodo, accanto a Héctor Echeverri,Carlos Aponte, José Rolando Serrano ed i veterani Efraín Sanchez e Francisco Zuluaga.
Lo stesso Coll intervistato qualche anno fa, si descrive senza falsa modestia simile a James Rodrgiuez, differente solo per il piede utilizzato, ma molto simile per qualità del gioco proposto e gusto per la giocata spettacolare.
Nella sua carriera stonano in parte le sole 11 presenze con i Cafeteros, con i quali ha preso parte anche al Campeonato Sudamericano del 1963, concluso con un deludente ultimo posto con un solo punto conquistato.
La selezione colombiana sta muovendo i primi passi nel calcio di alto livello, come conferma anche l'unico punto conquistato nel Mondiale del 1962, proprio nella citata partita contro l'URSS.
Tratto comune dei due tornei è la presenza fissa proprio di Marcos Poll, fortemente voluto da entrambi i commissari tecnici in carica, Adolfo Pedernera e Gabriel Ochoa Uribe.



Alla sua morte, giunta il 2 giugno 2017, tanti sono stati gli attestati di stima e le riproposizioni di quella beffarda traiettoria che ha inserito il suo nome nella storia del calcio mondiale.
Valgano per tutti parole con le quali lo stesso Poll ha descritto gli attimi relativi a tale prodezza:"Credo che quel gol fosse l'opera di Dio, ricordo gli 8000 presenti che,senza smettere di applaudire, si sono guardati l'un l'altro come se si chiedessero se il pallone fosse entrato o meno in porta.Marino Klinger è stato il primo a congratularsi con me poi tutti i miei compagni sono venuti a darmi un abbraccio che mi fa ancora rabbrividire".




Giovanni Fasani

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