martedì 24 febbraio 2015

UN TRIDENTE INDEPENDIENTE

In molti dei nostri articoli ci siamo occupati di grandi campioni, esaltandone le gesta e le conseguenti vittorie ottenute.
Altre volte ci siamo concentrati su intere squadre, descrivendone i vari protagonisti ed il relativo schema di gioco.
Più nel dettaglio, in un precedente articolo, abbiamo decritto "La Maquina", mettendo in luce la spettacolarità e la forza di tale indimenticabile quintetto offensivo argentino.
Qualche anno prima sempre in Argentina, più precisamente ad Avellaneda, un altro sistema di gioco si è imposto nella storia del calcio sudamericano, con numeri realizzativi sbalorditivi e finora irripetibili.
In questo caso il numero dei suddetti protagonisti passa da cinque a tre, ma la classe dei protagonisti è pressoché simile.
L'Independiente vince i suoi primi campionati nazionali nel 1938 e nel 1939, grazie ai prodigi di un fantastico tridente formato da Vicente De La Mata, Antonio Sastre ed Arsenio Erico.
Se a prima vista l'aver vinto due titoli non sembra poi quella grande impresa, vale la pena ricordare come tale trio d'attacco abbia realizzato insieme qualcosa come 556 reti in gare ufficiali.
Scendendo nel dettaglio ci accorgeremo di come la caratteristiche di tali giocatori siano perfettamente connesse tra loro, tanto da formare uno degli attacchi più completi e meglio assortiti di tutta la storia del calcio.
Nella successiva analisi ci renderemo conto di come ciascuno di essi abbia contribuito in maniera davvero personale a consegnare il nome di quell'Independiente alla leggenda.
Vicente De La Mata è il classico giocatore al quale è difficile attribuire una posizione in campo, tanta è la sua inclinazione a svariare per il campo, facendosi trascinare dal suo enorme talento.


Autentico esperto dell'arte del dribbling, è in grado di far ammattire il diretto avversario con finte ripetute e con azioni dirompenti.
Nonostante un certo gusto per la giocata spettacolare, non si abbandona mai alla giocata "fine a se stessa", ma riesce con uguale misura a fornire assist invitanti così come a trovare la via della rete.
A tal proposito segna 151 in 13 stagioni con la maglia dei "Los Diablos Rojos", dimostrandosi molto di più di una classica mezzala.
Ad esempio nel 1939 sono addirittura 38 le sue realizzazioni nel campionato vinto dall'Independiente.
Le cronache dell'epoca lo descrivono anche come un giocatore di grande classe, tanto da lasciare incantati per il tocco di palla e per la naturalezza del suo gioco.
Otre ai due titoli nazionali già citati, vince nel 1948 il suo terzo ed ultimo titolo di campione d'Argentina.
Nel 1951 passa al Newell's Old Boys, squadra del quale è tifoso, dove curiosamente segna una sola rete nell'unica stagione giocata.
Termina la carriera nel club che l'ha cresciuto, il Central Cordoba.
Con la nazionale gioca solo 13 partite, ma tale esiguo numero di presenze non deve trarre in inganno: con la "Albiceleste" vince ben 3 Copa America e nella prima di esse si erge come principale protagonista.
Nel 1937 Argentina e Brasile sono appaiate con gli stessi punti ed è necessario uno spareggio per determinare il vincitore. La partita è equilibrata e scorbutica ed il tecnico Seoane decide di mettere in campo De La Mata solo all'86° minuto: la scelta si rivela vincente, perché la funambolica mezzapunta segna una doppietta nei tempi supplementari, portando la coppa a Buenos Aires.
A conferma della sua decisività, vi è anche il merito di essere andato a segno in tutte e tre le manifestazioni vinte, anche in quella del 1946, dove viene aggregato all'ultimo minuto.
Non meno fondamentale il contributo di Antonio Sastre, da molti ritenuto la vera "mente" di quell'Independiente.


Il suo ambito di riferimento è la trequarti, ponendosi leggermente più arretrato dei compagni di reparto, per sfruttare una visione di gioco che ha davvero pochi eguali.
Dotato di grande facilità di lancio, è in grado di servire i compagni con estrema semplicità, dimostrando un'intelligenza calcistica superiore rispetto al livello del calcio di quei tempi.
Sembra quasi impossibile sottrargli il pallone ed è ugualmente bravo nel farsi trovare smarcato, muovendosi con disinvoltura su tutto il fronte offensivo.
In un sistema di gioco che fa del gol la sua peculiarità, Sastre da il suo notevole contributo, segnando 112 gol nelle 11 stagioni passate ad Avellaneda.
Nel 1942 passa a sorpresa nel campionato brasiliano, per giocare 5 stagioni con la maglia del San Paolo: le inevitabili perplessità dei tifosi vengono ben presto superate, grazie alla classe assoluta del giocatore argentino, che contribuisce alla vittoria di ben 3 Campionati Paulisti.
Nel 1947 gioca un'ultima stagione nel GImansia La Plata, dove conclude la sua celebrata carriera.
Anche la nazionale argentina non può fare a meno delle sue geometrie, convocandolo con costanza dal 1933 al 1941. In tale contesto vanta 36 presenze con 6 gol, contribuendo in modo altamente significativo ai successi in Copa America del 1937 e del 1941. In quest'ultima edizione è proprio un suo gol all'Uruguay a garantire la vittoria per 1-0 all'Argentina, regalando un successo decisivo per la classifica finale del torneo.
A questo punto non resta che descrivere le gesta del massimo finalizzatore del suddetto tridente, considerato il più forte giocatore paraguaiano di tutti i tempi ed ancora oggi detentore del record di gol segnati nel campionato argentino (293).
Basterebbero queste premesse per capire che Arsenio Erico è uno dei più forti giocatori sudamericani di tutti i tempi.


Si dimostra da subito un eccelso centravanti d'area di rigore, trovando con facilità la rete tanto di piede quanto con portentosi stacchi di testa.
In quest'ultimo fondamentale sembra non conoscere timori, andando a contendere la palla a scapito della propria sicurezza, sfruttando una straordinaria elevazione, da subito uno dei suoi marchi di fabbrica.
Nel tempo affina anche una tecnica di altissimo livello, che lo rende abile anche in soluzioni balistiche ed acrobatiche di estrema difficoltà.
Con De La Mata e Sastre affina subito una spontanea intesa ed i suoi movimenti sono proficui all'apertura di invitanti spazi, così come a sfruttare geniali imbeccate da parte dei fenomenali partner d'attacco.
Cresce nel Club Nacional, dove esordisce quindicenne, mettendosi subito in mostra come un talento senza precedenti. L'Independiente lo acquista nel 1933, quando il formidabile attaccante paraguaiano può già vantare più gol che presenze con il proprio club.
Nonostante la frattura della gamba subita nel 1935, si ristabilisce al meglio, contribuendo con numeri leggendari al doppio successo del club di Avellaneda.
Nel 1947 lascia l'Independiente per giocare solo 7 partite nell'Huracan, prima di chiudere la carriera in patria nel Club Nacional, dove gioca a singhiozzo (26 presenze), ma riesce a segnare 21 reti.
In una simile carriera l'unico rammarico è legato al contesto della nazionale: il Paraguay dell'epoca non è una squadra di alto livello e nonostante le 26 reti messe a segno, Erico non riesce a mettersi particolarmente in mostra con la maglia "Albirroja".


I numeri ed il valore di tali campioni non possono che consentire loro di essere inseriti tra i più grandi di tutti tempi, non solo per quanto riguarda il contesto sudamericano.
La capacità di mettere al servizio del collettivo le propria qualità rende quasi unico questo trio offensivo, formato da autentiche leggende.
Non è stato coniato un termine per questo sistema di gioco, ma se a Buenos Aires avevano una macchina, ad Avellaneda avevano qualcosa di davvero molto simile.


Giovanni Fasani

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