martedì 17 febbraio 2015

A RITMO DI MAZURKIEWICZ

Ci sono azioni di gioco che sono entrate nella leggenda, vuoi per via dei protagonisti delle stesse, vuoi perché effettuate in contesti di straordinaria importanza.
Tante volte le due cose coincidono ed alla storia del calcio passano immagini uniche ed indimenticabili, che anche a distanza di anni vengono ancora ricordate e celebrate.
L’elenco sarebbe lunghissimo ed ovviamente la maggior parte di esse sono relative ad una fantastica realizzazione o, magari, ad un’incredibile parata.
Tuttavia ve ne sono altre che restano nella memoria anche se non riguardano un gol, ma solo per la spettacolarità della giocata ed il valore degli attori in campo.
Nel Mondiale del 1970 durante Brasile-Uruguay, Pelè si rende protagonista di una fantastica finta con la quale elude l’intervento del portiere, per poi concludere con un tiro di poco a lato.


Nonostante l’esito di tale meravigliosa azione, tutto il mondo ricorda e celebra “O Rei” per l’ennesima dimostrazione di un’intelligenza calcistica superiore e di una classe unica.
L’estremo difensore, quasi involontario protagonista di tale dinamica, non è però un semplice comprimario, ma il migliore portiere del suddetto Mondiale, finito, quasi per caso, in una delle azioni più famose della storia del calcio.
Ladislao Mazurkiewicz è uno dei più forti portieri del periodo e, probabilmente, il più forte portiere uruguaiano di tutti tempi.
 

Su quest’ultima affermazione si potrebbe ovviamente obbiettare, data la concorrenza di Mazali, Ballesteros e Maspoli, portieri delle ultime vittorie della “Celeste”.
Come sarebbe opportuno specificare che in quel Brasile-Uruguay, terminato 3-1, Mazurkiewicz compie un paio interventi strepitosi proprio su Pelè.
Pur non essendo particolarmente alto (179 cm), eccelle in tutti i fondamentali del ruolo, anche se la sua qualità migliore è rappresentata dagli straordinari riflessi.
Il portiere di origine polacca sorprende tutti per la facilità con la quale riesce a deviare palloni impossibili, facendo leva su di un'elasticità fisica strepitosa.
Inoltre è sicuro e coraggioso nelle uscite, riuscendo più volte ad opporsi agli avversari con interventi temerari ed efficacissimi.
Altra sua peculiarità è la presa sicura, che sfoggia anche in difficili interventi volanti, dove la palla resta comunque ben salda nelle sue mani.
A soli 19 anni viene infatti acquistato dal Penarol, che rimane incantato dalle sue prestazioni al Mondiale Under 19, dove trascina la rappresentativa alla vittoria finale.
Quello che è certo è che Mazurkiewicz sia una sorta di predestinato, tanto da esordire a soli 20 anni addirittura in una decisiva partita di Copa Libertadores.: nel 1965 sostituisce il titolare Luis Maidana nello spareggio di semifinale giocato, ironia della sorte, proprio contro il Santos di Pelè.
Il talentuoso portiere risulta decisivo nella vittoria finale per 2-1 ed in pratica non abbandona più la porta dei “Carboneros” fino al 1971.
Durante tale periodo vince 3 campionati uruguaiani, stabilendo anche record ancora oggi imbattuti.
Nel 1967 mantiene la porta inviolata per 985 minuti in campionato, mentre l’anno dopo subisce appena 5 reti in tutto l’arco del torneo, portando agli annali un primato difficilmente superabile dai posteri.
Indubbiamente la difesa del Penarol contribuisce alle grande a questi impressionanti numeri, ma Mazurkiewicz si erge grandissimo protagonista, tanto da diventare un vero e proprio idolo per la tifoseria.
Quest'ultima gli attribuisce due storici soprannomi: il primo è "Chiquito" (il ragazzo), che lo caratterizza durante la prima stagione disputata.
Il secondo, "El Arquero Negro" (il portiere nero), dovuto alla sua consueta divisa nera, lo accompagna fino alla fine della carriera.
L’anno migliore per lui e la squadra è sicuramente il 1966, dove arrivano i successi in Copa Libertadores e nella successiva Coppa Intercontinentale, quest’ultima ottenuta con una doppia vittoria per 2-0 sul Real Madrid.


Sia all'andata che al ritorno con le "Merengues" Mazurkiewicz è il protagonista assoluto, compiendo vari e decisivi interventi a difesa della propria porta.
L'anno dopo arriva anche il successo con la maglia della nazionale, grazie alla vittoria della Copa America: anche in questo caso il portiere del Penarol è grandissimo protagonista, subendo solo 2 reti nelle 5 partite disputate.
Come già accennato, nel 1972 decide di tentare esperienze all’estero, giocando con l’Atletico Mineiro, il Granada, il Cobreloa e l’America de Cali, senza però replicare i successi ottenuti nella madre patria.
Nonostante il cambio di club resta comunque un punto fermo della selezione uruguaiana, giocandovi ben tre Mondiali.
Nel Mondiale del 1966 si fa conoscere nel contesto internazionale, in particolare ottiene grandi consensi nella partita d’esordio, dove le sue parate bloccano l’Inghilterra sullo 0-0.
Nel 1970, come anticipato, si rivela il miglior portiere del torneo e riceve anche i complimenti del leggendario Jascin, che lo elegge come più forte del momento e suo ideale successore come massimo riferimento per il ruolo.
Quattro anni più tardi l'avventura dell'Uruguay si ferma al primo turno, ma l'estremo difensore conferma la sua nomea risultando di gran lunga il migliore della sfortunata spedizione.
Al termine del torneo dice addio alla maglia della "Celeste", dopo 36 partite con soli 35 gol al passivo.
Nel 1980 accetta una nuova proposta del Penarol e ritorna a giocare all'Estadio Centenario, tra l'entusiasmo assoluto del pubblico.
La nuova avventura dura solo una stagione, impreziosita dal suo quarto ed ultimo titolo di campione nazionale.
Decide, infatti, di ritirarsi nel 1981 per intraprendere la carriera di preparatore dei portieri, nonostante la dirigenza sia pronta a garantirgli un ottimo contratto per poter beneficiare delle sue prestazioni.

 
Lascia stupiti la sua scelta di abbandonare il Penarol a soli 27 anni, per giunta per approdare a squadre non particolarmente vincenti (se non si considera il titolo di campione nazionale brasiliano vinto con l'Atletico Mineiro).
Probabilmente l'aver esordito giovanissimo e l'aver vinto tutto quello che si poteva vincere gli hanno dato la spinta per ricercare sfide nuovo lontano da Montevideo.
Al di là delle scelte personali, resta uno dei massimi interpreti del ruolo di portiere, per la grande sicurezza associata ad un particolare gusto per la spettacolarità.
Insieme a pochi altri può essere considerato un portiere in grado di fare la differenza, potendo davvero essere considerato un valore aggiunto per la propria squadra.
Magari i più se lo ricorderanno per la storica azione citata all'inizio dell'articolo, ma sicuramente Pelè si è accorto di lui già da quella semifinale del 1965, dove il "Chiquito" , poi diventato El Arquero Negro" , gli ha parato tutto.


Giovanni Fasani 

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