venerdì 20 febbraio 2015

IL MUSULMANO DAGLI OCCHI AZZURRI

Già in qualche articolo abbiamo parlato di come il calcio sia lo sport di punta del Vecchio Continente; inventato dagli inglesi nel 1800 piano piano si è propagato in tutta Europa sino a diventarne un vero e proprio riferimento di tante generazioni cambiando la vita di chi lo segue in maniera viva e passionale.
Nel 1930 in Uruguay si giocò la prima edizione dei Mondiali con appena 13 squadre al via e con un'organizzazione che ai giorni nostri è definita obsoleta.
A quel primo Mondiale parteciparono prevalentemente squadre europee e sudamericane con il calcio africano che entrò a farne parte 4 anni dopo dove l'Egitto abbandonò il torneo al primo turno contro la più forte Ungheria.
Dal 1998 la FIFA diede al calcio africano la possibilità di far partecipare alla fase finale di un Mondiale 5 squadre, complice l'allargamento da 24 a 32; in quell'edizione passò il primo turno solamente la Nigeria ben presto eliminata dalla Danimarca negli ottavi di finale.
Quattro anni dopo a stupire tutti in Corea del Sud e Giappone fu il Senegal, alla sua prima partecipazione ad un Mondiale e giustiziere della Francia nel match iniziale grazie allo storico gol di Papa Bouba Diop, che diede inizio allo splendido cammino della selezione senegalese. Artefice di quella gloriosa cavalcata fu Bruno Metsu, tecnico francese con un passato da centrocampista in patria.


La carriera di Metsu inizia ad appena 15 anni quando muove i primi passi nell'Hazebrouck, squadra del nord della Francia molto vicina a Calais e da lì viene ingaggiato dall'Anderlecht, che storicamente è società molto attenta a selezionare i giovani talenti. Rimane in maglia biancomalva per tre stagioni dove però non trova il giusto spazio e la consacrazione che ci si aspetta. Tuttavia ha la possibilità di vincere un campionato ed una Coppa del Belgio.
Nel 1975, dopo due stagioni tra Dunkerque ed Hazebrouck, passa al Valenciennes con cui resta legato 4 stagioni e con cui ha la fortuna di giocare quasi 120 partite; praticamente uno dei titolari fissi dello scacchiere di Jean-Pierre Destrumelle, tra gli allenatori più apprezzati della squadra biancorossa.
Il 1979 è per Metsu l'anno giusto per fare un piccolo salto di qualità. Le sue prestazioni vengono notate dal Lille che ne fa un suo tesserato per due stagioni, prima di un altro passaggio, quello al Nizza, ultima squadra di primo piano nella carriera del riccioluto centrocampista.
Chiude la carriera nel 1987 con la maglia del "piccolo" Beauvais.


Nello stesso anno, poco dopo aver appeso le scarpe al chiodo, ha inizio la carriera da allenatore che lo consacrerà come uno dei migliori del proprio paese, per lo meno a livello di qualità/risultati ottenuti.
Per 5 stagioni è il condottiero del Beauvais con cui si toglie la soddisfazione di raggiungere i quarti di finale di Coppa di Francia nel 1989 dopo aver fatto fuori Lens e Caen, entrambe squadre di prima divisione.
Come per la carriera da calciatore, anche quella da allenatore prova a decollare nel 1992, ma l'unica stagione passata al Lille non è delle più felici e viene chiusa col 17° posto finale, appena in tempo per non retrocedere in seconda divisione.
Fino a fine millennio è protagonista soprattutto sulla panchina del Sedan con cui vive delle tranquille stagioni nelle serie inferiori senza mai sfiorare la scalata alla massima serie.
Il 2000 diventa quindi l'anno della svolta professionale di Metsu che lascia la Francia per iniziare una "nuova vita" come Commissario Tecnico della Guinea; avventura che dura ben poco per alcune incomprensioni con la federazione.
Arriva quindi la chiamata del Senegal e le cose prendono una strada diversa. I Leoni del Teranga non hanno mai ottenuto nulla a livello continentale e men che meno a livello mondiale dove mai hanno potuto partecipare ad una fase finale di un Mondiale.
Il tecnico francese riesce nell'impresa dopo aver completato un cammino a dir poco trionfale.
La proverbiale indisciplina tattica che caratterizza le squadre africane viene ben presto spazzata via dall'ordine che Metsu riesce a dare ai suoi.
Dopo aver superato il Benin nel primo turno, il Senegal vince il Gruppo 3 di qualificazione subendo appena 2 reti in 8 partite ed avendo ragione del Marocco a livello di scontri diretti e differenza reti.


Nel frattempo trova anche il tempo di sposarsi convertendosi all'Islam, segno tangibile della sua svolta a livello professionale e personale (modificherà il suo nome in Abdou Karim Metsu).
In Senegal diventa un vero e proprio idolo con la consapevolezza che la squadra può far bene anche nella rassegna nippo-coreana, dall'alto di una rosa con giovani promettenti e certo vogliosi di mettersi in mostra al "calcio che conta".
L'esordio è da brividi quando di fronte si presenta la Francia campione in carica e strafavorita dal pronostico di milioni di appassionati; ma che però non ha fatto i conti con lo sconosciuto Senegal che riesce ad imporsi grazie ad un gol di Papa Bouba Diop, centrocampista in forza al Lens.
Il successivo 1-1 contro la Danimarca ed il rocambolesco 3-3 contro l'Uruguay, qualificano la squadra africana allo storico ottavo di finale da disputarsi contro la Svezia.
Il mondo del calcio è ovviamente impressionato da questi ragazzi che in campo sembrano letteralmente conoscersi a memoria, il tutto con il condottiero Metsu a guidare la (quasi) perfetta macchina senegalese.
A regalare la storica vittoria è Henri Camara, attaccante del Sedan (guarda caso) che al minuto 104 mette a segno lo storico golden goal.


Ad interrompere il sogno dei Leoni ci pensa un altro golden goal, quello del turco Ilhan Mansiz che qualifica i turchi alla semifinale.
E' un grande risultato quello ottenuto da Metsu ed i suoi ragazzi che al termine del Mondiale avranno l'occasione di qualche chiamata da alcuni grandi club.
A differenza dei risultati ottenuti con le squadre di club, Metsu si dimostra abile selezionatore e motivatore infondendo nei suoi giocatori la consapevolezza di essere prima di tutto un grande gruppo.
Al termine del Mondiale viene ingaggiato dagli emiratini dell'Al Ain accettando un ben più ricco contratto professionale; ma chi pensa che Metsu sia andato a svernare dovrà ricredersi ben presto ed infatti nelle due stagioni passate nel club biancoviola, porta in bacheca due campionati nazionali e la AFC Champions League del 2003 conquistando numerosi consensi tra chi lo vorrebbe alla guida della nazionale emiratina.
E ci arriverà nel 2006 dopo aver vinto anche un altro campionato, quello qatariota alla guida dell'Al Gharafa; ma l'esperienza sulla panchina della nazionale non sarà prolifica, complice una Coppa d'Asia 2007 giocata sotto le aspettative.
Prima di tornare per una stagione all'Al Gharafa, guida la nazionale qatariota dal 2008 al 2011, con la federazione che spera di ottenere un buon risultato alla Coppa d'Asia da disputarsi nel proprio paese. Ma sul proprio cammino c'è il Giappone che riesce ad imporsi 3-2 nel quarto di finale, con i ragazzi di Metsu che per una larga parte della partita hanno sperato di ottenere la qualificazione al turno successivo.


Purtroppo la vita non sempre riserva le cose migliori e Metsu si ammala di cancro, malattia che lo priva della vita il 15 ottobre 2013 all'età di 59 anni, dopo che aveva lasciato il calcio da allenatore dell'Al Wasl, ricca squadra di Dubai da cui aveva ereditato l'incarico da Diego Armando Maradona.
Mentre tutti avremo sempre negli occhi la splendida cavalcata del Senegal, ci sarà sempre il rimpianto di cosa ancora avrebbe potuto dare al calcio africano o asiatico. Due mondi a cui ha regalato titoli ed entusiasmo, diventando uno di loro prima e dopo il matrimonio, una cosa sicuramente reciproca per il musulmano dagli occhi azzurri.


Matteo Maggio

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