martedì 21 ottobre 2014

OLDRICH NEJEDLY

Ci sono alcuni giocatori che legano il proprio nome ad un particolare ruolo, grazie al quale passano alla storia ed al quale restano per sempre connessi, anche a carriera finita.
Nonostante la continua evoluzione tecnico-tattica del calcio, i grandi campioni sono comunque sempre ricordati per la posizione coperta nel rettangolo di gioco, per cui sarà sempre possibile identificarli come portieri, difensori, centrocampisti o attaccanti.
Come sappiamo, però, all'interno di questa classificazione vi sono più sfaccettature, specificatamente connesse al compito che il giocatore si trova a svolgere in campo.
Cambiando le disposizione tattiche è variata anche la "nomenclatura", quindi è possibile imbattersi in ruoli che ai nostri giorni sembrano non esistere più.
Negli anni '30, con l'applicazione del cosiddetto sistema, diventa fondamentale la funzione dell'interno di centrocampo, posizione atta a garantire qualità al gioco, gol, inserimenti ed anche una buona dose di copertura.
Nella Cecoslovacchia di quegli anni, Oldrich Nejedly si cala perfettamente nella parte, passando alla storia come grande interprete del suddetto canovaccio tattico e scrivendo importanti pagine della storia del calcio.


Ad essere onesti potrebbe apparire riduttivo ritenerlo solo un interno, dal momento che si disimpegna costantemente sulla corsia di sinistra, dimostrando in più di un'occasione le caratteristiche di un'ala.
Inoltre la sua facilità di inserimento e di calcio lo rendono accumunabile anche ad un prolifico centravanti, evidenziandone i relativi movimenti.
Senza dilungarci in un inutile discorso su quale possa essere il suo vero ruolo, possiamo considerare Nejedly come un campione che dalla metà campo in su può davvero fare qualsiasi cosa.
Dotato di grande rapidità e di tecnica sopraffina, mette sempre in costante difficoltà il diretto avversario, riuscendo anche a calciare con uguale abilità con entrambi i piedi.
A livello assoluto la sua specialità è quella di fare gol e di questa straordinaria abilità ne approfitta lo Sparta Praga, squadra nella quale gioca per otto stagioni, dopo essere cresciuto nello Zebrak.
Nella capitale incanta sin dalla partita di esordio i tifosi presenti allo Stadion Letna, dove segna  addirittura 5 reti e si rende autore di giocate di altissimo livello. 
Chi è convinto di trovarsi di fronte ad un fenomeno non sbaglia di certo, se si considerano i suoi numeri ed il suo palmares in maglia granata.
A tal proposito vince per 4 volte il campionato cecoslovacco, formando con Josef Silny ed il belga Raymond Braine uno degli attacchi più forti del periodo considerato.
Con un tale potenziale offensivo lo Sparta vince anche la Mitropa Cup nel 1935, sconfiggendo nella doppia finale il fortissimo Ferencvaros.
Analizzando in numeri di Nejedly non si può che restare sbalorditi dal numero di gol da lui segnati in campionato: in 187 partite realizza ben 161 gol, cifra davvero significativa, se si considera che non stiamo parlando di un vero e proprio centravanti.
Tale funzione spetta a Braine, mentre Nejedly e Silny partono esterni, per poi accentrarsi e dialogare con il suddetto centravanti o tentare l'azione personale.
A conferma di una strepitosa confidenza con la rete, arriva nella stagione 1938/1939 il titolo di capocannoniere del campionato, segnando 21 reti complessive.
Se a livello di club appare essere un assoluto campione, quello da lui fatto con la maglia della nazionale lo etichetta come leggendario fuoriclasse.


Con la Cecoslovacchia esordisce nel 1931 a soli vent'anni e ne diventa subito un giocatore simbolo, in un squadra tra le più forti a livello europeo e mondiale.
Nel 1934 ha la possibilità di parteciapre al Mondiale giocato in Italia e lo fa alla grande, potendo contare su di una rosa di primissimo livello: nel solo reparto offensivo la squadra allenata da Petru può contare su giocatori del calibro di Antonin Puc, Jiri Sobotka, Frantisek Svoboda e Frantisek Junek, oltre all'ispiritatissimo Nejedly. Per rendere maggiormente l'idea del potenziale di tale compagine, basta considerare che a livello di nazionale questi cinque attaccanti hanno segnato complessivamente 100 reti durante la loro carriera.
In una squadra che meraviglia per qualità tecnica, Nejedly è subito decisivo nelle prime uscite: negli ottavi segna il gol decisivo nel 2-1 sulla Romania e si ripete nei quarti realizzando l'ultima rete nella vittoria per 3-2 contro la Svizzera.
In semifinale l'avversario da battere è la temibile Germania, squadra etichettata come una delle favorite per la vittoria finale. In tale contesto il fenomenale interno gioca una delle sue migliori partite di sempre, segnando tutte e tre le reti nel successo per 3-1.
La finale viene giocata contro i padroni di casa dell'Italia e termina con l'affermazione della squadra di Pozzo per 2-1, nonostante il vantaggio iniziale di Puc.
Nejedly iscrive comunque il suo nome nella storia del calcio, vincendo il titolo di capocannoniere della manifestazione con 5 reti e facendosi conoscere con merito a livello internazionale quale uno dei più forti giocatori in circolazione.
L'occasione per rifarsi arriva quattro anni più tardi, in concomitanza con i campionati del mondo da disputarsi in Francia.
La Cecoslovacchia parte bene, battendo per 3-0 i Paesi Bassi, con il suo giocatore simbolo che realizza la seconda rete.
Nei successivi quarti di finale l'avversario è il fortissimo Brasile di Leonidas, da tutti visto come l'avversario da battere in questa edizione. Proprio il formidabile attaccante brasiliano porta in vantaggio i suoi, ma un calcio di rigore di Nejedly pareggia il conto.
La partita termina 1-1 e secondo il regolamento dell'epoca va rigiocata due giorni dopo.
A sorpresa Nejedly non scende in campo nella ripetizione ed il motivo va ricercato nella precedente partita con il Brasile: i difensori sudamericani temono così tanto l'interno dello Sparta Praga che lo tartassano di falli e scorrettezze, non consentendogli di scendere in campo nella seconda sfida.
La squadra allenata da Pimenta vince 2-1 ancora trascinata da Leonidas ed elimina un'ottima Cecoslovacchia.
Al termine della rassegna Nejedly abbandona la nazionale e lo fa con la soddisfazione di aver segnato 29 reti nelle 44 apparizioni e con il vanto di essere il maggior realizzatore cecoslovacco nella fase finale di un Mondiale (record ancora imbattutto anche dopo la disgregazione del paese).
Tre anni più tardi termina la sua avventura con la maglia della Sparta Praga e nonostante non manchino le offerte decide di andare a giocare in una squadretta del suo paese natale, dove milita fino al 1951, quando a 40 anni appende definitivamente le scarpe al chiodo.


Grazie alla sua stupenda grande intelligenza tattica ed alle sue doti tecniche, Nejedly va sempre ricordato come uno dei simboli del calcio anni '30, del quale è stato un indiscusso campione.
Difficile trovare un punto debole in tale eccelso giocatore, capace di recepire i dettaggli di un ruolo per attargli un talento quasi irripetibile.


Giovanni Fasani

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