venerdì 17 ottobre 2014

IL "MIRACOLO" ALGERINO

Ho sempre avuto un particolare debole per le squadre meno quotate che partecipano alle grandi manifestazioni. Soprattutto, quando ogni 4 anni, arriva il tanto atteso mondiale a paralizzare milioni e milioni di appassionati.
I miei personali ricordi partono dalla rassegna casalinga del 1990, dove Emirati Arabi, Camerun, Egitto e Costa Rica stuzzicavamo le mie simpatie pur senza conoscere mezzo giocatore. Negli anni successivi Bolivia (1994), Iran, Tunisia e Giamaica (1998), Ecuador e Senegal (2002), Angola, Togo e Trinidad & Tobago (2006), Corea del Nord e Honduras (2010) hanno trovato in me un tifoso abbastanza particolare, ma di queste squadre solamente Costa Rica e Senegal hanno trovato la gloria oltre il primo girone ed a tal proposito la squadra africana ha addirittura sfiorato una clamorosa semifinale alla prima partecipazione.
Da semplice appassionato ho guardato decine e decine di filmati anche dei mondiali passati, letto libri e qualche articolo del passato, compresi anche un paio di ingialliti almanacchi che fanno capolino nella mia libreria.
Nel 1982 non ero ancora nato, ma a quel mondiale spagnolo le cosiddette "cenerentole" erano davvero tante, probabilmente avessi dovuto sceglierne una avrei optato per lo sconosciuto Kuwait, senza però disdegnare formazioni del calibro dell'Honduras o della Nuova Zelanda.
Sono arcisicuro, però, che un posto d'onore lo avrebbe ottenuto anche l'Algeria che faceva il suo esordio mondiale dopo aver superato nell'ordine Sierra Leone, Sudan, Niger e Nigeria nelle qualificazioni.


La squadra era allenata da Rachid Mekhloufi con l'aiuto di Mahieddine Khalef. Il primo ha ottenuto la sua massima gloria nelle file del Saint Etienne con cui vinse ben 4 campionati francesi a cavallo tra gli anni 50 e 60; mentre il secondo (di nazionalità marocchina) ha sempre avuto ruoli nella federazione algerina.
La rosa dei 22 era composta da giocatori pressoché mediocri, la maggior parte militanti nel locale campionato; insomma, non proprio una compagine di primo piano.
I due giocatori che si ricordano di più sono senza dubbio Lakhdar Belloumi, al tempo in forza al GCR Mascara, squadra che attualmente milita nella terza serie algerina e Rabah Madjer, divenuto ancora più famoso 4 anni più tardi per un geniale colpo di tacco che ha contribuito a regalare la Coppa Campioni al Porto.


Ma perché "ancora più famoso"? La risposta è abbastanza semplice a va ricercata nella giornata del 16 giugno a Gijon, quando all'Estadio Molinon la "piccola" Ageria è avversaria del "colosso" Germania nella gara di apertura del Gruppo 2 che comprendeva anche Austria e Cile.
La Germania vantava nomi da capogiro: Rumenigge, Kaltz e Breitner erano solo tre dei fantastici campioni della squadra allenata da Jupp Derwall. Dal canto suo la coppia Mekhloufi-Khalef rispondeva con un ordinato 4-4-2 con capitan Fergani a dettare tempi e ritmi al centrocampo nordafricano.
Dopo un primo tempo dove incredibilmente la Germania non segna, è a sorpresa la formazione biancoverde a sbloccare il risultato con il gol storico realizzato da Madjer (ecco perché è diventato famoso) dopo un tiro respinto di Belloumi ottimamente imbeccato da Djamel Zidane (omonino del più conosciuto Zinedine), uno che non ha mai risparmiato deliziosi assist nella sua carriera spesa per la maggior parte in Belgio.
Per la Germania è un colpo basso, ma Derwall decide comunque di non operare sostituzioni e viene premiato al minuto 67 quando Rumenigge spinge in rete un cross di Magath.
Ma quello del Molinon è destinato ad essere un pomeriggio che rimarrà nella storia. Appena un minuto più tardi, Assad vola sulla sinistra e mette un preciso cross basso per l'accorrente Belloumi che insacca nella porta sguarnita.
Il popolo algerino (e quello spagnolo) non credono ai loro occhi, segnare alla Germania era già impresa ardua, farne due di cui uno dopo aver appena subito il pareggio dev'essere da massima goduria.
Fatto salvo per un gol sfiorato da Madjer, gli ultimi minuti vengono giocati in totale apnea dalla nazionale maghrebina, ma Rumenigge e compagni si schiantano su difesa, traversa ed una bella parata di Mehdi Cerbah.


Per i tedeschi è uno shock terribile, per gli algerini è festa nazionale. Una partita vinta contro ogni pronostico, consapevoli di essere una nazionale di gran lunga inferiore a quella due volte campione del mondo. Tanto che Belloumi per la Spagna quasi non voleva neanche partirci vista la netta inferiorità tecnica, sia nei confronti dei tedeschi che nei confronti del Cile di Carlos Caszely o dell'Austria di Schachner e Krankl.
Il resto della rosa era composto da legnosi difensori come Guendouz e Merzekane, il secondo autore di una sgroppata che se avesse portato al gol, sarebbe stato paragonato poi ad Al-Owairan 22 anni più tardi, senza scomodare il Maradona del 1986.
Nella seconda gara les gazelles devono vedersela con l'Austria. La partita è diversa, l'Algeria non ripete la buonissima prova offerta contro la Germania e l'Austria chiude i conti nella prima metà del secondo tempo grazie ai gol dei giocatori sopracitati.
Nell'ultima partita del girone i nordafricani tornano a vincere liquidando con un 3-2 il Cile, nonostante non vengano schierati Belloumi, Dhaleb e Zidane; a regalare i 3 punti ci pensano una doppietta di Assad e Tedj Bensaoula, uno dei tanti che è dovuto fuggire con la propria famiglia a seguito della guerra di liberazione.
Il primo tempo algerino è pressoché perfetto, viene chiuso avanti di 3 gol dando la sensazione di aver raggiunto lo storico traguardo della seconda fase.
Nella ripresa un rigore di Neira ed un'azione personale di Letelier fanno tremare le gambe della squadra di Mekhloufi, che nonostante tutto porta a casa i 3 punti.


L'Algeria ha in mano la qualificazione, l'unico risultato che eliminerebbe i nordafricani dal mondiale sarebbe la vittoria della Germania sull'Austria per 1-0. "Il valzer della vergogna" com'è stato poi definito, va in scena il giorno dopo a Gijon. La Germania va avanti dopo appena 10 minuti con Hrubesch e poi non succede più nulla. Tedeschi ed austriaci non si fanno male, ne esce una partita ignobile che alla fine qualifica proprio le due formazioni europee.
Sia Derwall che Schmidt (i due allenatori) negano che via sia stato un complotto, lo negano tutti i giocatori, qualcuno neanche parla; ma la reazione algerina non si fa attendere e viene presentato un esposto alla FIFA, presumibilmente poi cestinato viste le parole di Havelange (prodigo nel non farsi trovare ai microfoni dopo la partita) qualche giorno dopo: "ma questi algerini cosa vogliono? Forse vincere i mondiali? Sono dilettanti, vadano alle Olimpiadi".
Addirittura Breitner e Schumacher lanciarono dall'ottavo piano del proprio albergo alcune secchiate d'acqua nei confronti di circa 600 spagnoli accorsi a protestare; i giornali di tutto il mondo parlarono di scandalo epocale. Un polverone quasi senza precedenti.
Si vocifera che anni dopo (era il 2005) durante un Qatar-Bahrein di coppa d'Asia che ha visto trionfare i primi, il CT bahraino Pieter Briegel (visto anche in maglia Verona) che era in campo in quel Germania-Austria, chiese scusa a Mehdi Cerbah, CT del Qatar, per quanto successo anni prima. Per alcuni è verità, per altri una semplice leggenda.
La cosa sicura è che Harald Schumacher, portiere della Germania, ha chiesto di essere ricevuto (sempre anni dopo) da Bouteflika, presidente algerino, per chiedere ufficialmente scusa. La notizia fece clamore su tutti i giornali algerini, neanche una riga su quelli tedeschi.
Mi rimarranno per sempre in testa le parole del centrocampista Mustapha Dahleb: "Avevamo paura della combine, correva voce che i due allenatori si fossero incontrati in un bar di Gijon. Io dicevo ai compagni: state tranquilli, è impossibile che due squadre di quel calibro si sporchino con certe manovre. Dieci minuti dopo il gol di Hrubesch ho capito che era finita, che avevamo lottato per niente, che avevamo battuto la Germania per niente. Ieri mi sono messo a piangere. Ma oggi dico che se questo è il grande calcio, è meglio starne fuori, c'è più dignità".


Matteo Maggio

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