venerdì 3 ottobre 2014

LA GUERRA DEL FUTBOL

Anche nel mondo del calcio siamo soliti usare termini che se messi in altro contesto risultano di gran lunga più forti e di maggior impatto. La parola "battaglia" viene spesso usata quando in campo non si risparmia neanche il tackle più duro, mentre la parola "guerra" viene spesso accostata ad un derby o ad una sfida molto sentita.
Ma ciò che accadde ormai 45 anni fa, prima a Tegucigalpa, poi a San Salvador ed infine a Città del Messico, si poté considerare come una vera e propria guerra, tanto in campo, quanto fuori.
E' doveroso partire da ciò che scatenò quella che è passata alla storia come la "guerra del futbol", ossia la sfida che mise di fronte Honduras ed El Salvador, partita che valeva lo spareggio poi contro Haiti per un posto al mondiale messicano del 1970.


Il dittatore honduregno Osvaldo Lopez Arellano, appoggiato dal governo statunitense, decise di espropriare le terre degli immigrati salvadoregni, dandole al proprio popolo sul punto di insorgere per le condizioni poco edificanti in cui versava.
Più di 250.000 salvadoregni dovettero obbligatoriamente tornare nel proprio paese con una sorta di decreto d'espulsione.
Nel frattempo, per tornare al campo da calcio, l'Honduras batte il Costa Rica, El Salvador fa la stessa cosa contro le Antille Olandesi ed ironia della sorte, dovranno quindi giocare uno spareggio andata e ritorno (all'epoca non valeva il gol in trasferta).
Il primo match è in programma il 6 giugno all'Estadio Nacional di Tegucigalpa e viene vinto dai padroni di casa per 1-0 grazie alla rete del difensore Leonard Wells ad 1 minuto dalla fine.
Sull'opaca prestazione della nazionale salvadoregna pesa come un macigno l'accoglienza ricevuta il giorno prima all'arrivo nella capitale honduregna.
Dapprima una serie di tifosi locali assediò l'hotel dove alloggiavano i salvadoregni, per tutta la notte ci fu un fracasso infernale ed i giocatori ospiti non chiusero occhio; mentre l'indomani vennero tagliate le gomme del pullman che doveva portare i salvadoregni allo stadio. Ci arrivarono solo nel tardo pomeriggio facendo slittare l'inizio della partita.
La partita di ritorno venne giocata una settimana dopo all'Estadio de la Flor Blanca di San Salvador. Se gli honduregni avevano destabilizzato l'ambiente rivale, i salvadoregni non si limitarono a far solo del gran casino. Per i due giorni in cui la nazionale allenata da Mario Griffin presenziò nella capitale salvadoregna, ci furono una serie di intimidazioni che portarono addirittura al linciaggio di due tifosi honduregni, oltre ad un fitto lancio di stracci, uova marce e topi morti; ci scappò anche qualche piccola bomba artigianale.
L'indomani poi, venne preso a sassate uno degli accompagnatori della squadra honduregna, un ragazzo salvadoregno, ritenuto dai tifosi locali come una sorta di traditore. Il folle gesto costò la vita al giovane.
In campo non vi fu partita ed El Salvador vinse con un netto 3-0 grazie anche alla doppietta di Juan Ramon Martinez, con gli ospiti più impegnati a tornare a casa vivi e scortati all'aeroporto da alcuni carri armati, come fatto per il viaggio d'andata.



Per decidere dunque chi sfiderà Haiti, fu necessario lo spareggio dello spareggio. Venne scelta come sede proprio la capitale messicana che, il 27 giugno ospitò quella che per i due popoli non era una semplice partita.
La preoccupazione delle autorità capitoline ebbe conferma nel numero delle forze dell'ordine impegnate a presidiare il gigantesco stadio, ben 5.000.
La partita è molto frizzante e piena di colpi di scena, per El Salvador è ancora una doppietta di Martinez a mandare in estasi il popolo salvadoregno, mentre il centrocampista José Cardona e l'attaccante Rigoberto Gomez regalarono le gioie all'Honduras. Così terminarono i 90 minuti e nei supplementari salì in cattedra tale Mauricio Alonso Rodriguez, mediocre attaccante che realizzò, al 101° minuto, quello che fu uno dei gol più pesanti della storia del calcio.


La gioia del popolo salvadoregno era incontenibile, una rivincita pazzesca sul vicino tiranno che privò, a migliaia di persone, di vivere una vita serena. Talvolta il calcio può essere un beffardo destino per alcuni, un apocalittico riscatto per altri.
El Salvador conquistò poi l'accesso al mondiale battendo Haiti ancora una volta allo spareggio, ma subì tre sconfitte nel girone eliminatorio senza segnare alcun gol. "Poco importava", il ricordo della partecipazione a quel mondiale avrà sempre memoria in quelle maledette sfide contro l'odiato Honduras.


Matteo Maggio

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