martedì 6 maggio 2014

NOTTINGHAM FOREST

La storia del calcio trova uno dei suoi fondamenti sul luogo comune di attribuire alla Gran Bretagna il merito dell'invenzione di tale meraviglioso sport, privilegio che gli inglesi   pretendono fortemente.
Per anni le compagini anglosassoni si sono distinte per un atteggiamento di superiorità nei confronti del resto d'Europa, sentendosi più forti anche quando il campo dava verdetti contrari. Tra snobismo, pretese di giocare il calcio migliore e qualche magra figura, tali rappresentative sono sempre andate in campo forti di essere le depositarie del vero verbo calcistico.
C'è stato però un periodo dove il calcio d'oltremanica è stato davvero quello migliore e dove le squadre inglesi hanno dominato nell'albo d'oro della Coppa dei Campioni.
Tra la fine degli anni' 70 e la metà degli anni' 80 si contano ben 7 loro affermazioni, primeggiando per valori tecnici e agonistici.
La memoria di tutti va sicuramente al grande Liverpool, capace di fregiarsi di ben 4 dei successi appena citati. Nonostante tale notevole risultato, sembra giusto rendere merito al doppio successo di un'altra formazione britannica, che rappresenta una straordinaria impresa basata sul talento, sull' organizzazione, sulla grinta e su alcuni episodi che hanno scritto la storia del calcio recente.
Tutto questo può spiegare come il Nottingham Forest abbia vinto la Coppa dei Campioni 1978/1979 e 1979/1980.


Tutto ha inizio nella stagione 1976/1977, con la squadra di Notthingam che si piazza terza in Second Division guadagnandosi l'accesso alla massima serie inglese dopo 5 anni.
L'anno dopo avviene il primo "miracolo", ovvero la conquista del campionato: il "Forest" conquista la First Division da neopromossa, riuscendo in un' impresa capitata davvero pochissime volte nel calcio moderno. Come se questo non bastasse si impone anche nella Coppa di Lega, nobilitando in modo sensazionale il rientro nell'olimpo del calcio britannico.
Artefice di tutto questo è l'allenatore Brian Clough, arrivato sulla sponda rossa di Notthingam dopo un campionato vinto con il Derby County ed un infelice esperienza con il Leeds.
Arrrivato nel gennaio del 1975 il carismatico allenatore inizia un lavoro di programmazione che lo porta a bruciare rapidamente le tappe, costruendo un team che da mediocre comprimaria di seconda serie diventa campione d'Inghilterra in 2 anni.


Dotato di carattere forte ed un po' burbero, si impone come un grande perfezionista, scegliendo con cura i giocatori e spronandoli a dare tutto per la maglia.
Inoltre è un grande tattico e lo dimostra creando una squadra pratica, in grado di giocare in modo rapido e veloce, con un forte uso degli uomini di fascia a sostegno delle punte.
Quel che soprende è l'estrema quadratura che la squadra mette sempre in campo, facendosi trovare raramente sbilanciata e giovandosi di giocatori veloci ed efficaci nel gioco corale.
Chi pensa che il Notthingam Forest abbia finito di soprendere non ha fatto i conti con la grande ambizione del tecnico di Middlesbrough, che vede nell'imminente Coppa dei Campioni la nuova sfida da vincere.
Il suo scopo diventa quello di portare la squadra sul tetto d'Europa, focalizzando l'intera preparazione su questo obiettivo e puntando sui seguenti giocatori.
In porta Peter Shilton, estremo difensore della nazionale è in grado di trasmettere sicurezza al reparto ed al momento uno dei migliori intepreti del ruolo. Viene acquistato nel 1977 dallo Stoke City per un cifra altissima, confermando la grande fiducia che Clough ha nei suoi confronti.


Sempre impeccabile tra i pali e sicuro nelle uscite, ha la personalità giusta per dirigere i movimenti difensivi dei compagni.
La difesa viene schierata a 4 e sulla destra gioca  Viv Anderson, noto per essere il primo giocatore di colore ad aver vestito la maglia dell'Inghilterra. 


Forte fisicamente e dotato di buona tecnica è il fluidificante ideale per lo sviluppo del gioco della squadra. In fase di marcatura è un autentico muro e rappresenta il giocatore più forte della difesa del Forest. In fase offensiva le sue lunghe leve lo rendono dirompente e molto temibile in fase di sovraposizione.
Sulla parte sinistra viene schierato Frank Clark, giocatore si grandissima esperienza che ben si disimpegna nella due fasi di gioco.
Al centro della difesa troviamo Larry Lloyd, ex Liverpool, arrivato nel 1976 per portare affidabilità al reparto. Molto aggressivo in fase di marcatura si dimostra centrale roccioso e difficilmente battibile nel gioco aereo.
Nel ruolo di leader difensivo si erge Kenny Burns, in grado di guidare la difesa con assoluto carisma ed estremamente pratico nello sbrogliare le situazioni più insidiose per la propria porta. Nello schema tattico rappresenta il primo riferimento per la costruzione del gioco, come molti liberi dell'epoca.
Colin Barret, David Needham e Bryn Gunn rappresentano ottime alternative ai giocatori appena citati.
L'attenzione difensiva è una delle qualità della squadra. che le hanno permesso di vincere il campionato subendo appena 24 reti
Analizzando il centrocampo si nota come sia un azzecato mix di sapienza tattica e forza fisica, rappresentando per atteggiamento il tipico centrocampo inglese.
Martin O'Neil ne è l'autentico faro, imponendosi come punto di riferimento per lo sviluppo della manovra dimostrandosi preciso nella circolazione del pallone. Dotato di grande tecnica e di un piede destro molto preciso, è anche assai pericoloso nelle conclusioni dal limite.
A garantire copertura ed interdizione ci pensano Ian Bowyer ed Archie Gemmil. Bowyer è dotato di grande dinamismo e di grande aggressività, nobilitate da una certa confidenza con il gol, grazie alle sua propensione agli inserimenti offensivi.
Gemmil, scozzese, si dimostra maestro nel reucpero di palla e sembra il prototipo del giocatore perfetto per i dettami di Clough.
A completare un reparto davvero di grande livello troviamo John McGovern, vero e proprio uomo di fiducia del tecnico, sempre con lui nelle esperienze nel Derby County ed a Leeds. Subito nominato capitano, è il vero "allenatore in campo", dimostrandosi centrocampista completissimo e intelligente dal punto di vista tattico.
Sul settore di sinistra agisce un dei giocatori cardine, John Neilson Robertson, ala mancina letteralmente imprendibile e dotata di un preciso calcio mancino.


Le sue doti permettono alla squadra di giocare con efficacia sulle ripartenze, giocando sulle folate del velocissimo esterno scozzese.
Lo staff tecnico può contare inoltre sul giovane Gary Mills, appena diciottenne, ma in grande ascesa.
La rosa degli attaccanti verte principalmente su 3 uomini, che Clough cerca di alternare con sapienza.
Trevor Francis è un centravanti completo e dalla grande media realizzativa, arrivato nel gennaio 1979 per la cifra record di 1 milione di sterline dal Birmingham, dopo una serie infinita di complicazioni contrattuali.


Oltre ad essere letale nei 16 metri è in possesso di grande corsa, che gli permette di svariare sul fronte offensivo.
Al suo fianco gioca preferibilmente  Tony Woodkock, esperto attaccante dalle buone qualità e dalla forte indole.
Clough crede molto in Garry Birtles, prima punta di grande fisico ed adatto a rappresentare un punto di riferimento constante nell'area di rigore avversaria. Cresciuto nelle giovanili è uno degli idoli dei tifosi ed è chiamato al salto di qualità dopo i positivi esordi.
Anche se non più giovanissimo, John O'Hare rappresenta una seconda scelta di lusso, sebbene chiuso dai citati compagni di squadra.
L'esordio nella competizione presenta subito un affascinante derby contro i campioni in carica del Liverpool, creando, in Inghilterra, una grande attesa alla vigilia del doppio turno dei sedicesimi di finale.
La squadra di Notthingam ha la meglio, vincendo l'andata in casa per 2-0 con reti di Birtles e Barret e resistendo, anche con un po' di fortuna, all'assalto dei reds nel match di ritorno.



Negli ottavi l'avversario è nettamente più abbordabile, trattandosi dell'AEK Atene allenato dal leggendario Ferenc Puskas. La partita in Grecia termina 1-2, con le reti di McGovern e Birtles a mettere al sicuro la qualificazione.
La partita di ritorno vede i Forest scatenati davanti al proprio pubblico, riuscendo ad infliggere ben 5 reti ai greci , grazie a Needham, Woodcock, Anderson ed alla doppietta di Birtles.
Nei quarti di finale la sfida è contro gli svizzeri del Grasshopers, con la partita di andata da giocare in casa.
Al City Ground gli svizzeri vengono spazzati via con un pesante 4-1, nonostante lo svantaggio inizale segnato da Sulser. La solita rete di Birtles pareggia le sorti del match, prima che le successive marcature di Robertson, Gemmil e Lloyd sanciscano il trionfo della compagine inglese.

 
A Zurigo è ancora Sulser a realizzare la rete di apertura, pareggiata al 32° da una rete di Martin O'Neil che chiude la gara sull'1-1 finale. L'incontro di andata delle semifinali oppone il Forest al forte Colonia, con il match di andata che si gioca in Inghilterra. 


La partita è bellissima e giocata a viso aperto su di un campo segnato da giorni di pioggia. Termina 3-3 con il Nottingham che ribalta l'iniziale 0-2 con le reti dell'ottimo Birtles, di Bowyer e di  Robertson, prima di subire il pareggio del giapponese Okudera a 9 minuti dalla fine.

Questo risultato sembra mettere in serio dubbio la qualificazione, essendo quasi obbligatorio centrare una vittoria in Germania.
Gli uomini di Clough giocano, però, una gara perfetta e la rete di Bowyer al 65° vale l'accesso alla finale di Monaco. 
L'avversario che il 30 maggio 1979 si presenta all'Olympiastadion è un'altra gradita sorpresa della manifestazione, il Malmoe, guidato dal tecnico ingelse Houghton.
Clough soprende un po' tutti schierando la squadra con un diverso modulo tattico, potendo finalmente contare su Trevor Francis, alla prima presenza in Coppa Campioni. Anche se un po' mascherato, l'assetto prevede tutte e tre le punte in campo, denotando una grande sicurezza nei mezzi dei suoi atleti. Francis parte esterno destro, sostenuto da un centrocampo fisico e compatto nel quale manca il regista O'Neil.
E' proprio il centravanti di Plymouth a segnare la rete decisiva al 45°, sfruttando un preciso traversone di Robertson. Le partita è dominata dal Notthingam Forest, che crea varie occasioni per arrotondare il successo ed alla fine diventa campione d'Europa.


Nonostante la grande gioia che il successo comporta, Brian Clough ha un preciso scopo: vincere una Coppa dei Campioni è una grande cosa, ma vincerne due ti darebbe la possibilità di entrare nella storia.
Per questo decide di puntare tutto sulla massima competizione europea, tralasciando il campionato e le altre competizioni.
Se il campionato 1978/1979 vede il Forest terminare al secondo posto, quello 1979/1980 lo vede ottenere una modesta quinta posizione.
La societa' decide di rinunciare alla Coppa Intercontinentale, declindando l'invito alla finale.
La squadra vince la Supercoppa Europea, battendo il forte Barcellona per 1-0, con un rete del nuovo acquisto Charlie George.
L'allenatore incentra la preparazione e ogni sforzo sulla Coppa Campioni, cambiando pochissimo del suo formidabile gruppo.
Come terzino sinistro viene acquistato Frank Gray, colonna del Leeds ed in grado di assicurare spinta e copertura. In attacco viene ingaggiato dall'Arsenal il già citato Charlie George.
La nuova avventura parte contro un'altra compagine svedese, l'Oster, che viene battuto al City Ground per 2-0, grazie alla doppietta di Bowyer.
Nel ritorno in Svezia la sfida termina 1-1, con Woodcock che pareggia la rete iniziale di Nordgren.
Negli ottavi di finale l'avversario è l'Arges Pitesti, che viene regolato con una doppia vittoria. Nell'andata a Nottingham le reti di Woodcock e Birtles chiudono la gara già al 16° sul 2-0.  Due settimane dopo la partita in Romania finisce 1-2, con le marcature di Bowyer e nuovamente Birtles, prima della rete della bandiera rumena di Barbulescu su rigore.
Dopo due turni abbastanza agevoli, ai quarti la sfida si fa più complicata contro i tedeschi della Dinamo Berlino. La squadra della Germiana Est è imbattibile nella propria nazione ed anche nella Coppa Campioni sta ben impressionando.
A conferma della forza dell'avversario arriva la sconfitta al City Ground nella gara di andata, grazie alla rete di Riediger.
Ancora una volta la qualificazione va ricercata con una vittoria in Germania, come la stagione passata. E così come nella precedente annata, a Berlino va in scena un altro capolavoro firmato Clough. In soli 39 minuti la doppietta di Francis ed il rigore di Robertson cambiano completamente l'inerzia della qualificazione, rendendo vano il gol tedesco di Terletzki.


La squadra affronta quindi la successiva semifinale contro il blasonato Ajax, tra le cui file Lerby e Blanker hanno già segnato 16 reti solo nella Coppa Campioni in corso.
Il Forest gioca la prima partita in casa, ottendo un convicente successo per 2-0. Trevor Francis si conferma sempre più acquisto azzecato, realizzando la prima rete al 33°. Un rigore di Robertson rende più rotondo il successo, in attesa del ritorno in Olanda.


La sfida al De Meer è molto accesa e il Nottingham Forest ottiene una soffertissima qualificazione, perdendo 1-0 e difendendosi con i denti fino al fischio finale. La rete di Lerby resta quindi l'unica dell'incontro, anche grazie ad un ottimo Shilton.
La finale si gioca il 28 maggio al Santiago Bernabeu di Madrid, contro l'Amburgo di Kevin Keagan.
Clough imposta una squadra con un'unica punta, dovendo fare a meno di Francis infortunato. Viene quindi proposta una squadra più quadrata, con l'inserimento del promettente Mills.
Come da pronostico la partita è molto equilibrata ed è decisa dalla rete di Robertson al 21° minuto. Le grandi parate di Shilton mantengono inviolata la porta ed il match finisce 1-0, permettendo al Nottingham Forest di vincere per la seconda volta la Coppa dei Campioni.


Inutile dire come l'artefice di tali incredibili successi sia Brian Clough, che ha forgiato una squadra dal grande carattere, puntando su giocatori con motivazioni e congeniali alle sue idee, non risparmiandosi nell'investire molto per l'acquisto dei tasselli mancanti al suo mosaico.
Nelle due stagioni menzionate si assiste a vere e proprie imprese, come quelle di Colonia e Berlino, frutto dell'ottima interpretazione che il tecnico ha dato delle medesime.
Per certi detrattori il gioco del Nottingham era solo un banale contropiede, ma sembra davvero riduttivo alla luce delle grandi gare giocate dal Forest e dai tanti gol segnati nella manifestazione.
Difficile trovare un vero e proprio singolo, essendo la squadra composta da giocatori tra i più forti del calcio inglese di tutti i tempi ed in grado di dare il massimo della loro carriera proprio nelle competizioni appena descritte.
Con questa pagina di storia del calcio il Nottingham ha scritto una delle storie più belle e sorprendenti del calcio moderno, appassionando il pubblico britannico con un gruppo di giocatori inglesi, scozzesi ed un nordirlandese (Martin O'Neil).
Dando così al proverbiale ego anglosassone una ragione in più per sentirsi "i migliori".


Giovanni Fasani

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