martedì 20 maggio 2014

JOSEF MASOPUST

Uno degli aspetti più belli del calcio riguarda l'infinito numero di parametri con i quali è possibile analizzarne ogni singolo particolare.
Nel nostro ruolo di spettatori, possiamo apprezzare  un grande tiro, un dribbling esaltante o una parata miracolosa.
In quest'ottica siamo attirati dalla giocata spettacolare, dove sorge spontaneo lasciarsi andare in un applauso o sgranare gli occhi di fronte ad un qualcosa che riteniamo straordinario.
Siamo quindi abituati a prediligere l'aspetto tecnico sugli altri, concentrando la nostra attenzione e la nostra ammirazione su chi eccelle in quest'ambito.
Tuttavia la storia di questo appassionante sport è colma di grandi giocatori che si sono imposti anche grazie all' agonismo, alla sapienza tattica ed alle capacità atletiche.
Non si vuole ovviamente parlare di giocatori modesti o mettere in primo piano la quantità a discapito della qualità.
Lo scopo di questo articolo è quello di raccontare la carriera di uno dei giocatori più completi del panorama calcistico di tutti i tempi, autentico emblema del grande professionista e, a tutti gli effetti, del vero fuoriclasse.
Non si può non riconoscere che Josef Masopust sia stato uno dei primi esempi di giocatore "totale", ovvero in grado di fare benissimo qualsiasi cosa nel rettangolo di gioco.


Nasce a Most, nell'allora Cecoslovacchia, nel 1931 e tira i primi calci nella squadra locale, il Banik Most. Dopo un breve passaggio al Vedotechna Teplice viene notato dal Dukla Praga, che intuisce il talento del giovane centrocampista e lo tessera nel 1952.
Masopust viene impostato come trequartista o mezzapunta, ma le sue qualità lo rendono imprescindibile anche nella zona mediana, dove combina grande visione di gioco ad una tenacia sorprendente nel recupero della palla.
Letteralmente instancabile, si mette subito in mostra per la sua dinamicità, presentando sempre una condizione fisica impeccabile, che gli permette di giocare al meglio per tutti i 90 minuti.
Inoltre è in possesso di una tecnica elevatissima, evidenziata dalla grande sensibilità in entrambi i piedi, che gli permette di giocare con precisone ogni pallone che transita a centrocampo. 
Quando avanza lo fa con grande impeto, potendo scegliere se sfornare precisi assist per gli attaccanti o  trovare la porta con tiri forti e precisi sia di destro, il suo piede naturale, sia di sinistro.
Non è quindi facile trovarne un vero ruolo, avendo un riferimento che parte dalla propria zona mediana fino alla trequarti avversaria.
A riprova della sua classe, il suo nome viene anche associato ad un particolare gesto tecnico, il "Masopust Slalom": riusciva a far passare la palla da un piede ad un altro con grande velocità e in uno spazio stretto, saltando con facilità il giocatore opponente.
Nella squadra della capitale si impone subito come leader, scrivendo pagine irripetibili di successi.


In maglia giallorossa resta per ben 16 anni, vincendo 8 campionati e 3 coppe nazionali, legando per sempre il suo nome a quello della squadra. Le statistiche non chiariscono con precisione il numero delle sue reti: il dato più attendibile parla di 79 realizzazioni, non specificando, però, la suddivisione tra coppa nazionale e campionato.
Quello che manca a Masopust è la soddisfazione a livello internazionale, non riuscendo a vincere mai una delle coppe europee. 
Nonostante il dominio in patria, il calcio occidentale è superiore per qualità assoluta e per risorse, non lasciando tanti spazi alle realtà dell'Europa dell'Est.
In Coppa dei Campioni ottiene per tre volte l'accesso ai quarti di finale, mentre nella stagione 1966/1967 gioca un grande torneo arrivando fino alla semifinale contro il Celtic, che si impone in Scozia per 3-1 e mantiene la porta inviolata nel ritorno in terra ceca.
L'unanime riconoscimento internazionale se lo guadagna con la maglia della nazionale, in particolare nel Mondiale del 1962, dove riesce ad iscrivere il suo nome tra i più grandi di sempre.
La compagine allenata da Vytlacil si presenta come una delle realtà europee più accreditate, anche grazie al terzo posto conquistato nel campionato europeo 1960.
La Cecoslovacchia vuole inoltre far dimenticare le precedenti due edizioni, dove non era riuscita a superare il primo turno.
Masopust gioca un mondiale di altissimo livello, trascinando la squadra fino alla finale, battendo Spagna, Ungheria e Jugoslavia.
L'atto finale vede come avversario i campioni in carica del Brasile, che nonostante siano privi di Pelè, hanno in Garrincha, Vavà ed Amarildo un trio d'attacco davvero letale.
Le due rappresentative si erano già incontrate in questo Mondiale nel girone iniziale, in un match terminato 0-0.
La partita viene giocata il 17 giugno a Santiago del Cile e viene sbloccata al 14° minuto proprio da un gol di Masopust. 


La squadra brasiliana è però superiore e le sue individualità le consentono di ribaltare completamente il risultato, fissandolo sul 3-1 finale.
Al ritorno in patria per il forte centrocampista si ripropone la possibilità di vincere in campo nazionale con il Dukla Praga, non prima, però, di ottenere la sua più grande soddisfazione individuale.
La rivista francese France Football lo premia con il Pallone d'Oro 1962, superando nella speciale classifica il portoghese Eusebio ed il difensore tedesco Schnellinger.


Tale riconoscimento gli permette di avere quella visibilità internazionale che il campionato cecoslovacco e l'oscurantismo del dominio sovietico non gli aveva mai consentito di avere.
A proposito di quest'ultimo aspetto è bene considerare come il calcio cecoslovacco sia ancora dilettantistico, in quanto non esiste professionismo negli stati formalmente ancorati al governo sovietico.
Solo nel 1968 Masopust riesce ad ottenere lo status di professionista, emigrando in Belgio per giocare per 2 anni nel Crossing Molenbeek.
Dopo questa esperienza chiude la carriera, iniziando quella di allenatore, che lo vedrà sulla panchina di varie squadre, tra le quali proprio il Dukla Praga.
Ovviamente la chiusura delle frontiere ha giocato un ruolo importante nella sua carriera, privandolo di grandi successi, in particolare di quella Coppa dei Campioni che solo le suddette limitazioni gli hanno impedito di conquistare.
In assoluto è stato uno dei primi giocatori ad interpretare il ruolo del centrocampista in modo moderno, svincolandosi da un compito standardizzato per mettere le sue infinite qualità al servizio del collettivo.
Se volessimo catapultarlo nel calcio odierno, potremmo descriverlo, in modo un po' rozzo, come un connubio tra Pavel Nedved e Xavi, prendendo da entrambi le migliori qualità.
Al di là di improbabili paragoni, resta il ricordo di un grande professionista, che ha fatto della cultura del lavoro la sua forza, sorretta da qualità tecniche di valore assoluto.
Per certi campioni non ci devono essere rimpianti, in quanto rappresentano fuoriclasse che per sempre resteranno nella memoria degli appassionati di calcio, qualsiasi sia la caratteristica che si voglia esaltare.


Giovanni Fasani

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