venerdì 26 giugno 2015

IL TRUCCO C'E' E SI VEDE

Non ricordo la data ed il mese preciso, ma doveva essere intorno ad aprile/maggio del 1994 quando, per l’ennesima volta, mi recai in edicola per comprare il famigerato album delle figurine, per l'occasione targato "Mondiale 1994", evento che sarebbe iniziato di lì a poco.
Da piccolo appassionato e curioso quale ero, mi ero già andato a vedere quali nazionali partecipassero alla rassegna americana; non vedevo l’ora di avere tra le mani quel bellissimo album per fare la conoscenza dei giocatori che ne avrebbero preso parte.
Ammetto che un debole
per le cosiddette cenerentole l’ho sempre avuto e quel Mondiale non faceva certo differenza: Arabia Saudita, Grecia, Marocco e Nigeria non erano certo nazionali che potevano ambire alla conquista della coppa.
Ma più che queste squadre, la prima che mi colpì fu la Bolivia, relegata a metà album e stampata con le classiche figurine “stile serie B”, ossia due per ogni numero.
Oltre a Miguel Rimba, cognome facilmente “sfottibile”, mi colpì quel Carlos Leonel Trucco, il portiere di quella storica squadra (naturalizzato boliviano in quanto nacque in Argentina); per altro non ci misi neanche tanto a trovare la relativa figurina, ero proprio curioso di vedere che faccia avesse (non ci rimasi benissimo).
 
 
Quella Bolivia arrivò negli Stati Uniti tra l’entusiasmo di un popolo che avrebbe vissuto per la prima volta il sapore del grande evento (partecipò ai Mondiali del 1930 e 1950, ma nulla a che vedere con la kermesse che si stava per svolgere in territorio americano). Nessuno ovviamente sognava la vittoria finale, ma essere inclusi nello stesso girone con Germania, Spagna e Corea del Sud era già di per sé una grande vittoria.
A creare ulteriore curiosità ed attesa il fatto che i boliviani dovevano disputare la gara inaugurale contro i campioni del mondo in carica, quella Germania guidata da Lothar Matthaus e che riuscì a strappare la vittoria solamente al quarto d’ora della ripresa grazie a Jurgen Klinsmann.
Se la porta boliviana non capitolò altre volte, il merito fu soprattutto di Trucco che parò diversi tentativi teutonici, il tutto corredato da una visiera bianca tanto obsoleta quanto bizzarra.
 
 
Il mondiale americano terminò ben presto con il pareggio a reti bianche contro la Corea del Sud e la sconfitta 1-3 con la Spagna di Javier Clemente.
Per Trucco è il momento di fare un piccolo passo avanti e, dopo aver girovagato per Argentina, Bolivia e Colombia, decide di dire accettare il contratto che gli viene offerto dai messicani del Pachuca con cui rimane un solo anno e di cui ne diverrà l'allenatore verso la metà degli anni 2000.
Per un breve periodo sedette anche sulla panchina della nazionale a seguito della mancata qualificazione ai Mondiali 2002, esperienza che durò ben poco e dove fece ritorno in Messico come supervisore del Pachuca.
Ma quando gli si chiede di quella gloriosa spedizione negli Stati Uniti, Trucco fatica a trattenere un misto di malinconia ed emozione. "Fu una grande emozione, un orgoglio essere lì per il popolo boliviano. Non vincemmo neanche una partita, ma quello creato da Xabier Azkargorta era un gruppo fantastico".
 
 
Matteo Maggio

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