venerdì 22 maggio 2015

UN CAGLIARI NON ALLA DE...RIVA

Sembra abbastanza fuori luogo in questo periodo storico parlare delle gioie che ha regalato il Cagliari ai suoi tifosi. E' notizia di qualche giorno fa la ridiscesa della squadra sarda in serie B, un fatto che non accadeva dalla stagione 1999/2000 quando poi i rossoblu tornarono nella massima serie 4 anni più tardi senza più lasciarla fino appunto ai giorni nostri.
Proviamo oggi a dare un piccolo sorriso a tutti gli appassionati cagliaritani facendo un notevole salto nel passato fino ad arrivare alla stagione 1970/1971, anno in cui la società sarda prese parte alla Coppa Campioni.


Cagliari e Coppa Campioni è un binomio che nella storia del calcio è esistito solo in questa sporadica stagione.
Il tutto partì ovviamente dalla stagione precedente quando la squadra allenata da un magistrale Manlio Scopigno, sbaragliò la concorrenza chiudendo il campionato con due sole sconfitte.
Come normale che sia alla memoria degli appassionati rimarranno le giocate di uno splendido Gigi Riva, autentico trascinatore dei sardi con 21 reti (la metà esatta di quelle segnate in tutto il campionato dall'intera rosa) che gli valsero il titolo di capocannoniere.
In pochi però si ricordano di come quel Cagliari riuscì a subire solamente 11 reti in 30 partite, facendone una delle migliori difese di tutta la storia del campionato italiano.
A difendere i pali e ad evitare quindi passivi peggiori c'era Enrico Albertosi, da sempre in perenne competizione con Dino Zoff per il posto da titolare nella nazionale.
Dotato di una notevole elasticità, prediligeva la parata spettacolare all'intervento semplice il che gli causava, ogni tanto, qualche scivolone che ne causava il gol avversario.
Uno dei giocatori più apprezzati di quella squadra era sicuramente Mario Martiradonna, terzino destro che fece gavetta tra Melfi e Teramo prima di approdare in Sardegna nel 1962 per rimanervici ben 10 anni.
Insieme a Riva, Greatti e Cera fu artefice della rinascita, portando la squadra dalla cadetteria fino allo Scudetto. Famosa divenne una sua frase: "Quando arrivai in Sardegna da Reggio Emilia mi dissi: Madonna, dove sono capitato? Adesso non andrei via per tutto l'oro del mondo: io a Cagliari ho vinto lo Scudetto". Altri tempi davvero.


La vittoria del campionato giovò anche a Pierluigi Cera che al termine della stagione venne convocato dal CT Valcareggi per il Mondiale messicano del 1970.
Ebbe l'onore di partecipare alla Partita del Secolo nella vittoria 4-3 contro la Germania francobollando le sortite offensive di Gerd Muller ed Uwe Seeler.
Del reparto difensivo faceva parte anche Comunardo Niccolai, divenuto famoso alle cronache per gli autogol con cui aiutava le squadre avversarie ed a tal proposito quando qualche anno fa, un sito vicino alla società rossoblu gli fece notare che non era lui il recordman di autogol (Riccardo Ferri e Franco Baresi ne avevano fatti di più rispose: "Io li ho fatti in partite più importanti e poi erano più belli."
Tuttavia divenne famoso per un singolare episodio del 1972 durante un Catanzaro-Cagliari: sul 2-1 per i sardi e ben dopo il novantesimo, si udì un fischio mentre Niccolai stava per calciare verso la porta calabrese. Il difensore toscano pensò fosse quello dell'arbitro Lo Bello, mentre invece era partito dagli spalti. Niccolai fece un gesto di stizza calciando la palla verso la propria porta; la palla sarebbe finita in rete se il suo compagno di squadra Mario Brugnera non avesse deviato con le mani. Calcio di rigore e pareggio del Catanzaro.


Sempre per quanto riguarda la nazionale, prese parte alla spedizione anche Angelo Domenghini, autentico funambolo della fascia destra col vizio del gol; prima di approdare a Cagliari giocò per 5 stagioni nell'Inter di Herrera conquistando tre Scudetti.
Molto amico di Gigi Riva, vedeva nel compagno di squadra il trascinatore indiscusso della fantastica annata, il tutto testimoniato in una sintetica quanto sincera frase riferita al grave infortunio che colpì Riva nella stagione post-Scudetto: "Avremmo potuto vincere un altro Scudetto, forse anche la Coppa Campioni. L'anno dopo eravamo ancora più forti e Gigi non era mai stato forte come allora, ma poi venne la sera del Prater. Mi ricordo il piede staccato dalla gamba che penzolava, le urla di Gigi: capimmo subito che era finito il sogno."


Insomma, quel Cagliari non era solo Gigi Riva; dietro alla forte punta mancina c'era un'orchestra perfetta diretta dal maestro Scopigno. Fu una sola e semplice stagione, la più bella della storia cagliaritana, ma fu un'annata strepitosa, un gruppo unito sia in campo che fuori e che meritò con ampio merito la partecipazione alla Coppa Campioni del 1970/1971.
Come ben sappiamo allora non c'era il girone eliminatorio, si partiva sin da subito con l'eliminazione diretta iniziando dai sedicesimi di finale.
In quel caso il sorteggio non fu particolarmente benevolo in quanto dall'urna uscì il nome del Saint Etienne campione di Francia e che vantava giocatori del calibro di Salif Keita e Herve Revelli.
Al Cagliari poco importava e spazzò via i francesi con un sonoro 3-0 frutto della doppietta di Riva e del gol di Nenè.


Il ritorno in terra francese vide la vittoria dei verdi francesi 1-0, una sconfitta che non fece male ai ragazzi di Scopigno.
Ben più complicato l'impegno degli ottavi di finale che oppose i sardi all'Atletico Madrid. Ancora una volta l'andata venne giocata in Sardegna in un Sant'Elia appena inaugurato e che salutò un'altra vittoria di Riva e soci questa volta per 2-1; dopo la rete di Rombo di Tuono replicò Sergio Gori, ma ad un quarto d'ora dalla fine il gol di Luis Aragones rimise in carreggiata gli spagnoli che vinsero poi la gara di ritorno con un sonoro 3-0.
Una gara di ritorno che il Cagliari affrontò senza Gigi Riva a causa dell'infortunio patito dal numero 11 nella gara contro l'Austria durante la sosta per le nazionali.
In quel momento Domenghini e compagni capirono proprio che non c'era più nulla da fare, la squadra aveva perso il suo trascinatore e la macchina all'improvviso si inceppò.



L'annata si chiuse con il 7° posto finale oltre alla prematura eliminazione dalla Coppa Italia. Con l'infortunio di Riva si smarrirono le speranze di tornare ad alti livelli; eppure quel Cagliari non era solo lui, era un gruppo fantasticamente costruito ed incredibilmente efficace; purtroppo si ruppe un ingranaggio e la macchina non fu più in grado di funzionare a dovere. Riva tornò a giocare tempo dopo per poi appendere le scarpe al chiodo definitivamente nel 1976 dopo un altro brutto infortunio patito contro il Milan.
Quel Cagliari rimarrà unico nella memoria di ogni tifoso rossoblu che ne ricorderà sempre le meravigliose gesta; dal canto nostro speriamo di aver restituito, seppur per un piccolo momento, un pochino di serenità dalle parti del capoluogo sardo.


Matteo Maggio

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