martedì 19 maggio 2015

MALEDETTO MARACANAZO

A partire dal 17 luglio 1950 la volontà di tutto il Brasile è quella di dimenticare quanto è avvenuto la sera prima, quando la squadra verdeoro viene battuta al Maracanà dall'Uruguay, vedendosi privata di quel titolo Mondiale che sentiva ormai suo.
Dopo il triplice fischio finale in tutta la nazione sudamericana si assiste a scene di scoramento e disperazione, con addirittura alcuni suicidi tra gli affranti tifosi.
Nel corso degli anni la nazionale brasiliana vincerà cinque titoli Mondiali, ma la ferita di quello che viene rinominato "Maracanazo" non viene mai totalmente rimarginata.
Ne sa qualcosa il portiere Moacir Barbosa, uno dei più forti portieri del periodo, che fino al giorno della sua morte viene insultato e deriso, in quanto ritenuto il principale colpevole della disfatta.
Il gol di Ghiggia realizzato sul primo palo porta alla gogna l'estremo difensore e fa cadere nell'oblio tutti i suoi compagni, gettando sui loro nomi una sorta di patina, solo saltuariamente rimossa.
In quella squadra i campioni non mancano, uno su tutti Zizinho, autentico fuoriclasse dell'epoca ed addirittura idolo del giovane Pelè, uno dei pochi a continuare a citarlo come massima fonte di ispirazione tecnica.
Riguardo a quell'edizione del campionato del mondo, resta da ricordare il nome del capocannoniere, essendo tale dato passato in secondo piano nel paese ospitante.
Tale primato va appannaggio di un attaccante brasiliano, autore di 8 reti nella competizione ed in assoluto uno dei più prolifici attaccanti brasiliani di tutti i tempi.
L'incredibile rovescio contro l'Uruguay ha portato molti a dimenticarsi di lui, ma Ademir Marques de Menezes, detto semplicemente Ademir può essere inserito nelle lista dei più forti centravanti verdeoro di tutti i tempi, allo stesso livello di altri celebrati fenomeni.


Nato a Recife nel 1922 cresce calcisticamente proprio nella città del Permambuco nelle file dello Sport Club, dove si mette in mostra per le sue straordinarie doti realizzative.
In assoluto si dimostra un attaccante completo, che fa della rapidità di esecuzione la sua qualità migliore. Riesce a superare il diretto avversario con fulminanti accelerazioni, così come a reggere l’urto in area di rigore dove riesce a concludere verso la porta con facilità.
Parte inizialmente come ala sinistra, per poi essere schierato come centravanti, dove la sua velocità ed il suo innato senso per il gol gli permettono di segnare con notevole frequenza.
La sua tecnica di base gli consente giocate di altissimo profilo che fanno impazzire gli spettatori, ancora non avvezzi ad ammirare numeri dal così alto coefficiente di difficoltà.
Ancora di più sono in difficoltà le retroguardie avversarie, non abituate a fronteggiare attaccanti in grado di svariare su tutto il fronte offensivo, oltretutto con fulminei scatti.
La leggenda vuole che sia proprio per limitare Ademir che in Brasile viene introdotto il modulo 4-2-4, proprio per avere un difensore in più dedicato alla sua marcatura.
Nel 1942 lascia Recife per trasferirsi al Vasco da Gama, società che “tradisce” solo nella stagione 1946/1947 quando si trasferisce per una anno al Fluminense.
Come sempre in questi casi i dati si perdono nel tempo ed è difficile avere un stima certa delle sue realizzazioni.


Con la maglia del Gigante da Colina gioca 429 partite di campionato segnando 301 gol, dal 1942 al 1956, tenuto conto dell’unica stagione passata nella Fluminense.
Le sue realizzazioni valgono la conquista di cinque campionati dello stato di Rio e, a livello personale, due titoli di capocannoniere del suddetto torneo.
Come anticipato, nel 1946 decide di cambiare squadra, accettando l’offerta del “Flu”, dove contribuisce attivamente alla conquista del campionato, dimostrando ancora una volta tutta la sua decisività.
I suoi numeri con la maglia “Tricolor Carioca” sono di difficile reperibilità ed il solo dato a disposizione parla di 64 reti in 77 apparizioni: tale quantificazione sembra un po’ artificiosa e di dubbia attendibilità, ma ciò non toglie che il contributo realizzativo di Ademir sia decisivo per il successo.
Nel 1957 decide di tornare nello Sport Club di Recife, dove termina la lunga e brillante carriera.
Come ogni giocatore brasiliano il sogno e l’obiettivo è sempre la maglia della “Seleçao”, simbolo assoluto del calcio brasiliano e massima consacrazione sportiva per ogni calciatore.
Ademir vi esordisce nel 1945, diventandone un elemento cardine, in grado di trovare il gol in più di una Copa America, torneo che lo vede altamente protagonista.
Anche in questo contesto sembra non riuscire ad ottenere il tanto sospirato successo, arrivando secondo nelle edizioni del 1945 e del 1946.
Nella prima la Seleçao perde per 3-1 la sfida decisiva contro l’Argentina, squadra vincitrice del torneo. Il gol del Brasile è segnato proprio da Ademir, autore di 5 reti durante la competizione.
L’anno dopo è ancora l'Albiceleste ad imporsi, vincendo tutte le partite, compresa l’ultima gara contro il Brasile per 2-0. In tale torneo il centravanti di Recife non riesce ad andare a segno in nessuna delle gare in programma.
Finalmente nel 1949 il titolo viene vinto dal Brasile, dopo lo spareggio contro il Paraguay.
Al termine del solito girone le due squadre sono appaiate in testa alla classifica ed è necessario disputare una “bella” per determinare il vincitore, in virtù della vittoria per 2-1 della squadra paraguaiana sul Brasile nell’ultima giornata.
Quella che poteva essere un’atroce beffa diventa trionfo nella partita di Rio de Janeiro dove la  Seleçao si impone addirittura per 7-0, con Ademir autore di una bella tripletta. Quest’ultimo va a segno per ben 7 volte nella competizione e viene premiato come miglior giocatore del torneo, a suggello di un trionfo di tutta la nazione.
Come anticipato, la grande delusione arriva al Mondiale del 1950, buttando letteralmente il paese nello sconforto e lenendo il grande affetto che i tifosi provano per la nazionale.
L’occasione per rinsaldare tale rapporto ci sarebbe nel 1953, quando è in programma la ventiduesima edizione della Copa America.
Ademir vi prende parte con la ferma intenzione di avere una parziale rivincita, ma ancora una volta il destino non è della sua parte ed il torneo si chiude con una cocente delusione.
Anche stavolta il Paraguay batte per 2-1 il Brasile nell’ultima sfida, raggiungendolo in classifica.
Come quattro anni prima è necessario uno spareggio che questa volta sorride alla Albirroja abile ad imporsi per 3-2, rendendo inutile la rimonta brasiliana nel secondo tempo.
Ademir segna quattro gol nel torneo, portando il suo personale bottino in Copa America a 12 reti nelle 18 partite disputate, ma potendo vantare una sola vittoria e ben tre secondi posti.

La nuova delusione lo porta ad abbandonare la maglia verdeoro, nonostante abbia solo trentuno anni, chiudendo con un totale di 32 reti segnate in 37 presenze.
A prima vista sembrerebbe di essere di fronte al classico perdente “di lusso”, le cui ottime prestazioni non sono servite a cambiare le sfortunate sorti della sua squadra.
In realtà Ademir dovrebbe essere ricordato come uno dei punti di riferimento della sua generazione e come autentico incubo per i pacchetti arretrati avversari.
In Brasile la pensano diversamente e probabilmente solo alcuni attempati tifosi di Vasco da Gama e Fluminense avranno memoria di quel veloce attaccante che tanti gol e successi ha regato loro.
La storia ci insegna purtroppo che i giocatori si valutano con i risultati e nonostante i successi con i club, il peso del Maracanazo resta un’onta incancellabile, tale da porre nel dimenticatoio un autentico campione.


Giovanni Fasani

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