martedì 10 marzo 2015

LARSEN ELKJAER

Lo scudetto vinto dal Verona nel 1985 è sicuramente uno dei più inattesi della storia recente del calcio italiano, tanto che a riguardo ci sono state le più differenti analisi.
Tutte le volte che si ricorda tale storico evento si menzionano il sorteggio arbitrale, giocatori desiderosi di rifarsi dopo essere stati "scartati" dai  grandi club, la lezione di tattica impartita da Osvaldo Bagnoli e la fortuna.
Tali fattori sono sicuramente veritieri e di fondamentale importanza, ma l'accento andrebbe messo sulla coppia di stranieri ingaggiata proprio alla vigilia di quella vincente stagione.
Con Hans Peter Brigel il Verona acquista un portentoso mix di potenza ed efficacia, ma con Preben Larsen Elkjaer il presidente Celestino Guidotti porta nella città di Giulietta e Romeo un autentico fuoriclasse.
 
 
Il giocatore danese muove i primi passi proprio in patria, dove con la maglia del Vanlose esordisce in prima squadra, mettendosi da subito in mostra per le sue naturali qualità.
Dotato di una grandissima potenza, ha nella progressione la sua dote migliore, che gli consente di superare con facilità il diretto marcatore e di creare lo scompiglio nelle retroguardie avversarie.
Il suo ruolo naturale è quello di seconda punta, dove riesce a sfruttare al meglio le sue straordinarie doti fisiche ed atletiche.
Agli albori della sua carriera si guadagna il soprannome di "Cavallo Pazzo", proprio per la sua vocazione nel partire palla al piede, senza rispettare schemi o raccomandazioni.
All'inizio questa sua tendenza lo porta ad essere poco lucido nei pressi della porta, dove arriva con facilità, anche grazie ad una tecnica di base in continuo miglioramento.
Alcune voci lo vogliono anche dedito all'alcol e sembra che non si faccia molti problemi a concedersi qualche serata di troppo.
Su di lui scommette il Colonia, che nel 1976 decide di investire su questo talentuoso diciannovenne ancora da sgrezzare, ma dal sicuro talento.
In Germania resta due stagioni, ma, nonostante la vittoria di una Bundesliga e di una coppa nazionale, vive ai margini della prima squadra, giocando solo 9 partite nel biennio in questione.
Il suo atteggiamento non è però quello di un vero professionista ed il suo utilizzo è fortemente penalizzato da infortuni e squalifiche.
Molto chiacchierata è la sua vita notturna, tanto che le malelingue sostengono che sia il tecnico  Weisweiler a sollecitarne la cessione, in quanto stufo degli atteggiamenti del danese.
Fatto sta che nel 1978, a soli ventuno anni, prende la decisione di lasciare Colonia, per avere la possibilità di giocare con continuità e di mettere in mostra tutto il suo talento.
Passa quindi al Lokeren, per il quale diventa un giocatore cardine e grazie al quale compie quell'auspicato salto di qualità.
In cinque stagioni segna 98 reti in 190 partite e diventa un vero incubo per tutte le difese, impossibilitate a contenere la potenza e l'estro della punta danese.
Diventa anche l'idolo della locale tifoseria, che stravede per lui per quanto fa in campo, ma anche per il suo stile di vita: anche in Belgio non disdegna qualche bicchiere di troppo e pare sia avvezzo a presentarsi al campo di allenamento a cavallo. A seguito di tutto ciò si guadagna in terra belga il nomignolo di "Pazzo di Lokeren".
Si rende protagonista di grandi imprese, come di una clamorosa tripletta contro lo Standard Liegi, decisiva per ribaltare l'iniziale 0-3 in un trionfale 5-3.
Inoltre in più di una partita si carica letteralmente la squadra sulle spalle, dimostrandosi un leader ed affinandosi maggiormente in zona gol.
Nel 1984 ha la possibilità di giocare il primo grande torneo con la Danimarca, dopo aver esordito con detta rappresentativa già nel 1977.
 
 
L'occasione è il Campionato Europeo in Francia, dove la squadra scandinava arriva fino alla semifinale e Larsen Elkjaer si mette all'attenzione dei più grandi club europei.
L'attaccante del Lokeren segna due reti nel girone: una nella vittoria per 5-0 contro la Jugoslavia ed una decisiva nel successo per 3-2 contro il Belgio.
 
 
L'avventura della squadra di Piontek termina per mano della Spagna, che ha la meglio solo ai calci di rigore: ironia della sorte, è proprio Larsen Elkjaer a sbagliare il quinto e fatale tentativo.
Al termine della rassegna alcune importanti squadre si rivolgono al Lokeren per guadagnarsi le prestazioni del poderoso attaccante. Tra compagini del calibro di Tottenham e Paris Saint Germain la spunta l'ambizioso Verona, che vede in Larsen Elkjaer il giocatore ideale per scardinare le difese italiane.
Le indicazioni di Osvaldo Bagnoli si dimostrano di vitale importanza per la definitiva consacrazione dell'attaccante danese: il tecnico milanese riesce a disciplinarlo tatticamente, ottenendo da lui un maggior contributo al gioco corale, ma lasciandogli comunque sufficiente libertà per le consuete cavalcate.
In particolare Bagnoli lo  rende più continuo, evitando che si faccia trascinare dall'umore e che si abbandoni ad atteggiamenti non proficui per l'economia della squadra.
Con Giuseppe "Nanu" Galderisi forma una coppia offensiva molto affiatata, che nella stagione 1984/1985 trascina a suon di gol il Verona alla conquista del campionato.
Le difese italiane fanno davvero fatica a contenerlo, essendo poco avvezze ad avere a che fare con attaccanti così potenti ed inclini a partire da lontano.
In tal modo riesce ad aprire molti spazi per i compagni, per i quali si impegna con grande generosità e dai quali riceve comunque palloni invitanti.
Larsen Elkjaer mette a segno 8 reti in campionato, una delle quali diviene addirittura storica, perché segnata alla Juventus e per giunta senza una scarpa.


Tale episodio gli regala il simpatico soprannome di "Cenerentolo", anche se nella città scaligera diventa per tutti "Il Sindaco", a riprova del suo carisma e del suo fondamentale contributo alla causa.
Nonostante sembri più tranquillo fuori dal campo, si fa notare per un suo atteggiamento nell'intervallo delle partite: i suoi compagni confermano che sia solito fumare una sigaretta negli spogliatoi, soprattutto per lenire la tensione del match.
La sua esperienza a Verona continua però senza altre vittorie, ottenendo solo mediocri posizioni in campionato.
Il suo contributo in termini di gol si ferma a 32 in 91 partite di campionato, ma sono almeno altrettanti quelli che favorisce più o meno direttamente.
La stagione successiva la squadra di Bagnoli fa il suo esordio in Coppa dei Campioni, interrompendo la sua corsa negli ottavi contro la Juventus.
In tale torneo Larsen Elkjaer realizza quattro reti, corrispondenti a due doppiette nella sfida contro il Paok Salonicco.
Anche alla luce di queste ottime prestazioni in campo europeo si piazza al secondo posto nel Pallone d'Oro 1985 alle spalle di Michel Platini, confermandosi sul prestigioso podio del trofeo dopo il terzo posto dell'anno prima.
Nel 1986 ha la possibilità di partecipare al suo primo Mondiale, grazie alla prima storica qualificazione della Danimarca ad una fase finale.
La squadra danese si mette in luce come una delle più positive sorprese della rassegna, tanto da vincere il girone a punteggio pieno. Larsen Elkjaer  segna nella gara d'esordio contro la Scozia, regalando il successo per 1-0 agli scandinavi e nella seconda gara rifila una tripletta all'Uruguay, contribuendo al clamoroso 6-1 finale.


Nonostante le positive indicazioni fornite, negli ottavi di finale la Danimarca perde addirittura 1-5 contro la Spagna, trascinata dal poker Emilio Butragueno.
La delusione è tanta, nonostante Larsen Elkjaer venga considerato uno dei giocatori migliori dell'intera rassegna.
Nella 1987/1988 la punta del Verona riesce a mettersi ancora in luce nel contesto internazionale, disputando un'ottima Coppa Uefa con il club scaligero: in tale contesto trascina i compagni fino ai quarti di finale, grazie alle solite giocate condite da 5 reti.
Al termine della stagione partecipa al deludente Europeo in Germania, conclusosi con tre sconfitte per la rappresentativa allenata da Piontek. Conclusosi il torneo considera conclusa la sua esperienza con la nazionale, chiudendo con un bottino di 38 reti in 69 partite.
Nella stessa estate decide di lasciare il Verona ed anche il calcio italiano, accettando di buon grado di ritornare in patria, per giocare per due stagioni nel Vejle.
La scelta è dettata da una condizione atletica non più al massimo e dal fatto di ritenere conclusa la sua esperienza con l'Italia; a tal proposito rifiuta altre offerte da parte di altre squadra italiane, dichiarando che per lui esiste solo la maglia del Hellas Verona.
Quest'ultima dimostrazione di affetto lo rende ancora di più un mito agli occhi della tifoseria gialloblu, che mai dimenticherà le giocate del Sindaco.


Nel 1990 a soli trentatré anni decide di chiudere la carriera, lasciando la sensazione di aver avuto di fronte un giocatore difficilmente ripetibile.
Tra generosità ed un pizzico di incoscienza, va ricordato come uno dei giocatori più forti del periodo, dimostrandosi molte volte immarcabile per le retroguardie avversarie.
I numeri non lo consacrano come un cannoniere, ma la sua importanza all'interno di una squadra è probabilmente superiore a quella di un vero e proprio bomber.
Difficile trovare difetti in una calciatore che da cavallo pazzo è diventato sindaco...


Giovanni Fasani


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