martedì 17 marzo 2015

JAN TOMASZEWSKI

Il rapporto dell'Inghilterra con la Coppa del Mondo è stato da subito particolare ed a tratti tormentato: la sua prima partecipazione avviene nel 1950, dopo che per anni si era crogiolata su di una presunta e poco veritiera superiorità.
La pessima figura rimediata in Brasile ha costretto la federazione inglese ad un lungo lavoro di ricostruzione  che ha portato all'organizzazione del torneo del 1966, conclusosi proprio con la vittoria della selezione guidata da Alf Ramsey.
Da quello storico successo i "Leoni" hanno fatto fatica a rinverdire quei meravigliosi fasti, non ottenendo in alcune occasioni nemmeno la qualificazione alla fase finale.
Molto clamore ha destato la mancata partecipazione al Mondiale del 1974, sia per il valore della rosa e sia per come tale nefasto risultato è maturato.
Ad di là delle ovvie colpe della squadra inglese, la qualificazione in questione va appannaggio della sorprendente Polonia, che nello decisivo scontro diretto trova in Jan Tomaszewski un eroe inaspettato e da lì in poi uno dei più grandi portieri della storia del calcio.
 
 
Già da giovanissimo si mette in evidenza come una sorta di predestinato del ruolo, grazie ad un fisico imponente (193 cm) al quale abbina grande reattività ed una incredibile agilità.
Le sue doti naturali gli consentono di essere titolare di tutte le rappresentative giovanili e nel 1971 a 23 anni ha la grande opportunità di esordire nella nazionale maggiore.
Alla vigilia di un match contro la Germania Ovest sia il titolare Jan Jimola che il suo secondo Piotr Czaja risultano infortunati, lasciandogli di fatto la possibilità di difendere i pali della Polonia.
Quella che sembra una fortunata casualità si trasforma in una sfortunata prestazione da parte del giovane estremo difensore, additato come maggiore colpevole della sconfitta per 1-3.
Nonostante il brutto esordio e le inevitabili critiche, Tomaszewski non si perde d'animo e grazie alle brillanti prestazioni con il Lodz, sua squadra di club, resta nel giro della nazionale e si conferma titolare durante le qualificazione per il Mondiale del 1974.
Il sorteggio inserisce la Polonia nel girone 5 con il Galles ed appunto la favorita Inghilterra.
Alla vigilia dell'ultima giornata la rappresentativa polacca è prima con un punto di vantaggio sulla compagine inglese, in attesa che si disputi a Wembley proprio Inghilterra-Polonia.
Pubblico e stampa inglese sono sicuri di ottenere i due punti necessari per il passaggio del turno, non credendo nel valore della squadra allenata da Gorsky.
Le critiche non risparmiano nemmeno Tomaszewski, che nelle ore prima della partita viene etichettato come "clown" da Brian Clough, nelle vesti di opinionista televisivo.
L'inghilterra fa da subito la partita ed attacca con continuità, ma è la Polonia a passare in vantaggio grazie a Domarski, prima di subire il pareggio inglese ad opera di Clarke su calcio di rigore.
Da lì in poi la porta della Polonia viene presa d'assalto ed in tale contesto Tomaszewski sale in cattedra con formidabili parate, che mantengono il risultato in parità e valgono la sospirata qualificazione alla fase finale.
 
 
Nella partita in questione il portiere polacco mette in mostra un grande senso del piazzamento, che gli permette di essere sempre sicuro nelle respinte.
In più stupisce il pubblico per come vola da un palo all'altro a dispetto dell'altezza, deviando in più di un'occasione i precisi tiri dei giocatori inglesi.
Stilisticamente non sembra perfetto, ma è tremendamente efficace, tanto da respingere il pallone con ogni parte del corpo, senza mostrare nessun timore a buttarsi a capofitto in temerarie uscite.
Un'altra sua proverbiale caratteristica è la grande tranquillità con la quale gestisce ogni momento critico, trasmettendo sicurezza a tutta la retroguardia, messa sotto pressione dagli attacchi inglesi.
La grande personalità ed un certa propensione alla spacconeria lo accompagnano da sempre e lo rendono un personaggio particolare ed abile a gestire qualsiasi delicato momento della sua carriera.
In una sola gara diventa l'idolo calcistico del proprio paese, che ha ormai dimenticato il non positivo esordio e gli rende stavolta merito come principale artefice del sofferto risultato.
A fine partita viene rivelato un particolare che rende ancor di più leggendaria la prestazione del portiere polacco: a circa venti minuti dalla fine la sua mano viene calpestata da Clarke, provocandogli un intenso dolore ad un dito. Tomaszewski continua a parare sopportando il dolore e solo a fine gara gli viene diagnosticata la rottura del suddetto dito.
Quanto da lui fatto in quella storica notte a Wembley non sorprende invece Gorsky, che ben conosce le eccelse qualità del suo portiere, nel frattempo cresciuto sotto tutti i punti di vista.
La partita con l'Inghilterra lo rende più sicuro e gli conferisce quella consapevolezza nei propri mezzi che gli permette di costruire una carriera di altissimo livello.
Nella rassegna del 1974 è ovviamente uno dei portieri più attesi e le sue prestazioni non tradiscono le rosee attese, tanto da consentirgli, in aggiunta, di stabilire un prestigioso primato.
La Polonia si conferma subito come una delle nazionali emergenti a livello calcistico, tanto da vincere il suo girone a punteggio pieno, battendo Argentina (3-2), Haiti (7-0) e l'Italia (2-1).
La squadra di Gorsky attira su di se ammirazione e simpatia ed anche nel secondo girone vende cara la pelle, giocandosi fino alla fine la possibilità di disputare la semifinale.
Dopo aver battuto Svezia (1-0) e Jugoslavia (2-1) l'ultima giornata la mette di fronte alla Germania, anch'essa a punteggio pieno.
I futuri campioni del Mondo si dimostrano nei 90 minuti superiori ed hanno la meglio per 1-0.
Tomaszewski è tra i migliori in campo e tiene in partita i compagni parando un calcio di rigore ad Uli Hoeness.
 
 
Nel corso della rassegna è già riuscito nella medesima prodezza, intercettando il penalty dello svedese Staffan Tapper. Queste due parate lo rendono il primo portiere ad aver parato due calci di rigore nello stesso Mondiale.
Nell'Olimpiade del 1976 c'è ancora la Germania Ovest sul cammino della Polonia e di Tomaszewski: in questo caso la partita vale la medaglia d'oro e la squadra tedesca si impone per 3-1, con il portiere polacco che resta in campo solo per 16 minuti, con il risultato già sul 2-0.
Nonostante sia considerato uno dei portieri più forti in circolazione, viene costretto a continuare la sua carriera in Polonia, essendo presente un regolamento che vieta agli atleti polacchi di lasciare il paese prima dei trent'anni.
Le offerte non mancherebbero, ma nonostante anche le insistenze del Lodz, che ben guadagnerebbe da una sua cessione, il governo polacco mantiene in essere le suddette e coercitive disposizioni.
Solo nel 1978 ha la possibilità di tentare l'esperienza oltre confine, per giocare con la maglia dei belgi del Beerschot, sorprendendo che si sarebbe aspettato il suo approdo in un grande club.
Nello stesso anno ha la possibilità di partecipare al suo ultimo mondiale, volando con la propria rappresentativa in Argentina, con la volontà di replicare quanto di buono mostrato quattro anni prima.
La squadra è affidata dal 1976 a Jacek Gmoch e può contare sulle prestazioni del giovane astro nascente Zbigniew Boniek.
La Polonia vince come prima il girone iniziale, subendo una sola rete contro il Messico, ma nel secondo raggruppamento subisce una sconfitta per 2-0 contro l'Argentina che costa anche il posto a Tomaszewski. Il tecnico polacco punta su Zygmunt Kukla, il quale dopo aver mantenuto la porta inviolata nella vittoria contro il Perù, prende tre gol contro il Brasile, che determinano l'eliminazione della rappresentativa polacca.
Tale torneo resta l'ultimo evento di grande livello al quale prende parte, tenuto conto anche delle scelte da lui fatte in termini di club che non gli permettono di mettersi nuovamente in mostra a livello internazionale.
Con la maglia del Beerschot vince la Coppa del Belgio 1978/1979, ma la successiva partecipazione alla Coppa delle Coppe si ferma al primo turno per mano del Rijeka.
Il rapporto con il commissario tecnico si conferma sempre problematico, tanto che non viene più proposto titolare e nel 1981 mette fine al suo rapporto con i "biancorossi" dopo 63 presenze, che lo rendono il portiere con più presenze della suddetta rappresentativa.


Nel 1981 passa all'Hercules, ma l'integrità fisica risulta menomata e vive una stagione da comprimario, giocando solamente 12 partite.
Neanche il ritorno in patria nelle file del Lodz gli permette di riproporsi ad alto livello e dopo due stagioni tormentate dai problemi fisici decide di abbandonare l'attività nel 1984.
Gli ultimi anni non rendono merito ad una carriera vissuta ai massimi livelli, giocata per lo più in patria, salvo le brillanti prestazioni con la maglia della nazionale polacca.
Il suo grande carisma unito a grandi qualità fisiche lo rendono degno di attenzione laddove si voglia ricordare i portieri che hanno fatto la storia del calcio.
Per alcuni a lui è bastata la partita del 17 ottobre 1973, dove per tutti è diventato "The Man That Stopped England".


Giovanni Fasani
 

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