martedì 10 novembre 2015

CHI MI DAI IN CAMBIO DI MARADONA?

Nel 1980 il Boca Juniors perfeziona l'acquisto di quello che per molti è il giocatore più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona. Tale operazione si perfeziona al termine di una lunga trattativa, arrivata in porto battendo sul tempo altri blasonati club, desiderosi anch'essi di tesserare il futuro Pibe de Oro.
I dirigenti del Boca compiono un gravoso sacrificio economico, versando nelle casse dell'Argentinos Juniors 2 milioni di dollari, aggiungendovi il cartellino di ben 4 giocatori.
Se la cessione di Miguel Angel Bordon, Mario Zanabria e Carlos Damian Randazzo sembra passare in secondo piano, quella di Carlos Horacio Salinas getta nello sconforto più di un tifoso degli Xeneizes.
Infatti tale ottimo centrocampista è uno degli idoli della tifoseria della Bombonera, nonché del giovane Diego Armando Maradona e di suo padre Don Diego.


Nato a San Miguel de Tucuman nel 1954, Salinas cresce calcisticamente nel River Plate dove ha la possibilità di esordire in prima squadra nel 1974, disputando 12 partite nella stagione in questione.

mercoledì 4 novembre 2015

ALEN BOKSIC

Agli inizi degli anni '90 dal campionato francese emerge un giovane attaccante croato dotato di grandissima potenza e di purissima tecnica, in grado di far impazzire qualsiasi difesa e di essere altamente incisivo in zona gol.
Un tale talento non può passare inosservato agli occhi dei grandi club europei ed intorno a lui si scatena una vera e propria asta, dove le voci, vere o presunte, si susseguono giornaliere.
Nel 1993 tale talentuoso centravanti approda in Italia, per imporsi come uno degli attaccanti più completi e decisivi del campionato.
L'unica pecca di Alen Boksic è probabilmente la scarsa confidenza con la rete, in parte dovuta al grande lavoro da lui svolto in fase offensiva.


In patria cresce calcisticamente nell'Hajduk Spalato con il quale fa il suo esordio a soli diciassette anni, mettendosi in mostra come uno dei profili più interessanti dell'intero calcio slavo.

mercoledì 28 ottobre 2015

ALBERTO TERRY

In qualunque parte del mondo non è difficile imbattersi in calciatori che per varie ragioni hanno speso la loro intera carriera nel proprio paese di origine.
Come tutti sappiamo tale situazione sembra normale per quelli provenienti dalle nazioni di riferimento nel panorama calcistico, ma appare particolare per chi proviene da paesi dove il calcio è meno diffuso o meno ricco.
Questi ultimi si ritrovano a giocare in contesti molte volte al di sotto del loro valore, privilegiando la sensazione di essere idolatrati dal proprio pubblico alla fama ed al denaro.
La completa identificazione ad una squadra di club o ad una nazionale rende tali giocatori autentiche leggende nel proprio paese, restando però poco conosciuti agli occhi del pubblico internazionale.
Un esempio tipico di tale fenomeno lo si può riscontrare analizzando la carriera di Alberto Terry, uno dei migliori giocatori della storia calcistica peruviana.


Soprannominato "Toto", nasce a Lima nel 1929 e sin da bambino inizia la trafila nelle giovanili del Club Universitario de Deportes, con il quale fa il suo esordio nella massima serie a soli 18 anni.

mercoledì 21 ottobre 2015

ASPETTANDO COLAUSSI

Nel 1938 la nazionale italiana si presenta in Francia con la ferma intenzione di riconfermarsi campione del mondo, dopo il successo di quattro anni prima.
La squadra allenata da Vittorio Pozzo parte come una delle favorite, potendo contare sulla classe di giocatori quali Meazza e Piola, ancora oggi celebrati come tra i più forti attaccanti italiani di tutti i tempi.
La squadra azzurra viene accolta molto male dal pubblico transalpino, sia per questioni di carattere politico, sia per le ancora vive polemiche del Mondiale precedente dove, a detta di molti, la rappresentativa italiana ha fruito di alcuni macroscopici errori arbitrali.
In un clima sufficientemente teso, il commissario tecnico sembra apparentemente sicuro di tutte le scelte tecniche, potendo contare su di una rosa di eccelsa qualità.
Nel ruolo di ala sinistra decide di aspettare fino all'ultimo il recupero di uno dei migliori interpreti di detto ruolo, scatenando anche qualche polemica tra i giornalisti e gli addetti ai lavori.
Questi ultimi contestano la precarietà delle condizioni dell'ala in questione, per via di alcuni acciacchi evidenziati nel finale di campionato: Pozzo non avvalora tali pareri ed addirittura chiede al contestato giocatore di rimandare il proprio matrimonio per poter partecipare al torneo.
Visto il fortunato epilogo ed il contributo dato da Gino Colaussi, pare evidente come la scelta di convocarlo sia stata a tutti gli effetti vincente.


Nato a Gradisca d'Isonzo nel 1914, cresce calcisticamente nell'Italica Gradisca, prima di passare, alla Triestina nel 1930.

mercoledì 14 ottobre 2015

TUTTO BENE

Come tutti sappiamo la grande Ungheria negli anni '50 ha segnato un'epoca, consegnando agli annali una delle più grandi squadre di sempre, per molti ancora oggi la migliore di tutti i tempi.
In quel periodo il calcio magi è il massimo riferimento in Europa e non solo, grazie anche alla presenza di formidabili e leggendari fuoriclasse.
Alla luce del basso livello odierno di tale contesto calcistico, si è soliti dare per finito il calcio ungherese all'indomani del 1956, quando la rivoluzione ha portato alla morte di migliaia di persone e spezzato per sempre la celebre Aranycsapat.
Tuttavia l'Ungheria ha continuato a produrre eccellenti giocatori ed a praticare la più pura versione del calcio danubiano, raggiungendo anche ottimi e sottovalutati risultati.
Non sembra un'eresia affermare come negli anni '60 la nazionale ungherese sia comunque una delle migliori del contesto europeo, formata da calciatori forzatamente trattenuti nel campionato nazionale dalle disposizioni governative in vigore.
Proprio in quegli anni la squadra dell'Ujpesti Dozsa e la rappresentativa dei Magyarok beneficiano dei gol di uno dei principali attaccanti del periodo per qualità e media realizzativa.
In patria Ferenc Bene è considerato un'icona, ma anche all'estero le sue gesta andrebbero ricordate e celebrate.


La sua carriera è indissolubilmente legata alla maglia dell'Ujpesti, per la quale gioca per 17 anni e con la quale vince ben 8 titoli nazionali e 3 coppe d'Ungheria.

venerdì 9 ottobre 2015

FORTEZZA GRECA

“Olympiakos, Pana, AEK, Pana, Olympiakos, Olympiakos, AEK, Olympiakos, Pana ed ancora Olympiakos”. No, non sono impazzito. E’ semplicemente una rappresentazione più o meno veritiera degli ultimi trionfi nel campionato greco.
Siamo ormai abituati da anni a veder trionfare quasi sempre l’Olympiakos, complice un ridimensionamento su più fronti di coloro che sono i rivali cittadini, il Panathinaikos. Se si aggiunge il recente tracollo dell’AEK, retrocesso nelle serie minori per poi farvi ritorno lo scorso anno, siamo veramente di fronte ad un campionato che ogni anno si colora di biancorosso.
Tuttavia nella storia calcistica greca ci si accorge come le

martedì 6 ottobre 2015

IL PERUVIANO DI FUOCO

Nel 1962 i tifosi del Milan vedono approdare nel capoluogo lombardo un giocatore proveniente dal Perù, appena acquistato dalla squadra argentina del Boca Juniors.
Il pubblico italiano è ormai avvezzo all'arrivo di calciatori sudamericani, essendo diffusa la tendenza di acquistare, da detto ambito, prolifici attaccanti o raffinati giocolieri.
Tuttavia la dirigenza rossonera decide di tesserare un calciatore dalle caratteristiche completamenti differenti, un centrocampista difensivo tignoso, versatile e dalla grande intelligenza tattica.
Tra lo stupore ed un iniziale scetticismo la squadra allenata da Nereo Rocco accoglie tra le proprie fila Victor Benitez, destinato ad intraprendere una fulgida carriera nel campionato italiano.


Nell'estate del suddetto anno la dirigenza rossonera è alle prese con il caso di Josè Germano, attaccante brasiliano molto più noto per le sue vicende sentimentali che per il rendimento in campo.