venerdì 29 maggio 2020

COME CALCIAVA ERNST HAPPEL

Ernst Happel è stato senza dubbio uno dei più grandi allenatori del XX secolo, sia in termini di vittorie, sia per i metodi di allenamento e motivazionali, ancora oggi utilizzati ed implementati ad altissimi livelli.
Se delle sue doti in panchina si sa tanto (non tutto vista la scarsa comunicatività del personaggio), meno si sa della sua carriera di calciatore, passate per la quasi totalità con il Rapid Vienna, salvo una breve parentesi in Francia con l'RC Paris.
Il campo il futuro Zauberer (mago) era un difensore tignoso e attento, passato alla storia dei biancoverdi come uno dei migliori giocatori di tutti i tempi, nel ruolo di stopper o di libero come dimostrato nella parte finale della carriera.
Pur avendo mansioni prettamente difensive era un giocatore dai notevoli mezzi tecnici, esemplificati al meglio dalla precisione del tiro, letale soprattutto nei calci da fermo, come sperimenta a suo spese il Real Madrid nel 1956 al Praterstadion.




Negli anni'50 il Rapid Vienna vive un periodo molto positivo della sua storia, riuscendo con continuità a vincere il titolo nazionale e mettendosi in mostra nella neonata Coppa dei Campioni, nel periodo in questione dominata sotto tutti i punti di vista dal Real Madrid del presidentissimo Santiago Bernabeu.

martedì 28 aprile 2020

ADRIANO BASSETTO, CHI ERA COSTUI?

Il 22 settembre 1946 fa il suo esordio in seria A la neonata Sampdoria, nuova formazione genovese creata dalla fusione tra Sampierdarenese e Andra Doria, potendo mantenere il titolo sportivo della prima e sovvenzionarsi con le risorse della seconda.
La compagnia ligure scende in campo allo stadio nazionale contro la Roma, subendo tre reti dal Fornaretto Amedeo Amadei, ma riuscendo a segnare quello che risulta essere il suo primo gol nel massimo campionato. L'autore di tale marcatura è senza dubbio uno dei talenti più fulgidi del periodo, ma anche uno dei più sottovalutati e troppo presto dimenticati: il suo nome è Adriano Bassetto.



A dire il vero il suo nome dovrebbe suscitare qualcosa nella mente degli appassionati, principalmente per il fatto di aver segnato 149 reti nella massima serie italiana in 329 partite; tale imponente quantitativo assume maggior rilevanza se si pensa che il giocatore vicentino ha sempre giocato da mezzala, con il numero 8 sulle spalle o, a volte, con un più significativo numero 10.

venerdì 24 aprile 2020

JENO EUGEN VINYEI, PER I CECOSLOVACCHI EUGEN PRSOVSKY

Al termine del secondo conflitto mondiale la situazione geopolitca europea si presenta a dir poco caotica, con confini cambiati a seguito di trattati e territori scambiati tra gli stati vincitori.
In quel periodo sono in tanti le persone a non avere di fatto certezza della propria nazionalità, con le minoranze site in determinate nicchie visti e gestiti come veri e propri apolidi.
Il mondo del calcio non è esente da tale fenomeno, con tanti giocatori che, magari appena tornati dal fronte, si trovano in una situazione sportiva diversa, dovendo per forza adeguarsi variando non solo la propria nazionalità, ma talvolta anche il proprio nome.
Questo, infatti, è quando accade a Jeno Eugen Vinyei, terzino sinistro magiaro divenuto Eugen Prošovský per poter proseguire la carriera in Cecoslovacchia.



L'esterno nativo di Miskolc è una dei migliori interpreti del ruolo del periodo, ritenuto da molti un vero precursore di quel terzino fluidificante che solamente anni dopo troverà maggior applicazione in tutta Europa.

mercoledì 1 aprile 2020

IL DIFENSORE CON LA CARABINA

Se doveste trovarvi dalle parti dell'Estadio Palestra Italia a San Paolo, antica casa del Palmeiras, provate a chiedere ai tifosi locali chi per loro ha meglio rappresentato gli ideali del Verdão:  senza alcun dubbio i più attempati sostenitori vi risponderebbero Valdemar dos Santos Figuiera, difensore arcigno in campo per 584 volte con la squadra dello stato di San Paolo.




A dire il vero è molto più conosciuto con il nomignolo di Valdemar Carabina, derivatogli da un episodio particolare quanto raro capitato durante la sua carriera. Durante un match giocato sul campo di Pacaembu il baffuto difensore lascia partire un tiro di incredibile potenza che non lascia scampo al portiere avversario, portando il commentatore Mario Moraes ad esclamare:"Um tiro mais forte que o tiro de uma carabina!!!”.

martedì 24 marzo 2020

IL CENTRAVANTI PIU' FORTE DELLA GUERRA

Le due tremende Guerre Mondiali sono state spartiacque non solo a livello umano e sociale, ma anche a livello calcistico, spezzando o limitando carriere che avrebbero potuto essere fulgide per non dire leggendarie.
C'è chi dalla guerra ha ricevuto privazioni, soprusi e menomazioni tali da non riuscire più a riprendersi, come se il conflitto a livello personale non fosse mai davvero terminato.
Allo stesso modo c'è anche chi non ha voluto piegarsi agli ostacoli del fato, combattendo con tutte le proprie forze per ritagliarsi il proprio spazio nell'ambito scelto prima di veder la sua vita rivoltata dalla bellica pazzia: da questo punto di vista la figura di Willy Tröger sarebbe da tramandare i posteri.


Classe 1928 e nativo di Zwickau, in quella che diventerà poi Germania Est,  a soli 16 anni si trova tristemente inviato sul fronte, in una guerra che l'apparato nazista sta drammaticamente e testardamente perdendo. Il giovanissimo Willy paga il suo dazio perdendo la mano destra a causa di una granata: al rientro in una patria non ancor definita sembra destinato a riempire il lungo elenco dei mutilati, non sapendo ancora bene come possa ricostruirsi una vita.

martedì 17 marzo 2020

IL TURCO BUONO MA NON TROPPO

Non sempre una stazza imponente ed una potenza esagerata sono sinonimo di cattiveria o indole violenta, come dimostrano i casi denominati come i "giganti buoni".
Nel calcio il caso più acclarato è quello del gallese John Charles, grande attaccante in grado di sovrastare letteralmente i difensori avversari impossibilitati a contenere una fisicità dirompente, ma al tempo stesso grande gentleman in campo, tanto da arrivare  a fermare l'azione qualora avesse fatto male ad uno di essi.
Nel campionato italiano qualche anno prima dell'arrivo della punta del Leeds un altro imponente attaccante stupisce tutti per un carattere mite ed un fare da bonaccione, celati dietro i 191 centimetri di altezza ed una struttura fisica massiccia.
Nel 1950 arriva alla Lazio dal Beşiktaş il centravanti Şükrü Mustapha Gülesin, allenato in patria anche da Giuseppe Meazza, accompagnato dalla nomea di gran realizzatore, ma anche da quella di personaggio particolare.

 
A dire il vero a Roma rimane solamente il tempo di firmare il contratto, venendo mandato immediatamente in prestito al Palermo, dove da subito sorprende tutti per alcune sue peculiari caratteristiche.
La prima che balza all'occhio è il suo insaziabile appetito a tavola, con mangiate che diventano ben presto fonte di battute e di ilarità generale tra gli appassionati.
La seconda riguarda il suo comportamento in campo, davvero lontano rispetto a quello dell'ariete offensivo che la dirigenza e la tifoseria rosanero si sarebbe aspettata: Gülesin sembra quasi evitare i contrasti e quanto questo accade sembra patire il contatto anche con avversari più minuti, chiedendo scusa all'occasione e terminando talvolta a terra con comiche cadute. A quel punto si rialza e per primo ride dell'accaduto, ma viene da sé che un centravanti di sfondamento non può permettersi indugi, inutile cavalleria e, soprattutto, impacciati ruzzoloni contro avversari con un fisico grosso quasi la metà.
A sopperire a tale pacato temperamento arriva in un suo soccorso una capacità di calcio notevole, soprattutto sui calci piazzati dove mette in mostra una potenza ed una precisione che ne fanno un autentico specialista.
In particolare si dimostra uno specialista nel segnare gol direttamente dal calcio angolo, grazie alla capacità di imprimere traiettoria a rientrare tese e potenti al pallone: tra mito e realtà pare siano 32 le reti segnate in carriera direttamente dalla bandierina.
La forza del suo tiro è tale che nella sfida contro il Padova nel novembre del 1950 il portiere Enzo Romano decide di spostarsi onde evitare di essere impattato da un suo calcio di rigore.
Malgrado le perplessità della vigilia riesce ad emergere nella squadra siciliana, mettendo a segno 13 reti in 28 partite, bottino che gli vale il rientro alla Lazio, anche in virtù di una mai chiarita aggressione subita proprio nel capoluogo palermitano: l'attaccante di Istanbul racconta di essere stato pedinato e successivamente picchiato con un bastone da tre ignoti, senza però chiarirne i motivi.
Il rientro a Roma è ovviamente la soluzione migliore, con la formazione capitolina che punta a farne il centravanti di riferimento, contando sui numeri realizzati e su quel fisico che sembra essere l'ideale per sfondare le difese avversarie.











Il tecnico Giuseppe Bigogno capisce subito che il suo modo di interpretare il ruolo è diverso, con lo scontro fisico che continua a non essere esattamente la sua specialità.

sabato 29 febbraio 2020

EL LEON DE WEMBLEY

Sono guardano una foto di Miguel Ángel Rugilo la sensazione iniziale è quella di trovarsi di fronte un divo del cinema degli anni'30-40, con il baffo di ordinanza ad accompagnare una folta ed impomatata chioma corvina. Se non fosse per il naso un tantino lungo i crismi sarebbero proprio quelli che in quell'epoca fanno palpitare i cuori di tante donzelle.




In realtà il baffuto Miguel è passato alla storia per essere stato un portiere, probabilmente uno dei più forti delle su epoca, durante la quale ha giocato nella natia Argentina, in Messico, in Cile ed in Brasile, mettendo in mostra un talento assoluto.
Tra alti e bassi e vicende talvolta esterne al contesto calcistico, il classe 1919 nativo di Buenos Aires ha scritto pagine importanti e particolari della storia calcistica sudamericana, con il climax toccato quando è diventato per tutti El Leon de Wembley.




Siamo senza dubbio di fronte ad un personaggio particolare e pittoresco nell'accezione più positiva del termine, laddove contingenze e situazioni indipendenti dalla sua volontà giocano un ruoli di primaria importanza.