sabato 5 novembre 2016

QUEL ROMANTICO DI JURICA JERKOVIC

Il ruolo di trequartista prevede che ad interpretarlo siano solo giocatori tecnicamente sublimi e con una visione del calcio libera ed assolutamente spontanea.
Impossibile ingabbiare talento e naturalezza delle giocate in schemi o posizioni, anche perché sarebbe controproducente non lasciare libertà di azione a quelli che sono veri e propri assi del pallone.
Un vecchio adagio dice che gli spettatori di una partita in terra balcanica possono chiedere il rimborso del biglietto nel caso in cui in campo non vi sia almeno un fine palleggiatore, in grado di emozionare con giocate tecniche di alto livello.
Se ciò corrispondesse al vero nessuno a Spalato dal 1968 al 1978 può avere avuto rimostranze, grazie alla presenza in campo di Jurica Jerković, eccelso talento dell'Hajudk dall'indole particolare, ma dalla squisita abilità tecnica.



Le sue qualità emergono sin dalla più tenera età, tanto da entrare immediatamente proprio nella giovanili dei Hajduci, dove incanta per un modo unico di giocare, riuscendo con naturalezza a fare qualsiasi tipo di giocata in campo, finendo per essere quello che ai nostri giorni sarebbe descritto come un "crack".
Dopo una stagione a farsi le ossa in prestito all' RNK Spalato si aprono per lui le porte dell'Hajduk, dove viene accolto da subito come una sorta di predestinato.
La sua permanenza in squadra coincide con il periodo migliore del club, caratterizzato da ben 3 campionati jugoslavi e 5 coppe nazionali.
Jerkovic è una delle stelle della squadra ed ogni azione offensiva passa dai suoi raffinati piedi con i quali, a sua discrezione, inventa letteralmente calcio per i compagni di squadra.
Non è raro nemmeno vederlo provare la giocata in prima persona, grazie ad un dribbling efficacissimo ed un piede destro tanto potente quanto preciso.
Anche a livello statistico le 219 reti segnate in 529 partite ufficiali depongono a favore di un istinto realizzativo davvero spiccato, soprattutto per un giocatore che ama giostrare con continuità a centrocampo.
A suo piacimento abbassa ed alza la sua posizione in campo, fungendo da raffinato playmaker arretrato, così come da trequartista ispirato alle spalle delle punte.
Parlando di lui si utilizza spesso il termine "romantico", PER metterne in luce la leggerezza con la quale interpreta le partite, ben lontano dall'accanimento tattico e dalla meticolosa concentrazione richiesta dagli allenatori.
Jerkovic le partite finisce spesso per deciderle con vere e priorie magie, colpi che riescono solamente a chi talento e personalità da vendere.




Con Ivica Šurjak e Slaviša Žungul forma quello che può essere ricordato come uno dei tridenti più forti del calcio jugoslavo, plasmato sin dalle giovanili da quel "santone" di Tomislav Ivić.
Sotto la sua guida e grazie alla famigerata "zlatna generacija" (generazione d'oro) l'Hajduk ottiene anche i migliori risultati in campo internazionale, arrivando molto vicino in più occasioni a disputare le finali dei più importanti trofei europei.
In questo ambito Jerkovic riesce a mettersi in mostra agli occhi del pubblico internazionale, in un'epoca dove le immagini di campionati come quello jugoslavo difficilmente potevano essere viste al di fuori del contesto balcanico.
Da questo punto di vista anche le esperienze con la nazionale fungono da valido palcoscenico per le doti tecniche di Jure, da subito a suo agio anche nel non sempre coeso gruppo dei Plavi.
A dire il vero i risultati a livello di squadra non sono all'altezza del potenziale dei suoi componenti e le eliminazioni al primo turno ai Mondiali del 1974 e del 1982 lo testimoniano ampiamente.
Nel 1976 Belgrado e Zagabria ospitano la fase finale dell'Europeo ed anche in questo contesto la Jugoslavia non rende onore al proprio talento, perdendo entrambe le partite disputate e terminando il torneo al quarto posto.
Ad di là delle scarse soddisfazioni complessive, il rapporto di Jerkovic con la nazionale si formalizza in 42 partite disputate dal 1970 al 1982, impreziosite da 6 reti.
Una di queste assume un significato importante per il prestigio che l'accompagna: il 18 luglio 1971 Pelè disputa la sua ultima partita in nazionale e sceglie proprio la Jugoslavia come avversario per il suo storico addio.
I Plavi rispettano in pieno l'impegno, contribuendo ad uno spettacolare 2-2 finale, nobilitato da una perla di Jerkovic.



Nel 1978 l'asso Jugoslavo decide di tentare una nuova avventura professionale, ma chi si aspetta di vederlo nei più grandi contesti continentali viene deluso. Il sempre imprevedibile Jure accetta infatti l'offerta degli elvetici dello Zurigo, contesto non sicuramente di primo piano.
In Svizzera il talento di Split risplende al meglio finendo per essere decisivo nel successo in campionato ed in coppa nazionale nel 1981; come sempre le sue magie meravigliano più di uno spettatore ed è scontato affermare come si imponga quale giocatore più forte di tutto il campionato.
La sua carriera termina nel 1986 dopo un'ottima stagione nel Lugano, spesa a regalare gli ultimi scampoli di un talento e di una perizia tecnica sublimi.



Jurica Jerkovic verrà per sempre ricordato come uno dei più grandi talenti del calcio jugoslavo, soprattutto da chi predilige emozionarsi per una giocata in campo, piuttosto che quantificare in cifre le gesta di un calciatore.
Nella sua concezione di calcio non c'è spazio per numeri e schemi, dal momento che la sua arte calcistica si esprime nella più totale anarchia tattica e nella consapevolezza delle proprie strepitose qualità.
W il romanticismo


Giovanni Fasani

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