sabato 19 novembre 2016

GIUSEPPE GREZAR, IL TUTTOCAMPISTA

La fama ed il valore riconosciuti al Grande Torino non derivano solamente dalle eccelse doti tecniche della rosa, ma anche dall'interpretazione tattica avveniristica che i giocatori della stessa hanno dato del proprio ruolo.
In un nostro precedente articolo abbiamo raccontato di come un autentico fenomeno quale  Virgilio Maroso possa essere considerato un precursore, proprio per il modo nel quale ha personalizzato la mansione di terzino.
La stessa cosa si potrebbe dire per quello che nella gloriosa squadra granata veste il ruolo di mediano, Giuseppe Grezar, anche lui doverosamente ricordato per come ha rivisto e riproposto in chiave moderna le proprie funzioni in campo.


Il forte centrocampista triestino è una delle colonne della squadra torinese, in quanto primo riferimento per la costruzione della manovra ed insuperabile diga a ridosso della propria difesa.
La grande peculiarità di Grezar è quella di distinguersi ottimamente nelle due fasi di gioco, denotando quindi non solo uno spiccato senso della posizione, ma anche grande qualità nell'ispirare la fase offensiva.
Il fisico massiccio e le buone qualità atletiche gli permettono di reggere il confronto fisico con gli avversari, distinguendosi anche nelle situazioni di contenimento più difficoltose.
In fase di possesso palla garantisce grande qualità alla manovra in virtù di un piede destro preciso e raffinato, con il quale smista il gioco allo stesso modo di come facilmente serve in profondità i compagni di squadra.
L'abilità di calcio la dimostra anche quando conclude a rete, mettendosi in evidenza come un ottimo tiratore di punizioni e rigori.
A completare un quadro tecnico perfetto vi è una straordinaria personalità, che gli consente di imporsi fin dalla giovane età nel centrocampo della Triestina.



Proprio nelle file degli Alabardati viene notato dal presidente Ferruccio Novo, il quale non bada a spese per assicurarsi le sue prestazioni: sul piatto vengono messe ben 450.000 lire, cifra davvero alta per un ventiduenne.
Con la maglia granata gioca la stagione 1942/1943, prima di trasferirsi nel 1944 all'Ampelea, squadra istriana partecipante al campionato d'Alta Italia, rafforzata in quel periodo da giocatori di origine giuliana.
Ritornato ben presto alla base, Grezar, per tutti Pino, diventa uno dei cardini della squadra piemontese, autentica dominatrice nel panorama italiano e, per molti, la più forte del periodo a livello internazionale.
Seppur molto giovane gioca con straordinaria tranquillità, finendo per diventare un leader in campo, magari "silenzioso" se confrontato con il famigerato carisma di capitan Valentino Mazzola.
In coppia con Eusebio Castigliano forma una linea mediana di altissimo spessore, autentico motore di un meccanismo perfetto che sovrasta sotto tutti i punti di vista gli avversari.



Il centrocampista triestino spicca per qualità e quantità ed è inutile ricordare come nei 5 scudetti da lui vinti sia imprescindibile il suo contributo.
A tal proposito va ricordato il ritmo da lui imposto alla squadra durante il famigerato "quarto d'ora granata". Durante tale periodo, chiamato dal battere dei piedi del pubblico ed esemplificato dalle maniche arrotolate di Valentino Mazzola, il Toro ribalta ogni risultato, grazie alla foga ed all'impeto impressi dai protagonisti in campo.
La sua moderna concezione della funzione di mediano emerge anche dalle statistiche realizzative, solitamente non molto considerevoli per chi si disimpegna in tale ruolo: nelle quattro stagioni a Trieste mette a segno 15 reti, mentre nelle 123 presenze in campionato con il Torino trova il gol in 16 occasioni.
Siamo quindi di fronte ad una prima versione di quello che oggi chiameremmo playmaker. Come per tutti i suoi contemporanei è la seconda guerra mondiale a segnare , tragicamente, l'evoluzione della sua carriera, soprattutto in nazionale, con la quale raccoglie solamente 8 presenze.
Dopo l'esordio con gol nel 1942 contro la Croazia, Grezar gioca solamente qualche partita amichevole l'ultima della quali, nel 1948, coincide con la pesante sconfitta a Torino per 0-4- contro l'Inghilterra.
Così come buona parte dei compagni potrebbe essere uno dei punti di forza per l'Italia al primo Mondiale postbellico, se il destino non intervenisse in modo drammatico a spezzare le loro vite
Grezar perisce con tutti i compagni il 4 maggio 1949 sull'aereo che sta riportando a casa la squadra dalla trasferta di Lisbona, gettando un'intera nazione nell'angoscia e nel dolore.
Sensazioni che si amplificano ancora di più se si pensa a come abbia intensificato i tempi di recupero per partecipare alla tristemente nota amichevole, avendo saltato un mese di partite a causa di un infortunio. Sempre il destino vuole che la sua ultima partita ufficiale con il Torino sia proprio contro la Triestina, in un pareggio per 1-1 che sa tanto di commiato al calcio italiano di quella che ancora oggi viene ricordata come una delle compagini più forti di sempre.



Contesto nel quale la classe e la duttilità dell'indimenticabile Pino sono fondamentali per i successi e per l'alone di leggenda che da sempre avvolge tutto ciò che ha a che fare con il Grande Torino.
Anche la natia Trieste non può dimenticarsi di lui, tanto da intitolare alla sua memoria lo stadio comunale nel 1967.
Per tutto il resto d'Italia Grezar dovrebbe essere sinonimo di centrocampista, nella sua più completa espressione.



Giovanni Fasani

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