martedì 26 aprile 2016

ULF KIRSTEN

La riunificazione della Germania avvenuta nel 1990 ha avuto pesanti ripercussioni anche sull'organizzazione del calcio tedesco, finendo per mettere in secondo piano le squadre ed i calciatori dell'ex DDR.
Tuttavia, tra questi ultimi c'è chi è riuscito ad imporre il suo talento anche nella nuova Bundesliga, trasferendosi con profitto nelle ricche e blasonate compagini dell'ex blocco occidentale.
Uno di questi risponde al nome di Ulf Kirsten, mortifero centravanti cresciuto nella Dinamo Dresda ed esploso agli occhi di tutta Europa con la maglia del Bayer Leverkusen.


Proprio con la famosa Dynamo avviene il suo esordio nell'Oberliga, dove esordisce a soli 19 anni, mettendo in luce doti da attaccante di razza, confermate da una media realizzativa impressionante (154 presenze e 54 reti in campionato, quasi totalmente segnate nelle ultime stagioni).

Da subito si guadagna il soprannome di der Schwatte, formula dialettale di der Schwarze (lo scuro), per via dei tratti somatici e per la capigliatura e barba nerissime.
Proprio la barba è uno dei suoi elementi distintivi, tanto che la porterà per tutta la carriera, finendo per diventare testimonial pubblicitario di rasoi all'apice della stessa.
Sul campo Kirsten sembra ricalcare le orme dei grandi centravanti della storia tedesca, concentrando il suo contributo alla finalizzazione della manovra e specializzandosi al meglio in movimenti atti a trarre vantaggio da qualsiasi situazione di gioco.
Nei sedici metri avversari ha la grande capacità di farsi trovare sempre al posto giusto e davanti al portiere è a dir poco glaciale.
Ogni pallone che transita in area di rigore è un potenziale pericolo, perché Kirsten sembra capire prima dove finirà lo stesso, o sembra intuire in anticipo ogni possibile errore del difensore avversario.
Pur non essendo altissimo (175 cm) è efficacissimo anche nel gioco aereo, potendo contare su un tempismo perfetto e su di un'elevazione straordinaria.
Tale dote è favorita dalla grande potenza che Kirsten ha nelle gambe, che gli permette altresì di esibirsi in spettacolari quanto potentissime conclusioni a rete.
Inoltre la sua struttura fisica (81 kg) unita la baricentro basso gli consentono un'ottima protezione del pallone, che utilizza per girarsi con rapidità verso la porta.
Proprio queste qualità risultano decisive anche per gli "storici" successi della Dinamo Dresda nei campionati 1988/1989 e 1989/1990, quando la squadra allenata da Eduard Geyer rompe in modo imprevedibile il dominio della Dinamo Berlino.
Quest'ultima è storicamente la squadra più vicina al regime, il quale non lesina aiuti e minacce per garantire i successi del Weinrot.
Ma la Dinamo Dresda di quel periodo è un vero e proprio squadrone, che oltre a Kirsten può contare su ottimi elementi come Andreas Trautmann, Torsten Gütschow, Jörg Stübner, Matthias Döschner, nonché sul futuro Pallone d'Oro 1996 Matias Sammer.
La squadra dimostra una tasso tecnico superiore agli avversari e grazie anche alle reti di Kirsten si impone come una solida realtà del calcio dell'Est.
A questi successi si aggiungono anche tre coppe nazionali, l'ultima della quali, vinta contro la Dinamo Schwerin per 2-1, viene decisa proprio da una rete di Kirsten nel finale.
Proprio il suo essere decisivo sotto porta gli permette di diventare un elemento importante della nazionale della Germania Est, per la quale viene convocato a partire dal 1985.
Purtroppo per lui sono anni difficili per la rappresentativa orientale, la quale non riesce a qualificarsi per nessuna delle principali competizioni.
In soli 5 anni Kirsten raccoglie ben 49 presenze, segnando 14 reti che gli permettono di mettersi comunque in mostra in un contesto molto lontano da quello degli anni '70. 
Dopo il 1990 come detto, tutto cambia ed i più forti giocatori del blocco orientale hanno la possibilità di "varcare" l'ormai demolito muro di Berlino: per l'attaccante nativo di Riesa tale opportunità si concretizza con il suo passaggio al Bayer Leverkusen.
Con le Aspirine completa la sua maturazione come centravanti, mettendosi in luce come una delle punte più temibili della nuova Bundesliga.
A livello personale vince per tre volte il titolo di capocannoniere (1992/1993, 1996/1997 e 1997/1998) imponendosi come il miglior realizzatore di tutti i tempi della squadra della Renania.
Pur mantenendo il sano egoismo di ogni punta che si rispetti, Kirsten migliora nel gioco di squadra e nell'arco della sua militanza a Leverkusen, si rende fornitore anche di precisi e generosi assist.
Inutile dire che tali prodezze lo rendono un vero e proprio idolo per i tifosi che ancora oggi ricordano con piacere le sue formidabili realizzazioni.


Se a livello personale le soddisfazioni non mancano, lo stesso non si può dire a livello di squadra: durante la sua permanenza il Bayer Leverkusen gioca un calcio spettacolare offensivo, ma riuscirà a vincere sola la Coppa di Germania 1992/1993.
Tale successo arriva dopo un'accesa finale contro l'Herta Berlino II, decisa proprio da una prodezza di Kirsten al 77'.
Sotto la guida di Christoph Daum il Bayer avrebbe tutte le carte in regola per vincere anche l'agognata Bundesliga, ma si deve accontentare esclusivamente di buoni piazzamenti principalmente dietro la "corazzata" Bayern Monaco.
Anche nelle coppe europee la squadra tedesca ben figura, non riuscendo però ad ottenere quel successo che avrebbe nobilitato la bacheca del club: nella Champions League 1997/1998 la squadra si ferma solamente ai quarti di finale, quando si arrende al Real Madrid futuro vincitore della competizione.
Kirsten mette il suo marchio anche al di fuori della Germania, segnando in tutto 35 reti nelle competizioni internazionali che lo rendono, ovviamente, il primatista assoluto del Bayer Leverkusen.
La grande occasione per le aspirine arriva nella stagione 2001/2002, quando la squadra allenata da Toppmöller arriva fino alla finale di Glasgow, perdendo nuovamente contro il Real Madrid per 2-1.
Nello stesso anno arriva anche la sconfitta nella finale di Coppa di Germania contro lo Schalke 04 dove, nel 4-2 finale, va in rete anche Kirsten.
In tale periodo quest'ultimo è ormai alla fine della sua grande carriera, fungendo più che altro da riserva di lusso. A tal proposito nel 2003 dà l'addio al calcio giocato a 38 anni, lasciando comunque in ottime condizioni fisiche, venendo fino all'ultimo considerato una risorsa importante per il club.
In precedenza abbiamo parlato della sua militanza nella nazionale della Germania Est e sembra palese come la "nuova" Germania unita non possa aver fatto a meno di un tale prolifico attaccante.
In effetti Kirsten gioca 51 partite con la maglia della nazionale, segnandovi anche 21 reti e guadagnandosi a ragione i favori del pubblico tedesco.


Quello che viene a mancare è un acuto nelle grandi competizioni, dove per motivi diversi non riesce a trovare la rete.
Al Mondiale del 1994 non trova spazio, chiuso da elementi quali Klinsmann e Riedle, mentre 4 anni dopo gioca 4 partite senza lasciare il segno.
Partecipa anche all'Europeo del 2000, dove nuovamente non viene mai schierato dal tecnico Ribbeck, in una spedizione che si rivela disastrosa per la compagine tedesca.
L'aver mancato i grandi appuntamenti con la nazionale e la mancanza di prestigiosi successi con il Leverkusen, possono essere gli unici rimpianti nella carriera di un attaccante che ha fatto davvero del gol il suo marchio di fabbrica.
Le sempre fredde statistiche gli attribuiscono un totale di 279 reti in 583 partite ufficiali, dando piena conferma delle sue eccezionali doti di cannoniere.
Per informazioni rivolgersi a Dresda ed a Lerverkusen, dove i tifosi ancora ricordano le prodezze di der Schwatte.



Giovanni Fasani 

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