mercoledì 30 dicembre 2015

LA SCELTA DI BELODEDICI

Nel calcio odierno, dove i giocatori si trasferiscono principalmente per soldi o al termine di laboriose trattative, la figura di Miodrag Belodedici sarebbe la classica mosca bianca.
Il perché va ricercato nella scelta da lui compiuta nel 1989, quando, pur di giocare per la squadra del suo cuore, mette a repentaglio la sua carriera e la sua libertà.
 

Nato a Socol in Romania nel 1964 da madre rumena e padre serbo, è proprio con i dettami di quest'ultima etnia che viene cresciuto ed educato, tanto da incominciare a parlare la lingua rumena solamente al termine della scuola elementare.

La città dove cresce si trova al confine tra la Jugoslavia e la Romania e per buona parte della sua infanzia si sente a tutti gli effetti uno jugoslavo, o più precisamente un serbo.
Tuttavia le ottime prestazioni da lui fornite sui campi di calcio lo rendono da subito un elemento importante delle rappresentative nazionali, mettendolo in contatto con un ambiente davvero "rumeno" e lontano da quello famigliare.
Dopo le prime esperienze nel Mineral Moldova Noua e nel Luceafarul Bucarest, viene notato dalla Steaua Bucarest, che ne intuisce lo straordinario talento nel ruolo di libero.
Il senso tattico del quale è dotato gli permette di interpretare il ruolo in modo moderno, distaccandosi dal semplice concetto inglese di sweeper.
Belodedici eccelle per tempismo nelle chiusure e decisione negli interventi, ma sa anche uscire palla al piede dall'area di rigore e partecipare con profitto all'azione offensiva.
Per la classe con la quale di disimpegna è soprannominato il Cervo, a riprova dello stile impeccabile, ma anche dell'autorità con la quale assolve i propri compiti.
La sua grande personalità gli permette di diventare titolare inamovibile dei Ros Albastri già nel 1982, consolidando nel tempo la sua leadership nel pacchetto arretrato.
Negli anni considerati la Steaua è composta da una generazione di altissimo livello, talmente superiore in patria da vincere 5 campionati consecutivi e 4 coppe nazionali.
Belodedici si mette in mostra come uno dei liberi più forti d'Europa ed il suo contributo è particolarmente importante per la storica vittoria della Coppa dei Campioni 1985/1986.
L'eroe della finale contro il Barcellona è il portiere Duckadam, ma durante il torneo tutta la squadra gioca ad altissimi livelli, compresa una retroguardia solida e difficilmente perforabile.
L'anno dopo gli uomini di Iordanescu vincono anche la Supercoppa Europea contro la Dinamo Kiev, mettendo la ciliegina sulla torta ad un progetto tecnico quasi irripetibile.
Proprio nel momento di massima gratificazione sportiva e personale, Beloededici decide di abbandonare la Romania per giocare, finalmente, nella sua squadra del cuore: la Stella Rossa di Belgrado.
Alla base di tale volontà vi sono anche i pessimi rapporti con il mondo politico, soprattutto per le vessazioni che le persone provenienti dalle zone di confine subiscono dalla dittatura della famiglia Ceausescu.
Stanco di non sentirsi accettato da una patria che non sente sua, fugge letteralmente a Belgrado, subendo ripercussioni dalla Steaua Bucarest e dall'UEFA.
Quest'ultima lo squalifica per un anno a causa dell'occultamento del contratto operato dalla società rumena, in una vicenda dove i punti oscuri sono davvero tanti.
Addirittura il leader Ceausescu gli imputa il reato di tradimento che viene tradotto in una pena detentiva di 10 anni.
Nel frattempo il giocatore si offre letteralmente alla Stella Rossa, rifiutando a quanto pare anche una proposta dei rivali del Partizan Belgrado.
Finalmente nel 1989 firma ufficialmente per la Zvezda, ottenendo il permesso di giocare solamente gare non ufficiali.

 
La scadenza della squalifica e la caduta del regime dittatoriale in Romania restituiscono al calcio giocato il consueto baluardo difensivo, che si integra al meglio in una delle compagini più talentuose che il calcio moderno ricordi.
In una squadra dove le magie di Savicevic e Prosinecki illuminano l'intera squadra, la sagacia tattica del giocatore rumeno conferisce quella sicurezza che è sempre mancata alla squadra jugoslava.
Nella sua prima stagione arriva subito il titolo di campione nazionale, accompagnato dalla vittoria nella Coppa di Jugoslavia.
Al termine della stessa ci sarebbero i Mondiali in Italia, ma l'eco della sua fuga è ancora troppo forte per permettergli di essere inserito nei 22 convocati.
La consolazione arriva con il club, con il quale vince altri due campionati, mettendosi come sempre in mostra per la grande abilità con la quale comanda la difesa della Stella Rossa.
L'apice per la squadra jugoslava arriva nella stagione 1990/1991 quando conquista la Coppa dei Campioni contro il Marsiglia ai calci di rigore.
Belodedici, che realizza con freddezza uno dei cinque rigori, diventa il primo giocatore della storia ad aver vinto la massima competizione europea con due squadre diverse.
L'anno dopo arriva anche il trionfo nella Coppa Intercontinentale, grazie al 3-0 inflitto al Colo Colo.
Nel 1992 la guerra in atto in Jugoslavia, lo costringe ad  abbandonare la Stella Rossa per tentare l'avventura in Spagna, dove gioca  due discrete stagioni nel Valencia, 
Nel 1994 ha la possibilità di partecipare al suo primo Mondiale, ponendosi al centro della difesa di una delle squadre più interessanti dell'intera rassegna.
Le magie di Hagi, Raducioiu e Dumitrescu, unite alla solidità difensiva da lui garantita, trascinano i Tricolorii fino ai quarti di finale, quando vengono eliminati ai calci di rigore dalla Svezia.
Ironia della sorte è proprio Belodedici a sbagliare il penalty decisivo, in una serie andata avanti ad oltranza.
Nello stesso anno abbandona il Valencia per trasferirsi al Valladolid, nel quale gioca una tribolata stagione conclusasi con una sofferta salvezza.
L'anno successivo passa al Villarreal in seconda divisione, fornendo ottime prestazioni, ma lasciando presagire di essere arrivato nella fase calante della sua carriera.
Il suo vecchio allenatore Iordanescu lo vuole ancora al centro della nazionale rumena all'Europeo del 1996, conclusosi però con tre sconfitte nel girone, a riprova di una generazione ormai sul viale del tramonto.
Fedele alle sue scelte ardite, Belodedici decide di trasferirsi in Messico, per giocare due stagioni con l'Atlante.
Al termine delle stesse accetta una nuova offerta dalla Steaua Bucarest, con la quale gioca le ultime tre stagioni della sua carriera, riuscendo a vincere il suo sesto campionato rumeno nel 2001, anno del suo ritiro.
L'anno precedente partecipa anche all'Europeo in Belgio ed Olanda, giocando titolare la partita degli ottavi di finale contro l'Italia, dove gli uomini di Zoff vincono per 2-0.
Chiude con la nazionale al termine della rassegna, dopo 55 partite e 5 reti.


Belodedici è ricordato come il prototipo perfetto del libero contemporaneo, mansione che è andata via via a sparire con l'introduzione dei più moderni moduli tattici.
In campo ha dimostrato in pieno tutto il suo valore, arrivando a vincere tantissimo, soprattutto in campo europeo, in contesti dove è assai complicato imporsi ad alti livelli.
L'essersi ribellato ad una dittatura ed aver fortemente voluto giocare per la squadra amata, lo rende quasi un personaggio fiabesco, con tanto di lieto e vincente finale.


Giovanni Fasani

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