martedì 14 luglio 2015

EZIO LOIK

Alle 17.03 del 4 maggio 1949 l'areo che riporta a casa il Grande Torino da un'amichevole giocata a Lisbona si schianta contro il muraglione della Basilica di Superga, causando la morte di tutti i trasportati.
La notizia della tragedia fa il giro della penisola, lasciando una profonda ed insanabile tristezza unita ad un unanime cordoglio per una delle squadre più forti di tutta la storia calcistica italiana e non solo.
Di quella quasi imbattibile compagine si è detto di tutto, esaltando al massimo un leggendario collettivo di unici e formidabili campioni.
Alla lacerante disperazione si unisce lo sportivo rammarico per quanto tale squadra avrebbe potuto fare ai successivi campionati del mondo in Brasile, rappresentando di fatto l'ossatura base della nazionale italiana.
Simbolo assoluto di tale gruppo è indubbiamente il capitano Valentino Mazzola, complessivamente uno dei più forti giocatori italiani di tutti i tempi ed uno dei fuoriclasse dell'epoca.
Chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare lo paragona ai "mostri sacri" del football mondiale, accostandolo senza nessuna remora a fenomeni come Pelè o Maradona.
Come sempre accade, la fortuna di giocatori di tale livello è quello di avere intorno a se compagni in grado di metterne in risalto le innate qualità; da questo punto di vista Mazzola è decisamente fortunato, avendo vicino a se il partner ideale in tal senso.
Definire Ezio Loik una semplice spalla sarebbe riduttivo ed altamente offensivo, in quanto la mezzala nata a Fiume è a tutti gli effetti un grandissimo campione, degno di essere annoverato tra i massimi interpreti del ruolo.


Dopo essersi messo in mostra con la maglia della Fiumana, nel 1937 ha la grande opportunità di passare al Milan , molto interessato alle straordinarie qualità da lui esibite nell'allora terza divisione italiana.
Loik dispone di un fisico eccezionale e sembra non conoscere la fatica, tanto da poter correre per tutti i 90 minuti senza sosta.
La sua andatura è possente ed autoritaria, pur non essendo particolarmente veloce nello spunto; tali caratteristiche gli valgono da subito il soprannome di Elefante.
Dal punto di vista tattico sembra avanti anni luce rispetto al livello medio del tempo ed è in grado di anticipare con grande intelligenza qualsiasi situazione sul rettangolo di gioco.
Tecnicamente è un giocatore eccelso, capace di ottime giocate personali, anche se la sua peculiarità resta la costruzione del gioco, alla quale partecipa attivamente in perfetta simbiosi con i compagni di reparto.
Difficilmente sbaglia un passaggio o un'apertura e sovente riesce ad imbeccare i compagni con pregevoli quanto geniali suggerimenti.
Sia come mezzala o come interno destro non disdegna il sacrificio difensivo, mettendo al servizio dalla squadra tutta la sua generosità e le sue inesauribili riserve di energia.
Tale notevole sforzo non gli fa perdere la lucidità nei pressi della porta e per tutta la carriera riesce ad andare a segno con ottima continuità.
A Milano passa tre stagioni discrete e nulla più, lontane da quelli che saranno gli apici da lui toccati nelle stagioni a venire.
Senza tanti rimpianti lascia il capoluogo lombardo per trasferirsi a Venezia, certo che l'aria di provincia e l'entusiasmo di una squadra emergente possano consentirgli l'atteso salto di qualità.
In Laguna incontra proprio Valentino Mazzola, creando le basi per un'intesa che fa le fortune di entrambi e che per due anni manda in visibilio i tifosi Arancioneroverdi.
Questi ultimi non credono ai loro occhi quando il 15 giugno 1941 la squadra vince la sua prima e finora unica Coppa Italia, battendo allo stadio Penzo la Roma grazie ad un gol di Loik al 72° minuto.
Anche alla luce di tale decisiva realizzazione, il giocatore fiumano viene soprannominato L'uomo dei gol impossibili.
La stagione successiva arriva un prestigioso terzo posto, così come la vantaggiosa offerta del presidente del Torino Ferruccio Novo, che nell'estate del 1942 acquista sia Loik che Mazzola, dando inizio ad un periodo leggendario.


Dal 1942 al 1949 il Grande Torino vince 5 campionati ed una Coppa Italia, dominando anche in termini di coralità e qualità del gioco.
Ironia della sorte la coppa nazionale viene ottenuta battendo in finale per 4-0 il Venezia.
Loik completa la sua maturazione, imponendosi come giocatore in grado di rendere al meglio in qualunque frangente, aumentando anche considerevolmente il numero dei gol segnati.
Nelle sue prime quattro stagioni in riva al Po segna addirittura 51 reti nel solo campionato, fruendo dei precisi passaggi del compagno Mazzola e dei movimenti dell'attaccante Guglielmo Gabetto.
In merito alla sua vena realizzativa è legato un simpatico quanto esemplificativo episodio: alla vigilia di una gara interna promette alla fidanzata di segnare un gol da dedicarle per l'imminente matrimonio, impiegando poi solo un minuto per realizzare la suddetta rete.
Un'altra simpatico aneddoto è invece legato alla sua fobia di perdere il denaro; pare infatti che fosse solito utilizzare portafogli molto grossi per contenere lo stesso e che tutte le sere disponesse le banconote sul letto per accertarsi che non mancasse nulla. Ovviamente il gruzzolo viene poi custodito sotto il materasso come prassi ai tempi.
Purtroppo la tragedia di Superga priva il calcio italiano di una grandissimo calciatore, che vede tragicamente conclusa la sua esperienza con il Torino dopo 176 presenze e 70 reti nella massima serie italiana.
Il suo rapporto con la nazionale maggiore è inizialmente interrotto dalla seconda guerra mondiale, prima di venire convocato con continuità al termine della stessa.
L'improvvisa morte limita le sue presenze in maglia azzurra a 9 gettoni, impreziositi però da 4 gol, uno dei quali decisivi in un'importante vittoria contro l'Ungheria per 3-2.


Nel calcio del dopoguerra Ezio Loik va ricordato come uno dei simboli del periodo e come uno dei calciatori che più hanno influenzato le generazioni successive per il modo di stare in campo.
L'essere stato una colonna di una squadra ancora adesso ricordata gli dona quell'immortalità che merita, conquistata mettendo al servizio di tutti la sua classe e la sua corsa infinita.

Giovanni Fasani

1 commento:

  1. mé Grand Turin

    https://www.youtube.com/watch?v=izqhziyCLmw

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