venerdì 3 aprile 2015

TALENTO POLVERIZZATO

In un immaginario giro mondiale tra le varie scuole calcio, ogni bambino risponderebbe in maniera tanto fanciullesca quanto sicura che il suo sogno sarebbe quello di vincere un trofeo o diventare come quello o quell'altro calciatore.
Purtroppo per alcuni la cosa rimarrà per sempre un sogno, per altri, più fortunati o semplicemente più bravi, si spalancheranno le porte dei più prestigiosi club del proprio paese fino ad arrivare all'apice del calcio con sacrifici e miglioramenti quotidiani.
Nella storia del calcio è comunque facile imbattersi in personaggi, che pur non avendo un eccelso talento, sono comunque riusciti ad arrivare ai massimi livelli, salvo poi buttare letteralmente nel cestino una più brillante carriera.
L'esempio più lampante e vicino ai nostri giorni, è sicuramente quello di Adriano, l'attaccante brasiliano che da giovane promessa è presto scomparso dalle cronache calcistiche a seguito della sua poco regolare vita privata.
Tornando indietro di qualche anno troviamo un altro giocatore che a causa di gravi problemi personali non ha visto la propria carriera decollare come avrebbe potuto; stiamo parlando di Mark Bosnich, portiere australiano classe 1972 che ha speso la maggior parte della sua carriera nella Premier League inglese.


Come testimonia il suo cognome ha origini europee, più precisamente croate da parte di suo papà; abbastanza curiosamente inizia la sua carriera nel Sydney Croatia, squadra del Nuovo Galles del Sud e fondata nel 1958 proprio da immigrati croati.
Sin da subito dimostra di avere un carattere forte ed una personalità che lo ergono a leader della propria squadra; le sue prestazioni balzano alle locali cronache, ma piano piano si espandono a livello regionale dove numerose testate del settore iniziano a parlare di un ragazzino che sembra avere le qualità per sfondare.
La sua elasticità ed i suoi scatti felini vengono finalmente notati dal Manchester United che nel 1989 decide di acquisire il cartellino dell'estremo difensore, con la certezza di crescere nella propria Academy un futuro campione, in un ruolo storicamente non adatto ai deboli di carattere.
Alcuni problemi burocratici fanno sì che la giovane promessa debba tornarsene in Australia dopo appena 3 anni, passati per intero a fare da spettatore, vuoi per la giovane età, vuoi perché davanti ha avuto due mostri sacri come Jim Leighton e Peter Schmeichel; ma tanto è bastato per imparare metodi e sistemi europei.
L'esilio forzato dura però appena un anno e Mark è fermamente intenzionato a tornare in Premier League; i suoi sogni si avverano nella stagione 1992/1993 quando l'Aston Villa decide di farne il titolare della propria squadra.


Sin da subito diventa idolo del Villa Park, le sue parate sono spesso decisive e dimostra di avere personalità e carattere soprattutto nei momenti decisivi. Tutto ciò vale a lui ed ai Villans la conquista di due Coppe di Lega nel 1994 e 1996. 
Bosnich regala la finale del 1994 ai suoi parando addirittura 3 rigori nella semifinale di ritorno contro il Tranmere Rovers e vincendo poi la finale proprio contro il Manchester United.


Qualcosina però inizia a scricchiolare nel carattere di Bosnich. Il portiere australiano si rende protagonista, nell'ottobre del 1996, di un episodio tanto stupido quanto demenziale. Nella gara di campionato contro il Tottenham si rivolge alla tifoseria degli Spurs con il saluto nazista scatenando la furia dei supporters di White Hart Lane, storicamente di origine ebraica.
Ma per il momento è un episodio che non pare avere un seguito e, nel 1999, dopo un'altra serie di stagioni da protagonista, torna al Manchester United per raccogliere la pesante eredità di Peter Schmeichel.
Le cose si mettono subito bene con la conquista del campionato e della Coppa Intercontinentale nella finale vinta 1-0 contro il Palmeiras.
All'inizio del millennio però, le cose iniziano a cambiare. Dopo una serie di partite poco convincenti, Alex Ferguson decide di rimpiazzarlo con Fabien Barthez.
A detta del portiere australiano, Ferguson pare averlo messo da parte proprio per le sue idee politiche poco avvezze alla tolleranza di altre razze; inizia quindi un calvario che lo relegherà ai margini dei Red Devils e che lascerà dopo appena 2 stagioni ed una ventina di presenze.
Nella stagione 2001/2002 accetta l'offerta del Chelsea andandosi a giocare il posto con Carlo Cudicini.


A vincere la contesa è proprio il portiere italiano che diventerà titolare inamovibile della compagine di Stamford Bridge. Per Bosnich solamente 3 presenze per via di alcuni acciacchi fisici.
All'inizio della seconda stagione con la maglia dei Blues arriva il momento che interrompe per sempre l'ascesa definitiva dell'ormai 29enne estremo difensore: viene trovato positivo alla cocaina dopo un controllo antidoping.
Il Chelsea quindi non può che stracciare il contratto, mentre la federazione gli comminerà una squalifica di 9 mesi, la più lunga nella storia della massima divisione inglese.
L'unica giustificazione di Bosnich sarà quella di averne fatto uso per via di una dura batosta sentimentale. Vero o no, il Chelsea chiude definitivamente la porta.
Terminata la squalifica il portiere australiano non vuole più sentir parlare di campi da calcio rifiutando numerose offerte tra cui quella del Walsall allenato da Paul Merson.
Tornerà a calcare i campi da calcio nel 2008 all'età di 36 anni andando a difendere, in patria, la porta del Central Coast; l'avventura dura però appena 6 minuti. Bosnich deve abbandonare il terreno di gioco per un grave infortunio agli adduttori, calando così il sipario sulla propria carriera sportiva.
Oltre ai trofei vinti con Aston Villa e Manchester United, può anche vantare un discreto curriculum con la nazionale Aussie: nelle 22 presenze (potevano essere molte di più se non avesse rifiutato diverse convocazioni per concentrarsi al meglio con la squadra di club) è riuscito anche a segnare un gol su calcio di rigore in un'amichevole vinta 13-0 contro le Isole Salomone. Può inoltre vantarsi di essere stato eletto miglior calciatore australiano nel 1997, anno in cui conquista anche un secondo posto alla Confederation Cup.


Per quanta aspettativa c'era e per quanti trofei ha vinto, Mark Bosnich entra a pieno merito in quella categoria di giocatori che hanno buttato via il proprio talento, schiavi di vizi e lati del proprio carattere che mal si sposano con l'ambiente calcio.
Peccato siano arrivati in concomitanza con l'apice della propria carriera; una carriera che sarebbe potuta andare in diverso modo, magari diventando parte importante della storia di Manchester United o Chlesea; ma forse a Bosnich va bene così, al Villa Park ci sarà sempre spazio per un pezzo importante della storia dell'Aston Villa.


Matteo Maggio

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