venerdì 24 aprile 2015

DAL BELGIO CON SIMPATIA

Il ruolo del portiere è da sempre al centro di critiche piuttosto piccanti, nel caso quest'ultimo compia la più classica delle papere decidendo in negativo il risultato della propria squadra.
Altre volte diventa eroe indiscusso della gara per via di un rigore parato o di un autentico miracolo a tempo scaduto.
Se sbaglia, nulla e nessuno potrà rimediare al suo errore, la palla terminerà inesorabilmente in rete; insomma, è un ruolo per persone coi nervi d'acciaio e con una forte personalità.
Quella personalità che in più di un'occasione ha dimostrato di avere Jean-Marie Pfaff, estremo difensore belga classe 1953 che ha fatto le fortune, tra le altre, della nazionale belga tra la fine degli anni 70 e la prima metà degli anni 80.


Quella di Pfaff è forse una delle storie più belle e genuine per un giocatore di calcio. Come egli stesso ha testimoniato ha passato l'infanzia, insieme ai genitori ed a 11 tra fratelli e sorelle, in una roulotte.
Per lui non era assolutamente un peso, anzi, si è sempre rimboccato le maniche per dare una mano a casa, soprattutto dopo che venne a mancare il padre, venditore porta-a-porta di tappeti.
Ed è proprio da una coppia di clienti (Jean e Marie) che il futuro portiere della nazionale belga prenderà il proprio nome di battesimo.
La sua carriera inizia un pò per caso. Come ogni bambino inizia a tirare calci al pallone per strada, precisamente nella sua Lebbeke, dove, tra i bambini del quartiere, è quello più paffuto. E la "legge" della strada non va contraddetta: quello più grassoccio va in porta.
Jean-Marie però non ha paura e parata dopo parata arriva a giocare nelle giovanili del Beveren; unico problema i 25 chilometri giornalieri di bicicletta per andare ad allenarsi, dopo aver fatto il proprio turno in posta o nell'azienda tessile per cui lavorava.
Un'infanzia assolutamente comune a tanti a quell'epoca, finché, nel 1972, arriva la definitiva consacrazione: Pfaff entra a far parte della prima squadra.


Con la maglia gialloblu resterà 10 stagioni entrando per sempre nella memoria dei tifosi della piccola squadra delle Fiandre.
Riuscirà anche a vincere un campionato ed una Coppa del Belgio tra il 1977 ed il 1979. I suoi interventi sono spesso al limite delle possibilità, fungendo spesso da difensore aggiunto nell'area di rigore. Non disdegna l'uscita in presa alta e tra i pali è dotato di una spiccata agilità che rende semplici anche gli interventi più improbabili.
Il 1980 è l'anno degli Europei in Italia con il Belgio che arriva addirittura alla finale di Roma, salvo poi perdere contro la Germania Ovest per mano della doppietta di Hrubesch e per un errore proprio di Pfaff.
Un altro errore macchierà il suo debutto in Bundesliga con la maglia del Bayern Monaco che aveva deciso di affidargli la porta dopo la positiva esperienza al Mondiale spagnolo del 1982, dove si rese protagonista di un curioso fatto: fuggì dal ritiro a bordo di un'ambulanza vestito da infermiere. Il motivo di tale gesto non si seppe, il tutto faceva parte della particolare simpatia di Jean-Marie. Non la pensò allo stesso modo il CT Guy This che prima lo sostituì con Theo Custers e poi con Jacky Munaron.
L'errore, che potete vedere nel video sotto, condannerà il Bayern alla sconfitta per 1-0.


La dirigenza bavarese continuerà a dare comunque fiducia al portiere belga, nonostante qualcuno tenti di mettere in guardia Uli Hoeness dal particolare carattere di Pfaff che, nato e cresciuto in strada, non è certo tipo da mandare a dire le cose.
Egli stesso giudicherà l'errore di Brema come una cosa che capita, ridendoci sopra e prendendola con la proverbiale filosofia.
I dirigenti del Bayern però, gli imposero di non rilasciare interviste per un po', continuando comunque a credere nei notevoli mezzi di Pfaff, acquistato per la sua agilità e sicurezza nell'area di rigore.
Qualche settimana dopo si rifarà parando un rigore a Manfred Kaltz, riacquistando la parola davanti ai microfoni delle testate sportive.
Quella parola che spesso risultava tagliente, come quando, senza mezzi termini, apostrofò Toni Schumacher con la parola criminale per via dell'infelice intervento sul francese Battiston al Mundial spagnolo.
O come quando disse di non temere Maradona (mai errore fu più madornale) alla vigilia della semifinale di Messico 86; la partita terminò 2-0 grazie alla doppietta del Pibe de Oro. Al termine di tale gara, Pfaff rincorse Maradona per il classico scambio della maglia. Maradona accettò di buon grado ricevendo in cambio i preziosi guanti.


Fu proprio in quel Mondiale che Pfaff ottenne i maggiori consensi. Arrivato in Messico dopo la conquista di due campionati e due Coppe di Germania con il Bayern, l'estremo difensore belga risultò tra i migliori giocatori del torneo.
Il Belgio inizia male il girone e passa il turno come migliore terza. L'ottavo di finale, giocato contro l'URSS, diventerà una delle più belle partite mai disputate nella storia dei Mondiali.
Risoltasi ai tempi supplementari col punteggio di 4-3, la partita visse di intense emozioni dove protagonisti diventarono Pfaff ed il suo dirimpettaio Rinat Dasaev; proprio il portiere belga tenne a galla i suoi compiendo degli autentici miracoli, negando a Belanov e compagni più rosee emozioni.
Il turno successivo vide il Belgio affrontare la Spagna con la gara risolta ai calci di rigore dopo l'1-1 dei 120 minuti; protagonista fu proprio Pfaff che neutralizzò l'unico rigore sbagliato della serie, quello calciato da Eloy.
Durante tale torneo si guadagnerà il soprannome di El Simpatico, per via di una bizzarra maglietta rossa indossata in onore di Kelly Le Brock, la famosa signora in rosso.


L'anno dopo il terzo posto finale a Messico 86 e la conquista del terzo Meisterschale col Bayern, Pfaff verrà eletto miglior portiere dell'anno.
Per molto tempo ci si è chiesto se Pfaff potesse essere paragonato ad un clown. Come mai? Prima guardate il video sottostante che raccoglie l'essenza del suo stile, poi proseguite nella lettura per scoprire le simpatiche gag di cui si rese protagonista.


Partita di addio al calcio di Platini: Pfaff prende il posto di Dasaev indossando dei giganteschi guanti e rubando il copricapo ad una guardia a bordocampo, condendolo con quelle manine automatiche che si autoapplaudono.
Amichevole Olanda-Belgio a Rotterdam: i tifosi olandesi iniziano ad insultare Pfaff (e sua madre) lanciandogli frutta ed ortaggi da cui raccoglierà una mela che si mangerà appoggiato al palo della porta.
Partita delle glorie post Mondiale 82: prese da bordocampo una sedia e si sedette in mezzo ai pali. A fine gara andò a salutare i bambini sulla sedia a rotelle scherzando con l'accompagnatore pelato a cui offrì i proprio riccioli biondi.

Oltre a queste simpatiche scenette che il pubblico adorava, rimarranno per sempre nella memoria i decisivi interventi ed i titoli vinti in patria ed in Germania.
Chiuderà la carriera al Trabzonspor nel 1990, dopo aver passato un altro anno in Belgio con la maglia del Lierse.
Un portiere sicuramente fuori dagli schemi, dotato di una simpatia unica e di una spregiudicatezza che lo aiutò molto a superare i momenti più difficili.
Niente male per uno che da piccolo si fratturò entrambe le braccia; ma la sua volontà andò oltre: "voglio diventare un grande portiere" aveva promesso a suo papà. Ci riuscì in pieno, sempre con un sorriso genuino a farne uno dei giocatori più simpatici della storia del calcio.


Matteo Maggio

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