martedì 28 aprile 2015

AD UN RIGORE DALLA GLORIA

La Libia è da sempre un paese contraddittorio, segnato negli ultimi anni dal regime della famiglia Gheddafi, con il colonnello Mu'ammar che detiene il potere fino ad anni recenti, quando la guerra civile porta all'uccisione proprio del discusso leader politico.
Durante questo periodo la Libia si apre al contesto internazionale ed anche il calcio beneficia di tale nuovo orizzonte per crescere e vedere moltiplicati appassionati e praticanti.
In Italia quando pensiamo al calcio libico non possiamo che fare riferimento a Saadi Gheddafi, figlio appunto del colonnello ed improbabile calciatore con le maglie di Perugia, Udinese e Sampdoria.
I più attenti possono ricordarsi Jehad Muntasser, discreto centrocampista militante per varie stagioni nel nostro campionato tra serie B e serie C.
Al di fuori di questi due sporadici casi è per tutti difficile associare la Libia al calcio, essendo il paese africano strettamente e tristemente connesso alle sue vicissitudini politiche, che per anni hanno contraddistinto lo scenario internazionale.
Come anticipato, a partire dagli anni '80 il movimento calcistico libico inizia una decisa crescita, tanto che nel 1982 Gheddafi ottiene di poter organizzare la tredicesima edizione della Coppa d'Africa, sicuro delle qualità della propria nazionale.
Per la rappresentativa libica è la prima partecipazione a questo torneo, non avendo mai ottenuto la qualificazione in precedenza.
La squadra viene affidata al tecnico ungherese Bela Gotl, che ha il compito di mettere insieme un gruppo di calciatori credibile attingendo dal solo campionato nazionale, essendo tutti i calciatori professionisti tesserati per squadre libiche.
Ovviamente il livello di esperienza a certi livelli è molto basso, ma l'accortezza tattica del tecnico magiaro, unite alla spinta del pubblico e ai proclami del regime spingono la squadra oltre i propri limiti.
Punto di riferimento per compagni e tecnico è il giovane centrocampista Fawzi Al-Issawi che nonostante i soli ventidue anni si dimostra da subito il giocatore più forte e maggiormente futuribile dell'intera selezione.


La Libia viene impostata con un 5-3-2 che può efficacemente trasformarsi in un 4-4-2 classico, sfruttando al meglio le duttilità dei calciatori, caratteristica principale della rappresentativa.
Esempio lampante di tale qualità è Ali Al-Beshari che durante la sua carriera si disimpegna al meglio sia come difensore che come attaccante, anche se nel torneo in questione viene schierato nel secondo ruolo.
Inoltre i punti di forza devono essere la grande corsa e l'organizzazione essendo l'allenatore ungherese conscio che in parecchie circostanze la sua squadra possa pagare un certo divario tecnico con gli avversari.
Il sorteggio per i gironi mette di fronte i padroni di casa a Ghana, Camerun e Tunisia, lasciando loro, sulla carta, pochissime possibilità di passare il turno, considerato il blasone di tali avversari.
L'esordio contro il Ghana mette subito in chiaro che la squadra di Gotl è tutt'altro che la classica "cenerentola". Il match termina 2-2 con la squadra ghanese che ottiene il pareggio solo all'89°, dopo che Abdel Razak Jaranah ed Al-Issawi avevano portato in vantaggio la Libia.
Rinfrancati dalla positiva prestazioni, i "Cavalieri del Mediterraneo" affrontano nella seconda partita la Tunisia, disputando un match che regala una grande soddisfazione al proprio pubblico. Un'autorete di Seddik ed il gol di Faraj Al-Bor'osi mandano in visibilio il pubblico dello stadio di Tripoli, dimostrando a tutto il paese che la nazionale può davvero ambire al successo finale.
A riprova dell'ottimo momento arriva il pareggio per 0-0 contro il Camerun che qualifica la Libia come prima classificata, precedendo il Ghana in virtù della miglior differenza reti.
Il pareggio con la nazionale camerunense è altamente di prestigio, essendo la squadra di Branko Zutic uno dei punti di riferimento per tutto il calcio africano, anche in virtù dell'imminente sua partecipazione al Mondiale dello stesso anno.
In semifinale ad attendere l'undici libico c'è lo Zambia, squadra in ricostruzione dopo che nel 1974 si era piazzata al secondo posto proprio in Coppa d'Africa.
La rappresentativa guidata da Ante Buselic si guadagna i favori della vigilia, nonostante la Libia stia impressionando per solidità e per un'ottima organizzazione corale, che sembra crescere di partita in partita.
Insieme a queste qualità vi è anche un grande carattere, che viene messo in campo proprio in semifinale, quando al 29° lo Zambia passa in vantaggio con Kaumba. La reazione della Libia è veemente e dopo soli nove minuti arriva il pareggio di Al-Beshari; lo stesso attaccante realizza all'84° il definitivo gol del 2-1 che qualifica la squadra ospitante alla finale.
Come è logico tutto il paese è in festa per tale risultato ed anche la famiglia governante non manca di manifestare la sua soddisfazione, auspicando un successo nell'ultimo atto da giocarci contro il Ghana.
Alla luce del precedente incontro giocatosi quattordici giorni prima, gli equilibri sono davvero diversi e la partita da giocare alla stadio "11 giugno" di Tripoli sembra davvero aperta a qualsiasi soluzione.
La compagine ghanese ha avuto la meglio sull'Algeria ai supplementari, dopo aver pareggiato la partita solo al 90° minuto, ma è una squadra rodata ed avvezza a giocare partite importanti, avendo vinto il torneo nel 1978.
La sfida viene sbloccata da un gol di Alhassan al 38°, che permette alle "Stelle Nere" di concludere il primo tempo in vantaggio. Nella ripresa la reazione della Libia è veemente e gli sforzi vengono premiati al 70° quando Al-Beshari riporta in equilibrio il match.
Il risultato non cambia dopo i supplementari e sono quindi necessari i rigori per determinare il vincitore: la serie si protrae ad oltranza ed all'ottavo rigore Abdallah Zeiyu sbaglia per la selezione libica, consentendo al Ghana di vincere il torneo.


Difficile trovare lati positivi nell'essere arrivati secondi senza aver mai perso sul campo e nella storia del calcio non resta grande ricordo delle belle partite disputate dalla Libia.
Resta negli annali il premio conferito a Fawzi Al-Issawi come miglior giocatore della manifestazione, a conferma del valore del giocatore, che sfortunatamente non avrà l'opportunità di misurarsi con un livello di calcio superiore a quello libico.
Ancora una volta il mondo del calcio ci dimostra come i valori sulla carta possono essere ribaltati sul campo, quando organizzazione e temperamento possono colmare possibili lacune tecniche.
Peccato che questa costruttiva esperienza non abbia consentito alla Libia di ripetersi nel tempo e le eliminazioni al primo turno nel 2006 e nel 2012 sanciscono decisi passi indietro nell'evoluzione calcistica dal paese.
La "quasi impresa" del 1982 resta comunque esempio tangibile di un gruppo forte e motivato che per due settimane ha fatto sognare un paese pesantemente segnato dal retaggio politico.


Giovanni Fasani

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