martedì 20 gennaio 2015

EDUARD STRELTSOV

La storia del calcio è ricca di giocatori che, ritenuti sicuri campioni in giovane età, non sono riusciti poi a dimostrare tutto il loro valore nell’evolversi della carriera.
La ragioni del mancato rispetto di tali positive aspettative vanno ricercate in più ambiti; alcune volte è la mancanza del giusto carattere ad impedire all’atleta di raggiungere i picchi sperati.
Altre volte ci si mette un infortunio a fungere da ostacolo al raggiungimento di tali lidi.
Altre volte ancora può essere la miopia di qualche allenatore a non consentirgli di rendersi conto del talento della giovane promessa in questione.
Purtroppo, però, in alcune circostanze è l’ambito politico a volersi intromettere, tarpando le ali a qualche potenziale fenomeno, trasformando una florida carriera in un'esistenza tormentata ed infelice.
A tale proposito la vicenda di Eduard Streltsov è esemplificativa di tale incresciosa situazione, dove il forte centravanti sovietico è passato dal poter giocare il Mondiale del 1958 da protagonista, al ruolo terribile di deportato in un gulag.


Nato a Mosca nel 1937 si mette subito in luce in giovanissima età, esordendo appena diciassettenne nella Torpedo Mosca, squadra ai tempi in procinto di compiere un decisivo salto di qualità nelle gerarchie calcistiche sovietiche.
L’apporto di Streltsov è da subito eccezionale, dato il talento puro di cui dispone la giovane punta.
Nel compassato calcio di matrice sovietica non hanno mai visto un giocatore così estroso, capace di sottrarsi con profitto dai severi dettami tattici in voga in tale contesto.
Dimostra inoltre un particolare gusto per la giocata spettacolare, esemplificata da quello che diventa in poco tempo il suo marchio di fabbrica: il colpo di tacco.
Tuttavia non è un giocoliere fine a se stesso, essendo un attaccante estremamente prolifico, come dimostrano i 48 gol realizzati in sole 89 gare di campionato.
Oltre ad essere dotato di un fisico prestante, si mette in mostra per una tecnica di altissimo livello, che gli permette di balzare subito all’occhio dei migliori osservatori, nonché a quello dello staff tecnico della nazionale.


Nel 1954, contro la Svezia, la selezione sovietica ottiene una sonante vittoria per 6-0, impreziosita da tre prodezze dell'asso della Torpedo Mosca.
Il commissario tecnico resta stregato dalla qualità del giocatore della Torpedo, tanto da decidere di convocarlo per le Olimpiadi di Melbourne del 1956.
Il torneo olimpico consente a Streltsov di mostrarsi al mondo come un vero e proprio campione, grazie gol e giocate che trascinano l’Unione Sovietica alla medaglia d’oro.
Durante la competizione segna quattro reti, due delle quali segnate nei quarti di finale contro l’Indonesia ed una, decisiva, nella semifinale contro la Bulgaria, sbloccando il risultato nei tempi supplementari.
Nonostante il suo grande contributo, non viene considerato per la finale in quanto l’allora selezionatore decide di schierare una coppia offensiva diversa dalla precedenti.
Al termine della vittoriosa partita la punta della Torpedo non riceve nemmeno la medaglia olimpica, in quanto le disposizione governative concedono tale privilegio solo ai giocatori titolari.
A dispetto di tale scarso riconoscimento nazionale, ottiene invece grande credito a livello europeo, tanto da essere elogiato dal prestigioso giornale francese France Football, che lo mette al settimo posto nella classifica del pallone d’oro del suddetto anno.


A seguito di questo prestigioso successo, la nazionale di Kakalin può permettersi di prepararsi al Mondiale svedese del 1958 con l’obiettivo di essere tra le assolute protagoniste o quantomeno di essere etichettata come la più forte tra le europee.
Ovviamente si crea anche grande attesa intorno a Streltsov, che parte per il ritiro di preparazione alla rassegna Mondiale.
La punta sovietica è anche una persona estroversa che non disdegna un bicchierino oppure un'uscita notturna, dimostrandosi, a tutti gli effetti, una vera star.
E’ proprio durante la fase di preparazione a tale competizione che avviene il fatto che cambierà per sempre la carriera e la vita del giovane attaccante.
Al termine di una festa viene accusato di stupro nei confronti di una donna da lui conosciuta in tale contesto e viene immediatamente arrestato.
La veridicità o meno di tale infamante accusa non verrà mai pienamente chiarita, ma è a questo punto che il potere politico decide di entrare tristemente in gioco.
Un funzionario del KBG promette al giocatore il permesso di partecipare al Mondiale, a patto che renda una confessione scritta del reato.
Il giovanissimo calciatore, probabilmente mal consigliato, accetta l'accordo, che si rivela invece una trappola: viene prontamente condannato a 12 anni di lavori forzati da scontare in un gulag in Siberia. In aggiunta viene squalificato a vita da ogni competizione calcistica.
Senza entrare nel merito di tali vicende, sembra che tale meschino piano sia stato ordito dal regime come vendetta per il rifiuto di Streltsov di trasferirsi alle squadre più vicine allo stato, vale a dire il CSKA e la Dinamo.
Pare inoltre che il carattere ribelle e troppo "occidentale" del ragazzo sia mal visto nelle alte sfere politiche di Mosca, desiderose di formarlo invece come un simbolo patriottico e politico.
Rancori, gelosie e ripicche sembrano quindi essere i reali motivi della sua condanna.
Fermandoci a questo punto sembra di essere di fronte alla classica storia triste con un brutto finale, ma l'epilogo è ancora lontano dal venire.
Dopo sette anni di prigionia ottiene finalmente la libertà, così come il diritto di essere nuovamente  ad essere un calciatore professionista
Torna ovviamente nella Torpedo dove mette in campo tutta la rabbia per quanto subito oltre che tutta la classe rimasta immutata.


Nel 1965 trascina i bianconeri alla vittoria del campionato, dimostrandosi decisivo in più di un'occasione e fornendo la tangibile prova di essere un vero campione, oltre che un vero leader per i compagni.
Nel 1967/1968 contribuisce anche alla vittoria nella coppa nazionale, torneo sempre molto ambito in Unione Sovietica.
Lascia il calcio giocato nel 1970, dopo 133 partite e 51 reti nella sua seconda carriera calcistica da uomo libero.
Avrebbe anche la possibilità di ritornare in nazionale, soprattutto alla vigilia del Mondiale del 1966, ma ancora una volta l'autorità politica decide di rendersi cattiva protagonista, vietandogli di prendervi parte.
Davvero notevole il suo bottino con la maglia dell'URSS: in 38 apparizioni va in rete ben 25 volte, posizionandosi al quarto posto tra i cannonieri della nazionale sovietica.
Muore nel 1990 per un male incurabile, lasciando davvero tanti rimpianti per quanto avrebbe potuto farci vedere in grandi contesti, come appunto quello mondiale.
Di lui restano le sue giocate ed i racconti di chi ha visto uno dei più forti calciatori provenienti dal blocco sovietico. Racconti che gli sono valsi un postumo monumento alla memoria.


Terminato il Mondiale del 1958, il Mondo ha appena scoperto il grande Brasile ed un giovanissimo attaccante protagonista assoluto della rassegna: più o meno in quel periodo, in contrapposizione a tale fenomeno, Streltsov viene chiamato il "Pelè bianco".
Tale paragone, sicuramente gonfiato dall'opinione pubblica, rende l'idea del livello qualitativo esibito dal giocatore in tenera età.
I rimpianti sono tanti, ma da amanti del calcio è giusto apprezzare quanto da lui fatto una volta tornato libero: la differenza in campo.


Giovanni Fasani

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