sabato 13 maggio 2017

GIOVANNI DE PRA', A DIFESA DI UNA FEDE

In un mondo del calcio ormai schiacciato da interessi economici e non solo la locuzione "altri tempi" viene utilizzata in relazione ad aspetti del lato nobile di quello che è (era?) lo sport più bello del mondo.
Fedeltà alla maglia, rispetto dei tifosi ed attaccamento ad un contesto sportivo sembrano concetti ormai obsoleti, facilmente accantonabili di fronte a lauti guadagni ed a promesse di celebrità.
Togliendo le ormai rarissime "mosche bianche" occorre andare indietro nel tempo per scovare personaggi disposti a cucirsi idealmente una maglia sulla pelle, fino a considerarla parte essenziale della propria vita.
Negli anni '20 il Genoa ha l'onore di schierare in porta quello che per ogni tifoso rossoblù è un'autentica leggenda, tale da essere ricordato ad oltre cent'anni dalla sua nascita.
Giovanni De Prà è in tal senso un esempio concreto di come si possa sposare per tutta la vita una causa sportiva, per giunta essendo uno dei più grandi portieri della storica del calcio italiano.



Talento purissimo e precoce, muove i primi passi calcistici nella natìa Genova, mettendo in mostra doti innate nello Spes Football Club, compagine fondata nel 1913 e militante nelle categorie secondarie del panorama calcistico italiano pre-girone unico.
Esordisce nel 1917 a soli 17 anni mettendo da subito in mostra doti superlative che consentono al suo nome di diventare famoso nel capoluogo ligure, finendo per attirare le attenzioni della dirigenza del Genoa.
Suo grande estimatore è il leggendario allenatore inglese William Garbutt, il quale, a seguito di un'amichevole tra Spes e Genoa, rimane folgorato dalla prestazione del giovane estremo difensore, abile in più di un'occasione a salvare la propria porta.
Alla fine dell'incontro, terminato 1-1, l'allenatore rossoblù impone ai propri dirigenti l'acquisto di De Prà, convincendoli di essere di fronte ad un vero e proprio fenomeno.
Il trasferimento si formalizza l'anno dopo ed a soli 21 anni il talentuoso portiere diventa il titolare di una delle squadre più importanti e blasonate d'Italia.
Decisivo per la sua maturazione tecnica è l'amicizia con il portiere inglese Elisha Scott, che lo inizia alle tecniche di allenamento più moderne per mantenere la forma fisica e migliorare quegli aspetti ancora da perfezionare nel suo bagaglio tecnico.
Inizia così un legame speciale tra l'atleta e la squadra, culminato in due scudetti  consecutivi (1922/1923 e 1923/1924) ed in una serie infinita di prodezze e soddisfazioni reciproche.
Nel corso della sua carriera non mancano però le offerte da altre squadre, con particolare riferimento a Torino, dove sia dalla sponda granata che da quella bianconera arrivano allettanti offerte.
La leggenda narra che il presidente del Torino, Marchese Maroni Cinzano, gli abbia addirittura offerto un assegno in bianco, mettendo a disposizione qualsiasi cifra pur di assicurarsi le sue prestazioni.
Al termine dell'incontro, avvenuto negli uffici di Torino, De Prà rifiuta clamorosamente la sontuosa proposta, dicendo :"Sono nato Genovese e Genoano e tale rimarrò"
Anche la Juventus arriva ad offrigli una cifra folle per portarlo nel capoluogo piemontese, per farne l'estremo difensore di una nascente nuova grande formazione che arriverà a vincere cinque scudetti consecutivi negli anni '30.
Il rifiuto anche in questo caso è netto, con la dirigenza bianconera intenta quindi a puntare su di un altro promettente talento, Gianpiero Combi; paradossalmente i due saranno protagonisti di un passaggio di consegne anche in nazionale.
L'unico "tradimento" alla maglia Grifone., infatti, lo concede solo per giocare con quella della nazionale italiana, della quale diventa titolare nel 1924.



Anche in maglia azzurra le sue prestazioni sono eccezionali, arrivando persino ai confini dell'epicità nella sua partita di esordio contro la Spagna: dopo 20 minuti subisce un duro colpo che gli causa la rottura di un braccio, ma stoicamente decide di restare in campo, contribuendo seppur menomato a mantenere inviolata la sua porta.
Nello stesso anno difende la porta della rappresentativa nazionale alle Olimpiadi di Parigi, terminata per la squadra di Vittorio Pozzo ai quarti di finale contro la Svizzera, subendo in tale incontro anche le prime reti con l'Italia.
Maggiori soddisfazioni arrivano dalla vittoria nella Coppa Internazionale (vedi un nostro vecchio articolo) nel triennio 1927/1930, dove l'Italia ha la meglio per solo un punto sulle fortissime Austria e Cecoslovacchia e per due punti sulla pur sempre temibile Ungheria.
Nel 1928 vola con la rappresentativa ad Amsterdam per la IX edizione dei giochi Olimpici, conquistando la medaglia di bronzo, ma giocando solamente l'ottavo di finale contro la Francia, essendo già in essere il dualismo con Combi.
Nello stesso anno abbandona la nazionale, mentre nel 1933 mette fine alla carriera agonistica con l'invidiabile record di non essere mai stato ammonito o espulso in una partita ufficiale.
La sua fedeltà continuerà come dirigente del Genoa, mansione che lo vedrà apprezzato per i valori morali ed il grande attaccamento alla città ed alla squadra.
Alla sua morte, nel 1979, viene sotterrata sotto la gradinata Nord la sua medaglia di bronzo conquistata nell'Olimpiade di Amsterdam, nell'intento di rendere infinito il suo ricordo.
Ma per ogni tifoso del Grifone Giovanni De Prà è anche solo idealmente un'autentica e pura leggenda.
Davvero un uomo d'altri tempi...



Giovanni Fasani

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