martedì 19 agosto 2014

TRAGEDIA GRECA.... PER GLI AVVERSARI!

Le grandi competizioni tra nazionali sono probabilmente le uniche ad aver mantenuto inalterato il loro fascino e ad attirare un gran numero di appassionati, desiderosi di ammirare quanto di meglio il calcio possa offrire.
Tale discorso è ovviamente pertinente per il Campionato del Mondo, autentica espressione del massimo livello calcistico globale e strumento per ottenere la massima gloria nel medesimo ambito.
Se da un lato tale manifestazione è la più importante ed avvincente, dall’altro non lascia molto spazio alle sorprese, limitando a poche nazionali l’onore di vincerla. Tali fortunate nazioni sono quasi sempre identificabili nelle favorite della vigilia o nei paesi organizzatori, lasciando lo spazio solo occasionalmente a qualche “meteora”, abile, magari, a raggiungere i quarti o le semifinali.
Proseguendo in tali analisi possiamo affermare come, invece, il Campionato Europeo sia più incerto ed in alcuni casi si possa concludere con una vincitrice davvero inaspettata.
In un nostro precedente articolo abbiamo descritto l’impresa della Danimarca, capace nel 1992 da passare da non qualificata a campione d’Europa.
Possiamo ora focalizzare l’attenzione su di un’altra nazionale, autentica sorpresa dell’Europeo 2004, della quale risulta vincitrice davvero a sorpresa, anche a fronte delle pessime quotazioni attribuite dai bookmakers alla vigilia del torneo.
La Grecia iscrive il proprio nome nella storia e nell’albo d’oro del torneo in virtù di un impressionante cammino, che la vede battere le più accreditate e blasonate avversarie al termine di partite giocate con sagacia tattica e grande cuore.
Tutto parte dal nome dell’allenatore, il tedesco Otto Rehhagel, che dopo aver fatto grande il Werder Brema decide di tentare l’esperienza come commissario tecnico, accettando l’offerta della federcalcio greca nel 2001.


Nei tre anni che precedono l’Europeo costruisce ed amalgama una squadra che rispecchia in pieno i suoi ordinamenti, esemplificati nell’attenzione ai particolari e nell’impostazione tattica sempre impeccabile.
La qualificazione viene ottenuta  vincendo il girone 6, precedendo la Spagna di una lunghezza. Nonostante il positivo risultato, la squadra non sembra esprimere un gioco di alto livello, dando l’impressione di un’impostazione superata ed a tratti obsoleta.
In realtà il tecnico è abile nel capire i possibili limiti dei suoi uomini e ad adattare pienamente le singole caratteristiche alla creazione di un vero e proprio gruppo coeso.
All’interno di esso identifica alcuni elementi cardine ai quali si affida e dai quali ottiene il massimo rendimento possibile.
Più dettagliatamente le convocazioni vengono fatte sulla base delle indicazioni delle partite di qualificazione, cercando di mantenere la massima aderenza al canovaccio tattico studiato dallo staff tecnico.
Lo schieramento sembra un classico 4-4-2, ma in campo quello che emerge è il grande senso di compattezza e solidità: impostata la fase difensiva, i centrocampisti e le punte sono chiamati a dare il proprio contributo alla linea arretrata, che risulta il punto cardine sulla quale costruire le fortune della squadra. A riprova di tutto ciò si può prendere ad esempio il cammino nelle qualificazioni, chiuso con soli 8 gol fatti, ma soli 4 subiti .
In porta viene confermato Antonis Nikopolidis, esperto portiere dell’Olympiakos dal buon rendimento, nonostante uno stile alcune volte approssimativo.
Le sue possibili alternative sono Konstantinos Chalkias e Fanis Katergiannakis, con quest’ultimo reduce dall’esperienza in Italia nelle file del Cagliari.
La difesa viene schierata a 4, con i due esterni abili nella fase di contenimento e pronti ad accompagnare le azioni con studiate sovrapposizioni. In tali ruoli vengono preferiti Giourkas Seitaridis a destra e Takis Fyssas a sinistra.
Nel ruolo di centrale troviamo l’affidabile Michalis Kapsis, difensore completo e in ottimo stato di forma dopo la Champions League giocata con l’AEK Atene.
Completa il reparto Traianos Dellas, altissimo centrale difensivo della Roma ed insuperabile sulle palle alte.


 
Grazie anche agli insegnamenti di Fabio Capello completa la sua maturazione come centrale difensivo e si impone come leader del pacchetto arretrato ellenico.
Col tempo ha sopperito ad una inevitabile lentezza con un ottimo senso della posizione e con la naturale fisicità, che lo rende affidabile marcatore del centravaneti avversario.
Questo reparto risulta uno dei punti forti della compagine greca, cooperando in maniera ottimale con il centrocampo al fine della creazione di un vero e proprio “muro” di contenimento.
La retroguardia viene completata da giocatori come Stelios Venetidis, Nikos Dabizas, e Yannis Goumas, in grado di garantire esperienza e duttilità.
A centrocampo troviamo 4 uomini disposti a prima vista in linea, ma deputati a compiti diversi ed, ovviamente, con caratteristiche diverse.
Rehhagel vuole sugli esterni giocatori polivalenti, in grado di dare copertura, ma al tempo stesso abili negli inserimenti senza palla, favoriti anche dai movimenti degli attaccanti.
A destra si disimpegna Stelios Giannakopoulos, dinamico esterno del Bolton in possesso di buona tecnica e notevole velocità.
Sull’altro lato del campo viene impostato Kostas Katsouranis, polivalente centrocampista abile a disimpegnarsi in tutti i ruoli, grazie ad una notevole intelligenza e a doti tecniche da trequartista.
Nella zona centrale la squadra può contare sull’ordine tattico garantito da Angelos Basinas, classico mediano in grado di dare i tempi alla squadra, stazionando nella zona nevralgica del campo.
In tale decisiva porzione di campo agisce Theodoros Zagorakis, giocatore completo e dal grande carisma, autentico uomo-squadra ed indiscusso capitano della rappresentativa.


Abbina una notevole tecnica ad un'innata capacità di essere sempre al posto giusto, distinguendosi in ogni fase di gioco. Tale qualità lo rende il collante ideale tra i reparti, ruolo che riesce ad intepretare con dinamismo e lucidità.
Un altro eclettico elemento è Giorgos Karagounis, centrocampista offensivo, ma in grado di giocare anche nella zona mediana o come esterno, essendo in possesso di corsa, tecnica e ottimo tiro dalla distanza. L'allenatore lo schiera a seconda delle esigenze nei vari ruoli del pacchetto mediano, chiedendogli anche quella giocata che possa cambiare le sorti della partita.
Alternativa di grande qualità è Vassilios Tsiartas, eccelente trequartista in possesso di un piede sinistro preciso e potente ed in grado di assicurare giocate di grande contenuto tecnico. Un suo calcio di rigore ha deciso la sfida contro l'Irlanda del Nord, regalando alla Grecia la qualficazione alla manifestazione.
Rehhagel si affida anche ad elementi come Giorgos Georgiadis e Pantelis Kafes, dinamici intepreti di più compiti a centrocampo ed ottimi a dare il proprio contributo nel corso della partita.
Vassilis Lakis ha il compito di dare riposo agli esterni titolari, grazie alla sua velocità ed alla sua rapidità, nonostante venga da una non altamente positiva stagione nel Crystal Palace.
Gli schemi offensivi prevedono la presenza di una punta centrale di peso, identificabile in Angelos Charisteas, giovane attaccante del Werder Brema dal fisico possente ed abile nel gioco aereo quanto in quello di sponda per i compagni. Nonostante la grande altezza è comunque sufficientemente agile e generoso nel portate il primo pressing ai difensori opponenti.
Al suo fianco viene spesso scelto Zisis Vryzas, attaccante atipico in grado di intepretare i movimenti del compagno di reparto e di giocare in sua funzione, svariando o tagliando verso la porta avversaria.
Anche a lui viene chiesto a volte di "abbassare" la sua posizione e di opporsi  all'esterno difensivo avversario. 
Entrambi non sono particolarmente prolifici, ma assicurano movimenti e giocate utili per lo sviluppo della manovra e sono perfettamente collaudati nei meccanismi di gioco del tecnico tedesco.
Anche a partita in corso può essere decisivo Demis Nikoladis, attaccante da gol facile e particlarmente avvezzo alle giocate dentro l'area di rigore.
Completa il reparto Dimitrios Papadopoulos, il giocatore più giovane tra i selezionati, al momento in forza al Panathinaikos.
Con questi uomini la Grecia affronta il gruppo A, composto da Russia, Spagna e Portogallo.
L'esordio avviene contro i padroni di casa ed è il primo segnale che la squadra ellenica non è così involuta e modesta: La squadra di Rehhagel vince per 2-1 grazie al gran gol da fuori area di Karagounis ed al rigore di Basinas. Inutile il gol di un giovane Cristiano Ronaldo per la squadra lusitana.
Per tutta la gara la compagine ellenica gioca una partita di contenimento, creando una diga difficile da superare per gli avversari, che a loro volta vengono infilati da ficcanti ripartenze, come in occasione dell'azione che porta al calcio di rigore.
L'impegno succesivo è contro la Spagna, la rivale superata nel girone di qualificazione alla fase finale.
Per la Grecia la gara si mette in salita, a causa della rete di Morientes al 28° di gioco.
Lo svantaggio non crea problemi agli uomini di Rehhagel che continuano a giocare la solita gara accorta ed ottengono il pareggio al 66°, grazie ad una bella giocata di Charisteas, abile a sfruttare un lancio dal centrocampo e ad infilare Casillas.
Nell'ultima sfida contro la Russia, la Grecia rischia di vanificare quanto di buono fatto precedentemente, nonostante le basti il pareggio per avere la certezza del passaggio del turno: nei primi minuti la squadra non sembra essere concentrata come al solito e subisce due reti in 17 minuti, ad opera di Kincenko e Bulykin. In concomitanza con la sconfitta della Spagna con il Portogallo, agli uomini di Rehhagel serve una rete per azzerare la differenza reti e passare a discapito degli iberici in virtù dei maggiori gol segnati.
Tale marcatura arriva al 43° con Vryzas, che rende ininfluente la sconfitta per 2-1 e regala ai compagni il secondo posto e la conseguente qualificazione ai quarti di finale.
L'avversario da battere è la Francia campione in carica, che si presenta come favorita per il passaggio del turno.
In questo caso l'intepretazione della gara da parte dei greci è perfetta, in quanto riescono a creare una sorta di "gabbia" intorno a Zidane, lasciando ben pochi spazi per la manovra francese.
La gara viene decisa da una grande giocata di Zagorakis, che salta Lizarazu e mette al centro un preciso pallone per la testa di Charisteas, che insacca con un forte colpo di testa.
A seguito di questa rete, gli uomi di Santini solo raramente impesieriscono la retroguardia ellenica, comandata da Dellas e ben protetta da Zagorakis e compagni.
In semifinale ad opporsi alla Grecia troviamo la Repubblica Ceca, capitanata da Pavel Nedved e trascinata nel torneo dal capocannoniere Milan Baros.
L'incontro è molto tattico e risulta difficile trovare episodi salienti, anche a causa dell'uscita anzitempo di Nedved per infortunio.
I supplementari sono quindi inevitabili ed in tale contesto vige il principio del Silver Gol, che arresta la partita alla fine del primo tempo supplementare in caso di vantaggio di una delle due squadre.
A fruire di tale temporanea formula è proprio la Grecia, che sblocca la gara al 105° con un colpo di testa di Dellas, abile a sfruttare la precisa traiettoria calciata da Tsiartas.
Per il difensore il gol è doppiamente storico, perchè segnato nell'unica partita decisa dal Silver Gol, che viene abolito successivamente nello stesso anno.
Si arriva così alla finalissima, da giocare nuovamente contro il Portogallo, avversario nella prima partita della manifestazione.
Rehhagel deve rinunciare a Karagounis squalificato, ma scommette comunque sullo stesso schieramento tattico, puntando a non dare spazio ai raffinati palleggiatori lusitani, autori di un un ottimo Campionato Europeo dopo la sconfitta iniziale.
L'incontro si sviluppa sulla falsa riga di quelli precedenti, con i greci attenti alla fase difensiva e con i portoghesi in difficoltà nel sviluppare il loro solito gioco.
Nel secondo tempo arriva la rete che decide la partita e l'Europeo: Basinas batte un calcio d'angolo sul quale si avventa Charisteas che ancora di testa batte Ricardo.
A seguito della rete il Portogallo si riversa in attacco e trascinato dal pubblico obbliga la Grecia ad una difesa ad oltranza
Anche grazie ad un ottimo Nikopolidis, la compagine ellenica resiste fino al 90° e si laurea campione d'Europa.


E' ovviamente un successo storico ed inimmaginabile, ottenuto al termine di autentiche battaglie, vinte con la capacità di trovare la giocata decisiva nel momento opportuno.


L'impostazione di Rehhagel può anche essere vista come antica e assolutamente difensivista, ma appare anche perfettamente lucida, perchè valutata sulla base delle caratteristiche dei propri giocatori, sicuramente non accumunabili ai grandi campioni presenti nel torneo descritto.
In tal senso il commissario tecnico trasmette grandi motivazioni, che sembrano crescere partita dopo partita, quasi come se anche i giocatori si rendessero conto per primi di avere la possibilità di scrivere una grande pagina della storia del calcio.
In un gruppo così unito non sembra facile trovare dei singoli degni di citazione, se non Zagorakis, nominato miglior giocatore del torneo, grazie a strepitose prestazioni e ad un modo di intendere il ruolo davvero a 360 gradi.
Quest'ultimo come Dellas o il decisivo Charisteas non riusciranno a ripetersi a tali livelli in seguito, non fornendo nei propri club prestazioni riconducibili a quanto fatto nel 2004.
La Grecia riesce nell'impresa di centrare un successo che ha pochi precedenti in competizioni di grande livello, e che sembra irripetibile, in quanto dovuto ad un connubbio di situazioni difficilmente riproponibili.
A Rehhagel va il merito di aver intepretato al meglio tutti questi contesti e di aver gestito la situazione in modo ottimale, in termini di stretegie e scelte.
La Grecia iscrive il suo nome nell'albo d'oro dei Campionati Europei, anche alla faccia dei bookmakers.

Giovanni Fasani

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