martedì 8 aprile 2014

ANDREAS BREHME

Nel linguaggio calcistico al ruolo di terzino viene spesso associato lo stereotipo di giocatore tignoso, ma poco tecnico. Nella storia del calcio abbiamo avuto numerosi esempi di campioni che si sono imposti in tale ruolo, scrivendo letteralmente la storia di nazionali e club. Tuttavia quando si vuole etichettare un giocatore di scarse qualità gli si affibbia il termine terzino, dimenticandosi di fuoriclasse come colui che da il titolo a questo articolo.
Andreas Brehme è stato uno dei laterali più forti di tutti i tempi e, di conseguenza, uno dei più forti giocatori espressi dal calcio tedesco negli ultimi anni.


Classe 1960 e mancino naturale, muove i primi passi nel Barmbek, formazione militante nelle serie minori tedesche. Le sue indubbie qualità attirano l'interesse di squadre di categoria superiore, tanto da essere tesserato dal Saarbrucken nel 1980.
Nella città del Saarland trascorre una stagione, avendo la possibilità di esordire nella seconda divisione dell'allora Germania Federale. Nonostante la giovane età gioca 36 partite segnando 3 reti, mettendo in mostra doti fuori dal comune, che spingono vari club della Bundesliga ad interessarsi al suo acquisto.
Del biondo laterale colpiscono la facilità di corsa, la potenza ed un innato senso tattico, caratteristica non facilmente rintracciabile in un giovane. Tutte queste abilità gli consentono di iniziare a far parte dell'Under 21.
Al termine della stagione 1980/1981 passa al Kaiserslautern, coronando il sogno di approdare nella massima serie.


Nella città della Renania, Brehme passa 5 anni, arrivando a completare il suo sviluppo e la sua crescita calcistica con grande rapidità e costanza.
Nella prima stagione gioca 27 partite condite da 4 gol, con prima marcatura realizzata nella vittoria per 3-2 contro lo Stoccarda.
L'anno successivo ripete le ottime impressioni suscitate, ponendosi già al centro dell'attenzione come uno dei talenti più importanti del campionato.
La stagione 1983/1984 rappresenta il suo vero trampolino di lancio, imponendosi non solo come fluidificante completo, ma anche come abile e potente tiratore, anche da calcio piazzato. Alla fine del campionato sono 8 le reti realizzate ed, ovviamente, il suo nome inizia ad essere associato ai principali club tedeschi.
In questo periodo inizia a mettere in mostra una della sua qualità più importanti e sorprendenti: Brehme calcia indifferentemente sia di destro che di sinistro, tanto in corsa quanto da fermo.
Lui stesso spiega che usa il sinistro quando deve dare potenza alla conclusione, mentre preferisce il destro quando ricerca la maggiore precisione. Vedremo in seguito come tale alternanza di calcio segnerà la sua carriera.
Nel successivo biennio la sua carriera prende un'altra positiva svolta, arrivando ad esordire in nazionale nel match contro la Bulgaria del 15 febbraio 1984 e perso dalla Germania per 3-2.
Arriva poco dopo anche il primo gol con la nazionale maggiore, realizzato contro l'Unione Sovietica, in una partita vinta dai tedeschi per 2-1.


L'anno 1984 consente a Brehme di partecipare al primo grande torneo con la nazionale, il campionato europeo, ospitato dalla Francia.
In tale contesto viene schierato dal tecnico Derwall come esterno alto, al fine di sfruttarne le capacità atletiche e le sue abilità nel tiro e nella rifinitura per le punte.
L'avventura per la nazionale tedesca non si rivela fortunata, dal momento che viene eliminata nel girone di qualificazione, per mano della Spagna, che la batte nell'ultima decisiva partita per 1-0, con gol di Macheda arrivato al 90°.
Nella stessa estate è opinione comune che sia arrivato per lui il momento di un salto di qualità a livello di club, per provare a giocare per vincere il campionato e le competizioni più importanti.
A sorpresa resta altre due stagioni a Kaiserslautern, continuando ad offrire grandi prestazioni condite da una sorprendente prolificità realizzativa. Dal 1984 al 1986 realizza nella sola Bundesliga ben 19 reti.
L'estate del 1986 si dimostra decisiva sotto due aspetti: la possibilità di giocare il suo primo mondiale e la grande opportunità di giocare nel Bayern Monaco nella stagione successiva.
La Germania si presenta a Messico 1986 come una delle favorite, forte anche della finale ottenuta 4 anni prima in Spagna.
Brehme, al suo primo mondiale, affronta la competizione con grande determinazione ed è impostato dal commissario tecnico Beckenbauer come esterno basso, suo ruolo preferito.
Passato con difficoltà il girone come seconda classificata alle spalle della Danimarca, la squadra affronta negli ottavi il sorprendente Marocco, battutto 1-0 con gol di Matthaus all'87°.
La Germania non brilla per qualità di gioco e nonostante il passaggio del turno si guadagna numerose critiche, anche alla luce degli imminenti quarti di finale contro il Messico.
Anche in questa partita la nazionale tedesca non offre una grande prestazione, passando il turno solo ai calci di rigore.
Brehme si prende la responsabilità di calciare il secondo rigore e lo realizza con forte tiro di sinistro. In tale contesto predilige la sicurezza del piede naturale, scegliendo la potenza.
In semifinale l'ostacolo da superare è la Francia ed in tale situazione la squadra di Beckenbauer sfodera un'ottima prestazione, vincendo per 2-0, con Brehme che apre le marcature al 9° minuto con un potentissimo calcio di punizione mancino che piega le mani di Bats.


La finale contro l'Argentina è una partita emozionante e bella, con la Germania che recupera il doppio svantaggio prima di arrendersi al decisivo gol di Burruchaga che sancisce il 3-2 finale.
Nonostante la grande delusione il biondo laterale dimostra in pieno il suo valore giocando un ottimo mondiale, prezioso viatico per l'imminente nuova esperienza in Baviera.


La prima stagione è subito vincente, con la squadra che vince la Bundesliga per la decima volta. Brehme partecipa con il solito ottimo contributo al successo finale, realizzando anche 4 reti. L'allenatore Lattek lo alterna come difensore o centrocampista a seconda delle esigenze, intuendone la grande duttilità e completezza.
La gioia per la vittoria in campionato è in parte mitigata dalla sconfitta in finale di Coppa dei Campioni contro il Porto, dopo una grande cavalcata fino all'ultimo match di Vienna.
Nel secondo anno al Bayern arriva solo la vittoria nella Supercoppa tedesca, mentre la corsa al titolo termina con il secondo posto alle spalle del Werder Brema.
La grande occasione per riscattare la non vincente annata viene rappresentata dall'Europeo 1988, organizzato proprio dalla Germania.
L'esordio per la squadra tedesca è contro l'Italia di Azeglio Vicini, in un equilibrato incontro terminato 1-1. Al gol di Mancini risponde proprio Brehme con un calcio di punizione indiretto.
Dopo le convincenti vittorie contro Danimarca e Spagna ed il conseguente passaggio del turno, la Germania affronta in semifinale la forte Olanda, perdendo per 2-1.
Terminata la manifestazione per Breheme si apre la possibilità di approdare nel campionato più difficile ed ambito del periodo. Insieme al compagno di squadra Matthaus viene acquistato dall'Inter nell'estate del 1988.


La squadra allenata da Giovanni Trapattoni si presenta al via della stagione con la ferma intenzione di vincere lo scudetto dopo 9 anni di astinenza.
Gli occhi di tutti sono puntati su Matthaus, dimostratosi in patria un vero campione e considerato uno dei migliori centrocampisti al mondo. Proprio per questo motivo certa critica vede nella figura di Brehme quella di un "accompagnatore" dello stesso, non valutando positivamente l'acquisto da parte del presidente Pellegrini.
Sotto la guida dell'esperto allenatore italiano il terzino tedesco matura definitivamente, imponendosi come autentico "regista laterale"; dai suoi piedi parte sovente l'azione della squadra, traendo beneficio dalla sua grande visione di gioco e completezza tecnica. Addirittura viene provato mediano nelle prime partite della stagione, quando ancora la squadra è in fase di rodaggio.
Alla seconda giornata mette subito in mostra le sue qualità balistiche, realizzando un gran gol contro il Pisa.


Inoltre i suoi calibrati cross sono manna dal cielo per le punte Diaz e Serena. Proprio quest'ultimo diventa capocannoniere del torneo con 22 reti, molti delle quali scaturite da passaggi provenienti dall'out sinistro.
L'Inter stravince il torneo con il record di 58 punti e Brehme contribuisce in maniera decisiva, rivelandosi uno dei migliori giocatori del campionato.
L'anno successivo si chiude con la conquista della Supercoppa e con un terzo posto in campionato. Ma l'evento da tutti aspettato è il Mondiale 1990, ospitato dall'Italia.
La Germania si presenta all'appuntamento con le carte in regola per rifarsi dalle due finali perse nelle precedenti edizioni, potendo contare su di un forte gruppo di giocatori militante nel campionato italiano.
Già dalle prime partite la squadra di Beckenbauer sembra in grande forma, tanto da rifilare quattro gol a Jugoslavia ed Emirati Arabi. Dopo aver pareggiato per 1-1 l'ultimo impegno del girone con la Colombia, agli ottavi la sorte la mette già di fronte ad un avversario storico, l'Olanda, che l'aveva eliminata due anni prima ai campionati europei.
La sfida è molto accesa e nervosa e la squadra teutonica ha la meglio per 2-1 con Brehme che realizza la seconda rete con un bellissimo tiro a giro di destro.


Un rigore di Matthaus consente di vincere per 1-0 la sfida dei quarti di finale contro la Cecoslovacchia, aprendo le porte alla semifinale contro l'Inghilterra.
Anche con i britannici la sfida è accesa ed equilibrata e dopo 120 minuti il risultato è bloccato sul risultato di 1-1. La rete tedesca è propiziata proprio da Brehme il cui tiro su calcio di punizione (battuto con il piede mancino) viene deviato in rete da Parker.


Gli inevitabili rigori vedono il successo della Germania, con il terzino dell'Inter che realizza il secondo penalty; in tale circostanza va alla battuta con il destro, con un tiro rasoterra ed angolato che rende vano l'Intervento di Shilton.
La finale di Roma vede di fronte la squadra teutonica contro l'Argentina, in un remake della finale di Messico 1986. La partita viene interpretata in modo prudente da entrambe le compagini, che danno vita ad uno spettacolo davvero povero. Il risultato viene sbloccato al 84° quando alla Germania viene assegnato un dubbio rigore. Il rigorista designato è Matthaus che però decide di non calciare, lasciando l'incombenza a Brehme. Tra le varie versioni di questo avvicendamento, quella più veritiera parla di una rottura di un tacchetto della scarpa del centrocampista interista che non lo fa sentire sicuro al momento di battere dagli 11 metri.
Dal dischetto Brehme è freddissimo e con un preciso tiro di destro realizza alla destra di Goycoechea.


La compagine tedesca vince la Coppa del Mondo per la terza volta dimenticando l'amarezza delle precedenti edizioni; per il difensore dell'Inter è il massimo successo in carriera, con la soddisfazione di essere stato più volte decisivo per il suo raggiungimento.


La soddisfazione internazionale gli arriva anche dal club, infatti con l'Inter vince la Coppa Uefa 1990/1991 dopo un'intensa finale con la Roma e dopo un percorso colmo di ottime prestazioni ma anche di rimonte, come quelle contro Rapid Vienna ed Aston Villa.
Questo successo internazionale mancava nella bacheca di Brehme, e sembra in parte riscattare la finale di Coppa dei Campioni persa con il Bayern Monaco.


Tale affermazione avviene in un' annata dopo che la squadra di Milano termina il campionato al secondo posto alle spalle della Sampdoria.
Nell'estate del 1991 la dirigenza neroazzurra cambia guida tecnica, affidandosi a Corrado Orrico ed al suo calcio sperimentale, congiunto ad una non significativa campagna acquisti.
La mancanza di feeling con i nuovi dettami tecnici e l'inevitabile logorio di un grande gruppo di campioni segnando un'annata deludente, dove la squadra a ottiene un modesto ottavo posto ed esce dalla Coppa Uefa al primo turno per mano del Boavista.
Questa rappresenta l'ultima stagione di Brehme in neroazzurro, dove lascia un ricordo indelebile ed anche qualche rimpianto.
Nel 1992 ha un'altra grande occasione con la nazionale, ovvero quella di giocare l'Europeo di Svezia, torneo che può disputare portando la fascia di capitano.
La squadra fatica leggermente nel girone, pareggiando contro la CSI solo al 90° e perdendo nettamente per 3-1 contro gli antagonisti storici dell'Olanda.
La vittoria per 2-0 nell'ultima partita contro la Scozia le vale il secondo posto e la possibilità di sfidare la Svezia in semifinale.
In un match equilibrato ed aperto, la squadra di Berti Vogts si guadagna la finale vincendo per 3-2.
La finale viene giocata il 26 giugno contro la sorprendente Danimarca che, contro ogni pronostico, vince la partita per 2-0 aggiudicandosi il torneo.
Brehme gioca il suo ultimo campionato europeo, con il rammarico di non essere mai riuscito a vincerlo.
Nella stagione 1992/1993 si accasa al Real Zaragoza per tentare l'avventura nel campionato spagnolo. Resta solo fino all'estate 1993,  giocando 24 partite e realizzando una rete.
Decide quindi di ritornare in patria, proprio in Kaiserslautern che l'aveva lanciato da giovanissimo. In tale contesto cambia saltuariamente ruolo, trasformandosi all'occorrenza in difensore centrale o "libero vecchio stampo".
Finita la stagione 1993/1994 ha la possibilità di giocare il suo ultimo Mondiale, ospitato dagli Stati Uniti.
La Germania sembra arrivata al capolinea di un formidabile ciclo e la squadra è composta da tanti di quei giocatori che negli ultimi anni hanno portato il calcio tedesco all'apice del mondo.
L'avventura si ferma ai quarti di finale, dove la Bulgaria di Stoichkov si impone per 2-1. Questa rappresenta l'ultima partita da lui giocata in nazionale, dopo 86 partite ed 8 gol.
Quella che sembra la fine di fulgida carriera si trasforma però in un grande colpo di coda.
Nelle cinque stagioni passate in Renania due meritano di essere analizzate nel dettaglio.
Quella del 1995/1996 ha il sapore agrodolce: la squadra vince la Coppa di Germania, successo ottenuto per la prima volta da Brehme. Ma in campionato le cose non vanno bene, tanto che alla fine il Kaiserslautern ottiene un deludente sedicesimo posto che gli costa la retrocessione in seconda divisione per la prima volta nella sua storia.
Ottenuta subito la promozione in Bundesliga, il club riesce in un'impresa quasi unica: vincere il campionato da neopromossa, andando contro ogni pronostico della vigilia.
L'allenatore Rehhagel fa tesoro dell'esperienza di Brehme, che pur giocando solamente 5 partite, trasmette tutta la sua esperienza al gruppo. 


Tale storica affermazione mette fine alla carriera di uno dei terzini più forti sempre. 
Come abbiamo visto il termine in questo caso è sicuramente riduttivo, se consideriamo il valore assoluto del giocatore, capace di fare un po' tutto ed in modo eccellente, con quella innata capacità di calciare con entrambi i piedi che lo rendono grandissimo.
Destro o sinistro che sia, Andreas Brehme merita una citazione tra i più grandi di sempre ed una menzione nella storia del calcio.



Giovanni Fasani


Fonti:holzlandfuechse, kickers, todocollecion, itasportpress, sonointerista, spaziointer,conti

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