venerdì 31 marzo 2017

MA COSA FACEVA DA GIOVANE BRIAN CLOUGH?

Brian Clough è sicuramente uno dei più grandi personaggi della storia del calcio, mai avvezzo al politicamente corretto e senza peli sulla lingua.
Le sue impronosticabili vittorie ottenute sulle panchine di Derby County e Nottingham Forrest ne hanno giustamente alimentato il mito, già di per se sostentato da uno stile e da una parlantina a dir poco oltre le righe.
Del Clough allenatore si è detto e scritto ormai tutto, tanto che sia che siate pro o contro (Leeds?) non ne potete negare l'importanza da lui avuta per la sviluppo del calcio inglese.
La frase "If God had wanted us to play football in the clouds, he'd have put grass up there" rappresenta un punto di rottura enorme rispetto ai dettami del calcio anglosassone, rendendo il suo pensiero tattico immortale allo stesso modo dei suoi successi.
Ma prima di diventare un autentico mito nel ruolo di manager, a cosa si dedicava il sempre irrequieto Coughy?
La sua specialità erano i gol, perché Brian Howard Clough per alcuni anni è stato uno dei centravanti più prolifici e temuti d'Inghilterra, fino a che il destino all'apparenza meschino non gli ha aperto la strada di allenatore.


Sostenuto dal forte carattere e da uno spirito impavido, sin dalla giovane età si mette in mostra come il tipico centravanti di scuola inglese, impreziosendo il tutto con un fiuto del gol portentoso.
In campo non si risparmia mai, dando l'impressione di non avere sentore di fatica o dolore; a ciò contribuisce la dura infanzia passata a Middlebrough in una famiglia operaia numerosa (8 fratelli) e la necessità di lottare davvero per sopravvivere nell'Inghilterra pre e post Seconda Guerra Mondiale.
Sulle sue qualità tecniche nessuno ha dubbi e l'esordio con la squadra della sua città avviene ben presto, dopo aver segnato a raffica nelle formazioni giovanili.
Completissimo in ogni fondamentale, riesce a dare il suo meglio nell'uno contro uno con il diretto avversario, sia attraverso corpulenti duelli, sia saltandolo grazie all'ottimo spunto del quale dispone.
In campo è solito pretendere dai compagni il massimo, rimproverandoli qualora il pallone non gli arrivi come vorrebbe o nei tempi giusti; nonostante l'egoismo solito di una punta, Clough è molto attento allo sviluppo dell'azione ed anche da giocatore inizia ad implementare la sua idea di calcio che svilupperà poi da manager.
Dal 1955 al 1961 segna qualcosa come 204 reti in 222 partite, raggiungendo le 40 segnature a stagione per quattro volte consecutive.
Il più beI complimentI li riceve da un suo futuro avversario nelle vesti di allenatore, Bill Shankly. Quest'ultimo lo soprannomina Rain Man, perché "è peggio della pioggia a Manchester, almeno quella ogni tanto smette".
Clough invece continua a segnare senza sosta ed a limitarlo riesce in parte il suo forte e particolare carattere, che lo porta ad essere mal visto dall'ambiente della nazionale (solo 2 presenze) ed a litigare con i suoi stessi compagni.
Questi ultimi vengono da lui accusati di scommettere sull'esito degli incontri del Middlesbrough, arrivando a suo dire a subire gol apposta per ottenere il risultato pattuito.
Addirittura al termine di un incontro con il Charlton, conclusosi con il "sospetto" risultato di 6-6, entra nello spogliatoio gridando "How many goals I have to score to can win the match?"
L'ambiente all'interno dello spogliatoio non è dei più sereni ed anche per questo motivo nel 1961 accetta l'offerta dell'ambizioso Sunderland, acerrimo rivale proprio del Middlesbrough.


Anche con i Black Cats le cose vanno molto bene dal punto di vista realizzativo, arrivando a segnare 63 gol in 74 apparizioni; tuttavia, come anticipato, il destino ha altri programmi per lui ed il 26 dicembre del 1962 la sua vita cambia per sempre.
Nella partita contro il Bury un duro scontro con il portiere Chris Harker, causato anche dal campo completamente ghiacciato, gli provoca la rottura del legamento crociato.
Ovviamente ai tempi le tecniche di operazione e di riabilitazione non sono sviluppate come ai nostri giorni e per Clough tale improvviso infortunio comporta l'interruzione della sua carriera.
Stavolta il forte centravanti classe 1935 paga materialmente il suo atteggiamento spavaldo e quella sua non curanza all'incolumità fisica, fino ad allora un suo punto di forza.
Quello che per tutti sarebbe un colpo morale fortissimo diventa invece l'impulso per la sua nuova carriera di allenatore, che in pochi anni lo porta al vertice del calcio inglese e successivamente sul tetto d'Europa.
A tal proposito vale la pena ricordare come il suo storico sodalizio con il vice storico Peter Taylor inizi proprio a Middlesbrough, quando i due sono compagni di squadra al Boro.
Senza dubbio però, la grandezza di Brian Clough va valutata anche per quanto fatto da calciatore, essendo stato a tutti gli effetti un reale incubo per tutte le difese inglesi del tempo. A livello statistico le 251 segnature in 274 presenze in campionato potrebbero già da sole rendere l'idea del potenziale realizzativo del Clough giocatore.
La sfortuna ha reso la sua carriera più corta del previsto, così come la sua mancanza di mezze misure gli ha impedito la gloria internazionale con la maglia dell'Inghilterra.
Anche in campo è stato controcorrente e viene quasi da pensare che le botte date e prese sul rettangolo di gioco e l'infortunio subito abbiano reso ancora più spigoloso il suo forte carattere.
Regalandoci un personaggio che al calcio di oggi manca davvero tanto...


Giovanni Fasani

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