giovedì 23 marzo 2017

LA BANDIERA GIORGOS KOUDAS

Ai giorni nostri è opinione comune che le bandiere nel calcio ne esistano più, considerando quali mosche bianche i pochi giocatori che ancora si indentificano in un solo club.
La prospettiva di lauti ingaggi, la nascita di nuovi contesti calcistici e la profonda spirale che separa dal economicamente le grandi e piccole squadre sono le cause più conclamate della fine di tale fenomeno.
Anni fa invece stare per tutta la carriera in un solo club era un onore ed una cosa assolutamente normale, cosicché oggi possiamo ricordare e celebrare più di un calciatore sotto quest'ottica.
Poco conosciuto in Italia risulta sicuramente Giorgos Koudas, per tutta la carriera con la maglia del PAOK Salonicco, ma davvero ad un passo dall'esordire con i rivali dell'Olympiakos nel 1966.



La sua crescita calcistica avviene proprio nel settore giovanile della Dikefalos tou vorra dove sin da subito mette in mostra un talento sopraffino ed una grandissima personalità.
Dopo gli esordi come ala destra vede il suo ruolo modificarsi fino a diventare un centrocampista avanzato, abile a giocare dietre le punte o come attaccante esterno a seconda delle esigenze.
Il suo esordio in prima squadra avviene nel 1963 e sin da subito il pubblico del Toumba Stadion si rende contro di essere di fronte ad un potenziale campione, decidendo di eleggerlo ben presto come beniamino.
A maggior ragione diventa addirittura un eroe nella stagione 1965/1966, quando un suo gol permette al PAOK di battere gli acerrimi rivali dell'Olympiakos per 3-2.
Per il ventenne centrocampista si tratta del periodo della vera consacrazione tecnica, soprattutto grazie ai 13 gol da lui messi a segno nel solo campionato.
Proprio nell'estate del 1966 l'Olympiakos, sempre attento ad assoldare i migliori giocatori del panorama greco, si interessa formalmente al giocatore, formulando un'offerta economicamente allettante.
Nasce un'intricata trattativa tra i due club, ancora oggi ricordata come una delle più complicate e per certi versi clamorose della storia recente del calcio.
Dopo una temporanea intromissione del Panathinaikos. il trasferimento del giovane centrocampista viene ufficializzato dall'Olympiakos, sicuro del consenso del giocatore, attratto dal lauto compenso offertogli e dalla prospettiva di poter giocare a grandi livelli anche in campo internazionale.
Koudas fa anche il suo esordio con la maglia della Thrilos, proprio mentre a Salonicco succede il finimondo: i tifosi del PAOK prendono d'assalto la sede della società, chiedendo l'annullamento  del trasferimento.
La dirigenza, presa alla sprovvista da tale protesta, comunica ufficialmente di non aver mai acconsentito alla cessione del giocatore, accusando anche la dirigenza ateniese di aver "rapito" lo stesso, trattando in modo illegittimo direttamente con la sua famiglia.
A seguito del pesante clima politico presente in Grecia negli anni'60 viene emanato un nuova regolamento che vieta il trasferimento di giocatori tra le squadre della prima divisione calcistica: di fatto il trasferimento di Koudas è nullo ed il giocatore deve tornare a Salonicco.
In una situazione ancora oggi non chiara, tra accuse e smentite, spiccano le oneste parole del giocatore, pronunciate qualche hanno dopo il chiacchierato trasferimento:" Non mi ero reso conto del grande amore che i tifosi del PAOK nutrivano per me, ero giovane e pensavo solamente ad aiutare economicamente la mia povera famiglia, regalando ai miei genitori ed a me stesso una vita migliore ad Atene"
Comprensibilmente turbato dalla vicenda, il giovane centrocampista ce la mette tutta per mettere a tacere sul campo le inevitabili polemiche sorte, arrivando a segnare 26 reti nella successiva stagione.


I tifosi sono ovviamente portati a dimenticare le sua breve parentesi in maglia Erithrolefki, coniando per lui il prestigioso soprannome di Alessandro il Grande.

La sua definitiva crescita tecnica avviene con l'arrivo del tecnico inglese Les Shannon, il quale lo imposta definitivamente come centrocampista centrale avanzato, permettendogli di trarre massimo profitto dalle sue qualità.
Nel tempo Koudas ha perfezionato il suo dribbling, rendendolo incontenibile anche grazie all'ottima velocità di base e ad un controllo di palla sempre perfetto.
Nella nuova posizione mette in mostra una straordinaria freddezza davanti alla porta, anche a conclusione di azioni d'attacco iniziate dalla lunga distanza.
Tali doti gli consentono di divenire un prospetto interessante per la nazionale greca, finalmente baciata da una generazione di giocatori in grado di garantire un positivo e soddisfacente futuro.
Nel frattempo con il PAOK arrivano il primi success in campo nazionale, grazie alla conquista della Coppa di Grecia 1972 vinta in finale contro il Panathinaikos grazie ad una bella doppietta di Kuodas sul campo dell'Olympiakos.


Due anni dopo arriva il secondo successo, questa vola proprio contro gli acerrimi nemici Erithrolefki, sconfitti ai calci di rigore; particolare curioso, Koudas è l'unico della propria squadra a sbagliare.
Nel 1976, dopo vari piazzamenti parziali, arriva il tanto sospirato titolo nazionale, il primo nella lunga storia del club di Salonicco, guidato in panchina dall'ex giocatore della grande Ungheria Gyula Lorant.


I bianconeri prevalgono di 4 punti sull'AEK Atene, trascinati sul campo non solo dal capitano e leader Koudas (15 gol realizzati) , ma anche dalle grandi prestazioni di altri grandi talenti greci come  Christos Dimopoulos, Stavros Sarafis, Kostas Iosifidis, Kyriakos “Kirk” Apostolidis e molti altri.
Sono questi i primi successi del PAOK ed è scontato affermare come la formazione di quegli anni sia ancora oggi nella memoria di ogni tifoso.
Un simile successo rappresenta il culmine nella carriera dell'ormai rinomato Alessandro il Grande, il quale continua ad emozionare il pubblico del Tounba Stadion fino al 1984, anno nel quale decide di mettere fine alla sua grande carriera.
Facendo un piccolo passo indietro vale la pena citare la storica qualificazione della nazionale greca all'Europeo del 1980, culminata sì con l'ultimo nel girone di qualificazione, ma significativa dell'ottimo livello raggiunto dal calcio ellenico.
Per la rappresentativa allenata da Alketas Panagoulias si tratta della prima partecipazione ad un importante torneo per nazioni, favorita in larga parte dal "blocco" PAOK, rappresentato oltre che dal capitano Koudas, da Konstantinos Iosifidis, Ioannis Damanakis, Ioannis Gounaris e Giorgos Kostikos.


Il nome di Giorgos Koudas resterà però sempre legato al quello del PAOK, per il quale ha giocato 20 anni e per il quale ha segnato 164 reti in 607 presenze.
Ma non è certo con i numeri che spiega l'amore che i tifosi dell'Aquila Bicipite provano ancora oggi per il leggendario centrocampista, autentico idolo per ogni generazione.
Fedeli al detto che si ama di più qualcosa che si è rischiato di perdere, chi tifa PAOK avrà sempre come mito Giorgos Koudas o meglio, Alessandro il Grande.

(Fonte principale: http://thesefootballtimes.co/)









Giovanni Fasani


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