mercoledì 7 dicembre 2016

IVO VIKTOR

In un'epoca ormai lontana il portiere di una nazionale veniva visto come una vera icona della stessa, in quanto suo estremo difensore per molto tempo.
Spesso quest'ultimo legava il suo nome anche ad una sola squadra di club, rafforzando al massimo il conetto di fedeltà alla maglia.
La tendenza era appunto quella di mantenere lo stesso numero uno per molto tempo, cambiando solo a seguito di particolari eventi o per la sopraggiunta inidoneità fisica dell'atleta.
Questa continuità nel ruolo ha fatto nascere vere e proprie scuole in alcune nazioni, capaci di dare sempre ricambio di grande livello al portiere di turno.
La Cecoslovacchia rappresenta un perfetto esempio di come si sia potuta sviluppare una dinastia di allo livello nel ruolo: dalla "rondine boema" František Plánička, si è arrivati a Imrich Stacho, fino ai portieri degli anni '80 Stanislav Seman e Jan Stejskal.
In mezzo a tali eccellenti portieri una particolare citazione la merita però Ivo Viktor, guardiano della porta della Cecoslovacchia campione d'Europa del 1976.


Tale posto d'onore lo merita per le straordinarie prestazioni offerte nel Dukla Praga e nel contesto della nazionale.
La sua crescita calcistica avviene inizialmente nello Spartak Šternberk per poi consolidarsi nelle esperienze con Železárny Prostějov e nello Spartak Brno.
Nel 1963 a soli 21 anni inizia la sua avventura nel Dukla durante la quale contribuisce alla vittoria in due campionati e tre coppe nazionali.
Viktor è un portiere coraggioso, così come vogliono i dettami dell'epoca: non ha nessuna paura di uscire faccia avanti anche nelle situazioni più concitate, dimostrando inoltre un gran tempismo nell'anticipare gli avanti avversari.
Tra i pali è dotato di grandi riflessi così come di un grande senso della posizione, caratteristica che lo rende un portiere "essenziale", quindi poco incline ad offrire balzi spettacolari, ma molto concreto quando viene chiamato in causa.
Il suo profilo è proprio quello del portiere affidabile e sicuro, idoneo anche per essere il titolare inamovibile della rappresentativa cecoslovacca.
Dopo l'esordio nel 1966 il talentuoso portiere dovrà attendere il 1970 per poter partecipare ad un grande torneo tra nazionali.
La spedizione messicana della nazionale di Jozef Marko è però fallimentare, raccogliendo tre sconfitte su tre partite giocate e subendo ben 7 reti.
Viktor si mette comunque in luce in ogni caso con buoni interventi, ma paga la scarsità di talento della rosa in questione, apparsa poco all'altezza non solamente di Brasile ed Inghilterra, ma anche della Romania.
E' effettivamente un momento di transizione per il calcio cecoslovacco, che dopo il secondo posto di Cile 1962 fatica rinverdire i fasti di una generazione che aveva in Josef Masopust il suo leader assoluto.
Nel biennio 1974/1975 la nazionale viene affidata a Václav Ježek che riesce a vincere un difficilissimo girone di qualificazione, avendo la meglio su compagini quali Inghilterra e Portogallo, guadagnandosi l'accesso alla fase finale con Olanda, Jugoslavia e Germania Ovest.
Uno dei punti di forza della rappresentativa è proprio il suo affidabile numero uno, assolutamente decisivo per il raggiungimento della qualificazione.
Sulla carta la formazione cecoslovacca è la "cenerentola", essendo teoricamente la meno competitiva del lotto, nonostante una rosa talentuosa, giovane ed in rapida ascesa, della quale Viktor rappresenta l'elemento più esperto.



L'estremo difensore nativo di Krelov è il grande protagonista della rassegna, dove aver dato un contributo decisivo già nel sopracitato girone eliminatorio.
La Cecoslovacchia sconfigge l'Olanda in semifinale per 3-1, al termine di una durissima partita decisa solamente ai tempi supplementari.
Viktor mette la sua firma nella finale contro la Germania Ovest, sfoderando una gran prestazione in una della partite più strane ed incerte della storia del calcio.
In vantaggio a sorpresa per 2-0, l'undici cecoslovacco subisce la reazione della Germania, venendo salvata dal proprio portiere in più di un'occasione, salvo arrendersi al gol ravvicinato di Dieter Müller.
A dieci minuti dalla fine avviene però un episodio controverso: l'attaccante Bernd Hölzenbein anticipa in uscita Viktor e segna quello che è il gol del 2-2. L'estremo difensore protesta invano, sostenendo che l'attaccante teutonico l'avesse contrastato in modo irregolare con il gomito.
L'arbitro Gonnella non sente ragioni e convalida il gol che porta il match ai supplementari ed ai successivi calci di rigore.
La serie viene risolta dall'errore di Uli Hoeness e dallo storica realizzazione a cucchiaio di Panenka, che manda in visibilio un'intera nazione realizzando il rigore nel modo più spettacolare possibile.



Per Viktor c'è anche la grande soddisfazione di essere premiato come miglior portiere della rassegna, superando in tale classifica elementi come Piet Schrijvers, Ognjen Petrović e soprattutto il grande Sepp Maier.
Oltre alla soddisfazione di aver portato la propria nazionale sul tetto d'Europa, per l'estremo difensore del Dukla Praga arriva quel riconoscimento internazionale mai ottenuto con la maglia della sua squadra di club.
Tale successo personale arriva proprio nel suo penultimo anno di attività dovendo, nel 1977, mettere fine alla sua carriera per persistenti problemi fisici.
Il legame con il suo club non verrà comunque mai spezzato, dal momento che continuerà a collaborare con la società, finendo anche per allenare la squadra durante la stagione 1990/1991.



Inutile ricordare come se per tutti i tifosi del Dukla rappresenti un'autentica leggenda, per l'intera nazione resi uno dei simboli della più grande soddisfazione per una della nazionali più importanti del calcio europeo, probabilmente meno vincente di quanto avrebbe meritato.
Per tutti gli appassionati Ivo Viktor resterà per sempre massima espressione di classe tra i pali e di assoluta affidabilità anche ai più alti livelli.


Giovanni Fasani

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