venerdì 30 settembre 2016

ROBERTO ROSATO

L'Italia viene universalmente riconosciuta come patria di alcuni tra i più grandi difensori della storia del calcio mondiale, portando avanti tale felice tradizione già dall'era pioneristica.
Il Pallone d'Oro attribuito a Fabio Cannavaro dopo il Mondiale 2006 sembra essere sorta di risarcimento per tutti gli eccelsi campioni trascurati nelle decadi precedenti da una giuria talvolta troppo attenta a chi produce gol invece di evitarli.
Molti dei nomi che possono venire in mente in tale contesto sono autentiche leggende del nostro calcio, ancora nei ricordi e nel cuore di molti tifosi.
Se facessimo però un sondaggio in tale senso, solamente gli appassionati più attempati citerebbero il nome di Roberto Rosato, uno degli stopper più efficaci e completi che il movimento calcistico italiano abbia mai prodotto.



 
Difensore solido e deciso, Rosato può essere identificato come un autentico "mastino", in grado di attaccarsi con puntiglio alla punta avversaria, lasciandogli idealmente davvero pochi palloni giocabile.
Tenendo fede al metro arbitrale degli anni'60 e 70, il giocatore piemontese non si tira indietro in caso di entrate rudi, così come non teme la fisicità o l'aggressività di nessun centravanti, nonostante in molte occasiono paghi qualcosa in termini di altezza con il diretto opponente ( ufficialmente la sua altezza è di 176 centimetri).
Questa sua indole aggressiva cosa decisamente con l'immagine che invece sembra dare di se fuori dal campo, dove i suoi lineamenti gentili e fini gli valgono il soprannome di Faccia d'Angelo.
Quasi un provocazione per un difendente che già in giovane età si fa conoscere da più di una attaccante per forza fisica e la predisposizione ad usare tecniche di marcatura talvolta davvero molto spicce.
Tuttavia Rosato non è ricordato come un difensore falloso o provocatore, non eccedendo quindi mai anche nel caso di duelli cruenti.
Anche tatticamente si dimostra da subito un giocatore accorto, disimpegnandosi molto bene anche nel ruolo di libero ed anche, saltuariamente, in quello di mediano, mansione da lui svolta prevalentemente nei primi anni di carriera.
La sua crescita calcistica avviene nel Torino, dove esordisce nel 1961 a soli 18 anni, mettendosi subito in mostra come uno dei migliori talenti del momento.
In maglia granata gioca  6 ottime stagioni, forgiato inizialmente da un Enzo Bearzot arrivato termine della sua lunga carriera.
Durante tale esperienza Rosato migliora annata dopo annata, finendo per le attenzioni anche del commissario tecnico della nazionale, che lo convoca già dal 1965, schierandolo titolare in un'amichevole contro la Germania Ovest ad Amburgo.
In tale match il difensore del Torino gioca una grandissima partita, ergendosi come baluardo della retroguardia azzurra soprattutto dopo l'espulsione di Burnich, marcando alla perfezione il temibile Rudolf Brunnenmeier.
L'ottima prestazione gli vale il soprannome di Martello di Amburgo, nomignolo che viene rispolverato ogniqualvolta il giovane difensore si rende protagonista di valide performance.
La bravura di Rosato è molto apprezzata da Nereo Rocco, suo allenatore al Torino, il quale è ben felice di allenarlo nuovamente nel Milan, dato che nel 1966 il giocatore viene ufficialmente acquistato dal club rossonero
.

Il Paron ritorna sulla panchina milanese l'anno dopo, creando con lui,
Cudicini, Schnellinger, Trapattoni ed Anquiletti un quartetto difensivo affidabilissimo, che porta la squadra rossonera ad anche a livello mondiale.
Dopo le affermazioni in Coppa Italia nel 1966/1967 ed in campionato l'anno dopo, la squadra di Rocco inizia ad imporsi anche in Europa grazie al successo in Coppa delle Coppe nel 1968.
L'anno successivo arriva l'affermazione in Coppa dei Campioni, dove l'Ajax viene annichilito con un sonante 4-1. Durante tale partita Rosato marca con disinvoltura un giovane Johan Cruijff, prossimo a dominare tale contesto negli anni a venire.
Il percorso si completa con la vittoria in Coppa Intercontinentale, dove il Milan a la meglio nel duro doppio confronto contro l'Estudiantes, passato alla storia per le vere e proprie aggressioni attuate dai giocatori argentini contro gli avversari rossoneri.
I successi continuano anche negli anni a venire con altri due successi in Coppa Italia (1971/1972 e 1972/1973) e con il bis in Coppa delle Coppe sempre nel 1973.
Nella finale di Coppa Italia 1971/1972 Rosato va anche in gol, chiudendo i conti nel 2-0 inflitto al Napoli: per il difensore si tratta di evento abbastanza raro, dato che segnerà solo 15 reti in tutta la sua carriera, su un totale di 527 partite ufficiali con i club.
i successi e le soddisfazioni non mancano neanche in nazionale, dove il forte difensore viene convocato con continuità.
Nel 1966 prende parte alla pessima spedizione italiana al Mondiale in Inghilterra, giocando da titolare le partita contro Cile ed URSS, ma non scendendo in campo nella clamorosa e decisiva partita contro la Corea del Nord.
Due anni più tardi l'Italia ospita la fase finale del campionato europeo, arrivando a vincere la competizione contro la Jugoslavia dopo due partite.
Rosato non gioca la semifinale contro l'URSS, ma scende in campo nella doppia finale contro la rappresentativa balcanica, regalando prestazioni solide al cospetto di campioni quali Dragan Džajić, Vahdin Musemic ed Idriz Hosic.
Nel 1970 è ovviamente titolare della nazionale che in Messico cerca di vendicare il pessimo torneo di 4 anni prima: come sappiamo l'impresa riesce in parte, in quanto l'undici di Valcareggi perde per 4-1 in finale contro il Brasile, ma regala sprazzi di ottimo calcio, soprattutto nella mitica semifinale contro la Germania.
In tale partita Rosato è uno dei baluardi della difesa italiana, messa  dura prova dai movimenti di Uwe Seeler e dalla presenza sempre minacciosa di Gerd Müller.
Durante la stessa si rende protagonista di un incredibile salvataggio sulla linea, rivelatosi deciso per la pirotecnica vittoria degli azzurri per 4-3.




La sua avventura nella nazionale termina nel 1972, dopo 35 presenze complessive, dimostrandosi sempre un difensore affidabile anche per la grande esperienza maturata.
L'anno successivo abbandona il Milan, trasferendosi al Genoa, con il quale però retrocede in serie B dopo la prima stagione.
L'esperto stopper piemontese resta all'ombra della Lanterna per altre tre stagioni, contribuendo al ritorno dei grifoni nella massima serie.
Nel 1979, dopo due anni all'Aosta in serie D, mette fine ad una grandissima carriera, lasciando negli occhi di tutti immagine come quelle riportate di seguito.



Dopo la sua morte, avvenuta nel 2010, il calcio italiano ha avuto la triste possibilità di ricordare un eccelso difensore, meritevole come altri connazionali della menzione di campione.



Giovanni Fasani

 

 

 

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