sabato 17 settembre 2016

ISRAELE CONTRO TUTTI

Le ben note tensioni politiche e sociali che da sempre accompagnano lo stato d'Israele hanno visto quest'ultimo diventare nemico virtuale di molte altre nazioni.
Il calcio assorbe in pieno tale negativa situazione, con la conseguenza che Israele sia diventato una vera e propria "gatta da pelare" ad ogni sorteggio.
Alla vigilia del Mondiale 1970, ad esempio, sembra che nessuna squadra voglia giocare contro Israele, soprattutto nel continente asiatico, dove viene osteggiato da più nazioni.
Per semplificare le cose il massimo organo calcistico mondiale crea ad hoc un girone comprendente, oltre ad alla rappresentativa israeliana, la Nuova Zelanda e la Corea del Nord.
Quest'ultima si rifiuta categoricamente di giocare contro i giocatori con la stella di David, lasciando che l'accesso della fase finale si decida con un doppio spareggio con la selezione neozelandese.
Quest'ultima viene convinta, pare dietro pagamento, a giocare entrambe le gare a Tel Aviv, rendendo l'esito della sfida ancora più sbilanciato nei confronti di Israele, sulla carta già ampiamente favorito.
In campo non c'è praticamente storia e le due vittorie ottenute (4-0 e 2-0), segnalano la crescita del movimento israeliano e l'ancora lento sviluppo del calcio dalle parti dell'Oceano Pacifico.
Come risultato di tale situazione grottesca ma anche triste, Israele ottiene, per la prima e finora ultima volta, l'accesso alla fase finale di un Mondiale.


La rappresentativa che atterra a Città del Messico porta con se un alone di mistero, essendo praticamente sconosciuta a più di un osservatore.
Le uniche informazioni disponibili riguardano lo spareggio con la Nuova Zelanda, complessivamente poco attendibile considerato il contesto nel quale si è giocato e l'imparità tecnica del confronto stesso.
La squadra allenata da Emmanuel Scheffer viene inserita in un girone durissimo con Uruguay, Svezia ed Italia: è quindi opinione comune che il suo ruolo sia quello di classica squadra materasso, ignorando gli importanti e significativi progressi che tale movimento calcistico ha da poco compiuto.
Nel 1964 Israele vince la Coppa d'Asia, segnalandosi per la prima volta in un contesto internazionale e dando il via ad un progetto tecnico/tattico importante grazie al già citato Scheffer.
Ben lontano dall'accontentarsi di partecipare, il commissario tecnico plasma una squadra accorta tatticamente, ma al tempo stesso rapida ed incisiva nelle ripartenze, dimostrando una maturità insospettabile.
Tutti i giocatori della rosa giocano in patria e tale aspetto, potenzialmente un limite a livello di esperienza internazionale, rappresenta un invece importante valore in termini di unità di intenti ed attaccamento alla maglia.
Tuttavia la giovane età media dei convocati sembra avvalorare la tesi della squadra non avvezza a simili palcoscenici, nonostante l'entusiasmo e la coesione che gli stessi hanno sviluppato.
Il commissario tecnico è conscio degli eventuali limiti della sua squadra, riducibili solo attraverso precisi accorgimenti tattici ed una valida condizione atletica.
Scheffer ha grande fiducia in alcuni dei suoi giocatori che, al di là della scarsa risonanza mediatica, possono essere considerati tra i migliori prospetti mai proposti dal movimento calcistico israeliano.
Pilastri del pacchetto arretrato sono l'esperto portiere Itzhak Vissoker ed i difensori David Primo, Shmuel Rosenthal e Zvi Rosen, talento futuribile di ottimo spessore.
Leader assoluto del centrocampo è il capitano Giora Spiegel, ispiratore di ogni azione offensiva ed in possesso di doti tecnico/tattiche notevoli.
Accanto a lui spicca la figura di Itzhak Shum, valida e giovane risorsa dell'Hapoel Kfar Saba.
Punto di riferimento imprescindibile in attacco è Mordechai Spiegler, centravanti dagli ottimi mezzi tecnici, ancora oggi miglior marcatore di tutti i tempi della nazionale israeliana.



Spiegler è in assoluto il miglior giocatore della rappresentativa, tanto da riuscire a sbarcare in Europa nel 1972 per giocare con il Paris FC e successivamente con il Paris Saint Germain.
Lo schema ideale del commissario tecnico è quello di schierare la squadra con 4 difensori, supportati da un versatile centrocampo idealmente di 4 uomini, dove un elemento, solitamente Yehoshua Feigenbaum, può variare la sua posizione per affiancarsi alle 2 punte di ruolo (il già citato Spiegler ed alternativamente Rahamim Talbi o Shraga Bar)
La prima gara del torneo vede opposta la squadra israeliana all'Uruguay, compagine non propriamente nel momento migliore della sua storia.
Il pronostico penda tutto a favore della Celeste, in virtù della maggiore esperienza e del più elevato tasso tecnico.
Il campo conferma quanto preventivato e gli uomini di Juan Eduardo Hohberg si impongono per 2-0, penando più del previsto per avere la meglio di Spiegel e compagni.
Israele si dimostra maturo dal punto di vista tattico e brillante dal punto di vista atletico, tanto che le reti di Maneiro e Mujica sembrano punirlo fin troppo severamente .
Nel secondo match l'undici di Scheffer è opposto alla Svezia, squadra che si gioca la qualificazione dopo la sconfitta all'esordio contro l'Italia.
Israele gioca un'ottima partita, facendosi preferire alla squadra scandinava per ritmo ed interpretazione della gara.
Al vantaggio di Tursson al 53' replica Spiegler con un gran tiro da fuori, prodezza che può essere definita come una delle più belle giocate del torneo.



Nonostante la buona prestazione ed il prestigioso punto, Israele è di fatto escluso dalla seconda fase, dovendo comunque attrontare il terzo impegno in un incontro davvero ostico contro l'Italia.
In campo Spiegel  e compagni giocano la solita volenterosa ed apprezzabile partita, non sfigurando al cospetto di una squadra che arriverà alla finale del torneo in questione.
All'Italia vengono anche annullate due reti per fuorigioco, la seconda delle quali costerà allo storico telecronista Nicolò Carosio il posto da telecronista, causa insulti razzisti rivolti verso il guardialinee etiope. In realtà le parole di Carosio sono state quanto meno enfatizzate, ma l'episodio spinge la RAI a sostituirlo con Nando Martellini.
Israele chiude tutto sommato positivamente il primo Mondiale della sua storia, dimostrandosi all'altezza nel più importante torneo per nazionali.
Sfortunatamente non riuscirà più a confermarsi a tali livelli, non proseguendo nell'evoluzione tecnico/tattica cominciata proprio nel 1970.
I continui cambiamenti di federazione non hanno sicuramente giovato alla squadra mediterranea, che si è vista "sballotatta" più volte da quella oceanica e quella europea.
Proprio la sua definitiva annessione a quest'ultima ha indubbiamente messo in difficoltà il movimento calcistico israeliano, a causa della presenza di squadre superiori per qualità generali e per blasone.
Tuttavia Israele rimane uno stato dal florido movimento calcistico e la spedizione mondiale del 1970 l'ha confermato in pieno.


Giovanni Fasani

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