venerdì 4 settembre 2015

ANEDDOTI CALCISTICI - 2

Seconda parte degli aneddoti dal passato calcistico, ringraziamo ancora una volta l'autore Adriano Meazza ed il giornalino Nduma Insà.

Si diceva che Boniperti, ai premi in denaro corrisposti dalla Juventus a fronte delle partite vinte, preferisse quelli “in natura” e cioè mucche selezionate, scelte negli allevamenti degli Agnelli. Così la sua tenuta nel Novarese si allargò, diventando un’azienda modello.
Vessillo bianconero di tutti i tempi, viene subito adottato dai tifosi, ripagandoli con tutti gli sprazzi della sua genuina classe: illuminanti aperture per le punte, cross dal fondo calibrati al millimetro, nervosi guizzi verso la porta avversaria, tiri secchi e improvvisi che non lasciavano scampo ai portieri. Incarnò,”Boni”, due Juventus altrettanto belle: quella sul finire degli anni quaranta-inizio cinquanta con i superlativi danesi J. Hansen e Praest e, sempre sul finire del medesimo decennio, quella con lo strepitoso Sivori e il poderoso centravanti gallese J. Charles che, oltre a realizzare caterve di gol, riusciva, grazie alla statura supportata da una notevolissima stazza fisica, a togliere dalla propria porta, in fase difensiva, palloni che sembravano destinati in fondo al sacco. Merita una particolare menzione il gallese poiché, come il centravanti milanista Nordahl, era, sul campo,  di una correttezza esemplare (da qui l’appellativo di “gigante buono”).


“Coniglio” Altafini. E’ stato tra i più completi attaccanti approdati in Italia. Vi giunse alla fine degli anni ’50 nel campionato 1958-59, con scudetto vinto dalla compagine rossonera avvalendosi degli ultimi sprazzi della genialità di Schiaffino e della classe dell’altro “vecchio drago” Nils Liedholm e portandosi appresso il soprannome di “Mazzola”, datogli dal padre in segno di ammirazione per il grande centrocampista del Torino Valentino Mazzola, a seguito di una tournée fatta in brasile dalla squadra granata. Giocò fino a trentotto anni indossando le casacche di Milan, Napoli e Juventus. E’ rimasto negli annali calcistici l’appellativo di “coniglio”, affibiatogli dal general manager Gipo Viani, poiché, nelle mischie d’area, si “nascondeva” preoccupandosi unicamente della incolumità delle proprie gambe.

“Tacchino Freddo”. In verità il nomignolo è alquanto divertente e originale e venne affibbiato dai tifosi nerazzurri, a causa della sua proverbiale lentezza, a Eddie Firmani, centravanti di origine inglese e di provenienza sampdoriana. Venne acquistaso sul finire degli anni ’50 assieme al “lungagnone” svedese Lindskog, calciatore che non lasciò traccia nella storia del club nerazzurro (quest’ultimo proveniva dall’Udinese).



Carattere di … acciaio. Obdulio Jacinto Varela, formidabile stopper della nazionale “Celeste” (Uruguay) e suo vero trascinatore in campo e nello spogliatoio, per scuotere i suoi compagni sotto di 0 – 1 al termine del primo tempo della finalissima con il Brasile (1950) così si rivolse nello spogliatoio al centravanti Miguez: “ Non vedi che faccia da stupido ha il loro portiere?! Vorresti farmi credere che proprio tu non sei in grado di segnargli almeno due gol?” E al difensore Gambetta: “Tu devi marcare Chico. Se gli fai toccare anche un solo pallone dovrai vedertela poi con me”. Come se le sue parole fossero state profetiche, nelle ripresa ci fu la rimonta uruguagia.
Un’ultima curiosità: non perse mai un confronto mondiale; nella gara contro l’Inghilterra del 1954 si infortunò e non disputò il successivo incontro perduto contro l’Ungheria.


Corsi e ricorsi calcistici. L’Inter nell’annata 2001-02 vide sfumare lo scudetto all’ultima giornata perdendo in casa della Lazio per 4 – 2, mentre la Juventus vinceva a Udine per 2 – 0. Esiste un analogo precedente fra le due squadre e risale al campionato 1934-35. All’ultima giornata bianconeri e nerazzurri si trovavano a pari punti ed entrambe dovevano giocare in trasferta: la Juve a Firenze e i nerazzurri (guarda caso) a Roma con la Lazio. Finì che la Juve vinse a Firenze per 1 – 0, mentre l’Inter fu sconfitta per 4 – 2. Incredibile come da lassù una regia irridente e beffarda si sia divertita a far uscire dal magico bussolotto i quasi identici punteggi.

Liedholm, che allenò il Milan, la Roma e altre formazioni, aveva “il pallino” di scegliere i rinforzi per le sue squadre in base ai loro … segni zodiacali.


Matteo Maggio

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