martedì 25 agosto 2015

PARARE COME UN TURCO

Solo negli anni recenti il calcio turco ha raggiunto stabilmente un apprezzabile livello medio, grazie alle prestazioni della relativa nazionale e di qualche squadra di club.
Prima del 2002 la nazionale turca era riuscita a partecipare alla fase finale di un Mondiale solo nel 1954, venendo per giunta eliminata al primo turno.
Per noi italiani la Turchia calcistica significava solo lunghe e difficili trasferte in stadi caldi, dove l'atmosfera creata dal pubblico rappresentava l'avversario più arduo da battere.
Il nostro campionato ha difficilmente attinto dal bacino turco e solo qualche tifoso avrà memoria di Can Bartu, giocatore turco che ebbe discrete esperienze con Fiorentina, Venezia e Lazio negli anni '60. Più recente è il ricordo di Hakan Sukur, che, in anni diversi, non riesce ad ambientarsi con le maglie di Torino ed Inter.
Con la qualificazione agli Europei del 1996 la Turchia dimostra la grande evoluzione del suo movimento sportivo e si pone come uno dei nuovi punti di riferimento continentale.
Proprio in quel periodo troviamo tra i pali un eccentrico quanto eccelso giocatore, in assoluto uno dei migliori portieri del periodo ed un autentico mito in patria.
Con le sue 120 presenze con la maglia della Stella Crescente, Rustu Reçber merita una menzione quando si parla di grandi estremi difensori, in una carriera ricca di prodezze, ma non priva di qualche singolare intoppo.


Nato nel 1973 ad Adalia muove i suoi primi passi calcistici nella locale compagine dell'Antalyaspor con la quale esordisce in prima squadra, mettendosi da subito in mostra per le eccezionali doti atletiche e tecniche.
Pare che le sue notevoli prestazioni colpiscano una delle leggende del calcio turco, Fatih Terim, il quale non perde tempo a incensarne le lodi, indicandolo come il portiere del futuro.
Dello stesso avviso è il Galatasaray che nel 1993 lo acquista ufficialmente, lasciandogli però la possibilità di concludere la stagione nella squadra d'origine.
Il trasferimento però salta a causa di un incidente automobilistico patito dalla stesso Rustu, che induce i dirigenti giallorossi a rescindere l'accordo stipulato.
Il portiere non si perde d'animo e convince un'altra storica formazione a dargli fiducia, il Fenerbahce.
La scelta di rivela vincente per entrambi, dal momento che per i Canarini Gialli inizia un notevole periodo molto positivo e Rustu completa la sua maturazione, imponendosi come punto di forza della squadra.
Nello stesso modo viene considerato in nazionale, dove gioca dal 1994 e per la quale risulta decisivo più volte.
Nella stagione 1995/1996 vince il suo primo titolo nazionale e nella successiva estate difende i pali della Turchia agli Europei.
La squadra allenata da Terim subisce tre sconfitte nel girone, ma l'impressione è quella di una squadra futuribile e ricca di talento, dove spiccano le qualità proprio del portiere.
Dotato di un fisico eccezionale, sorprende per la grande agilità e l'istinto che lo porta a compiere parate al limite dell'impossibile.
Nelle uscite è molto sicuro e coraggioso ed in quella alte è ben supportato dai 186 centimetri di altezza.
Inoltre è dotato di un carattere molto forte e di un grande carisma, che riesce a trasmettere a tutti compagni, che lo eleggono a proprio rappresentante in campo ed all'interno dello spogliatoio.
Nel frattempo in nazionale viene nominato commissario tecnico Mustafa Denizli che guida la rappresentativa ai campionati europei del 2000: la squadra di disimpegna al meglio, passando il girone di qualificazione e venendo eliminata ai quarti dal Portogallo.
La sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un gruppo di giocatori in ascesa, sicuri protagonisti nei tornei successivi.
Nel 2001 vince il suo secondo titolo con il Fenerbahce, nella stagione che precede il Mondiale del 2002, dove la Turchia si qualifica dopo 48 anni.
La squadra è perfettamente plasmata dal nuovo allenatore Senol Gunes, che può contare su di una generazione di calciatori al momento irripetibile: Ozalan Alpay, Emre Belozoglu, Hakan Sukur, Yildiray Basturk,Hasan Sas e molti altri.
Il vero protagonista di questo Mondiale è però proprio Rustu, inizialmente per via dell'insolito look caratterizzato da due righe nere disegnate sotto gli occhi.


Tale accorgimento gli conferisce un tono decisamente aggressivo, anche se sarebbe esclusivamente un suo espediente per lenire gli effetti delle luci dei riflettori.
Durante il torneo si dimostra in grandissima forma, trascinando i compagni fino alla semifinale, compiendo interventi decisivi per le sorti della Turchia.
Le porte della finale vengono precluse dal Brasile, grazie ad un gol di Ronaldo, che, ironia della sorte, va a segno sfruttando un non perfetto intervento di Rustu: il portiere turco viene sorpreso da un tocco di punta del Fenomeno non riuscendo a deviare perfettamente il pallone.
Gli uomini di Gunes ottengono il terzo posto finale a spese della Corea del Sud e vengono riconosciuti come una delle realtà più positive uscite dal torneo.
Rustu, nonostante l'incertezza in semifinale, viene inserito nella Top 11 del Mondiale e viene premiato, a fine stagione, come miglior portiere dell'anno.
Tali riconoscimenti lo rendono molto appetibile sul mercato, tanto che nel 2003 trova un accordo con l'Arsenal, saltato a causa di un suo litigio con l'allenatore Wenger e successivamente giustificato da presunti problemi di natura fisica.
La delusione viene dissipata però dall'opportunità di passare al Barcellona, con la concreta possibilità di essere il portiere titolare dei Blaugrana.


Tale possibilità si realizza però poche volte, a causa delle regole sugli extracomunitari schierabili e delle sue difficoltà nell'apprendere lo spagnolo, che gli causa inevitabili problemi di adattamento.
Dopo solo una stagione decide di ritornare al Fenerbahce, soprattutto per non perdere il ruolo di titolare in nazionale a scapito di Omer Cakic, con il quale si alterna nella Confederations Cup del 2003, chiusa la terzo posto.
Il ritorno in patria gli conferisce nuove motivazioni e le sue prestazioni contribuiscono alla vittoria di altri tre campionati.
Nel 2007 il suo burrascoso carattere lo manda in rotta di collisione con la dirigenza, tanto da decide di trasferirsi al Besiktas, suscitando dispiacere e rancore nei tifosi gialloblù.
Nonostante l'età, anche con le Aquile Nere si dimostra decisivo, ottenendo la convocazione per l'Europeo 2008 come riserva di Volkan.
Proprio l'infortunio di quest'ultimo nel corso del torneo gli consente di essere schierato nel quarto di finale  contro la Croazia, in un match terminato 1-1 e vinto dai turchi ai calci di rigore. Rustu è responsabile sul gol croato, ma nella serie dagli undici metri respinge il rigore di Petric ed induce all'errore Modric e Rakitic.
In semifinale la Germania ha la meglio sulla Turchia per 3-2 ed il portiere turco non è immune da responsabilità, specie sul gol tedesco di Klose.
Nonostante la sua carriera sia in fase discendente riesce a vincere un altro campionato turco con il Besiktas e le prime due coppe di Turchia della sua carriera.
Quest'ultima si conclude nel 2012 alla soglia dei 40 anni, quando gioca anche la sua ultima partita contro la Finlandia, chiudendo con il record di 120 presenze ed entrando nella storia del calcio del suo paese.
Potenzialmente stiamo parlando di un campione, in grado come pochi altri nel suo ruolo di fare la differenza in campo.
Il particolare carattere lo ha aiutato nei momenti bui, ma l'ha probabilmente limitato in certe scelte ed in certe reazioni, che hanno caratterizzato negativamente la sua carriera.
Se in Turchia è una leggenda, a livello internazionale deve restare il ricordo di un grande estremo difensore, soprattutto per essere stato il grande numero 1 della più grande generazione di calciatori turchi finora espressa.


Giovanni Fasani

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