venerdì 25 luglio 2014

BRASILE 2014: LE BOCCIATE

Eccoci arrivati a descrivere nel dettaglio le deludenti prestazioni delle nazionali che non hanno rispettato le attese o che si sono rese protagoniste di un torneo davvero mediocre.
Come vedremo, in tale analisi sono presenti anche squadre considerate tra le favorite alle vigilia, ma mai protagoniste ai livelli sperati e ben presto estromesse dal Mondiale.

CROAZIA: inserita nel girone dei padroni di casa del Brasile, la squadra di Niko Kovac sembrava essere destinata al secondo posto, dato il notevole tasso tecnico a disposizione, sulla carte nettamente superiore a quello di Messico e Camerun.
La squadra croata ha ben impressionato con il Brasile, nonostante la sconfitta, per poi dilagare con il già citato Camerun, con un 4-0 che ha messo in luce tutta la qualità della compagine balcanica.
Ma nel decisivo incontro contro il Messico, la squadra si è sfaldata, evidenziando certi limiti tattici e caratteriali che sono pesati più delle singole individualità.
Per tutto il torneo il portiere Pletikosa non ha dato mai sicurezza, incappando anche in qualche errore. La coppia di difensori centrali formata da Lovren e Corluka è sempre sembrata in difficoltà nei movimenti, pagando a caro prezzo la differenza di passo rispetto ad attaccanti più rapidi.
I 6 gol presi nelle due sfide decisive la dicono lunga sull'affidabilità della retroguardia e sulla capacità della linea mediana di garantire un sufficiente filtro e la necessaria copertura.
Le note positive vengono dal solito Modric, ormai a tutti gli effetti uno dei centrocampisti più forti d'Europa e maestro nel fare sempre la cosa giusta e nel non perdere mai un pallone.
Accanto a lui Rakitic è sembrato un po' fuori dal gioco, mettendo in mostra la sua classe con il contagocce.
Una piacevole scoperta è stata Ivan Perisic, esterno sinistro di grande corsa e potenza, unite ad uno spunto di ottimo livello. Tutto questo nobilitato anche da due marcature di ottima fattura, una delle quali inutile nella partita contro la rappresentativa messicana.
Nel reparto offensivo il potente Mandzukic ha saltato la partita d'esordio, per poi far valere la sua fisicità contro la modesta difesa camerunense con una doppietta.
Queste due realizzazioni sono stati i suoi unici acuti, tenuto conto degli scarsi rifornimenti e considerate le non brillanti alternative (Jelavic su tutti).
Il non più giovanissimo Olic si è sobbarcato un gran lavoro sulla fascia e a lungo andare ha pagato il sacrificio, nonostante possa ritenersi un elemento positivo della sua nazionale.
L'aver perso la partita decisiva con il favore del pronostico e il non aver sfruttato una innegabile dose di talento, mettono la Croazia tra le delusioni. 

CAMERUN: l'impressione destata dalla squadra africana è stata quella di un gruppo spaccato e poco sereno, dove la questione dei compensi ha forse minato l'unione dello spogliatoio.
Poco davvero si può salvare della compagine del commissario tecnico Finke, quasi mai scesa in campo con il giusto piglio e con diversi problemi tecnici.
Il reparto difensivo ha evidenziato le carenze più evidenti, con giocatori come Assou Ekotto e N'Koulou davvero irriconoscibili rispetto alle loro potenzialità. I 9  gol presi sono figli di una scarsa applicazione tattica e di certi svarioni derivanti da poca concentrazione e scarsi collegamenti tra i reparti.
Per Matip c'è stata la gioia dell'unica rete realizzata dal Camerun nella competizione, ma le sue prestazioni non sono state positive in termini difensivi.
A centrocampo anche Song è sembrato in grande difficoltà fisica e tecnica, finendo anzitempo il suo Mondiale contro la Croazia per un assurdo fallo di reazione su Mandzukic.
Al suo fianco il giocatore del Siviglia Mbia ha provato a dare il solito contributo di sostanza, ma è sembrato davvero abbandonato al suo destino, ricevendo poco aiuto da Enoh, apparso sovente in difficoltà.
L'allenatore tedesco ha concesso poco spazio a Makoun, privando la squadra di un elemento esperto e costantemente positivo a livello di club nel Rennes.
Per quanto concerne le soluzioni offensive, sembra esserci davvero poco da salvare, principalmente per quanto riguarda Eto'o visto in campo solo con il Messico e poi appiedato da problemi fisici.
Senza il proprio giocatore di riferimento il Camerun ha messo in evidenza una netta sterilità offensiva, causata dalla brutte prestazioni Moukandjo, Aboubakar e Webo, mai pericolosi nel corso della manifestazione.
Discrete le prestazioni di Choupo Moting, dimostratosi  molto rapido nel dribbling e nel guadagnare la linea di fondo per servire i compagni d'attacco
La brutta figura rimediata nasce dall'essersi presentati senza la giusta mentalità e con un evidente carenza in termini di talento, evidenziata dall'assenza dei cosiddetti nomi nuovi sui quali investire per rinverdire i fasti dei Mondiali precedenti.

ITALIA: il pessimo epilogo della spedizione azzurra può essere riassunto nelle parole del commissario tecnico Prandelli al termine della sfida con l’Uruguay: fallimento del progetto tecnico.
Il nuovo allenatore del Galatasaray si è affidato al blocco Juventus, non ricevendo le risposte desiderate, specie in difesa, dove Chiellini ha mostrato i soliti limiti e Bonucci è apparso un po’ inadeguato nella difesa a 4, giocando solo nell’ultima partita.
Nel reparto arretrato sono arrivate buone indicazioni dal torinista Darmian, in assoluto uno dei più positivi, mentre Barzagli è sembrato il centrale più sicuro, salvo essere limitato dai consueti acciacchi fisici.
A centrocampo il compito di dare geometrie era ovviamente affidato a Pirlo, il quale, dopo un ottimo esordio contro l’Inghilterra, è sembrato avere un calo fisico nei successivi incontri, pagando anche il clima e perdendo la proverbiale lucidità.
I problemi fisici di De Rossi hanno privato la squadra in un altro organizzatore di gioco, mentre Verratti avrebbe meritato più spazio e fiducia, soprattutto nel match contro la Costa Rica. Per il centrocampista del PSG sono sembrati evidenti i progressi in termini di personalità e gestione del possesso palla.
Positivo l'apporto di Candreva, anche se il suo rendimento è andato in calando, non garantendo più ficcanti azioni sulla fascia destra decisive contro l'Inghilterra.
Discorso analogo per Marchisio, che dopo la buon prova dell’esordio non è riuscito a distinguersi per agonismo e capacità di inserimento, anche a causa dell’assurda espulsione contro la squadra uruguaiana.
Per quanto riguarda l’attacco, quasi tutto il peso era sulle spalle di Balotelli, il quale ha di nuovo evidenziato i soliti limiti caratteriali, finendo per essere sostituito dopo 45 minuti nel decisivo impegno contro l’Uruguay.
Dopo il gol con l’Inghilterra non è più riuscito ad essere decisivo, pagando anche il fatto di essere l’unica punta schierata in campo dall’inizio.
L’allenatore ha scelto attaccanti non idonei alla manifestazione, come Cassano (fuori forma), Immobile ed Insigne (ancora inesperto per tali contesti) e non convocando un’altra punta centrale in grado di subentrare a Balotelli o a garantire quella presenza necessaria nell’area di rigore.
Le decisioni di Prandelli e la scarsa unione del gruppo hanno portato ad una delle pagine più brutte della storia della nazionale, che va subito dimenticata, attraverso un oculato lavoro di programmazione e dimostrando maggior fiducia nei confronti dei giovani talenti.

SPAGNA: dopo un Mondiale e due Europei vinti sembra essere arrivata la fine di quella generazione che ha dominato il calcio negli ultimi anni a livello di nazionali.
Gli interpreti di tale strepitoso ciclo si sono presentati alla rassegna ormai saturi di vittorie e, probabilmente, nella fase calante della propria carriera.
A tal proposito hanno destato meraviglia le incertezze del portiere Casillas, resosi anche protagonista di una goffa papera contro l’Olanda.
Le coppia difensiva formata da Piquè e Sergio Ramos ha evidenziato limiti enormi in termini di movimenti ed efficacia della marcatura, dando la sensazione di scarsa concentrazione e trovando poco aiuto dal centrocampo.
Discorso analogo per gli esterni, tra i quali Azpilicueta e Jordi Alba sono sempre apparsi in totale difficoltà ed in balia dell'avversario.
Tali limiti sono stati evidenziati maggiormente dalla partita d'esordio contro l'Olanda, dove le accelerazioni di Robben hanno letteralmente travolto i difensori spagnoli.
In quest’ultimo reparto è mancato il classico sistematico pressing da sempre marchio di fabbrica della iberica, con Xavi apparso in debito d’ossigeno e Busquets completamente fuori forma e contesto.
Il tecnico Del Bosque ha ricevuto poco anche da Silva ed Iniesta, chiamati a dare quella fantasia che è invece mancata per tutta la manifestazione.
Probabilmente avrebbero meritato più fiducia Koke, vero nome nuovo di tale reparto, ma impiegato solamente a giochi fatti.
Il venire meno dei cardini del tiki taka ha reso la Spagna vulnerabile come non è mai stata, mettendo in imbarazzo i difensori, non abituati ad essere attaccati con continuità dagli avversari.
La volontà di insistere con tale celebrato sistema di gioco ha messo in evidenza i limiti fisici e l'attitudine al sacrificio del gruppo spagnolo, in certi momenti completamente allo sbando tatticamente.
A peggiorare le cose si è visto un Diego Costa non in condizione, ancora menomato dai guai fisici avuti nel finale di stagione. A causa del suo limitato contributo lo schema con una punta centrale di riferimento è sembrato davvero inapplicabile.
Le alternative non sono riuscite a sopperire a tale mancanza; Pedro non è mai riuscito ad incidere e Torres ha trovato gloria solo nell'ultima inutile partita contro l'Australia, match nel quale è andato a segno anche Villa, stranamente impiegato solo in questa gara.
In assoluto la più grande delusione del Mondiale per l'eliminazione al primo turno e per le modalità con la quale è maturata.

COSTA D'AVORIO: il modo nel quale gli "elefanti" hanno buttato via la qualificazione agli ottavi è davvero particolare: in vantaggio contro la Grecia subiscono il pareggio per un folle passaggio sbagliato di Tiotè e perdono la partita al 93° a seguito di un calcio di rigore causato da un goffo fallo di Sio.
Fino a questo sfortunato epilogo, gli uomini di Lamouchi avevano giocato un Mondiale sufficiente, dando qualche indicazione positiva e palesando qualche problema a livello tattico.
Dal punto di vista difensivo la squadra ha retto l'urto, andando in difficoltà solo contro la Colombia e avendo risposte sufficienti da Zokora, Bamba e Boka.
Si è messo in grande evidenza l'esterno destro Aurier, capace di garantire una spinta constante, quanto una disciplinata copertura sulla fascia di riferimento. Le sue prestazioni lo segnalano come uno degli esterni migliori della competizione.
A centrocampo il giocatore principale era ovviemente Yaya Tourè che non è stato strepitoso come nel Manchester City, limitandosi il più delle volte al semplice compitino. Probabilmente per lui e per il fratello Kolo Tourè ha pesato la tragica scomparsa del fratello durante la manifestazione.
Gli altri centrocampisti non sono stati in grado, per caratteristiche, di dare qualità alla manovra. Le prestazioni di Serey e Tiotè (salvo l'errore contro la Grecia) possono essere giudicate accettabili, se limitate alla fase di interdizione.
La fase offensiva ha vissuto sulle accelerazioni di Gervinho, dimostratosi in ottima forma e ad anche molto lucido e concreto nei pressi della porta, come dimostrano i due gol realizzati (molto bello quello realizzato alla Colombia).
Si conferma attaccante interessante Bony, giocatore molto completo tecnicamente ed autore di due reti durante il torneo, tra le quali quella illusoria contro la Grecia.
E' apparso invece lontano dalla miglior condizione Drogba, schierato titolare solo contro la squadra ellenica ed apparso nella fase terminale della sua grande carriera.
Senza il folle finale di gara dell'ultima partita staremmo parlando di una Costa d'Avorio positiva e per la prima volta agli ottavi; ma i limiti evidenziati in tale frangente la segnalano come forte delusione.

GIAPPONE: piuttosto negativa la partecipazione della squadra di Zaccheroni al Mondiale 2014, rappresentativa che ha dato la sensazione di una certa involuzione rispetto agli anni precedenti.
Tale fenomeno è evidente a livello difensivo dove i difensori giapponesi sono sembrati in difficoltà fisica e tattica nei confronti dei centravanti avversari. Yoshida e Konno hanno palesato molti limiti, non riuscendo ad opporsi con tempestività ai cross avversari e sbandando di fronte ad avversari tecnici e rapidi (Jackson Martinez su tutti).
Sulle fasce Nagatomo e Uchida hanno dato prova del consueto dinamismo, ma non sono riusciti a dare qualità alle sortite offensive.
Incerto anche l'estremo difensore Kawashima, con particolare riferimento al decisivo gol di Gervinho nella sfida contro la Costa d'Avorio.
Anche a centrocampo si sono visti palesi limiti di costruzione del gioco e la solita ragnatela di passaggi fatti ad elevata velocità non è sembrata essere un'arma vincente.
Honda era chiamato a dare quel qualcosa in più alla manovra ed è riuscito a dare un buon contributo alla fase offensiva (suo il gol contro la Costa d'Avorio), nonostante sia sempre un po' carente in termini di velocità.
In fase di possesso palla la frenesia e le scarse alternative di passaggio hanno evidenziato i limiti di giocatori come Hasebe e Yamaguchi, discreti solo nel dinamismo.
Lo stesso Kagawa è sembrato un po' perdersi alla ricerca di spazi nei quali esprimersi e non è riuscito a garantire la superiorità numerica in attacco.
Sul fronte offensivo le punte giapponesi non sono apparse all'altezza di una simile competizione e sembra esplicativo che solo Okazaki sia riuscito a trovare la via della rete (peraltro inutile nell' 1-4 contro la Colombia).
Zaccheroni ha dato spazio a tutte le alternative offensive a sua disposizione, ma nessuno tra Okubo, Osako, Kakitani o Kiyotake si è distinto per un particolare contributo.
In estrema sintesi le lacune erano presenti in ogni reparto ed il solo punto conquistato dà l'esatta dimensione del livello qualitativo della rosa in questione.

INGHILTERRA: la nazionale guidata dal Hodgson ha lasciato il Mondiale con un solo punto conquistato, dando la sensazione che sia necessaria una profonda opera di rifondazione.
Durante il torneo la squadra non ha demeritato contro Italia ed Uruguay, giocando partite equilibrate con le avversarie in questione.
La squadra inglese è mancata però nei momenti decisivi, specie in difesa, dove Cahill e soprattutto Jagielka hanno più volte perso attaccanti come Suarez e Balotelli in occasione dei gol subiti.
I due esterni Johnson e Baines hanno garantito una buona spinta, ma il secondo in particolare è sembrato un po' in difficoltà in fase di copertura, specie se attaccato con costanza e non aiutato dal centrocampo.
In questo reparto Gerrard e Henderson sono sembrati un po' provati dalla stancante stagione nel Liverpool, mancando soprattutto della necessaria dinamicità.
Nel caso del capitano ci si poteva aspettare qualcosa in più in termini di impostazione di gioco, nonostante sia stato il consueto leader morale e tecnico.
Probabilmente l'allenatore doveva dare maggiore fiducia ai giovani Wilshere e Barkley, apparsi in forma e propositivi, ma impiegati come titolari sono nell'inutile ultimo impegno contro la Costa Rica.
Con riferimento ai giovani, va segnalato Sterling, giocatore velocissimo e abilissimo nel dribbling, apparso come uno dei più positivi della spedizione inglese.
In attacco Sturridge ha confermato le sue qualità, dimostrandosi bravo in area quanto a partire da lontano alla ricerca della conclusione con il suo notevole piede sinistro.
Rooney si è sobbarcato il solito lavoro di raccordo per la squadra, macinando chilometri, ma perdendo qualcosa in termini di precisione davanti alla porta.
Solo a sprazzi si è visto Wellbeck, in possesso di indubbie qualità, ma ancora soggetto a troppe pause durante la partita.
Uno dei nomi nuovi del calcio inglese, Lallana, ha trovato poco spazio, sebbene potesse essere utile per versatilità e capacità di servire le punte.
Quello che è mancato alla compagine di Hodgson è stata la capacità di gestire meglio le diverse situazioni di gioco, sprecando più di un'occasione e venendo sempre punita a seguito del pareggio ottenuto, segno di una scarsa attenzione difensiva.
A questi livelli gli episodi sono fondamentali e l'Inghilterra li ha avuti colpevolmente tutti contro.

PORTOGALLO: se si pensa alla squadra lusitana dei nostri giorni è facile identificarla in Cristiano Ronaldo, autentico fenomeno del calcio mondiale ed assolutamente decisivo nello spareggio di qualificazione contro la Svezia, dove ha segnato 5 gol nei 2 incontri.
Anche a causa di una condizione fisica deficitaria il campione del Real Madrid ha inciso poco nella competizione ed il solo gol realizzato contro il Ghana sembra essere nulla, se paragonato alla sua strepitosa media realizzativa.
L'allenatore Paulo Bento ha avuto davvero poco dagli altri giocatori, a partire dai difensori in costante difficoltà per tutto il torneo.
Nella sconfitta con la Germania, Bruno Alves e Pepe sono sembrati davvero inadeguati, con il giocatore del Real Madrid che è stato anche espulso nel primo tempo per una testata a Muller.
Tali imbarazzi difensivi sono proseguiti nelle altre partite, dove anche l'esterno destro Joao Pereira è sembrato lontano dal consueto rendimento ed Andrè Almeida ha fatto rimpiangere l'infortunato Coentrao.
In fase di costruzione di gioco hanno deluso giocatori come Moutinho e Miguel Veloso, mentre Meirelles sembra lontano parente del giocatore ammirato nel Porto, nel Liverpool e nel Chelsea.
Ci si aspettava qualcosa di più da William Carvalho, uno dei centrocampisti emergenti del calcio europeo, il quale sembra ancora lontano dalla definitiva consacrazione.
Nani ha offerto le solite prove altalenanti, eternamente diviso tra grandi giocate, interminabili pause e soluzioni offensive rivedibili.
Con Ronaldo non al 100%, gli altri attaccanti non sono riusciti a farsi valere, rappresentando solo occasionalmente un pericolo per le difese avversarie.
Helder Postiga è stato importante nel girone di qualificazione, ma dopo un anno tormentato tra Valencia e Lazio si è presentato non in condizione e l'infortunio nella seconda gara ha messo fine al suo Mondiale.
Discreto l'apporto di Varela, quantomeno per il gol contro gli Stati Uniti, che aveva tenuto accesa una piccola speranza di qualificazione.
Paulo Bento ha dato fiducia anche ad Eder del Braga, ma l'attaccante originario della Guinea non ha fornito prestazioni positive.
Bloccatosi Cristiano Ronaldo si è bloccato anche il Portogallo e per una squadra che ambiva ad arrivare in fondo non può che essere un fattore molto negativo.

GHANA: poteva essere il mondiale della consacrazione per il Ghana, dopo che 4 anni fa un maledetto rigore calciato da Asamoah Gyan al 122° minuto del quarto di finale, eliminò di fatto la squadra africana che sfiorò una storica qualificazione alle semifinali.
Ed invece parliamo di una disfatta, sia sotto il profilo tecnico che su quello in termini di rapporti umani.
La spedizione guidata da Kwesi Appiah non ha rispettato le attese e subito nella prima partita ha dovuto perire contro gli Stati Uniti risultati più freschi dal punto di vista fisico. Aggiungiamoci la poca esperienza internazionale di Harrison Afful (difensore dell'Esperance Tunisi) e di Samuel Inkoom (difensore del Platianas) e si ottiene un mix di 0 vittorie. Con questo non vogliamo assolutamente dire che la colpa sia solo loro; anche il centrocampo ha avuto le sue lacune con il solito distratto Muntari che alterna buone cose a cali di attenzione non da poco. Si è ben distinto Cristian Atsu motorino instancabile e giovane promessa del Vitesse, a tratti il migliore dei suoi.
Il reparto che ha funzionato meglio è stato quello d'attacco, dove Andre Ayew ed il solito generoso Asamaoh Gyan hanno trascinato la squadra mettendo a segno due gol a testa; il gioco ghanese passava quasi sempre da loro senza che il tecnico Appiah desse qualche valida alternativa alla solita prevedibilità.
In ultimo ma non di certo perché meno importante, l'ambiente. Tra la seconda partita contro la Germania e la terza contro il Ghana, si sono resi protagonisti in negativo proprio Muntari e Kevin Prince Boateng, rei di aver discusso animatamente (si parlava anche di mani addosso) con un dirigente della federazione il primo, con il CT il secondo.
Rispediti anzitempo a casa (contro il Portogallo non sono scesi in campo) hanno notevolmente contribuito alla disfatta.

COREA DEL SUD: la nazionale asiatica è arrivata in Brasile tra l'entusiasmo della propria gente, certa che la nazionale guidata da Hong Myung-Bo potesse passare per lo meno il girone. Ed invece conquista 1 solo misero punto e la coda del girone.
Nella prima partita contro la Russia si è messo in evidenza il solo Ki Sung-Yueng, centrocampista 25enne del Sunderland che ha però presentato limiti caratteriali non indifferenti. Qualche piccolo sprazzo di calcio l'ha messo in mostra anche Lee Chung-Yong, classe 1988 trequartista de Bolton. Per lunghi tratti di tutti e tre i match è stato colui che più di tutti ha preso in mano le redini del gioco ma mai realmente supportato da qualche compagno. Tutto ciò ha messo in ombra anche Koo Ja-Cheol, attaccante del Mainz e molto atteso al mondiale; ha però deluso non entrando mai nel vivo del gioco e mostrando una carenza fisica enorme. Bene invece Son Heung-Ming attaccante in forza al Bayer Leverkusen ma troppo solo nel cercare i rimontare dalla disfatta algerina.
Qualcosa in più ci si aspettava dal difensore centrale in forza al Guangzhou di Lippi, Kim Yong-Gwon ma la scarsa intesa con l'altro centrale Hong Jeong-Ho e la pochissima esperienza in palcoscenici del genere ne hanno fatto uno dei giocatori più deludenti del mondiale.
Il fatto di giocare insieme da tantissimi anni non è servito ad evitare uno dei peggiori mondiali della storia coreana.

RUSSIA: la compagine guidata da Fabio Capello si presenta alla rassegna brasiliana con 23 giocatori tutti militanti nel locale campionato. A testimonianza che nel calcio russo c'è ancora molto da lavorare, vengono messi in evidenza giocatori mediocri uniti ad alcuni errori tecnici da non far vedere alle scuole calcio.
Il peggiore di tutti è stato di sicuro Igor Akinfeev, esperto portiere del CSKA Mosca, colpevole in 2 gol su 3 subiti dalla nazionale russa.
Anche la difesa non se l'è passata bene, soprattutto nella seconda gara contro il Belgio dove Dmitrij Kombarov è stato letteralmente preso in giro dalla rapidità di Mertens; meglio di lui ha fatto l'altro terzino Aleksej Kozlov che si è limitato al suo compitino unito a qualche fugace apparizione sulla trequarti avversaria. Ha retto abbastanza bene anche Vasilij Berezutsky, 31 enne centrale del CSKA, l'unico in grado di essere il vero leader della squadra.
A centrocampo è il solo Denis Glushakov a meritare la stiracchiata sufficienza mentre Oleg Shatov e Viktor Fajzulin sono apparsi spesso confusionari e mai in partita.
Davanti è solo Aleksander Kerzhakov a distinguersi; impiegato da Capello per pochi minuti contro la Corea, regala il pareggio ai suoi anche e mette in mostra qualche buona giocata nel decisivo match contro l'Algeria. Troppo poco nonostante lo splendida rete all'Algeria per Aleksander Kokorin, autore di uno dei gol mangiati più clamorosi di tutta la manifestazione brasiliana contro il Belgio.
Per la Russia c'è tempo per crescere e rifarsi nel mondiale di casa propria che si disputerà tra 4 anni.

HONDURAS: quando si dice "l'importante è partecipare". la Seleccion honduregna arriva al mondiale senza la necessaria esperienza, rendendosi protagonista di tre autentici scivoloni nel girone con Francia, Ecuador e Svizzera.
La rosa affidata al colombiano Luis Fernando Suarez presenta il solo Wilson Palacios come elemento cardine ma il centrocampista dello Stoke City si fa male subito rendendo vane le pochissime speranze di far bene.
In porta il 37enne Noel Valladares alterna belle parate a cali di tensione inaccettabili. La difesa regge male in quasi tutti gli attacchi avversari, soprattutto sulle fasce dove Emilio Izaguirre (in forza al Celtic) e Brayan Beckeles soffrono paurosamente le folate degli esterni. Qualcosina in più hanno mostrato i due centrali Maynor Figueroa (che sarebbe un terzino) e Victor Bernardez, abili a chiudere la porta in faccia nelle prime battute della partita, salvo poi affondare quando affondano tutti gli altri.
In mezzo al campo l'unico a salvarsi è Roger Espinoza, per lo meno è colui che ci mette più cuore e sapienza tattica andando spesso in chiusura e rincorrendo senza sosta gli avversari.
La pochezza realizzativa è mostrata dai due attaccanti Carlo Costly e Jerry Bengtson, mai al centro dell'azione; francamente è difficile capire che ruolo abbiano nella fase offensiva, nessuno dei due viene incontro né va in profondità. Davvero due grossi punti di domanda nella marea di interrogativi della selezione honduregna.

BOSNIA: spiace mettere la nazionale bosniaca (prima apparizione in un mondiale) tra le delusioni di questo mondiale. Ma quando in rosa si hanno determinati nomi che hanno ben figurato nell'arco dell'ultima stagione, è naturale aspettarsi qualcosa in più.
La nazionale guidata da Safet Susic viene inserita nel Gruppo F con Argentina, Iran e Nigeria facendo pensare a tutti che, scartato il primo posto che andrà alla squadra di Sabella, qualificarsi agli ottavi non sarà poi così difficile.
Le premesse per altro non sembrano così malvage e nella prima gara contro l'Argentina viene messo in luce un buon gioco con Senad Lulic a fare da cursore sulla sinistra, ma il gol di Vedad Ibisevic arriva troppo tardi per evitare la sconfitta. Tuttavia la nazionale di Susic non demerita anche se il successivo match con la Nigeria diventa subito decisivo per la qualificazione. Nonostante Edin Dzeko metta a segno un gol regolare (annullato per presunto fuorigioco), il forte attaccante del Manchester City risulta svogliato e con poca brillantezza, sbagliando passaggi elementari ed utilizzando soluzioni rivedibili in fase conclusiva.
L'unico che si distingue per corsa e tecnica è Miralem Pjanic che dopo la positiva stagione alla Roma, mette in mostra ancora una volta le sue qualità togliendosi anche la soddisfazione del gol personale nell'ultima partita contro l'Iran.
Nella sconfitta contro la Nigeria viene meno anche la gestione della partita da parte di Susic che nella ripresa manda in campo giocatori offensivi senza dargli precisi compiti di reparto. Ne fanno le spese in questo caso Zvezdan Misimovic dotato di gran piede ma ormai in parabola discendente e spesso troppo lento nella manovra. Haris Medunjanin, fulmineo esterno d fascia sinistra che però concretizza poco l'enorme mole di lavoro che produce in fase di ripartenza. Izet Hajrovic, che da quando è passato al Galatasaray via Grasshoppers non ha mai messo in mostra le proprie caratteristiche di trequartista furbo e lucido negli ultimi metri. Ed infine Sejad Salihovic che nella mezzora disputata contro gli africani non è mai in grado di accendere la luce.
Si segnala, in difesa, la buona prestazione di Muhamed Besic, giovane difensore centrale del Ferencvaros ma già sui taccuini di qualche club di maggior blasone. Per il 21enne nativo di Berlino un mondiale all'insegna della forza fisica.

Termina così la nostra personale analisi del Mondiale appena concluso, dove abbiamo voluto condividere qualche osservazione, qualche dato e fare un generale bilancio delle 32 formazioni protagoniste della rassegna.

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