mercoledì 28 ottobre 2015

ALBERTO TERRY

In qualunque parte del mondo non è difficile imbattersi in calciatori che per varie ragioni hanno speso la loro intera carriera nel proprio paese di origine.
Come tutti sappiamo tale situazione sembra normale per quelli provenienti dalle nazioni di riferimento nel panorama calcistico, ma appare particolare per chi proviene da paesi dove il calcio è meno diffuso o meno ricco.
Questi ultimi si ritrovano a giocare in contesti molte volte al di sotto del loro valore, privilegiando la sensazione di essere idolatrati dal proprio pubblico alla fama ed al denaro.
La completa identificazione ad una squadra di club o ad una nazionale rende tali giocatori autentiche leggende nel proprio paese, restando però poco conosciuti agli occhi del pubblico internazionale.
Un esempio tipico di tale fenomeno lo si può riscontrare analizzando la carriera di Alberto Terry, uno dei migliori giocatori della storia calcistica peruviana.


Soprannominato "Toto", nasce a Lima nel 1929 e sin da bambino inizia la trafila nelle giovanili del Club Universitario de Deportes, con il quale fa il suo esordio nella massima serie a soli 18 anni.
Le doti di Terry appaiono da subito ben al di sopra della media, soprattutto per quanto riguarda una sublime tecnica di base che gli consente di giocare in ogni ruolo offensivo.
La sua straordinaria abilità nel dribbling lo rende immarcabile nel ruolo di trequartista, specializzandosi al meglio nell'agire alle spalle delle punte.
Dotato di una grandissima visione di gioco, riesce a servire con precisione i compagni, diventando ben presto il punto di riferimento per tutta la squadra.
A dispetto della grande classe in campo appare sempre concreto e deciso, dividendosi con estrema perizia tra il ruolo di dispensatore di assist e quello di implacabile realizzatore.
Nonostante non sia una vera e propria punta segna con straordinaria continuità, vincendo anche la classifica dei marcatori nel 1950.
A conferma del suo feeling con il gol vi sono i suoi straordinari numeri con la maglia delle Meringhe: in 181 partite di massima divisione segna ben 102 gol che valgono la conquista di un solo campionato nazionale, a dispetto delle 13 stagioni disputate.
La possibilità di trasferirsi in squadre maggiormente vincenti potrebbe essere una motivazione ad un suo trasferimento, ma il talentuoso giocatore rifiuta disinteressato qualsiasi proposta.
Molto scalpore desta il suo rifiuto a trasferirsi al Boca Juniors, così come il suo diniego a partire per Roma, quando la Lazio mette sul piatto una sontuosa offerta economica.
Il giocatore sembra non interessarsi a tali questioni, lasciando che sia sempre l'Universitario a valutare qualsiasi proposta, confermando che la sua volontà rimane quella di restare a Lima.
Interrogato sulle ragioni di tale atteggiamento risponderà:" Da Lima non mi muovo, perché Lima è più bella di Parigi, Roma e Buenos Aires".
Dichiarazioni come questa lo rendono un'autentica icona per i tifosi dell'Universitario che hanno l'opportunità di gustarsi le giocate di uno dei centrocampisti offensivi più forti della sua epoca.
Alla luce di tutto ciò diventa un fenomeno mediatico nel suo paese, venendo dipinto come un vero e proprio idolo ed elevato a celebrata gloria nazionale. Cosicché non è difficile imbattersi in rappresentazioni grafiche come questa, leggermente diversa rispetto alla sua reale immagine e più adatta ad un divo del cinema che ad un calciatore.


Solamente nel 1959 decide di cambiare maglia, per passare allo Sporting Cristal, dove nel 1961 vince il suo secondo ed ultimo titolo in carriera. Con los Bajopontinos disputa quattro stagioni, giocando progressivamente sempre meno, tanto da decidere di ritirarsi nel 1962 a trentatré anni.
Durante tale esperienza mantiene comunque alta la sua media realizzativa, segnando 13 reti nelle 29 partite disputate.
Se nelle squadre di club risulta sempre decisivo, le sue prestazioni con la maglia della nazionale peruviana lo rendono un idolo per tutta la nazione.
A tal proposito le sue giocate risultano decisive per la conquista di 2 Coppe del Pacifico, nel 1953 e nel 1954.
Inoltre in carriera ha la possibilità di disputare per quattro volte la Copa America, arrivando molto vicino a vincerla nel 1955, quando il Perù arriva terzo a soli tre punti dalla vincitrice Argentina.
Due anni più tardi la Blanquirroja termina al quarto posto con Terry che al termine del torneo viene premiato come capocannoniere con 5 reti realizzate. Nell'ultima partita segna il gol decisivo per la vittoria contro l'Argentina, in un match ininfluente in termini di classifica, ma che regala una grande gioia al gremito Estadio Nacional di Lima.
Nel 1959 arriva ancora un quarto posto, ottenuto anche con risultati di grande prestigio come il pareggio contro il Brasile campione del mondo o la vittoria per 5-3 contro l'Uruguay.
Proprio al termine della competizione Terry decide di abbandonare la nazionale, dopo 23 partite ed 11 reti realizzate.


La sua classe è ancora oggi ricordata in Perù, dove a dispetto dei pochi filmati presenti, in molti lo ritengono uno dei migliori talenti sbocciati in detta nazione.
Poco importa se la sua carriera sarebbe potuta essere più blasonata o vincente: Alberto Terry ha preferito diventare un simbolo per il suo paese e per le sue due squadre di club, mettendo a disposizione un campionario tecnico da autentico fuoriclasse .
Quando si dice "profeta in patria".....


Giovanni Fasani

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